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F1 | Gian Carlo Minardi, un maestro per i suoi giovani talenti

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Gian Carlo Minardi, storico patron della scuderia, ha analizzato diversi aspetti della scorsa stagione di F1, raccontando successivamente alcuni aneddoti sulla sua carriera

Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonima scuderia di F1, è stato ospite del nostro format “Fuori Pista Intervista”. Il nativo di Faenza ha analizzato con grande lucidità diversi aspetti della scorsa stagione, partendo da McLaren e Lando Norris, passando dall’approdo di Lewis Hamilton in Ferrari, sino ad arrivare alla sua personale amicizia con il leggendario Ayrton Senna (intervista video disponibile sul nostro canale YouTube).

Dopo aver abbandonato una breve carriera da pilota, Gian Carlo Minardi inizia ad occuparsi della Scuderia del Passatore, ottenendo buoni risultati. Visto l’ottimo andamento, decide di ribattezzare il team in Scuderia Everest, partecipando alle categorie minori (Formula 2 Europea ed Italiana) con altrettanta gloria. Dalle sue mani passano, tra i tanti, Michele Alboreto ed Elio De Angelis, con cui conquista alcune gare.

Diventato costruttore, nel 1979 da vita al Minardi Team, facendo il suo debutto in F1 nella stagione del 1985, con Pierluigi Martini. Nel 1994, al fine di garantire la sopravvivenza della squadra, si accorda con la Scuderia Italia, mentre due anni più tardi cede il pacchetto di maggioranza a Gabriele Rumi e Flavio Briatore, rimanendo comunque operativo all’interno del team.

Nel 2001, Paul Stoddart acquista la maggioranza delle quote, cedendo interamente il team alla Red Bull nel 2005. Attualmente, Minardi è consulente ACI-CSAI. Fuori Pista desidera ringraziare il signor Gian Carlo Minardi per la sua completa disponibilità e le sue interessanti argomentazioni.

Gian Carlo Minardi ospite di “Fuori Pista Intervista”

La McLaren ha concluso la stagione in continuo crescendo. Secondo lei, partirà come il team favorito nel 2025?

“Sulla carta è quella che, soprattutto nella seconda parte di stagione, ha fatto i migliori risultati possibili, con una coppia di piloti estremamente valida. Credo che siamo alla fine di un ciclo – è l’ultimo anno di questo regolamento tecnico – e di conseguenza andremo a vedere cosa saranno capaci di fare. Questo è stato il primo anno in cui quattro team hanno vinto il maggior numero di gare, quindi penso che, sulla carta, ci siano tre o quattro scuderie che partiranno più o meno con le stesse possibilità. Detto questo, è ovvio che la McLaren andrà attenzionata con un occhio di riguardo”.

A proposito di McLaren, qual è il suo parere sulle Papaya Rules, che spesso hanno messo i due piloti uno contro l’altro?

“Io credo che, per adesso, sia la miglior coppia di piloti in F1. L’obiettivo della McLaren era quello di vincere il titolo costruttori, quindi, chi portava a casa punti non era determinante. Direi che questo potrebbe diventare un problema nella prossima stagione, in caso di lotta al titolo per il mondiale piloti“.

Però, ad un certo punto della stagione, complici i problemi di Red Bull e Max Verstappen, le chance di titolo per Lando Norris sembravano essere aumentate sensibilmente. Non pensa che la “mancanza di chiarezza” da parte della squadra possa aver influito negativamente sulle prestazioni del pilota britannico?

Non credo, ribadisco quello che ho detto pocanzi. L’obiettivo della squadra, come dichiarato più volte anche da Andrea Stella, era quello di conquistare il titolo costruttori, e non credo che ci siano stati conflitti sulla situazione tra i due piloti. Poi, è ovvio che la squadra ha fatto alcuni errori, ma questi avvengono quando si ha una crescita come quella che ha avuto il team. Certamente, questi errori non saranno ripetuti nella prossima stagione. Sbagliare è inevitabile quando si cresce, e si migliora in tutti i componenti della squadra, per cui non vedo buchi neri in quanto successo nel campionato appena concluso”.

Ci prepariamo alla stagione con più aspettative degli ultimi anni, complice il trasferimento di Lewis Hamilton in Ferrari. Cosa pensa al riguardo?

