Il circuito di Melbourne metterà sotto pressione le nuove regole 2026, soprattutto sul fronte della gestione dell’energia.

Perché Melbourne sarà una sfida per le nuove F1?

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Il circuito di Melbourne metterà sotto pressione le nuove regole 2026, soprattutto sul fronte della gestione dell’energia.

Dopo i test invernali tra Barcellona e Bahrain, la Formula 1 si prepara al primo banco di prova reale della stagione. E non sarà un esame qualunque. Il tracciato cittadino di Albert Park, a Melbourne, promette di evidenziare più di ogni altro le criticità delle nuove monoposto, in particolare nella gestione dell’energia elettrica lungo il giro.

Le avvisaglie sono arrivate già a Sakhir. Max Verstappen ha sintetizzato così il problema: “Su questo circuito in Bahrain non è troppo male, ma quando andremo a Melbourne, sarà lì che vedrete davvero quanto rimaniamo senza energia sui rettilinei”. Un campanello d’allarme che trova riscontro nelle caratteristiche stesse del tracciato australiano.

Un circuito “povero” di recupero energetico

Il nodo è strutturale. Melbourne è una pista con lunghi tratti a pieno gas e poche staccate importanti. In altre parole, offre meno opportunità per ricaricare la batteria in frenata, uno degli strumenti principali di recupero energetico.

Oliver Bearman lo ha spiegato chiaramente: “Melbourne è dura perché semplicemente non si può recuperare tanta energia. Questo è ovviamente considerato nel fatto che possiamo recuperare solo sette megajoule a giro, mentre qui sono 8,5, ma è comunque una grande differenza. L’anno scorso Melbourne è stato uno dei circuiti con più tempo a pieno gas della stagione, che non è il tipo di pista a cui queste regole si adattano. Sarà sicuramente una sfida.”

Il circuito di Melbourne metterà sotto pressione le nuove regole 2026, soprattutto sul fronte della gestione dell’energia.

Meno frenate significano meno energia recuperata. E meno energia disponibile sui rettilinei significa rischio concreto di “rimanere scarichi” prima della fine dell’allungo.

Simulazioni già allarmanti

Anche Oscar Piastri, che correrà davanti al pubblico di casa, ha notato differenze significative già al simulatore: “Dalle sessioni al simulatore che ho fatto, è molto diverso. Penso che su certi circuiti saremo molto più limitati dal recupero rispetto a quanto lo siamo qui in Bahrain. Qui, a seconda di dove imposti l’ottimizzazione, non devi fare molto super clipping o molto lift and coast, mentre a Melbourne penso che se non volessi farne affatto, finiresti l’energia molto, molto rapidamente”.

Il riferimento è a tecniche come il “lift and coast”, ovvero il sollevare anticipatamente il piede dall’acceleratore per risparmiare energia. Strategie che rischiano di modificare in modo evidente lo stile di guida.

Guidare in modo “innaturale”

Secondo il team principal della McLaren, Andrea Stella, la differenza tra Bahrain e Australia è netta: “In Bahrain era relativamente facile perché passi abbastanza tempo in frenata e quindi fai praticamente tutto il recupero in frenata. Non hai bisogno di fare nulla di speciale in termini di lift, per esempio, per aumentare il tempo in cui recuperi energia dalla power unit. Ora andiamo in Australia, e in Australia torniamo su un circuito in cui sarà un po’ più difficile”.

Il circuito di Melbourne metterà sotto pressione le nuove regole 2026, soprattutto sul fronte della gestione dell’energia.

Stella avverte che potrebbero emergere situazioni in cui il pilota sarà costretto ad adottare uno stile meno naturale: “Sicuramente potrebbero esserci casi in cui il pilota debba affrontare la guida in un modo non comune, che è diverso dal guidare semplicemente il più a fondo possibile, frenare il più tardi possibile, andare il più veloce possibile in ogni curva, ma come ho detto, dovremo monitorare un po’ la situazione”.

Melbourne, dunque, non sarà soltanto la gara d’esordio della stagione. Sarà soprattutto il primo vero test per capire se le nuove regole si adattano ai circuiti veloci e scorrevoli del calendario o se, già dalle prime settimane, sarà necessario intervenire per evitare che la gestione dell’energia diventi il fattore dominante dello spettacolo.


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