La nostra intervista a Sébastien Buemi, che ci ha accompagnato in un viaggio alla scoperta del mondo del motorsport a 360 gradi, raccontandoci le sue esperienze tra Formula 1, Formula E e WEC.
Il mondo del motorsport non si limita alla ormai famosissima Formula 1. Nel corso degli anni, molti piloti passati dalla massima categoria sono poi riusciti a ritagliarsi una carriera di altissimo livello in altri campionati, altrettanto interessanti e validi. Volete saperne di più? Leggete le quattro chiacchiere che abbiamo scambiato con Sebastien Buemi! (Disponibile anche in versione video sul nostro canale Youtube)
Il pilota svizzero, attivo in Formula 1 dal 2009 al 2011 al volante della Toro Rosso, ha poi trovato la sua dimensione ideale nel mondo dell’Endurance e in Formula E. Buemi si è infatti laureato quattro volte campione del mondo nel WEC con la Toyota (vincendo anche 4 volte la 24h di Le Mans), mentre nella categoria elettrica ha vinto il titolo nel 2015-2016 e detiene il record assoluto per maggior numero di vittorie conquistate, 13.
Dagli esordi nelle categorie minori al debutto in Formula 1
Ciao Sebastien: da tanti anni corri in tante categorie diverse. Quanto è faticoso riuscire ad incastrare i vari impegni? Come riesci a gestire il tutto?
“Questo sarà il mio tredicesimo anno di WEC, mentre mi sto preparando per l’undicesima stagione in Formula E. Ormai mi sono abituato, anche se con la diminuzione dei test del WEC da quasi 30 giorni agli 8 dell’anno prossimo va un po’ meglio. Anche con la Formula E i viaggi sono lunghi e il lavoro al simulatore è tanto: c’è un bel po’ da fare!”
Qual è stata l’emozione più grande che hai vissuto in tutta la tua carriera?
“Correre in Formula 1 era il mio sogno, da bambino volevo essere un pilota di Formula 1. Quindi credo che la mia prima partenza a Melbourne 2009 sia stata l’emozione più grande. Anche vincere a Le Mans per la prima volta nel 2018 è stato molto bello, abbiamo lavorato tantissimo per riuscirci”.
Ci sono piloti che hai sfidato nei kart che poi non sono riusciti ad emergere? E invece, ce ne sono altri che poi ti sei ritrovato come rivali in altre categorie?
“Credo che tutti quelli che erano molto forti nei kart alla fine sono riusciti a fare una bella carriera. Ovviamente ce ne sono alcuni che non ce l’hanno fatta, perché serve sempre un po’ di fortuna, non si tratta solo di essere veloci. Il talento è importante, ma anche essere nel team giusto lo è. Io per esempio ho avuto la Red Bull che mi ha aiutato tanto. Nel motorsport servono sempre dei risultati, perciò servono lavoro, talento e fortuna”.
“Dovendo fare dei nomi, ci sono stati degli italiani che ho sfidato nei kart che poi non sono riusciti a fare carriera, come Nolè. O anche l’olandese Walsmith, che è arrivato nel Campionato Europeo di Kart nel 2002, quando io ho vinto.
La tua prima vittoria in GP2 è arrivata a Magny Cours nel 2008, quando partivi dalla ventunesima casella. Com’è stata quella gara?
“Era la gara della domenica, che in quel momento era la più corta e con la griglia invertita. Il giorno prima avevo avuto un problema nella Feature Race del sabato e quindi sono dovuto partire ultimo. Il meteo era incerto, e noi abbiamo deciso di partire con le gomme slick, perché non avevamo niente da perdere.
Si è rivelata la scelta giusta, e dopo due o tre giri le mie gomme erano già meglio rispetto a quelle degli altri, così li ho superati. Tanti si sono anche fermati ai box, ed è stata una bella vittoria. È stata una gara importante per me, perché è arrivata quando diverse persone della Red Bull erano lì a vedermi. Il timing è stato buono”.
Quale è stato il pilota che hai fatto più fatica ad affrontare nel corso della tua carriera?