“Il mio DNA mi porta sempre sui giovani, ma è chiaro che questo è un sette volte campione del mondo che riesce a mettere a frutto, soprattutto in gara, tutta la sua esperienza. Io penso, e spero, che porti un contributo positivo a Maranello. Se ci sarà una macchina vincente, come tutti ci auguriamo, sarà il cronometro a dirci chi è il migliore tra Hamilton e Leclerc, ma in caso di monoposto non vincente, non sarà facile gestire due piloti di questo calibro.

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Lewis Hamilton a Maranello – PH: Scuderia Ferrari

Cosa si aspetta da Ferrari nel 2025?

Ha fatto una seconda parte di stagione in crescendo, però si dovrà capire se abbiano trovato quello che manca, per esempio i due o tre decimi sul giro secco. Inoltre, la prestazione si differenziava a seconda delle condizioni atmosferiche, o della pista e degli pneumatici, tutte cose che hanno inciso sulla stagione appena conclusa. Poi, da tifoso prima, e da spettatore, spero che ci possa regalare delle belle lotte, sia in qualifica che in gara.

E su Carlos Sainz? Lo spagnolo, nonostante sapesse dell’arrivo di Lewis Hamilton per il 2025, ha comunque reso al massimo, dimostrando grande serietà.

Carlos è uno dei migliori piloti della F1, e con Leclerc formavano una grande coppia. Sainz è un professionista serio, dimostrandolo in ogni momento della stagione, portando a casa tutti i miglior risultati possibili. In un paio di occasioni è stato sfortunato, ma ha dimostrato di essere un grande pilota, e lo dimostrerà ancora in futuro”.

Signor Minardi, lei è presidente di Formula Imola. Di recente abbiamo assistito al rinnovo di Spa, ad anni alterni, a partire dal 2027. Questo può essere il futuro anche per Imola?

Avere due Gran Premi in una stessa nazione è un obiettivo che siamo riusciti a compiere, salvando la F1 nel 2021, nell’epoca Covid-19. Continuare con due corse in Italia non è facile, sia da lato finanziario, che da quello sportivo. Credo che Imola e altri impianti, come appunto Spa, possano godere dell’alternanza e questo fa parte del programma – anche se non lo conosco per intero – che Liberty Media ha per il futuro. Credo che sia un sistema volto al limitare la crescita esponenziale di costi organizzativi e, per il momento, come presidente di Formula Imola, esprimo un parere positivo a questa soluzione.

Nel 2023, in seguito all’inondazione in Emilia Romagna, il Gran Premio non si è disputato. Ci sono delle novità in merito al recupero?

“Diciamo che sono state fatte delle promesse, anche se è difficile mantenerle. Noi abbiamo un obbligo, quello di essere sempre pronti, come è stato fatto in passato. Poi, purtroppo, ci sono cose che dovrebbero concretizzarsi “sopra le nostre teste”, decisioni di cui noi non facciamo parte”.

Ci avviamo verso il quinto anno di Sprint Race. Che idea si è fatto su questo formato?

“Siamo alla fine di un ciclo regolamentare e ci avviciniamo a quello nuovo. Non vedo criticità sul formato attuale, anzi, è aumentato il pubblico e lo spettacolo. Mantenere questo livello non sarà facile, ma credo che Liberty Media ci stia lavorando. Auguriamoci che questo trend possa continuare”.

Restiamo in tema spettacolo. Tra la F1 odierna e quella di venti o trent’ani fa, le differenze sono abissali. Tanta tecnologia o regolamenti complicati che non aiutano lo spettatore?

I regolamenti sono complicati perché è complicata la F1. C’è stata una ovvia evoluzione, ma questo è normale. Basti pensare al progresso del telefonino, che qualche decennio fa non esisteva e dovevi “sparare un moccolo” in qualche cabina telefonica. Per esempio, in questo momento stiamo facendo un’intervista attraverso la tecnologia. Ecco, come queste cose, anche l’automotive è andato avanti, e di conseguenza, anche in F1 è corretto che si vada verso un mondo estremamente tecnologico (anche se, qualche volta, si fa fatica a capire)“.

Tecnologia che, attraverso televisioni, internet e vari social media permette una maggiore attrazione di sponsor rispetto a decenni passati. Nei suoi anni in F1, questi media tecnologici non erano a disposizione. Per lei, quanto è stato difficile mettere insieme una quantità sufficiente di sponsor per poter andare avanti?

