F1 | GP di Barcellona, Hamilton P1: "Ho ritrovato il feeling giusto, spero sia la prima di tante, non è finita qui"

F1 | Analisi GP di Barcellona: un Hamilton in formato Hammertime trionfa in Catalogna

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Un Hamilton in formato Hammertime vince il GP di Barcellona, complici una buona strategia e il tempismo della VSC. Annichilite le due Mercedes, più impegnate in una lotta fraticida che impensierite dalla Rossa numero 44. Psicodramma Leclerc.
 

In un GP di Barcellona dominato dal degrado pneumatici e dalle elevate temperature dell’asfalto catalano, Hamilton e Ferrari hanno conquistato insieme una vittoria destinata a entrare nella storia. Il primo successo del britannico al volante della Rossa, nello stesso circuito dove 30 anni prima Michael Schumacher aveva anche lui conquistato la prima vittoria con l’effige del Cavallino Rampante, è un tripudio di emozioni, un concentrato di strategia e un ritorno ai vecchi fasti da parte di un pilota che, appena 9 mesi prima, sembrava in procinto di appendere i guanti al chiodo, logorato da una stagione straziante.


Una gara di strategie

Sul circuito del Montmeló, la forte abrasività dell’asfalto e le temperature particolarmente elevate hanno reso il settimo Gran Premio del 2026 una gara quasi esclusivamente decisa a livello di strategie. Diverse le scelte formulate da Pirelli, a seconda delle stime condotte prima dell’appuntamento in Catalogna.

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La maggior parte dei team di vertice è sceso in pista adottando la tattica che, almeno sulla carta, era indicata dal costruttore italiano come la più efficiente, ossia la doppia sosta con schema media-dura-dura. Non pochi i piloti con questa impostazione, tra cui Russell, Antonelli, Leclerc, Norris e Piastri. Diversa invece la scelta Ferrari per Hamilton, autore di una strategia più aggressiva a tre soste (morbida-dura-media-dura), così come Verstappen, che ha invece optato per una variante morbida-media-dura-media a causa dell’indisponibilità di un doppio set di C2.

La differenza tra le due filosofie è apparsa evidente nei 66 giri in terra catalana: la strategia a tre soste, più veloce, comportava il costo di un ulteriore passaggio in pit lane, quantificabile in circa 22 secondi; la strategia a due soste, più conservativa, non offriva invece quel margine d’azzardo necessario per provare a costruire qualcosa di grande. Una scommessa che poteva funzionare soltanto se supportata da un passo nettamente superiore o da eventi esterni favorevoli. Ferrari ha deciso di correre questo rischio, trasformandolo poi nell’arma decisiva della domenica.


Il primo stint non premia Hamilton

La scelta di mandare in pista Hamilton con mescola soft è chiaramente finalizzata a massimizzare l’offensività della Ferrari numero 44 nelle prime fasi di gara. Il pieno di carburante e il maggiore grip della gomma rossa avrebbero dovuto consentire al britannico di avere buone opportunità di superare Russell in partenza e costruire un margine utile prima del degrado. Lo scenario previsto dal muretto Ferrari, tuttavia, non si concretizza: allo spegnimento dei semafori Hamilton non riesce a sfruttare il vantaggio di mescola e si ritrova addirittura costretto a difendersi dagli attacchi di Antonelli.

I dati cronometrici confermano le difficoltà del britannico, che nel primo stint su gomma rossa registra una media a giro di 1:22.764. Il migliore in queste fasi è proprio Russell, leader del Gran Premio, che sulla gialla mantiene una media di 1:22.552 distribuita in 14 tornate (figura 1). 11 giri in cui il 7 volte Campione del Mondo non riesce a brillare: il feeling con la mescola non è quello giusto e i tempi non mentono, con il britannico che comunque riesce a essere il secondo pilota più veloce in pista, limitandosi a inseguire il connazionale senza lasciarlo scappare e senza lasciargli possibilità di aprire un varco.

Il pit stop, inevitabilmente, è anticipato, ben prima delle stime Pirelli, che per la tre soste prevedeva una prima finestra tra il 13 e il 19 giro.