“Sono cresciuto con Hulkenberg, abbiamo corso insieme nei Go Kart, in Formula BMW, in Formula 3, in GP2 e anche in Formula 1. Lo conosco molto bene, lui è davvero uno dei piloti più forti che conosco. Quello che ha fatto quest’anno con la Haas è stato incredibile, ma bisogna anche avere la fortuna di trovarsi nella squadra giusta. Lui ad esempio ha disputato tante stagioni in F1, e ora ha avuto si è trovato con la macchina giusta. Un po’ di fortuna serve sempre, ma secondo me Hulkenberg è uno molto forte”.
I piloti della tua generazione (Hulkenberg, Di Resta, Kobayashi, Grosjean oltre a Buemi stesso, ndr) hanno raccolto probabilmente meno di quello che meritavano. Pensi che ci sia stato qualche fattore specifico che vi abbia impedito di affermarvi in Formula 1?
“Il momento in cui si arriva in F1 è molto importante. Guardando indietro, penso che avrei potuto fare meglio in alcune singole gare, ma in quel momento c’erano molti altri piloti esperti che le squadre non volevano cambiare. E così facendo non hanno dato una possibilità ad altri piloti più giovani. Inoltre, era difficile farsi notare”.
“Ora con il budget cap tutte le macchine sono molto più vicine tra di loro. Ci sono quattro macchine in lotta per la vittoria, ma anche il centro gruppo è molto compatto e vicino ai top team. Ad esempio, in Brasile le Alpine hanno disputato una buona qualifica, ma poi hanno anche avuto il ritmo per rimanere nelle prime posizioni in gara. Oggi, se un pilota fa una gran gara riesce a dimostrare qualocosa. Tutto questo, 10 o 15 anni fa era molto più difficile”.
La Red Bull ha spesso dato molto spazio ai giovani piloti. Che cosa non sta funzionando in questo momento con l’Academy?
“Credo che guardando a cosa ha fatto la Red Bull in passato, con piloti come Vettel e Verstappen, possiamo dire che l’Academy funziona bene. Ora ci sono comunque dei piloti che vanno forte, come Lawson, Tsunoda e Hadjar, che secondo me tra poco arriverà in Formula 1. Per un po’ di anni hanno deciso di puntare su Perez, ma questi 3 piloti sono molto veloci. Non è vero che l’Academy non funziona, bisogna considerare anche che ci sono pochi posti in Formula 1”.
Ripensando alla tua esperienza in Toro Rosso, cosa pensi sia mancato per avere una chance in Red Bull nonostante i risultati positivi? Cosa è mancato per fare l’ultimo step?
“Credo che il 2009, la mia prima stagione, sia stata buona. Avevamo una versione B della Red Bull, e sono spesso andato in Q3 e in zona punti. La macchina andava bene. 2010 e 2011 sono stati molto più difficili, perché abbiamo dovuto costruire da zero la nostra macchina e il team non aveva le possibilità per farlo. Il 2011 è stato molto positivo verso la fine, anche se abbiamo avuto un po’ di sfortuna tra India, Abu Dhabi e Giappone in cui avrei potuto fare dei buoni punti. Senza queste sfortune alla fine, forse qualcosa sarebbe potuto andare diversamente.
“Ma alla fine non c’è molto da discutere, ho fatto del mio meglio e la Red Bull ha deciso che non era abbastanza. Bisogna stare davanti a tutti i costi, non ci possono essere scuse. Il risultato è l’unica cosa che conta. Non ci si può pensare troppo, alla fine bisogna andare avanti”.

Tu che l’hai conosciuto in prima persona, cosa puoi raccontarci su Helmut Marko? Che tipo di persona è?
“Marko è colui che mi ha dato la chance di far bene. Chiaramente a volte è stato un po’ duro, ma il motorsport è così. Non sempre è stato facile con lui, ma è meglio sapere che è difficile sin dall’inizio che piuttosto che scoprirlo più tardi.
“Una volta, quando correvo in Formula 3 al Mugello, ho saputo che c’era una chance di salire in GP2 con ART. Avevo appena finito la gara in F3, verso le 17. A quel punto Marko mi ha chiamato per dirmi che voleva vedermi il giorno dopo nel suo ufficio, a Graz. Quindi ho preso la macchina e sono arrivato lì verso l’una di notte.
Sono andato a dormire, ma verso le 6 di mattina è arrivata una chiamata in cui mi diceva che mi aspettava in ufficio. Così mi sono alzato di fretta, e alle 6:30 abbiamo cominciato a parlare. Ma sono rimasto lì solo pochi minuti, alle 7 ero già in macchina per tornare a casa: mi aveva detto che avrei potuto fare solo qualche gara in GP2, perché era difficile da conciliare con la Formula 3. In 20 minuti ha deciso tutto, quel giorno è stata dura!”
