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F1 | Analisi GP di Monaco: Antonelli estende il dominio, Hadjar campione di resilienza

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Antonelli fa scala reale ed estende il dominio, Hamilton salva Ferrari, magia di Hadjar a centro gruppo: la nostra analisi del GP di Monaco.
 

Il GP di Monaco da poco concluso ci regala il quinto successo consecutivo di Kimi Antonelli, che tra le stradine del Principato fa “scala reale” e consolida la propria posizione in classifica piloti. L’italiano vince e domina su uno dei circuiti più difficili del calendario, giustamente considerato un benchmark per talento e precisione: parte davanti allo spegnimento dei semafori, resiste alle successive ripartenze tenendo a bada la pressione di Hamilton, sopravvive alle insidie e al caos della gara e taglia il traguardo in prima posizione. Completano il podio Hamilton, che massimizza il risultato in casa Ferrari dopo l’incidente di Leclerc, e Hadjar, autore di un’autentica magia a centro gruppo, capace di regalarsi un bronzo del tutto inaspettato.

Di seguito la nostra analisi del GP di Monaco.


Monaco tra caos e strategia

Se c’è una costante che continua a caratterizzare il GP di Monaco è l’imprevedibilità; non tanto per i sorpassi, ancora difficili e sporadici nonostante le minori dimensioni della nuova generazione di monoposto, quanto per la capacità degli eventi imponderabili di stravolgere la gara. Anche l’edizione 2026 non è stata da meno, tra penaliltà, incidenti, safety car e bandiere rosse, che hanno inevitabilmente alterato le strategie di gara.

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Leclerc Ferrari GP di Monaco 2026

Allo spegnimento dei semafori, la scelta prevalente è stata la mescola C4, considerata il miglior compromesso tra prestazione e durata. Fanno eccezione le due Cadillac, schierate in griglia con gomma soft per tentare un approccio alternativo alla gara. Scelte comunque corenti con le strategie suggerite da Pirelli, che per il GP di Monaco prevedeva una singola sosta con passaggio da gialla a bianca, o una variante soft-hard per chi fosse partito nelle retrovie e avesse voluto sfruttare immediatamente il vantaggio di grip della mescola più morbida, per poi anticipare la sosta e proseguire con un secondo stint più lungo.

In realtà, già nelle prime fasi del Gran Premio team decidono di rompere gli schemi, in previsione di un’ipotetica safety car e quindi di una gara a più soste. Aston Martin sceglie di puntare sulla soft, mentre Audi e Haas chiamano i propri uomini per anticipare il passaggio alla mescola hard. Significativa differenziazione tra compagni di squadra: Bortoleto effettua la propria sosta 13 giri prima di Hulkenberg, mentre Bearman anticipa Ocon di otto tornate. Saranno proprio queste strategie più aggressive a raccogliere i frutti migliori dal centro gruppo in giù: Ocon e Alonso riescono infatti a entrare in zona punti, mentre Bortoleto sfiora la top ten con una solida P11.

A Montecarlo, però, a farla da padrona è il caos. Numerosi i ritiri tra le stradine del Principato: Verstappen abbandona allo spegnimento dei semafori per un problema al cambio, Bottas è costretto a fermarsi prematuramente per problemi di surriscaldamento, mentre successivamente arrivano i DNF di Bearman, Norris, Stroll e Leclerc. Proprio gli incidenti del canadese e del monegasco, nello stesso punto del circuito, alla Antony Noghes, generano due Safety Car e una successiva bandiera rossa, elementi che cambiano radicalmente la gestione delle gomme. A complicare ulteriormente la gara una lunga serie di penalità, ben sette delle quali per eccesso di velocità in pit lane, e contatti in pista, come quello tra Hulkenberg e Sainz.

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Primo stint: Antonelli in fuga, Hamilton e Leclerc inseguono

La strategia ha rappresentato una variabile impazzita della domenica monegasca, ma le telemetrie raccontano una certezza assoluta, il dominio di Kimi Antonelli nel primo stint: 37 giri su gomma gialla – in linea con le aspettative Pirelli, che prevedeva una sosta tra il 33° e il 39° giro – con un passo medio di 1:16.845. Un dato impressionante soprattutto per la costanza: nessun altro pilota è riuscito a sostenere un ritmo simile a serbatoi pieni. Si avvicina solo Hamilton, il riferimento più vicino, che sulla stessa mescola paga comunque un distacco medio di circa tre decimi al giro, e completa uno stint più corto di nove tornate.

