In condizioni di pioggia, le previsioni meteo sono indispensabili sia per i team che per la direzione gara. Come si riesce a rimanere aggiornati sul meteo in queste situazioni?
Come funzionano le previsioni meteo in Formula 1? Sono diverse le occasioni in cui il meteo è stato protagonista dei vari Gran Premi – celebre il GP di Russia 2021, in cui un acquazzone imprevisto ha sconvolto i piani di tutti i piloti, e il precedente GP del Belgio sempre lo scorso anno. Anche in Giappone, nel 2022, la pioggia è stata protagonista, non solo per la gara ma anche per l’assegnazione del mondiale.
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Gli ingegneri non danno ai piloti informazioni vaghe, ma riescono a comunicare tempistiche, punti precisi di dove inizierà a piovere e l’intensità. Alcune volte queste informazioni sono fondamentali per l’esito della gara. La differenza di tempismo di un solo giro può fare la differenza tra la vittoria o un settimo posto, e lo sanno benissimo Lando Norris e McLaren.
Il sistema meteorologico
La precisione che riescono ad avere i team è tutta dovuta al sofisticato sistema meteorologico della Formula 1. L’organizzazione, infatti, ha a disposizione un proprio servizio meteo che, a differenza dei normali sistemi, opera su piccolissime aree del cielo, ottenendo una precisione maggiore rispetto ai sistemi convenzionali di uso in ambito civile. In questi modo si riesce ad analizzare l’andamento di singole nuvole, vento e precipitazioni nelle aree più prossime al circuito. Sistemi simili sono utilizzati dagli aeroporti, altro ambito dov’è richiesta un’elevata precisione per coordinare il traffico aereo.
In un intervista qualche anno fa, l’ex meteorologo della Formula 1 Steffen Dietz ha spiegato che l’attrezzatura dedicata alle previsioni pesa circa una tonnellata. Di tutta l’architettura hardware, il radar è la cosa più difficile da trasportare per via della sua delicatezza. In ogni circuito, il radar viene montato prima che abbia inizio l’azione del fine settimana, e viene collocato il più in alto possibile per avere una panoramica completa. In Belgio, ad esempio, viene posizionato in un pascolo, mentre a Interlagos su un grattacielo di 27 piani.
La difficoltà delle previsioni
Per la Formula 1, si potrebbe pensare che circuiti come quelli in Inghilterra e Belgio siano tra i più difficili da affrontare dal punto di vista meteorologico, dato che in quelle zone il meteo sembra evolversi rapidamente e in modo imprevedibile. Tuttavia, in realtà non è così. Nei circuiti europei, infatti, è abbastanza facile prevedere come evolverà il tempo grazie all’uso di apparecchiature sofisticate.
La vera sfida si presenta nei circuiti tropicali o in quelli situati vicino a grandi corpi d’acqua. A Singapore, o in Malesia, ad esempio, è relativamente semplice capire se la pioggia arriverà o meno. La difficoltà sta nel prevedere con precisione dove colpirà e quanto sarà intensa. Il clima tropicale funziona in questo modo: si sa che forti piogge sono imminenti, ma non è certo se colpiranno la pista o cadranno a chilometri di distanza.

Le previsioni a lungo termine
Nonostante le previsioni in tempo reale possano sembrare fondamentali per i team, il ruolo più cruciale è quello delle previsioni a lungo termine. Mark Temple, ex ingegnere di pista di Fernando Alonso alla McLaren, ha spiegato che i team di F1 iniziano ad analizzare le previsioni meteo anche più di una settimana prima dell’evento.
Il team meteorologico arriva sul circuito il lunedì e comincia a preparare e calibrare le proprie strutture. Nel frattempo, gli ingegneri delle scuderie studiano i dati raccolti nelle edizioni precedenti e le previsioni per la gara imminente.
“Esaminiamo le previsioni a lungo termine soprattutto per raccogliere dati sulle temperature previste. Se su un circuito sono previsti 45°C invece di 25°C, sceglieremo pacchetti di raffreddamento diversi per l’auto” ha spiegato Temple. Le squadre continuano a monitorare le previsioni fino al mercoledì, quando solitamente arrivano i dati ufficiali dal team meteorologico della Formula 1, che forniscono stime più precise.
L’importanza nelle strategie
Con l’avvicinarsi dell’evento, i team di F1 analizzano le previsioni meteo. La pioggia durante la gara non è un evento a cui i team sono chiamati a rispondere in poco tempo. Spesso le decisioni sul da farsi in caso di precipitazioni vengono prese giorni prima.
Tenere in considerazione la possibilità di pioggia è molto importante per elaborare la strategia di gara. Non solo è fondamentale per prevedere l’utilizzo delle gomme da bagnato, ma nel caso in cui ci fosse una gara solo parzialmente bagnata, decade l’obbligo di utilizzo di due mescole differenti e a questo i team devono essere preparati per preparare la strategia ottimale.
Non solo tecnologia
L’ausilio di tecnologie sempre più sofisticate ha sicuramente reso più semplice il lavoro dei team nel gestire le gare dal punto di vista delle previsioni meteo in Formula 1. Tuttavia, il ruolo che ricopre l’uomo è ancora fondamentale. Il team meteorologico della Formula 1 prevede infatti la presenza sul campo di personale che osserva in prima persona il cielo, le nuvole e i venti. In passato questo era un ruolo svolto da alcune persone in ogni team: le squadre designavano alcuni ingegneri all’osservazione del cielo distribuendoli in vari punti del tracciato.
Mark Temple diceva che a lui, oltre che il radar e il cielo, piaceva guardare le immagini televisive. Secondo lui infatti la regia tende sempre a concentrarsi un po’ più sul “drama”, e un’inquadratura dei tifosi che iniziano ad aprire gli ombrelli può essere d’aiuto tanto quanto un analisi dei radar.

Spesso infatti vediamo la regia internazionale concentrarsi sugli spalti, sulle nuvole all’orizzonte o ancora sulle nuvole sventolare sulle tribune. Vediamo anche come spesso dal muretto box, alcuni ingegneri si affaccino o tengano la mano allo scoperto per tenere d’occhio la situazione. Questo dimostra come, per quanto la tecnologia possa essere d’aiuto, l’occhio umano ha sempre un ruolo fondamentale.
Le informazioni ai piloti
Una volta raccolti tutti i dati, l’utilizzo delle informazioni è ciò che fa la differenza tra essere presi alla sprovvista o trarne vantaggio. Le situazioni che si delineano in questi casi sono due. Se la pista si sta bagnando è il pilota ad avere l’ultima parola sulla strategia, decidendo se e quando cambiare le gomme – nessuno meglio di lui può capire quando la macchina con le gomme d’asciutto diventa inguidabile in quelle particolari condizioni, nessuno meglio di lui può sentire il giusto feeling con la monoposto.
Se invece la pista si sta asciugando, il pilota ha più difficoltà a decifrare la situazione e la decisione viene presa dopo un attento consulto con il muretto. La pista si asciuga più lentamente rispetto a quanto si bagna e questo offre più tempo per decidere: si può vedere come reagiscono gli altri piloti, studiare il loro ritmo dopo il cambio gomme e agire di conseguenza, calibrando la scelta strategica.

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