Secondo te, l’approccio di Marko fa la differenza nella crescita di un giovane pilota?
“Io non ho mai avuto problemi con lui. Ho imparato tanto da Marko, ma volevo fare buoni risultati soprattutto per me stesso. Mi ha aiutato ad essere una migliore persona e un miglior pilota, e grazie a lui e alla Red Bull sono riuscito a vincere tante gare anche dopo la Formula 1”.
Che cosa hai pensato quando hai avuto quel particolare incidente in Cina nel 2010? Cos’era successo di preciso?
“È successo tutto così velocemente che non ho avuto il tempo di pensare a niente. Sono stato fortunato che in questi circuiti nuovi ci sono della grandi vie di fuga. Guardandolo da fuori è stato davvero incredibile. Quello era il primo anno che noi della Toro Rosso costruivamo da soli la nostra macchina. Eravamo un po’ sovrappeso, così abbiamo provato ad alleggerire qualche pezzo. Non avevamo avuto il tempo di testarlo, e dopo 10 giri abbiamo visto che erano troppo leggeri!”.
Al giorno d’oggi, molti piloti preferiscono continuare la propria esperienza in Formula 1 anche nei panni del terzo pilota. Tu invece, con una scelta diversa, hai ottenuto ottimi risultati in altre categorie. Tornando indietro, faresti una scelta diversa?
“No, credo che la decisione sia stata quella giusta. Tra Formula E e WEC sono riuscito a fare una bella carriera, e sono molto contento di poter guidare ancora oggi in queste categorie oltre che per la Red Bull al simulatore. Qualche volta ho avuto l’occasione di fare il terzo pilota in qualche altra squadra di F1, ma alla fine sono contento delle mie scelte”.
Hai mai avuto altre offerte per tornare in Formula 1 da pilota titolare dopo il 2011?
“Non è mai stata una cosa sicura. Ho parlato con la Red Bull anche per il 2018, c’è stata una possibilità per tornare in Toro Rosso, quando hanno scelto Hartley. Ma stavo facendo delle buone stagioni in Formula E e nel WEC, non volevo rischiare di predere tutto per una sola stagione in F1. Ovviamente ho avuto delle possibilità di fare qualcosa di diverso nella mia carriera, ma sono contento così. Sono in Toyota da 13 anni, faccio ancora parte della Red Bull e corro in Formula E da 11 stagioni, ho avuto comunque una buona stabilità”.

2014: l’esordio in Formula E
Quali sono i motivi che ti hanno spinto a credere nella Formula E sin dalla Season 1?
“All’inizio non avevo aspettative. Avevo un amico della DAMS, ci conoscevamo da tempo. Quando lui è entrato in Formula E mi ha chiesto se volessi far parte del team, quindi ho iniziato così, senza aspettative. Vedendo come è cresciuto il campionato, è stata una scelta giusta”.
Quali sono le principali differenze tra una vettura di Formula 1 e una di Formula E?
“La Formula E è una macchina a trazione anteriore, e da zero a cento accelera più veloce rispetto alla F1. Però non ci sono le gomme slick, quindi abbiamo meno grip e meno carico aerodinamico. La macchina è molto piccola, e inoltre corriamo solo su circuiti cittadini: lo stile di guida tra le due categorie è molto diverso”.
Molti piloti stanno trovando la loro dimensione in Formula E dopo aver faticato in altre categorie. Cosa ne pensi del livello generale del campionato?
“Credo che il livello sia molto alto, vincere in questa Formula E è difficile. Evans, Cassidy e Dennis sono tutti piloti forti. Io sono contento di poter ancora correre in questa categoria e di poter lottare con loro”.
Nella stagione 2016-2017 hai perso il titolo in Formula E saltando i due appuntamenti di New York per una coincidenza temporale con il WEC. Ci pensi mai?