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  • GP di Monaco passo gara primo stint ANT LEC
  • GP di Monaco passo gara primo stint ANT LEC
  • GP di Monaco passo gara primo stint ANT LEC

Nelle primissime fasi l’inglese riesce quasi a tenere il passo del leader, risultando addirittura più veloce in alcune tornate. Ma dal 19° giro in poi il crollo di Hamilton è quasi verticale: mentre Antonelli continua a girare sull’1.16 alto, il numero 44 invece accusa un distacco di mezzo secondo a giro, costringendo il muretto Ferrari ad anticipare la sosta (foto 2). L’inglese cambia mescola nel corso del giro 29, al di sotto delle stime Pirelli, quando ormai il distacco temporale aveva superato il secondo. I primi segnali di un possibile stint più breve erano però già arrivati nel corso del 15° giro, quando Hamilton aveva lamentato via radio un degrado gomma superiore alle attese.

Più interessante il confronto con Leclerc. Il monegasco prolunga il proprio stint fino al giro 36 e registra una media di 1:17.374, appena un decimo più lenta rispetto a quella del compagno di box. A differenza di Hamilton, però, la curva prestazionale della Ferrari numero 16 rimane molto più stabile: tolti alcuni passaggi condizionati dai doppiaggi, i riferimenti cronometrici restano – nei limiti del possibile – vicini a quelli di Antonelli per gran parte dello stint (foto 3). Solo nelle ultime cinque tornate il degrado della C4 diventa improvvisamente più marcato, con un distacco che nel corso dell’ultimo giro si assesta sui 7 deicimi, obbligando Leclerc a effettuare la sosta.


Secondo e terzo stint: Antonelli inarrivabile

Il passaggio alla Hard C3 non modifica minimamente i rapporti di forza osservati nella prima parte della corsa. Anzi, se possibile, amplifica ulteriormente il vantaggio di Antonelli. Nel secondo stint il pilota Mercedes completa 24 giri con un passo medio di 1.16:177, il migliore dell’intero gruppo.

  • GP Monaco passo gara secondo stint ANT HAM LEC
  • GP Monaco passo gara secondo stint ANT HAM
  • GP Monaco passo gara secondo stint ANT LEC

Ancora una volta nessuno riesce ad avvicinare realmente i suoi riferimenti cronometrici. Hamilton, che rappresenta il principale inseguitore per via della track position, accusa un distacco di 8 decimi a giro, in uno stint che vede l’inglese su gomma dura per 32 tornate. Leclerc riesce a fare meglio del compagno di squadra con 1:16.570, ma resta comunque distante da quanto espresso dalla Mercedes numero 12. Persino Russell, che però è disperso nel traffico e con una gara per metà già compromessa (e che poi verrà compromessa del tutto), a parità di macchina accusa un distacco medio di 1.1 secondi, in uno stint della durata di 29 giri.

Il terzo stint risulta invece molto più difficile da interpretare. Safety Car, bandiera rossa, ripartenze e ulteriori soste hanno frammentato completamente la corsa, rendendo poco significativo il confronto dei passi medi. La gomma soft è stata poi una scelta obbligata, considerando i pochi giri rimasti nel finale di gara e la possibilità fiutata da team e piloti di poter guadagnare posizioni in pista anche solo riducendo i distacchi grazie alla pioggia di penalità.


Uno sguardo a centro gruppo

Vale poi la pena dare uno sguardo a centro gruppo e soffermarsi sulla prestazione di Hadjar, una delle più resilienti dell’intero GP di Monaco. Numerosi i problemi maturati sulla monoposto del francese in tutto l’arco della gara, a partire dal 12° giro, quando la Red Bull numero 6 ha accusato problemi alle prime due marce, cui poi si sono aggiunti cali di potenza e un degrado gomma superiore alle attese.

