Lewis Hamilton è tornato a criticare apertamente la gestione delle penalità da parte della FIA, dopo una serie di sanzioni che hanno pesantemente condizionato le sue ultime gare.
L’opinione di Lewis
Il ferrarista ha raccontato che il tema è stato al centro del briefing piloti nel weekend del GP d’Ungheria, dove ha esposto direttamente ai commissari le proprie perplessità sulla mancanza di uniformità nelle decisioni. Secondo Hamilton, alcune interpretazioni recenti avrebbero inciso in modo significativo sulla sua classifica iridata, portando via “tanti punti” in un momento cruciale della stagione. Nonostante ciò, il sette volte campione del mondo ha spiegato di aver ricevuto almeno un primo riconoscimento da parte della FIA su uno degli episodi più discussi, quello della falsa partenza a Silverstone.

Il caso Silverstone e la falsa partenza
Hamilton è tornato sulla penalità di cinque secondi rimediata a Silverstone per movimento in griglia prima dello spegnimento delle luci. Il britannico ha ammesso l’errore, ma ha sottolineato come in passato altri piloti si siano mossi senza ricevere sanzioni, chiedendo una definizione più chiara del limite. In particolare, ha sostenuto che finché la vettura non si muove con i semafori ancora accesi non dovrebbe esserci penalità, e ha ricordato di non essere completamente uscito dalla piazzola al momento del movimento. Hamilton ha spiegato che su questo punto i commissari avrebbero riconosciuto la validità della sua interpretazione. Un segnale che, secondo il pilota Ferrari, dimostra come il quadro attuale non sia ancora del tutto coerente.
Penalità a bizzeffe
Nelle ultime tre gare la situazione si è ulteriormente complicata. Oltre a Silverstone, Hamilton ha incassato cinque secondi di penalità per il contatto con George Russell a Spa, tre posizioni in griglia per impeding su Oscar Piastri in qualifica all’Hungaroring e un’ulteriore sanzione di cinque secondi per aver superato il limite di velocità in pit lane di appena 0,1 km/h durante il GP d’Ungheria. Sul contatto con Russell, Hamilton ha ricordato come lo stesso pilota Mercedes abbia definito l’episodio un semplice “incidente di gara”, sottolineando la sensazione che in quel caso la penalità sia stata eccessiva rispetto alla dinamica reale dell’accaduto.

Anche in Ungheria penalizzato
Diverso, invece, il giudizio sull’impeding a Piastri: qui il ferrarista ha ammesso le proprie responsabilità, parlando di errore negli specchietti e di una comunicazione tardiva dal muretto che non gli ha permesso di reagire in tempo. La sanzione in pit lane in Ungheria è stata la goccia più recente: Hamilton ha superato di 0,1 km/h il limite consentito, perdendo così una posizione a favore di Leclerc nel risultato finale della gara. Via radio, il britannico si è sfogato parlando di penalità “distribuite come i pazzi”, ma nel post-gara ha anche riconosciuto che errori di questo tipo, sommati, possono costare un Mondiale e che dovrà essere lui stesso a ridurre al minimo le occasioni per i commissari di intervenire.
Il peso sulla lotta mondiale
Nonostante il quinto posto ottenuto all’Hungaroring gli permetta di mantenere la seconda posizione nel Mondiale, il distacco da Antonelli è salito a 50 punti. Hamilton ha ammesso che le ultime tre gare non sono state le migliori della sua stagione e che troppi errori, tra pista e gestione, gli hanno fatto perdere terreno in una lotta al titolo già complicata. Il tema della coerenza nelle penalità, però, resta centrale nel suo discorso: il britannico chiede un’applicazione più uniforme delle regole, meno dipendente dal singolo episodio e più basata su parametri chiari. La FIA, ha riconosciuto almeno in parte la necessità di rivedere alcuni criteri, ma il confronto è tutt’altro che chiuso e rischia di accompagnare la seconda parte della stagione.

