La svolta tecnica voluta da Lewis Hamilton sta cambiando il volto della Ferrari: dai freni all’approccio allo sviluppo, il britannico racconta il proprio impatto sul progetto SF-26.
Alla vigilia del Gran Premio di Barcellona, Lewis Hamilton ha aperto una finestra sul lavoro svolto dietro le quinte a Maranello, rivelando uno degli interventi tecnici che hanno contribuito a migliorare il suo rapporto con la Ferrari SF-26.
Il sette volte campione del mondo ha infatti spiegato di aver richiesto il passaggio dai tradizionali freni Brembo ai Carbon Industries, una soluzione che aveva già utilizzato con successo durante la sua lunga esperienza in Mercedes. Una modifica introdotta a partire dal Gran Premio del Giappone e che, secondo il britannico, ha rappresentato uno degli elementi del suo recente miglioramento in pista.
“In primo luogo ho cambiato i miei freni in Giappone, era qualcosa che avevo chiesto molto tempo fa”, ha spiegato Hamilton.

L’aspetto più interessante riguarda però Charles Leclerc. Entrambi i piloti Ferrari hanno avuto la possibilità di testare la stessa soluzione tecnica, ma inizialmente il monegasco aveva preferito seguire una direzione differente.
“Guardo a ogni elemento di ciò che abbiamo e cerco di capire come possiamo migliorarlo; alla fine dipende dalla preparazione, dalle preferenze e dal feeling del pilota. Sia io che Charles abbiamo testato l’opzione con cui sto correndo e lui alla fine non l’ha voluta. Ha scelto una strada tutta sua e ora ha cambiato idea, quindi per me non fa alcuna differenza. Non è l’unico fattore che ha fatto la differenza, come ho detto. Il mio obiettivo è dare un input che elevi l’intera squadra, e Charles è parte di questo”.
Una Ferrari più aperta alle idee dei piloti
Hamilton ha sottolineato come il cambiamento più importante riguardi il modo in cui Ferrari sta recependo i suggerimenti provenienti dai propri piloti. Un aspetto che, secondo lui, rappresenta una netta differenza rispetto alle difficoltà vissute in passato.
“Con una vettura di Formula 1 è tutto molto, molto complesso, non c’è una sola cosa che cambia tutto, è una combinazione di molte cose, parti in movimento che si uniscono e lavorano insieme in sinergia, e penso che finalmente siamo in un posto in cui stiamo lavorando davvero bene come squadra”.
Il britannico ha evidenziato come oggi si senta maggiormente coinvolto nel processo di sviluppo della monoposto.
“Penso di essere passato da una stagione in una macchina che ho ereditato, per la quale non avevo dato alcun input, a una macchina in cui ho avuto voce in capitolo. Ci sono elementi della vettura che avevo chiesto e la squadra ha ascoltato, il che è stato fantastico”.

Obiettivo mondiale, senza scorciatoie
I recenti risultati positivi hanno alimentato le ambizioni della Ferrari, ma Hamilton mantiene un approccio prudente. Il britannico ritiene che la Mercedes resti un riferimento importante e che la squadra debba concentrarsi esclusivamente sul proprio percorso di crescita.
“Penso che sarà difficile battere la Mercedes e penso che stiamo solo lavorando per concentrarci su noi stessi e cercare di migliorare se possiamo, ma questo è solo l’inizio per noi come squadra. Ovviamente dopo un anno difficile vedere dei cambiamenti in questa stagione è davvero positivo e penso che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, ma non è tutto, abbiamo altro in arrivo, abbiamo altri miglioramenti da fare e spero che potremo essere lì per uno scenario del genere. Penso che noi esistiamo per vincere e non penso che esistiamo per vincere per default grazie a qualcun altro, esistiamo per vincere attraverso la pura performance e meritandocelo, ed è su questo che stiamo lavorando”.
Secondo Hamilton, inoltre, il divario mostrato in alcune gare recenti non sarebbe riconducibile alla power unit, bensì alla quantità di carico aerodinamico disponibile.
“Non ho parlato molto con loro dell’analisi, ma penso che sia puro carico aerodinamico, sapete, abbiamo visto a Miami che abbiamo portato un pacchetto di aggiornamenti su cui la squadra ha lavorato duramente, la Mercedes non ha portato aggiornamenti e ha vinto facilmente, poi ha portato un grande pacchetto di aggiornamenti di quattro decimi, mezzo secondo, a Montreal, ed essendo un circuito a bassissima velocità immagino che non si sia visto necessariamente troppo, ma poi arriviamo a Monaco e si vede, potevo vedere quando era davanti a me quanto prima potesse andare di potenza, quanto più retrotreno avesse nelle curve e io non riuscivo a tenere il passo, e questo è solo carico aerodinamico”.

