Cosa si cela dietro la “crisi” Ferrari?

Cosa si cela dietro la “crisi” Ferrari?

12 Ottobre 2022 0 Di Ivan Mancini

Power Unit, degrado gomme elevato e TD39: la Ferrari F1-75 ha perso lo smalto e ora arranca rispetto la concorrenza. Per la scuderia di Maranello è necessario correggere gli errori evidenziati nel finale di stagione, pena l’ennesima delusione Mondiale.
 

Palcoscenici diversi, copione identico. Negli ultimi cinque appuntamenti stagionali, a partire dalla pausa estiva fino al Giappone, le gare della scuderia di Maranello hanno seguito sempre la stessa sceneggiatura. Ferrari estremamente veloce sul giro secco – ben 3 pole position conquistate tra Sainz e Leclerc – ma incapace di insidiare concretamente Red Bull in gara.

 

Una Ferrari mangia gomme

Anche Suzuka non perdona il Cavallino Rampante, ma al contrario lo ferisce nel suo unico punto di forza, la qualifica. Nella terra del Sol Levante le due Ferrari non vanno oltre la seconda e terza posizione, nonostante sia Leclerc che Sainz si siano dimostrati in grado di poter competere per la pole position. La sezione ad S, la 130R e la lunga Spoon Curve (tutte curve che comportano una grande usura dello pneumatico) condannano le due Ferrari F1-75, la cui gestione del degrado gomma è la peggiore tra i top team. Non è inverosimile sentir quindi parlare di una Ferrari che ha mancato la pole position poiché gli pneumatici hanno cominciato a consumarsi eccessivamente già nel terzo settore dell’ultimo giro lanciato.

E le cose, come di consueto, non sono migliorate in gara, dove la pioggia ha ulteriormente compromesso la domenica dei due ferraristi. “Charles ha attaccato durante la ripartenza, ma ha subito distrutto le sue gomme. Come squadra, dobbiamo guardare questo problema assieme al pilota per capire cosa possiamo fare meglio” aveva prontamente affermato Binotto al termine della gara nipponica. Anche Leclerc è ovviamente consapevole del problema: “I primi quattro o cinque giri dopo la ripartenza siamo stati molto veloci. Purtroppo la gara è più lunga. Si trattava solo di sopravvivere in qualche modo“.

 

C’è lo zampino della TD39?

Se c’è una grande verità che Ferrari può portare a casa al termine della trasferta asiatica, quindi, è che le due F1-75 mangiano le gomme anteriori. Certo, a Suzuka Verstappen aveva un enorme vantaggio rispetto Leclerc. Il due volte campione del mondo ha condotto la gara in solitaria senza dover lottare con altri piloti. In testa si vive una gara diversa: è più facile gestire le gomme e prendersene cura in certe curve, mentre l’inseguitore deve in qualche modo tenere il sorpasso e, nel migliore dei casi, anche superare. In queste circostanze è impossibile essere troppo cauti con la mescola, ma al contrario bisogna portarla al limite per ottenerne il massimo della prestazione. A questo bisogna aggiungere che Leclerc, in Giappone, aveva anche un’ala leggermente più piccola: questo si traduce con meno carico, più scivolamento e quindi più usura.

Ferrari Red Bull GP Giappone 2022

Ma al netto delle suddette considerazioni, è chiaro che Ferrari dovrà porre un punto all’insolito degrado delle gomme. Dopotutto, durante la prima metà di stagione, la situazione era ben diversa rispetto a quella vista nelle ultime cinque gare. I problemi sembrerebbero essere nati solo dopo la pausa estiva, quando la FIA ha introdotto la Direttiva Tecnica TD039, la quale va ad inasprire i controlli sulla flessione e sul consumo del pattino.

Nel paddock si vocifera che, in seguito alla TD39, Ferrari abbia dovuto riprogettare e ricostrure parti della monoposto, cosa che ha privato l’auto della sua competitività iniziale. La storia racconta che, a bordo delle due F1-75, era presente un piccolo spazio tra il sottoscocca e il telaio che gli ingegneri Ferrari avevano riempito con un materiale atto a migliorare lo smorzamento. Secondo questa teoria, prima della pausa estiva le due Ferrari erano più immuni agli urti di quanto non lo siano diventate al termine della pausa estiva.

Quanto c’è di vero in questa storia? Correlation is not causation, direbbero gli inglesi. Solo Ferrari e gli ispettori della FIA sanno al 100% in che modo la nuova direttiva tecnica ha compromesso le prestazioni della monoposto di Maranello. Una cosa però è certa: la TD39 e la pessima gestione delle gomme procedono di pari passo e per Ferrari diventa sempre più difficile respingere le accuse.

 

Il nuovo fondo funziona, ma la Power Unit Ferrari…

Un’altra verità che Ferrari può ereditare dal Gran Premio del Giappone è che il nuovo fondo funziona. Anche Nell’intervista postuma alla tappa orientale Binotto è apparso ampiamente soddisfatto. “Il nuovo fondo funziona come ci aspettavamo. Lo abbiamo testato sotto la pioggia venerdì anche se sul bagnato abbiamo condotto un’esperienza limitata. Abbiamo imparato di più nella terza sessione di prove libere su pista asciutta. I dati comunque confermano la fase di sviluppo. Il ritmo per un giro completo c’è. Ora dobbiamo vedere cosa possiamo fare di diverso nella gestione degli pneumatici“.

La marcia in più per Ferrari potrebbe arrivare da una Power Unit più fresca. Probabilmente Leclerc sarebbe stato in pole se avesse avuto un motore nuovo invece di uno più vecchio e, col senno di poi, potrebbe aver condotto anche una gara diversa. I dati GPS rivelano che il monegasco ha perso tempo in rettilineo rispetto il compagno di squadra, che invece ha cambiato il propulsore durante il Gran Premio d’Italia. Qualora anche Leclerc dovesse cambiare PU, Austin si presterebbe come la pista adatta per questo scopo.

In merito al propulsore c’è anche da aggiungere che, in generale, i piloti Ferrari hanno evitato di sfruttare pienamente i cordoli di Suzuka, dove la concorrenza ha dimostrato di essere più aggressiva. Forse le valvole dell’ICE Ferrari mal sopportano le vibrazioni dovute alle eccessive asperità dell’asfalto, quindi i due alfieri della Rossa hanno deciso di risdurre i rischi ed evitare problemi di affidabilità. Quel che è certo è che la confidenza sui cordoli che ha caratterizzato la F1-75 ad inizio stagione è sparita, e con essa anche la competitività del Cavallino.

Altrettanto certo è che la scuderia di Maranello necessita urgentemente un’inversione di rotta in vista del prossimo anno, pena l’ennesima delusione Mondiale.

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