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I piloti di riserva in F1: chi sono e come vengono scelti

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Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro “origine”, come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme

La F1 è un mondo spietato, spesso fatto di poche se non uniche possibilità (vedasi il caso di Jack Doohan, appiedato dall’Alpine dopo appena 6 gare in favore di Franco Colapinto, pilota che tanto aveva fatto parlare di sé al volante della Williams la scorsa stagione). Al centro di questo mondo vi è sicuramente il ruolo del pilota, sicuramente mutato nel corso degli anni dal primo Campionato del Mondo del 1950 sino ad oggi ma pur sempre figura di spicco sia a livello di importanza che di immagine.

Oltre ai “semplici” piloti titolari, inoltre, con l’evolversi della complessità della massima espressione del Motorsport ha preso sempre più piede nel paddock la figura del terzo pilota e dei piloti di riserva, alimentando un vero e proprio mercato che al giorno d’oggi ha acquisito pressoché la stessa importanza dei due piloti principali, con mosse specifiche ed “acquisti” mirati.

Oggi dunque vediamo insieme le origini, le scelte di ogni scuderia ed il perché questa figura del reserve driver è fondamentale per la Formula 1 moderna.

Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro "origine", come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme
Alex Dunne alla guida della McLaren durante le FP1 del Gran Premio d’Austria – Credits: McLarenF1

Le origini del terzo pilota in Formula 1

Il concetto di “terzo pilota” in Formula 1 non è nato come oggi lo conosciamo: per oltre tre decenni, infatti, questa figura non era formalizzata ed i team valutavano i piloti disponibili (indipendentemente se si trovassero già nel paddock o se provenissero da categorie minori) in caso di necessità data l’elevata pericolosità della F1 di quel periodo che obbligava a virare su altri profili dopo incidenti, mancanza di fondi, assenze ecc.

Le sopracitate erano situazioni occasionali (e non ruoli pianificati) che portavano a veder correre con frequenza piloti talvolta poco conosciuti e che determinavano una suddetta scuderia a schierare per una stagione tre, quattro o magari cinque piloti aumentando a dismisura le presenze di quest’ultimi in Classifica o nell’Albo della Formula 1. Non è raro infatti venire a conoscenza di piloti che hanno corso una sola gara senza poi mettere più piede all’interno di una vettura.

Clay Regazzoni Gp italia 1970
Clay Regazzoni sulla Ferrari 312B del 1970 (in alternanza con Ignazio Giunti) – Credits: Scuderia Ferrari

Con l’evoluzione della Formula 1 e la crescente complessità tecnica, però, i team sono stati “costretti” a valutare un cambio a livello strutturale tanto che dagli anni ’90 in poi il ruolo di test driver diventò sempre più considerato tra gli addetti ai lavori; tanti giovani talenti iniziarono la propria carriera con questo ruolo, in attesa di sostituire un pilota titolare ed allo stesso tempo accumulando esperienza al volante: uno dei primi esempi è quello di David Coulthard, divenuto pilota di riserva Williams nel 1993 e succeduto poi al volante della scuderia inglese dopo la tragica scomparsa di Ayrton Senna durante il Gran Premio di San Marino del 1994.

Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro "origine", come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme
David Coulthard al volante della Williams FW15C del 1993 – Credits: One Image F1

Oggi essere selezionati come terzi piloti/piloti di riserva è uno dei principali passi per iniziare la propria carriera in Formula 1, tanto che svariati volti del circus di oggi hanno esordito proprio durante le Prove Libere (da qualche anno, infatti, è diventato obbligatorio per ogni scuderia far esordire o far acquisire esperienza ai rookie in un determinato numero di sessioni di prove).

Come viene scelto un terzo pilota? I criteri ed il ruolo dell’Academy

Nella Formula 1 moderna il terzo pilota non è un obbligo regolamentare, ma tutte le squadre ne hanno almeno uno se non addirittura più di uno suddivisi tra piloti di riserva, test driver e piloti del simulatore (spesso, ma non sempre, più ruoli sono coperti dallo stesso pilota): quest’esigenza è legata sia alla necessità di avere un sostituto immediato in caso di problemi con i piloti titolari (vedi Oliver Bearman, chiamato a sostituire l’indisponibile Carlos Sainz per il Gran Premio di Jeddah) sia all’enorme peso che ha assunto il lavoro dietro le quinte dell’azione in pista.

La scelta del terzo pilota segue criteri ben precisi e spesso si vira sui programmi giovanili dei team: sempre più squadre hanno infatti percepito l’importanza delle proprie Academy ed hanno investito risorse su di essa, al punto da assumere veri e propri specialisti assegnati unicamente al settore giovanile. Se un tempo la questione dell’Academy era infatti riservata solo ai grandi colossi (come ad esempio gli storici Ferrari Driver Academy, Red Bull Junior Team o Mercedes Junior Team), al momento anche i team minori hanno strutturato e formalizzato le proprie Academy (come Aston Martin, Alpine o Williams) al punto che la maggior parte dei terzi piloti del 2025 provengono proprio da quest’ultime.

Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro "origine", come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme
Oliver Goethe e Pepe Martí nel GP d’Ungheria – Credits: redbulljuniorteam

Minori ma non nulli invece i casi di terzi piloti già esperti, che hanno corso in Formula 1 per vari anni ma non hanno più un sedile da titolare, acquisendo il ruolo di perfetti “panchinari di lusso”: i criteri principali restano comunque la capacità di dare feedback precisi, la qualità di adattarsi rapidamente alla monoposto in caso di necessità ed il saper lavorare a stretto contatto con gli ingegneri.

Tutti i terzi piloti in Formula 1 nel 2025

Senza considerare gli innumerevoli piloti di riserva, la lista dei soli terzi piloti è una lista di lusso fatta di giovani dal futuro certo e vecchie certezze del paddock.

La McLaren, campione in carica, si è affidata al talento dell’IndyCar Pato O’Ward, pilota Arrow McLaren SP sin dal 2020 con la quale ha raggiunto come massimo risultato il 3° posto in Classifica nel 2021; Ferrari e Mercedes si sono invece “spartite” la line-up Sauber del 2024: Guanyu Zhou è infatti stato scelto come terzo pilota per la squadra di Maranello a partire dal 2025, mentre Valtteri Bottas è tornato a vestire i colori delle Frecce d’argento dopo ben 4 anni.

Concludendo i team di vertice, se da un lato abbiamo un po’ di incertezza in casa Red Bull dopo lo scambio tra Liam Lawson e Yuki Tsunoda (possibili terzi piloti insieme ad Ayumu Iwasa ed Isack Hadjar), dall’altro lato l’Aston Martin ha confermato per il terzo anno consecutivo Felipe Drugovich, entrato a far parte del team dopo la vittoria del titolo di Formula 2 nel 2022 al volante della MP Motorsport.

Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro "origine", come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme
Il campione di F2 2022 Felipe Drugovich, terzo pilota del team Aston Martin – Credits: astonmartinf1.com

Proseguendo con la line-up come terzo pilota Alpine era inizialmente stato scelto Franco Colapinto, ma l’argentino ha successivamente preso il posto di Jack Doohan dal GP di Imola e ricopre ora la figura di pilota titolare, lasciando alle proprie spalle lo stesso australiano.

In conclusione, Haas e Sauber contano come terzo pilota nonché unico pilota di riserva ufficiale rispettivamente Ryō Hirakawa e Paul Aron (sorpresa positiva della scorsa stagione in serie cadetta), mentre Racing Bulls e Williams si affidano ai talenti di Formula 2 Arvid Lindblad (probabile pilota della scuderia nel 2026) e Luke Browning (membro dell’Academy britannica dal 2023).

L’importanza del terzo pilota nella Formula 1 moderna

In una Formula 1 in cui si fa sempre più attenzione a guadagnare pochi millesimi (i quali permettono ad oggi di guadagnare anche più di una posizione), il lavoro del terzo pilota dietro le quinte ha un peso enorme: gran parte del suo aiuto deriva dal simulatore iper-realistico, dove percorre centinaia di kilometri con l’obiettivo di raccogliere dati poi confrontati con i piloti titolari in modo da orientare le scelte del weekend: quest’ultimo permette di provare assetti, strategie, aggiornamenti e scenari di gara impossibili da testare in pista per via delle limitazioni imposte dalla FIA nel reale.

Si tratta di un lavoro invisibile agli occhi dei più senza il quale però lo sviluppo della vettura sarebbe molto più lento ed inefficiente.

Chi sono i terzi piloti in F1? Qual è la loro "origine", come vengono selezionati da ogni team e perché sono così importanti? Scopriamolo insieme
Il simulatore della Ferrari Formula 1 – Credits: Scuderia Ferrari

Il terzo pilota ha, inoltre, anche una responsabilità “psicologica” non indifferente: dev’esser sempre pronto a salire in macchina da un momento all’altro da un momento all’altro magari proprio nel bel mezzo di un weekend di gara e dev’essere capace di adattarsi nel minor tempo possibile in una vettura che è tutt’altro che semplice da guidare; per questo, oltre al lavoro ed al valore tecnico, quest’ultimo deve mantenere una preparazione fisica da titolare pur sapendo che potrebbe non scendere mai in pista.

Nel 2025 e nei successivi anni il terzo pilota è e sarà una figura imprescindibile in Formula 1, un ingranaggio fondamentale per lo sviluppo della monoposto in modo tale da ridurre i rischi, ottimizzare le prestazioni e preparare al meglio ogni situazione, formando allo stesso tempo giovani talenti che domani siederanno al volante del team.

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