“Cercare degli sponsor, in tutti gli sport, è il compito più difficile. E’ chiaro che, per un piccolo team con una buona visibilità, seppur non come quella dei top team, non è stato facile. Poi, non direi che non c’era la tecnologia. Ovviamente era tutto rapportato ad allora, ma ricordo che si iniziava con il cambio al volante, sequenziale e poi automatico, o poi l’arrivo dell’elettronica. Ovviamente, è chiaro che queste innovazioni abbiano comportato dei costi non sempre risolvibili con le sponsorizzazioni, però abbiamo fatto 340 Gran Premi e 21 anni di F1″.

Lei ha grande esperienza nel mondo del motorsport. Lei ha iniziato la sua carriera da pilota, prima di fondare la scuderia Minardi. C’è un ricordo del suo percorso da pilota che ricorda in particolare?

Sono nato in mezzo alle macchine, perché la mia famiglia aveva una concessionaria FIAT. Mio padre aveva costruito una macchina nel 1947, anno della mia nascita, per cui sono cresciuto in mezzo alle vetture. Pensavo di poter fare il pilota, ma ho capito subito che non era la mia strada, dedicandomi all’altra parte della scrivania e, grazie a Dio, mi sono divertito, facendo quello che mi piaceva (cinquant’anni nel motorsport). Un qualcosa che faccio ancora adesso, essendo parte di ACI-CSAI. Ecco, certamente non ero un pilota”.

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La Minardi M-192 del 1992 progettata da Aldo Costa – PH: Minardi

Attraverso la sua grandissima esperienza è riuscito a scoprire tanti talenti, ricordando, tra i tantissimi, i vari Fernando Alonso, Giancarlo Fisichella e Mark Webber. Guardandosi indietro, pensa che il percorso affrontato dai giovani di un tempo, rapportato con quello del motorsport attuale, sia diverso? Se si, in che modo?

Penso che il percorso sia lo stesso. Se uno ha le qualità emerge sempre – indipendentemente dalla valigia – come visto in passato con i vari Martini, Nannini, Fisichella, Trulli, Webber e Alonso. Tutti piloti come quelli di oggi, Minì, Fornaroli, Badoer e lo stesso Kimi Antonelli, non abbienti di grandissime possibilità economiche e comunque arrivati ad un alto livello di professionismo grazie alle qualità. Poi, nel passato forse c’era più possibilità grazie ad un team italiano e, per certi piloti era più facile iniziare la propria carriera”.

Oggi è difficile, ma quando ce la fai e dimostri talento – come Kimi Antonelli in Mercedes – puoi entrare anche in un top team, saltando la cosiddetta scala di una squadra di seconda fascia. Devo dire che questo è parte di un ottimo lavoro svolto da parte della scuola federale ACI e, aldilà dei tanti nomi che ho pocanzi citato, ci sono tanti piloti italiani che corrono nel professionismo, in Hypercar e nel GT, in case automobilistiche di grande rispetto”.

C’è un giovane italiano che ci consiglia di tenere d’occhio, esclusi i vari Fornaroli, Antonelli e Minì, per il prossimo futuro?

I nomi li ho già fatti pocanzi, tutti piloti che correranno in Formula. Per esempio, anche Brando Badoer debutterà in F3, dopo un’ottima stagione in Formula Renault (l’attuale FRECA). In Hypercar abbiamo la fortuna di aver una Ferrari competitiva, che ha vinto due Le Mans di fila con piloti italiani, una con Antonio Giovinazzi e l’altra con Antonio Fuoco, due ragazzi che certamente faranno parlare ancora nel prossimo futuro. Diciamo che, anche nelle altre categorie, abbiamo dei piloti validissimi, che vengono da tutta la trafila della scuola federale ACI. Noi cominciamo a seguirli dai dodici anni per poi portarli in F4 e così via, aiutandoli nella crescita. Siamo soddisfatti del lavoro, anche se guardiamo sempre avanti“.

Una curiosità. Se lei fosse ancora alla guida di un team di F1, quale sarebbe la sua line up? Punterebbe sui giovani, solo sull’esperienza o un misto?

Il mio DNA mi porta sui giovani, perché ti danno delle soddisfazioni, facendoti crescere. Poi, è chiaro che se uno ha dei budget, non dico illimitati, ma giusti per quello che è il budget cup, magari alternare l’esperienza ad un giovane – come ha fatto Mercedes con Russell e Antonelli – potrebbe essere la miscela giusta“.

