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Ancora le penalità al centro. Stesso copione, nuovi errori: la FIA e il giallo di Zandvoort

Penalità, investigazioni tardive e decisioni che fanno discutere: il GP d’Olanda ha messo ancora una volta in luce le contraddizioni della gestione sportiva in Formula 1. Analizziamo gli episodi chiave.

Il caso è sempre lo stesso. Cambiano le varianti, gli attori e le dinamiche. Ma non il problema. Le penalità continuano a rappresentare uno dei punti più critici e discussi della gestione FIA. Nonostante le modifiche frequenti al regolamento e l’apparente volontà di migliorare la coerenza delle decisioni, ciò che si registra è spesso l’esatto contrario: scelte incoerenti, talvolta contraddittorie, che alimentano il malcontento all’interno del paddock e tra gli appassionati.

Un altro weekend di F1, un altro capitolo di confusione firmato FIA: tra penalità discutibili, decisioni incoerenti e interpretazioni che fanno discutere.

Manca coerenza e l’abbiamo visto nuovamente in occasione del Gran Premio d’Olanda, andato in scena la scorsa domenica.

Forse bisognerebbe che cambiasse qualcosa. E che fosse qualcosa di concreto.

L’episodio di Leclerc:

Ma entriamo più nel dettaglio ed analizziamo quello che è probabilmente stato l’episodio più chiacchierato della domenica a Zandvoort: il sorpasso di Leclerc su George Russell.

Inizialmente investigato, il pilota della Rossa si è immediatamente aperto via radio chiarendo che il sorpasso, dal suo punto di vista, fosse completamente legale. La FIA, a quel punto, ha optato per una linea diversa: rinviare ogni decisione a dopo la bandiera a scacchi, per poter ascoltare entrambi i piloti coinvolti.

Verdetto: si sceglie di non punire il sorpasso e quindi nessuna penalità per Leclerc.

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Tuttavia emerge un’incongruenza.

Leclerc non è stato penalizzato poiché, da quanto emerge analizzando i documenti pubblicati dalla FIA al termine dell’investigazione, non c’è l’evidenza che tutte e quattro le ruote della sua vettura fossero fuori dal tracciato. Quindi, che il pilota monegasco fosse rimasto (almeno parzialmente) all’interno dei track limits.

Ma la contraddizione arriva poco dopo. In un altro documento, nello stesso giro del sorpasso, a Leclerc viene cancellato il tempo per violazione dei track limits in curva 12.

Valutazioni così differenti.
La coerenza, ancora una volta, viene meno.

Hamilton e la penalità a Monza:

Anche l’altra vettura del Cavallino è stata al centro di una lunga investigazione. Lewis Hamilton è stato protagonista di un’infrazione velocistica avvenuta prima della corsa, cioè durante il giro di schieramento.

Anche in questo caso, la direzione gara ha scelto di non intervenire subito, rimandando l’investigazione al termine dalla gara. Il risultato? Penalità di cinque posizioni sullo schieramento da scontare nel prossimo appuntamento del mondiale, a Monza.

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Anche qui si potrebbe fare una riflessione. Perché non penalizzare la vettura #44 subito, prima dello spegnimento dei semafori o durante la corsa?

Le tempistiche c’erano, e intervenire prima avrebbe avuto un impatto concreto sulla gara, invece di rimandare le conseguenze all’appuntamento successivo. Così facendo, si perde l’immediatezza della sanzione e si altera il principio di proporzionalità.

Il caso Sainz, dinamica complessa, penalità discutibile:

Infine, non possiamo non citare l’incidente tra Sainz e Lawson.

La dinamica è stata piuttosto articolata: Sainz ha tentato un affiancamento all’esterno di Curva 1, con la sua vettura che ha quasi completamente raggiunto quella di Lawson, arrivando in linea con lo specchietto della Racing Bulls. Proprio in quel momento, Lawson ha perso il posteriore della sua VCARB, probabilmente a causa del sovrasterzo in uscita di curva, allargando inevitabilmente la traiettoria e venendo a contatto con la monoposto dello spagnolo.

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Sanzione: dieci secondi di penalità e due punti sulla patente per il madrileno. Una decisione che ha lasciato spazio a più di una perplessità.

In molti si sono chiesti se fosse davvero giusto punire il pilota della Williams per un’azione che, a ben vedere, sembrava più una conseguenza della perdita di controllo di Lawson che un errore di valutazione da parte di Sainz.

Riflessione finale:

In sintesi, il problema resta sempre lo stesso: mancanza di coerenza, comunicazione poco chiara e decisioni che sembrano più frutto dell’improvvisazione che di un protocollo condiviso.
Il Gran Premio d’Olanda ha messo in luce – ancora una volta – una fragilità sistemica nella gestione delle penalità. Forse è davvero giunto il momento di rivedere tutto, partendo dalle basi: regole chiare, applicazioni trasparenti e soprattutto uniformi.

Altrimenti, continueremo a parlare più delle decisioni della FIA che dello spettacolo in pista.

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