  • GP di Barcellona passo gara primo stint HAM RUS ANT
  • GP di Barcellona passo gara primo stint LEC PIA RUS
  • GP di Barcellona passo gara primo stint VER RUS HAM

In queste fasi iniziali la mescola media sembra dunque essere la gomma più prestazionale, dal momento che anche Verstappen, a parità di gomma, incontra problematiche simili all’inglese, fermandosi dopo appena 12 giri con una media superiore all’1:23 (figura 3). Un pilota che invece sembra faticare anche con la media è Leclerc, anche se, a onor del vero, il monegasco, dopo una buona partenza in cui supera tre monoposto, rimane poi imbottigliato nel gruppo di centro; e infatti i suoi tempi sono di poco migliori della McLaren di Piastri (figura 2), compagno di traffico, con cui il monegasco ha avuto anche una piccola bagarre sfiorando l’incidente.


Secondo stint: l’azzardo Ferrari

Data la varietà di strategie, sia in termini di numero di pit stop, sia in termini qualitativi per via della differenza di pneumatici impiegati, appare evidente la difficoltà nel fare un confronto omogeneo che coinvolga parità di mescole, condizioni della pista e delle monoposto. Ricordandoci di questo bias è però comunque possibile condurre un’analisi sufficientemente accurata, nella quale, per comodità, si è scelto di considerare il secondo e il terzo stint dei piloti con strategia a tre soste in un unico grande stint, e di paragonarlo con il secondo dei piloti con strategia a due soste.

La scelta degli pneumatici fortunatamente viene in aiuto, dal momento che sia i piloti con strategia a 3 stop che quelli con strategia a 2 stop, come seconda mescola, montano il compound più duro a disposizione. Unica eccezione Verstappen, che invece rientra in pista con gomma media, proseguendo con la sua strategia in un certo senso forzata dalla diversa disponibilità dei treni di pneumatici.

Su mescola dura, Hamilton riesce appena a tenere il passo delle due Mercedes, pagando qualche decimo a giro sul più veloce Antonelli (figura 1). I riscontri telemetrici pendono infatti a favore delle Frecce d’Argento, ma non in maniera così netta come ci si potrebbe aspettare. Considerando esclusivamente i giri percorsi sulla stessa mescola, Russell fa registrare una media di 1:22.440 in 14 tornate, Antonelli di 1:22.268 in 11 giri, mentre Hamilton si attesta sull’1:22.489 in 16 passaggi. Non un pessimo passo gara, ma nemmeno l’ideale per costruire una vittoria contro un avversario che finora si è sempre dimotrato superiore.

  • GP di Barcellona secondo stint HAM RUS ANT
  • GP di Barcellona secondo stint HAM VER

Da qui la scelta del muretto Ferrari: anticipare la seconda sosta dell’inglese e tentare l’undercut nei confronti delle Mercedes. Russell non risponde immediatamente alla mossa della Scuderia e il muretto di Brackley opta per mantenere entrambi i piloti in pista, proseguendo una strategia a due soste; il Cavallino Rampante, invece, fa all-in sulla tre soste sperando in una safety car o in un qualsiasi altro evento imponderabile ad azzerare lo svantaggio della sosta aggiuntiva.

L’intuizione si rivela vincente e Hamilton su gomma media vola. Il vantaggio di mescola e soprattutto di età del pneumatico giocano un ruolo predominante, ma a impressionare è soprattutto il rendimento dell’inglese, apparso in uno stato di forma straordinario, quasi un ritorno ai suoi anni in Argento. In questa fase della corsa il pilota Ferrari è semplicemente imprendibile: nessuno riesce ad avvicinare i tempi della numero 44, ed è proprio durante questo terzo stint che Hamilton inizia a costruire, giro dopo giro, le basi della sua vittoria, pur occupando ancora la terza posizione e restando a breve distanza dalle due Mercedes.

Nell’arco di 14 tornate, il sette volte campione del mondo mantiene un’impressionante media di 1:21.117 al giro. Quando Mercedes richiama ai box prima Antonelli e poi Russell, a distanza di una sola tornata l’uno dall’altro, Hamilton eredita la leadership della gara, trasformando definitivamente la strategia Ferrari in una concreta opportunità di successo.