“Per gli accordi che avevamo preso non potevo saltare il WEC. È stato veramente difficile, perché penso che quel campionato lo avrei potuto vincere. Alla fine è così, i contratti erano chiari. Ho provato di tutto per cercare di disputare almeno la gara del sabato, ma il team non me lo ha lasciato fare. Capisco anche la Toyota, il fatto è che eravamo in corsa per il campionato anche nel WEC. Se non avessi fatto punti lì saremmo stati fuori dalla lotta, invece in Formula E anche con quegli zeri avrei potuto ancora avere delle chance. Alla fine, però, ho perso entrambi i titoli. Penso che almeno uno dei due lo avrei potuto vincere”.

La Formula E si distingue da tutte le altre categorie del motorsport anche per il format delle qualifiche. Da pilota, che cosa ne pensi?
“All’inizio ho fatto un po’ fatica a capirlo, mi sembrava simile al calcio. Non sapevo se era davvero la cosa giusta per la Formula E. Ma ormai è da qualche anno che c’è questo format, e devo dire che mi piace. La Formula E riesce a far vedere i due piloti nello stesso momento, è bello vedere chi va più forte e chi più piano. Fare la pole position è più difficile, perché servono tanti giri buoni, a partire dai gruppi per arrivare alla finale. C’è tanta strada da fare per la pole, ma mi piace”.
Questo è il primo anno della Gen3 EVO della Formula E. Come sono queste nuove vetture?
“Sono molto più veloci rispetto a prima. Quest’anno, con le nuove gomme e con la trazione integrale, le nostre macchine accelerano molto di più. A San Paolo siamo stati quasi 3 secondi più veloci rispetto all’anno scorso, anche se la pista è molto corta. 3 secondi in Brasile corrispondono a 4 o 5 a Montecarlo, quindi secondo me a Monaco vedremo dei giri molto più veloci rispetto a quelli dell’anno scorso. Con lo sviluppo della tecnologia le macchine migliorano tanto, quindi credo che le auto della Gen4 andranno davvero forte”.
I circuiti cittadini sono una caratteristica della Formula E. Pensi che in futuro si possa arrivare anche a correre solamente su circuiti permanenti?
“Sì, credo che sia importante trovare il giusto equilibrio, perché i circuiti cittadini sono belli da vedere. Credo che i circuiti permanenti non siano così belli con queste macchine. Sui cittadini succedono molte cose: è difficile superare e ci sono diversi incidenti. In più, con i muri vicini si vede che le macchine vanno forte. Su un circuito come il Bahrain o la Cina, le vetture non sembrerebbero così veloci. Con queste macchine penso sia ancora presto per un cambiamento del genere, bisogna andare solamente su circuiti corti. Penso che quando arriverà la Gen4, sarà il momento giusto per spostarsi su circuiti permanenti”.
Durante l’E-Prix di San Paolo abbiamo visto un Attack Mode molto più potente rispetto allo scorso anno. Pensi che faccia una differenza eccessiva?
“Secondo me è un po’ troppo potente. Ma questo è accaduto perché abbiamo fatto solamente una gara finora, direi di aspettare almeno un’altra gara o due per vedere se la situazione è sempre questa. Ma sì, secondo me in Brasile è stato un po’ troppo. È difficile dire cosa cambiare, ma una cosa bella della Formula E è che in passato quando ci sono stati dei problemi sono stati sempre risolti. A volte il regolamento è cambiato anche a stagione in corso, quindi se c’è un problema sono convinto che la Formula E troverà una soluzione”.
L’avventura nel WEC
Durante l’ultima gara del WEC in Bahrain avete vinto il titolo Costruttori dopo esservi girati alla prima curva. Rispetto al passato c’è molta più competizione, è stata un’emozione diversa?
“Penso sia stato il titolo più bello che abbiamo vinto per la Toyota. Stavolta erano tutti vicini: Ferrari, Porsche, Peugeot, Alpine, BMW. Vincere il titolo arrivando davanti a tutti è stato molto bello. Noi della macchina 8 abbiamo fatto troppi errori e abbiamo perso il titolo piloti.
Abbiamo perso anche Le Mans, ma ci è mancata un po’ di fortuna. Ci siamo toccati con la Ferrari e abbiamo avuto un problema al pit stop: siamo stati in testa per molti giri, ma è andata così. Dobbiamo imparare per fare meglio il prossimo anno. Ma in Bahrain è stata una gara molto bella per la squadra. All’inizio noi eravamo in fondo e la macchina 7 ha avuto un problema: vincere così è stata una sensazione incredibile”.
