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Visa Cash App RB: davvero la F1 si sta commercializzando?

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L’approdo di Visa Cash App RB nel Circus ha scosso tutti gli appassionati della F1, ma siamo davvero sicuri che questo sposterà gli equilibri verso il solo denaro?

La stagione 2024 non è ancora cominciata, ma le polemiche e i malumori tra i fan sono già scoppiati alla vista delle denominazioni delle ex scuderie AlphaTauri e Alfa Romeo. Stake F1 Team Kick e l’ultima arrivata Visa Cash App RB hanno portato tutti a pensare che il Circus stia ormai diventando una sorta di terreno fertile per la mera commercializzazione dello sport, senza più pensare a portare avanti la storia delle squadre.

Tutto ciò però dimenticandoci spesso di una cosa: i nomi dei Gran Premi (il Pirelli Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia Romagna dice già tutto), le denominazioni delle vetture e, negli anni passati, anche motori e telai sono stati oggetto di sponsor da parte di colossi del mercato di praticamente qualsiasi settore.

A chi mai verrebbe in mente di riferirsi alla W14 con il suo nome completo Mercedes-AMG F1 W14 E-Performance? O chi si prenderebbe la briga di chiamare la neonata Visa Cash App RB con tutti i suoi sponsor? Semplice, nessuno.

Immaginate Carlo Vanzini, durante una qualsiasi gara, dire “Attenzione problemi per la Visa Cash App RB di Ricciardo!”. Suona strano vero? Ecco, leviamoci dalla testa quest’incubo perché è una paranoia che ci sta affliggendo oggi e basta.

Nessuno tra gli addetti ai lavori nel paddock, sui giornali e tantomeno i piloti sono abituati a riferirsi alle scuderie o alle vetture con i loro nomi completi. E questo le divisioni marketing delle squadre lo sanno perfettamente, sanno che le sfilze di sponsor sono solo una formalità sul nome ufficiale.

Gli esempi del passato sfatano ogni dubbio

Abbiamo visto negli anni succedersi scuderie con il nome di aziende di frigoriferi (la LEC dal 1973 al 1979) o, ancora più spiazzante, rinominate con società immobiliari (vedi la Leyton House del 1990-91).

La LEC di David Purley al GP storico di Monaco
La LEC di David Purley al GP storico di Monaco

Inoltre ci sono stati motori brandizzati Acer, che con la F1 non avrebbe nulla da spartire essendo un’azienda di elettronica, o intere squadre con i propri telai sponsorizzate e chiamate con il nome di grandi marchi di moda come Benetton.

Ciò che preoccupa è che, sotto la gestione di Liberty Media, la F1 possa ‘americanizzarsi’ a tal punto da perdere i suoi pezzi storici. Con il collasso dei grandi marchi come Lotus e Brabham, oppure la vendita o fusione di altre scuderie, il patrimonio storico del Circus si è perso un po’ negli anni, e la perdita di un nome grosso come Minardi ne è stata l’ultima conferma.

Quando Red Bull acquistò Minardi per creare la sua squadra satellite, decise fantasiosamente di cambiarne la denominazione in Toro Rosso… Letteralmente Red Bull in italiano, una trovata di marketing non da poco da parte dell’azienda austriaca. L’eliminazione di un marchio così importante come l’ex Minardi-Scuderia Italia è stata criticata duramente da tutti, ma è sicuramente meno criticabile rispetto a lasciar collassare una squadra e tutto il suo staff, che sarebbe restato senza lavoro.

Un affitto per sponsor…

Sicuramente c’è però un aspetto da tenere in considerazione quando si parla di grandi marchi nelle varie scuderie: Benetton, Leyton House e Red Bull in primis posseggono o hanno posseduto la maggioranza delle squadre a cui davano il loro nome. Visa Cash App e Stake invece hanno brutalmente preso Sauber e Toro Rosso (non la chiameremo AlphaTauri perché lei stessa è un marchio di abbigliamento) per affittarne l’identità grazie alle loro sponsorizzazioni.

Il caso di Stake F1 Team Kick è diverso, dato che sono già consapevoli che dal 2026 sarà Audi a prendere il comando della squadra per molti anni presumibilmente, ma Visa Cash App RB è a tutti gli effetti un foglio bianco per qualunque sponsor voglia entrare a piè pari nel Circus, eliminando qualsiasi possibilità di scrivere una storia solida su un nome importante.

La presentazione del progetto Audi 2026 in F1
La presentazione del progetto Audi 2026 in F1

Doriton nel 2020 ha acquisito le quote di maggioranza della Williams, mantenendo però il nome originale, troppo pesante per essere toccato dato che esiste fin dal 1975. Dall’altro lato, Visa Cash App non resisterà decenni, il mercato degli sponsor si muove velocemente e un balzo in avanti o indietro di prestazioni potrebbe portare Red Bull a rivalutare la portata degli accordi con altre aziende.

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