Dopo aver imposto la propria supremazia in tutte e tre le sessioni di prove libere, Ferrari ha chiuso il fine settimana di Austin “solamente” con un secondo e un quarto posto, risultati piuttosto deludenti viste quelle che erano le aspettative.
Lo stesso Leclerc si è dichiarato deluso di non aver vinto in Texas, ma Austin, per la Rossa e per tutti i top team, ha confermato ancora una volta che se tutto non è perfetto, anche una lieve perdita di tempo in qualifica può risultare determinante ai fini dell’intero weekend.
Una Ferrari competitiva… fino al Q3
Come riportato da The Race, il fine settimana di Austin è stato l’ennesima incarnazione di un tema piuttosto ricorrente in casa Ferrari quest’anno: la SF-26 va forte nelle prove libere, è in lotta per la pole nelle prime fasi delle qualifiche, ma quando arriva il momento di piazzare il colpo… delude.

Tuttavia la vettura di Maranello ha spesso dimostrato di avere le capacità per recuperare posizioni in gara, anche se alle volte con risultati troppo tardivi per puntare alla vittoria.
Lo stesso Vasseur ha affrontato il tema al termine del weekend: “Abbiamo fatto tutti i giri, dal primo giro delle FP1 all’ultimo giro della gara, in buone condizioni, tranne gli ultimi due giri del Q3 con entrambe le vetture. Probabilmente è lì che abbiamo sbagliato qualcosa. Penso, però, che il weekend sia andato bene e che tutto stia procedendo come previsto con l’ultimo pacchetto”.
Allo scadere delle qualifiche, il quarto e quinto posto di Leclerc e Hamilton hanno rappresentato un’amara delusione per Ferrari, complicata da digerire specialmente dopo quello che si era visto il venerdì e nelle prime ore del sabato. Va sottolineato, però, che il tempo fatto registrare da Hamilton era di soli 97 millesimi più lento di quello con cui Max Verstappen ha conquistato la prima fila.
“Si può essere in P5 ed essere a otto decimi dalla seconda posizione“, ha tenuto a precisare il Team Principal della Rossa.
Il problema che ha interessato Ferrari nel corso del weekend, tuttavia, non è legato a un pacchetto telaio/motore carente in alcuni aspetti fondamentali, bensì alla difficoltà di sfruttarne appieno il potenziale in momenti cruciali come il Q3.
Ferrari, però, non è stata l’unica a riscontrare questo problema: molti piloti hanno faticato a migliorare il loro secondo tentativo in Q3. Lo stesso Lando Norris, ad esempio, riteneva di avere in mano una vettura abbastanza veloce per conquistare un secondo posto, ma ha finito per scattare dall’ottava posizione. Come ha sottolineato Vasseur, non appena si commette un piccolo errore, si perdono due o tre decimi.
Le caratteristiche della SF-26
È risaputo che, a causa delle caratteristiche della vettura di Maranello, rispetto ad altri piloti risulta più complicato per Leclerc e Hamilton portare le gomme nella corretta finestra di utilizzo in qualifica e questo deficit può aumentare se, come successo ad Austin, arrivano le nuvole e la temperatura del tracciato cala anche di pochi gradi. Leclerc ha affermato che l’impatto di questo elemento ha influenzato non poco l’approccio al giro di riscladamento.

Non si tratta solo di pneumatici però: dall’altra parte del box, Hamilton ha pagato le scelte di assetto fatte durante il weekend: non era partito al meglio nelle FP1, ha intrapreso la direzione sbagliata nelle FP2 e da quel momento in poi si è trovato costretto a dover recuperare terreno mentre cercava un bilanciamento adeguato al suo stile di guida.
Solamente nelle fasi finali della gara è riuscito a trovare il giusto bilanciamento, ma ormai era troppo tardi per pensare di fare qualcosa, anche se va sottolineato che Lewis ha chiuso a un solo secondo da Verstappen ed è stato penalizzato da una lunga Virtual Safety Car causata da Valtteri Bottas nei giri finali.
La lezione imparata a Austin arriva, dunque, in un momento cruciale della stagione, proprio mentre si cominciano a prendere le ultime decisioni riguardo la vettura del prossimo anno, e questo è un aspetto a cui Hamilton è particolarmente legato: “È un momento cruciale per indirizzare la vettura nella giusta direzione in vista del prossimo anno – ha dichiarato il sette volte campione del mondo – quindi sto lavorando molto sulle aree che dobbiamo migliorare e questo sarà parte della discussione dei prossimi due fine settimana”.
Non c’è bisogno di una rivoluzione in casa Ferrari per colmare il gap che al momento separa la terza fila dalla prima. Una maggiore potenza farebbe comodo, ma è risaputo che il team di Maranello ne ha sacrificata una parte per migliorare le prestazioni del telaio. Tuttavia, come si è visto a Austin, sono i dettagli a fare la differenza.