  • GP di Monaco passo gara primo stint HAD GAS PIA
  • GP di Monaco passo gara primo stint HAD RUS

Le telemetrie in figura 1 raccontano peraltro di una Red Bull non particolarmente competitiva: nel primo stint su gomma media il francese registra tempi medi di poco migliori rispetto a quelli dei suoi avvrersari, con un vantaggio di 1 decimo su Piastri e di 2 su Gasly. Ma il confronto va contestualizzato: il suo stint si conclude al giro 32, mentre McLaren e Alpine riescono a prolungare la permanenza in pista rispettivamente fino al 48° e 45° giro, compromettendo le proprie medie cronometriche con pneumatici ormai a fine vita.

Il vero capolavoro di Hadjar si misura perciò non nella velocità assoluta quanto nella gestione gara. Per lunghi tratti il francese si ritrova a difendere con il coltello tra i denti la quarta posizione dagli attacchi di Russell, di fatto marcando a uomo la Mercedes numero 63, come si può notare dai tempi quasi identici evidenziati in figura 2. La sosta anticipata rappresenta il tentativo (non riuscito) di neutralizzare l’undercut Mercedes: il muretto Red Bull e il pilota avevano impostato la gara sul centro gruppo, ma contro ogni pronostico si sono ritrovati in lotta con Russell.

Nel secondo stint su mescola C3 risulta difficile un confronto telemetrico rigoroso, complice una gara interrotta dalle safety car e dalla bandiera rossa. Eppure il dato più importante resta il risultato finale: Hadjar perde terreno da Piastri, guadagna solo pochi decimi su Gasly, ma riesce comunque a conservare una preziosissima quinta posizione in pista, che i successivi eventi di gara trasformano in un meritato podio.


Russell in difficoltà: il confronto con Antonelli diventa un caso

Se da un lato Mercedes può festeggiare la prestazione maiuscola di Antonelli, dall’altro la scuderia tedesca esce dal GP di Monaco con nuovi interrogativi sul rendimento di Russell. Le difficoltà del britannico emergono fin dalle fasi iniziali di gara: Russell chiude il primo stint su C4 con una media di 1:18.393, oltre un secondo più lenta rispetto a Hamilton e quasi un secondo e mezzo più lenta rispetto ad Antonelli.

Parte della spiegazione va ricercata nel traffico. Per numerosi giri Russell rimane intrappolato alle spalle di Hadjar, alle prese con problemi tecnici, subendo gli effetti dell’aria sporca, tra i tanti il marcato graining sugli pneumatici anteriori. Lo stesso britannico si lamenta di poter guadagnare un secondo a giro in aria pulita, per cui, come accennato in precedenza, Mercedes prova a sbloccare la situazione anticipando la sosta al giro 32. L’undercut funziona e permette a Russell di guadagnare la posizione, ma il passo continua a rimanere distante dai migliori.

Anche nel secondo stint Russell si ritrova nuovamente immerso nel traffico e chiude con una media di 1:17.240, oltre un secondo più lenta rispetto al compagno di squadra. Un gap che prima della bandiera rossa sfiora i 2 minuti e 30 secondi, troppo ampio per essere attribuito esclusivamente alle circostanze di gara. Il colpo definitivo arriva però nel finale, dove una serie di errori e disattenzioni scatenano una reazione a catena di penalità. Prima cinque secondi per speeding in pit lane, poi un drive through per non aver scontato correttamente la prima sanzione, costringono il nativo di King’s Lynn a una dolorosa P12 al termine della gara, a 43 secondi di distacco dal vincitore.

  • GP Monaco passo gara RUS ANT
  • GP Monaco intervalli RUS ANT

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Le conseguenze vanno ben oltre il risultato della singola gara: Russell vede aumentare a 68 punti il proprio distacco dal leader del Mondiale, perde la seconda posizione nella Classifica Piloti (scavalcato da Hamilton, che lo precede di due lunghezze), viene addirittura doppiato a metà gara da Antonelli. Il tutto in un fine settimana, l’ennesimo, dominato dal compagno di box, che invece nella sua seconda Monaco da pilota di F1 conquista il suo primo Grand Chelem.

Una vera e propria spirale negativa che rischia di lasciare strascichi anche sul piano psicologico. L’inglese è chiamato a reagire immediatamente e il GP di Spagna del prossimo fine settimana potrebbe rappresentare il primo giro di boa di questo Mondiale.


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