Per molti anni, il WEC è stato dominato dalla Toyota. Di fatto, la sfida era tra la macchina 7 e la macchina 8: hai mai pensato di lasciare la categoria in quel periodo?
“Fino al 2018 (ultimo anno della Porsche prima del ritorno, ndr), la lotta con Porsche e Audi è stata incredibile. Poi nel 2020 Porsche ha annunciato che sarebbe tornata nel 2023 in LMDh, e così abbiamo capito che il campionato poteva tornare a crescere rapidamente. Quasi subito abbiamo saputo che sarebbero arrivati nuovi costruttori, abbiamo capito che ci aspettava un bel futuro. Quindi non ho mai pensato di lasciare la squadra o il campionato”.
Ora tra costruttori e piloti il livello è altissimo. Ti piacerebbe avere qualche anno in meno per poter continuare a correre per un’altra decina d’anni?
“Guardando a Makoviecki o a Lotterer, che hanno 7 o 8 anni in più di me, ho la speranza di poter fare qualche anno ancora. Ora cercherò di fare bene nel 2025, poi vedremo”.
Sei sempre stato un pilota molto legato alla tua squadra. Pensi che un giorno potresti iniziare un progetto lontano da Toyota?
“Tutto è possibile, ma sono in Toyota dall’inizio del 2012, e sono contento di esserci. Non mi vedo lontano dalla Toyota ad essere onesto. Per adesso, la mia intenzione è rimanere con la squadra e vincere. È stato difficile far crescere il team e arrivare nella posizione giusta per vincere, e ora non voglio lasciare il posto”.
Tra i tanti piloti di cui sei stato compagno di squadra, qual è stato quello che ti ha insegnato di più?
“Direi Fernando [Alonso]. È arrivato qui nel WEC solo per vincere, e ha vinto. Abbiamo imparato tanto da lui, dal suo modo di lavorare e dalla sua capacità di migliorare la macchina durante la guida. Su queste macchine si possono cambiare molte più cose rispetto alla F1, e lui lo faceva durante la guida come nessun altro. Abbiamo imparato davvero tantissimmo dal suo modo di fare.
“La cosa più spettacolare è stata la gestione in boost in LMP1. A Le Mans si potevano utilizzare 8 KJ al giro, e a seconda del traffico si poteva utilizzare o meno la potenza extra. Usando al momento giusto il boost si poteva superare una macchina GT in rettilineo invece che nelle curve. Così si poteva guadagnare molto tempo: lui era un maestro in questo”.
Quale tra le 4 vittorie che hai ottenuto a Le Mans ricordi con più piacere?
“Sicuramente la prima vittoria. La cercavamo dal 2012 con tutta la squadra, e quando finalmente si riesce a vincere è una cosa molto bella”.

La tue stagioni in Formula 1 ti hanno aiutato per le esperienze in altre categorie?
“Sì, anche ora stando al simulatore della Red Bull riesco a vedere come vengono fatte le cose al livello più alto che ci sia. Anche ora riesco a portare molte cose che aiutano Toyota a migliorare. Penso che la cosa più importante che ho imparato sia il modo di lavorare. In Formula 1 si va nei minimi dettagli, cercando ogni singolo decimo: si guardano gli onboard, i dati degli altri piloti. Quelle sono le cose da cui si impara di più”.
Tra le 13 vittorie che hai ottenuto in Formula E, ce n’è una che consideri più speciale di altre?
“Le due vittorie a Montecarlo sono state molto belle. È sempre una gara incredibile da vincere, la prima in particolare è stata una grande emozione”.
Che ne pensi della stagione 2024 di Formula 1 e in particolare di Verstappen?
“Verstappen è un pilota incredibile. Nella seconda metà di quest’anno non aveva la macchina più veloce, ma è riuscito a fare la differenza. Ci è riuscito in Brasile, in Qatar ma anche tante altre volte. Penso che avrebbe vinto anche in McLaren o in Ferrari quest’anno”.
“Il campionato è stato molto bello da vedere, con 4 team divesi che hanno vinto. Prima del weekend nessuno sapeva chi sarebbe andato forte, a volte ci sono state anche 5 vetture in un decimo. Il regolamento è molto stabile in vista del 2025, quindi penso che l’anno prossimo sarà ancora più bello”.
Un’ultima domanda, stavolta secca: chi vincerà l’anno prossimo?
“Ancora lui: Max Verstappen!”