È inoltre in questo secondo stint che emergono con chiarezza le difficoltà Red Bull. Confrontando le strategie di Verstappen e Hamilton (figura 2), piuttosto simili in termini di tempistiche e differenziate solamente dalla scelta del compound, si nota come l’olandese riesca a girare su tempi quasi identici a quelli dell’inglese nonostante l’iniziale vantaggio di mescola. Nella seconda parte dello stint, invece, una volta che la numero 44 passa definitivamente alla gomma dura e la numero 3 alla gomma media, Verstappen accusa un distacco di oltre mezzo secondo al giro, evidenziando un enorme deficit di passo rispetto al britannico. Verstappen, a buon ragione, ha modo di credere che Red Bull sia attualmente la quarta forza in griglia.

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La VSC aiuta, ma il capolavoro è di Hamilton

Il vero turning point del GP di Barcellona è dato dal ritiro di Fernando Alonso, nel corso del 40° giro. La direzione gara dirama VSC e la strategia a tre soste del muretto Ferrari assume ancora più senso. Il britannico rientra ai box nel corso del 42° giro e approfitta della neutralizzazione della gara per effettuare una sosta a costo praticamente ridotto. Hamilton è penalizzato solo in parte dal ritardo nella chiamata della VSC, annunciata dopo il transito del terzetto sulla linea del traguardo, ma riesce comunque a completare il pit stop perdendo circa 13 secondi anziché i 22 normalmente necessari in condizioni di gara, con un risparmio vicino ai 9 secondi.

Ne approfitta anche Verstappen, che può completare la propria strategia su tre soste a un costo inferiore. Sorte ben diversa, invece, per Leclerc: il monegasco aveva effettuato il pit stop appena un giro prima del ritiro di Alonso e si ritrova così a perdere l’intero vantaggio offerto dalla VSC, cedendo circa 9 secondi nei confronti dei piloti che lo precedevano.

GP di Barcellona passo gara terzo stint HAM RUS ANT
GP di Barcellona, passo gara terzo stint

Nel seguente ultimo stint su gomma bianca, dal 43° giro fino alla bandiera a scacchi, Hamilton mostra un passo gara solido, in netto contrasto rispetto alla prima parte di Gran Premio sullo stesso compound. La sua prestazione è in parte favorita dal tempismo della VSC, che gli consente di risparmiare diversi secondi in pit lane, ma in realtà il passo gara della Ferrari numero 44 sulla C2 è semplicemente superiore: l’inglese gira in media 1:20.896, circa sette decimi più veloce di Russell (1:21.648) e sei decimi più rapido di Antonelli (1:21.469).

Va detto che le due Mercedes, soprattutto negli ultimi 10 giri, si sono ostacolate a vicenda, e che i rispettivi piloti, una volta intuito di aver compromesso definitivamente la gara, potrebbero aver gestito il ritmo anche in ottica affidabilità, visti i numerosi ritiri tecnici. Inoltre, Hamilton ha potuto contare su gomme più fresche di 4-5 giri rispetto ai rivali diretti, un vantaggio non indifferente nelle fasi finali della gara, dove l’unica cosa che conta è aprire il varco e mettere in sicurezza i 25 punti. Resta però il dato centrale: Ferrari cresce nettamente nella seconda metà di gara, prima su gialla e poi su bianca, costruendo una vittoria solida e meritata.

GP di Barcellona intervalli secondo terzo stint HAM RUS ANT
GP di Barcellona, intervalli secondo e terzo stint

Senza VSC il risultato avrebbe potuto assumere contorni diversi, ma la strategia a tre soste, se ben eseguita e correttamente sincronizzata, si sarebbe comunque rivelata efficace. Anche considerando la variabile della neutralizzazione, il vantaggio Ferrari appare evidente: prima dei ritiri di Antonelli e Leclerc il margine tra Hamilton e Russell superava i 24 secondi, ridotti poi a poco meno di 20. Ne abbiamo parlato in maniera più approfondita in un altro articolo…

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