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Mercedes, tensioni ad alta quota e la gestione scricchiola. Il team alle prese con problemi di leadership e comunicazione

Il Gran Premio del Messico toglie punti e serenità nel box Mercedes: l’insistenza di George Russell non porta i risultati sperati e nel team c’è stata confusione sulla gestione dello swap position. Emerge così la forte personalità di Antonelli.

Cala il sipario sul weekend del Messico ma non su quanto accaduto in casa Mercedes e sulle tensioni che hanno caratterizzato il loro Gran Premio.

Scambio di posizioni (in classifica e in pista):

Il fine settimana ad alta quota non è stato positivo come sperato. Con il sesto posto di Antonelli ed il settimo di Russell, la scuderia anglo-tedesca ha perso il secondo posto nel mondiale costruttori in favore di una Ferrari in spolvero per il fine di stagione.

Il GP del Messico ha visto la Mercedes scambiarsi le posizioni: in classifica costruttori e tra i due alfieri. Ma la gestione sembra confusionaria.

Un risultato deludente, soprattutto se confrontato con la vittoria di Singapore di poche settimane fa, che sembrava aver rilanciato le ambizioni Mercedes in questa fase finale di stagione.

Oltre alle prestazioni opache nel quartier generale di Brackley ci sarà da discutere circa le incomprensioni interne che hanno caratterizzato il Gran Premio di entrambi gli alfieri delle Frecce d’Argento.

Le intense richieste di Russell:

A questo ‘swap’ si è arrivati dopo una lunga insistenza da parte di George Russell. Il pilota britannico si è trovato sotto la pressione della MCL39 di Oscar Piastri che per alcuni giri ha tentato il sorpasso sulla Mercedes.

Per questo motivo, l’alfiere delle Frecce d’Argento ha insistito per 4-5 giri con il suo muretto box chiedendo a gran voce che si effettuasse uno swap position con il compagno di squadra, Kimi Antonelli, che gli era davanti.

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“Ho una McLaren attaccata al c**o, volete che la faccia passare?”, ha chiesto a un certo punto ironicamente il #63 al suo box.

Il britannico ha più volte chiesto al muretto di poter superare Antonelli, convinto che il compagno, pur cercando di aiutarlo con il DRS, lo stesse in realtà rallentando nella difesa dal giovane australiano.

L’ultima richiesta è stata: ho più passo, ci stiamo entrambi rovinando la gara, se non riesco a superare Bearman restituisco la posizione a Kimi”. La squadra, probabilmente esausta da questa situazione scomoda e che stava facendo perdere tempo e ritmo, ha chiesto ad Antonelli di lasciar passare il compagno di squadra.

Antonelli, grinta e determinazione:

La situazione però non si è evoluta come Russell aveva sperato.

Dopo aver ricevuto l’ordine di far passare il compagno, Antonelli ha obbedito con freddezza, ma la sua reazione in pista è stata tutt’altro che remissiva. Il giovane bolognese ha infatti mantenuto il contatto con la vettura n.63.

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Nel finale di gara, quando le gomme hanno cominciato a cedere e la strategia Mercedes si è rivelata meno efficace del previsto, con Russell che si è visto sorpassare da Piastri, Antonelli ha “diplomaticamente” ricordato alla squadra la promessa fatta a inizio gara: il diritto di riprendersi la posizione precedentemente ceduta al compagno.

Così, il giovane rookie ha chiuso davanti a Russell per la prima volta in stagione, portando a casa un sesto posto che ha il sapore della rivincita. E che lascia intravedere una personalità già forte all’interno del team.

Da lì, il sesto e settimo posto sotto la bandiera a scacchi sono arrivati come un epilogo amaro per un weekend già complicato.

Un risultato che, oltre a consegnare a Ferrari il secondo posto nel mondiale costruttori, apre più di un interrogativo a Brackley: gestione piloti, comunicazione interna e, soprattutto, la leadership all’interno di un team che sembra ancora alla ricerca del proprio equilibrio dopo anni di dominio.

L’assenza della figura di Toto Wolff (per motivi personali) si è fatta sentire più del previsto?

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