Lei ha lanciato Fernando Alonso. C’è un ricordo che si porta dentro, e che rapporto ha con il pilota spagnolo? Quanti anni può correre ancora in F1?

I rapporti sono quelli che ho con tutti quei piloti che considero ancora “figli miei”. Non ho dei ricordi in particolare, perché tutti sono stati trattati nella stessa maniera, poi, vanno comunque dati i meriti per la strada che tutti hanno fatto. Certamente ricorderà l’esperienza passata in Minardi, come tutti i piloti che sono passati dal team. Fernando ha 42 anni, è integro, e credo che ogni stagione debba mettersi in discussione, ma non sono in grado di stabilire nulla. Ovviamente, a vederlo e parlargli, credo che abbia ancora qualche anno a disposizione, però, quando hai una certa età, un anno può valere doppio, quindi bisogna vedere soprattutto quale sarà il livello degli altri piloti”.

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Fernando Alonso e Gian Carlo Minardi

Come detto, da lei sono passati una miriade di talenti. Le facciamo quattro nomi: Nannini, Alboreto, Trulli e Fisichella. Tra questi quattro piloti, quale era il più completo?

Non mi piace fare delle classifiche. Sono stati tutti “figli miei”. C’è chi ha corso in F2, vedi Alboreto che ha cominciato il professionismo in Minardi nel 1981 e ha chiuso, sempre con noi, nelle ruote scoperte nel 1994. Diciamo che tutti hanno contribuito a fare 340 Gran Premi e 21 anni in F1, per cui io non ho delle scelte o un prediletto, ma tutti ragazzi che mi hanno voluto bene e io ho ricambiato, penso, con loro. Ho un buon rapporto con ognuno di questi piloti, ma non posso e non voglio fare una classifica“.

Monza 1993. Fittipaldi che, sulla linea del traguardo, tampona Martini e spicca il volo. In momento del genere, che momenti passano per la testa?

Bisogna rimanere freddi come ho cercato di rimanere io. Prima di tutto, sono andato a vedere che Fittipaldi non avesse avuto nessuna conseguenza, poi li ho chiusi nel motorhome e ho aspettato la telemetria, chiarendoci subito senza nessun problema”.

Come sappiamo, lei ha avuto un grande legame d’amicizia con Ayrton Senna. Se può, qual è il ricordo più bello che si porta dietro ancora oggi?

La sua personalità, la sua amicizia, il suo modo di pensare e di ragionare. E ancora, le sere che passavamo al telefono, soprattutto nel 1993, in quel famoso anno in McLaren, che lui chiamava sabatico, ma che è stata poi una stagione stupenda, con cinque Gran Premi vinti senza un motore ufficiale. Ricordo soprattutto le chiacchierate, che non erano necessariamente di automobilismo, ma tra due fratelli, uno maggiore e uno minore, dove ci davamo dei consigli a vicenda. Un’esperienza bellissima, terminata purtroppo il primo maggio del 1994“.

Pensa che un giorno avrebbe mantenuto fede a quella promessa, ovvero il suo approdo in Minardi a fine carriera?

A me basta che me l’abbia fatta quella promessa, non mi interessa fare della dietrologia e supposizioni. Quello che lui ha detto è stato un motivo di orgoglio e soddisfazione, e anche di appagamento per il lavoro fatto. Oggi rimane un ricordo indelebile, di un amico, di un fratello minore, e di un grandissimo campione”.

A distanza di anni, il nome Minardi resta ancora in alto nella mente e cuori dei tifosi. Come è riuscito a farsi volere così bene?

“Questa è una domanda che dovete fare a chi, ancora oggi mi segue e mi vuole bene. Onestamente, non lo so. Nel motorsport, e nello sport in generale, è difficile rimanere “ancora vivi” dopo tanti anni, quindi vuol dire che, probabilmente, qualcosa di buono è stato seminato. Non sono in grado di darvi una risposta. Mi onora il fatto che ancora tanta gente si rivolga a me per avere risposte o confronti e speriamo che questo duri ancora”.

C’è un momento che ricorda con piacere della sua carriera in F1?

Il 5 aprile del 1985, venerdì mattina alle 09:30, quando si è acceso il semaforo verde e la Minardi è partita con Pierluigi Martini dai box. In quel momento mi sono reso conto che ero in F1“.

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