Nelle 1101 gare disputate nella storia del campionato del mondo di Formula 1 ne sono successe di tutti i colori. Oggi, però, vogliamo parlarvi del Big Bang della Formula 1: il GP di Gran Bretagna che diede il via a tutto.
La prima gara del campionato del mondo di Formula 1 venne disputata di sabato. In Inghilterra, la domenica è dedicata al riposo e il sabato agli appuntamenti sportivi. E, per quanto riguarda la massima serie del campionato automobilistico appena nata, sarà cosi per trent’anni.
Quasi 74 anni fa, il circuito prescelto per ospitare il round inaugurale è lo stesso su cui si corre oggi (con le dovute modifiche): Silverstone. Allestito su un campo di aviazione pochi anni prima usato dai piloti della Royal Air Force nel corso della seconda guerra mondiale, il circuito diventerà il più famoso tra i tanti tracciati britannici su cui hanno sfrecciato le monoposto di Formula 1.
Lo stesso di oggi, dicevamo, ma con le dovute modifiche: le forme sinuose dell’era moderna erano ancora sconosciute, precedute da un pentagono con curve velocissime. Le file dello schieramento, inoltre, non ospitavano due vetture come oggi, ma la larghezza minore delle monoposto permetteva di estendere il numero a quattro.

La prima fila del Gran Premio di Gran Bretagna, per l’occasione denominato anche Gran Premio di Europa, è monopolizzata dalle quattro Alfa Romeo 158 o “Alfetta” iscritte all’evento. Una monoposto nata alla fine degli anni trenta grazie anche ad Enzo Ferrari, che nonostante l’età ormai pluridecennale ha vinto tutte le gare a cui ha presenziato nel dopoguerra. E vincerà anche questa.
Il 44enne Nino Farina strappa la pole position, precedendo il 52enne Luigi Fagioli, uno dei tre piloti italiani del dopoguerra più forti al mondo, dopo Tazio Nuvolari e Achille Varzi. Accanto a loro, poi, si schiera un “giovane” (per l’epoca) Juan Manuel Fangio, che di anni ne ha “solo” 39. La quarta Alfetta è infine quella di Reginald Parnell, un “gentleman driver” a cui Alfa Romeo ha concesso la sua vettura in occasione della gara di casa (e per attrarre il mercato inglese). “Reg” parte già sprovvisto dei favori del pronostico, che vedono vincitori una delle “tre F” di Farina, Fagioli e Fangio.
Il primo pilota non Alfa Romeo è il principe thailandese “Bira” su Maserati, l’unico rappresentante della sua nazione fino al debutto di Alexander Albon nel 2019. In totale, la griglia di partenza vede 21 partecipanti. Tra il tempo di Farina e l’ultimo di Johnny Claes (musicista jazz) ci sono circa 20 secondi.

Alla partenza, come pronosticato, le Alfa Romeo fanno il vuoto, doppiando più e più volte le vetture delle altre Case. In particolare, Farina e Fangio sono i due maggiori contendenti per la vittoria. Quando a otto giri dalla bandiera a scacchi l’Alfetta dell’argentino accusa un guasto alla pompa dell’olio, l’italiano si aggiudica la prima vittoria della storia.
Nonostante il ritiro di Fangio, il podio è tutto per l’Alfa Romeo, con Fagioli secondo e Parnell terzo. Il 52enne transita sul traguardo a meno di tre secondi dal vincitore, mentre il portacolori britannico accusa quasi un minuto di ritardo sul duo di testa. La Talbot di Claes, undicesima e ultima classificata, è doppiata di sei giri.

Nino Farina guarda tutti dall’alto dei suoi nove punti (otto per la vittoria, uno per il giro veloce). Una settimana dopo, a Reims, debutterà una squadra destinata a fare la storia di questa categoria, fondata da un’ex dipendente dell’Alfa Romeo: la Scuderia Ferrari. Ma questa è un’altra storia.
Tutte le informazioni in questo articolo sono tratte dal libro “Il grande libro della Formula 1” di Luca Dal Monte e Umberto Zapelloni.

