Quello di Monaco, nel calendario, è uno degli ultimi spaccati di vera F1 che ancora rimangono in vita. E c’è chi vorrebbe toglierlo.
Se vi dico “Formula 1” a cosa pensate? Chiudete gli occhi e provate. Scommetto che avete pensato al lungo rettilineo di Miami. Oppure a quello di Las Vegas. Meglio ancora, vi state immaginando la prossima città che ospiterà una gara di F1.
Come dite? No? Ho sbagliato? Bene. Potrei anche chiudere qui il discorso, tanto il titolo l’avete già letto e probabilmente sapete dove voglio andare a parare. Ma, se ancora non vi è chiaro il tutto, mi spiego meglio.
Potrei fare mille giri romanzati sulla questione, ma voglio andare dritto al punto: Monaco non piace. O meglio, cresce sempre di più l’idea che, dopotutto, non sarebbe una tragedia depennare dal calendario una gara la cui prima edizione risale al 1929 e che fa parte della cosiddetta Triple Crown assieme ad altre gare leggendarie come la 24 Ore di Le Mans o la 500 Miglia di Indianapolis.
Prima di andare avanti lasciate che vi mostri una cosa. Guardate il video, riflettete, e poi continuate a leggere.
Se non vi è venuta la pelle d’oca, c’è qualcosa che non va. Cosa c’è di più eccitante di sfrecciare (o vedere sfrecciare) una vettura di F1, magari con motore aspirato, a 200 e più Km/h tra le tortuose strade di una stretta cittadina, tra tornantini, tunnel e strette chicane con vista mare?
È forse più eccitante un sorpasso fatto con DRS su un rettilineo di più di un Km? È meglio lo show post-gara, con famosi DJ, coriandoli ecc. ? Secondo alcuni, e ahimè anche secondo Liberty Media, sì. È meglio l’intrattenimento puro, lo show creato artificialmente.
Oggi si misura tutto con i sorpassi. Tanti sorpassi? Bella gara. Pochi sorpassi? Gara noiosa. In parte è comprensibile, il sorpasso rimane comunque il gesto più bello ed eccitante di una gara. E allora perché non viene automatico pensare al grande GP di Las Vegas dell’anno scorso? Dopotutto, secondo ESPN F1, tale GP ha fatto segnare il doppio dei sorpassi di tutti i GP di Monaco degli ultimi 5 anni messi insieme.
La risposta è che si possono creare tutte le cose che si vogliono, ma se non rispecchiano la vera essenza di qualcosa, prima o poi il palco casca per forza.
Monaco è F1
Diciamocelo chiaramente. Monaco è la F1, senza se e senza ma. Qui non c’è americanizzazione che tenga, perché tra le curve del Principato esce la vera anima di questo sport. Qui bisogna domare bolidi da 1000 e più cavalli tra stretti tornanti e barriere che non perdonano. I gap tra i team si restringono, ed esce il pilota. Se sei bravo vinci, se non sei bravo perdi. E se sei ancora meno bravo, vai a muro.
Qui conta il manico, i dettagli, il coraggio. Il sabato è la giornata delle qualifiche più belle della stagione. Per un’ora le vetture in pista si sfidano al millesimo, andando al 110%. Un centimetro troppo distante dal muro e sei lento, un centimetro troppo vicino e nel muro ci finisci dentro.

Era così anche nei primi decenni di F1. Il vero spettacolo era vedere i piloti sfidarsi a chi aveva più coraggio, a chi osava di più. Insomma, per dirla all’inglese, “a chi ce l’aveva più lungo“. Non c’erano telemetrie, non c’erano ingegneri, non c’era gestione gomma. C’erano un volante, tre pedali, una leva del cambio e chi li faceva funzionare meglio senza oltrepassare il limite e farsi del male, vinceva.
E nei poco più di 3 Km del circuito del Principato, per fortuna, questo piccolo pezzo di F1 del passato esiste ancora, e fa ancora sognare tifosi di tutto il mondo, pur senza giostre, luci e DJ.
Che dire della domenica? Un Gran Premio è questione di nervi, di pazienza, di strategia e, a volte, di fortuna. Il motorsport è così. Devi essere scaltro nell’indovinare la strategia migliore (e a Monaco chi ha la strategia migliore paga), devi essere bravo a gestire decine di giri di gara tutti uguali senza sbagliare nulla, devi essere paziente e sapere che non sempre puoi spingere al massimo. E devi essere anche fortunato, come in tutti gli sport.
E quando hai una gara tiratissima sui tempi e sulle strategie, quando chi è davanti non respira fino all’ultimo, quando da un momento all’altro una Safety Car può rovinare un intero weekend, che bisogno c’è dei sorpassi?
Problema non-problema
Che poi, a dirla tutta, di sorpassi a Monaco ce ne sono stati e ce ne saranno ancora. Qualcuno dice che ce ne sono pochi per colpa delle vetture. “Sono troppo grandi“, si dice. Vero fino a un certo punto, perché se le monoposto sono cresciute in lunghezza, non sono cresciute in larghezza. Se non ci credete, cercate su internet.
Buffo vero? Certo, sono più lunghe e questo non aiuta. Ma fino a prova contraria lo spazio per il sorpasso lo devi prima di tutto avere in larghezza. E dunque non si può nemmeno derubricare il problema ad una mera questione di dimensioni.

Ok, vi confesso che in realtà in taluni periodi le monoposto sono state effettivamente un poco più strette. Ma se prendiamo una vettura dei primi anni ’90 e la mettiamo a confronto con una del 2024 il risultato non cambia. Anche allora non si sorpassava poi molto, ed era comunque difficile trovare lo spazio necessario (vero Nigel?).
Eppure nessuno, in passato, si è mai sognato di pensare ad un calendario senza Monaco. Perché a Monaco non servono i sorpassi per essere una gara memorabile.
Il vero glamour
Al di là delle gesta sportive, il solo fatto di tenere una gara su un circuito del genere è un fatto straordinario. Se non rimanete affascinati anche veder passare una monoposto al tornantino, o al Casino, o alla Portier, ripeto, qualcosa non va.

“Se la Formula 1 non ti entusiasma a Monte Carlo, non ti può entusiasmare da nessuna parte” ha detto una volta Damon Hill. Ed è ancora dannatamente vero.
E poi il vero weekend glamour è quello del Principato. Non servono ruote panoramiche, shop, piscine artificiali ecc. per attirare i VIP. A Monaco tutto questo non c’è. Ma c’è un porto pieno di Yacht, c’è lo storico Casino, c’è una vista mare mozzafiato. È il posto dei VIP per antonomasia, e puoi pure costruire una cattedrale nel deserto, ma nulla è come Monaco.
C’è una bella citazione di Fabrizio Caramagna, che dice così: “A Monte Carlo non c’è una sola cosa che sia fuori posto, non trovi neppure una pianta, un fiore, una nuvola che non sia elegante“. Dalle riprese della TV ci si accorge di quanto non ci sia definizione più azzeccata. E il bello è che di finto c’è poco. O meglio, qualcosa di finto ci sarà sicuramente, ma non ha quel gusto artificiale di altre location.
Dunque?
Dunque la questione è molto semplice, dal mio punto di vista.
Ve lo dico proprio così, papale papale. Potranno esserci GP di Miami, di Las Vegas, di Marte e di Saturno.
Ma tenete giù le mani dal GP di Monaco.
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