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WRC | Il Post-Rally – Kenya: di nuovo Elfyn Evans!

Al Safari Rally Kenya, Elfyn Evans fa un altro capolavoro e si lancia di prepotenza verso il titolo WRC. E Rovanperä…

Il Safari Rally Kenya quest’anno ci ha regalato un vero e proprio rally di altri tempi, con grandi distacchi tra tutti causati da problemi meccanici, rocce, capovolgimenti…insomma, un vero e proprio Safari degli anni d’oro. C’è però chi è riuscito a stare alla larga dai problemi, come Elfyn Evans che vince il suo secondo rally consecutivo in questa stagione, il terzo nelle ultime quattro gare contando il Giappone dell’anno scorso. E per il titolo…ne parliamo nel Post-Rally!

Solidarietà

Prima però va fatto un plauso ai piloti che, dopo che la FIA ha multato Adrien Fourmaux per un’espressione giudicata inappropriata al termine del Rally di Svezia, si sono mostrati uniti e hanno deciso di mandare un bel segnale decidendo, almeno fino al venerdì, di non parlare alle telecamere a fine prova, o di parlare nella loro lingua natia. Un gesto semplice e di impatto,abbracciato dai piloti sia del WRC che del WRC-2, mostrando la vera essenza dell’ “essere gruppo”. Altre categorie potrebbero prendere esempio…

WRC

Torniamo al rally vero e proprio. Come detto all’inizio, il Kenya ci ha regalato veramente un Safari Rally da antologia, con tutti gli ingredienti per renderlo un instant classic che non ha nulla da invidiare alle edizioni dei decenni passati.

A vincerlo è stato Elfyn Evans, che consegna a Toyota la quinta vittoria di fila al Safari da quando è rientrato nel calendario WRC, regalandosi anche una corsi privilegiata sulla strada per il titolo mondiale. Il gallese ha ereditato la leadership del rally dopo i problemi alla i20 di Tänak, ed è vero che non ha vinto molte prove. Ma in Kenya serve altro, soprattutto essere bravi a tenersi fuori dai guai conservando una certa velocità. Così è stato per Elfyn, che come detto nella Rally Preview non ha avuto alcun motivo per spingere di più di quello che serviva per portare a casa dei bei punti, ed è stato premiato con una bella vittoria. La costanza e la tenuta mentale hanno pagato, e nel rally serve tanto anche questo. Ora ha 36 punti di vantaggio su Neuville, più di un rally, mettendo in cassaforte un vantaggio non da poco. Se continua con questo stato di forma non ce n’è per nessuno. Veloce, costante, duro da scalfire mentalmente…what else?

Elfyn Evans Safari Rally Kenya WRC

Chi invece rischia già di essere tagliato fuori dalla lotta al titolo dopo sole tre gare è Kalle Rovanperä. L’obiettivo era chiaro: riscattare le prestazioni non bellissime del Monte-Carlo e della Svezia. Ed invece il due volte campione del mondo, quasi irriconoscibile, ha fatto un altro buco nell’acqua. C’è da dire che questa volta, prima dei problemi alla sospensione del sabato pomeriggio, Kalle era sotto il minuto nei confronti di Evans, con in tasca tre prove speciali vinte e risultando spesso tra i più veloci. Poi la cinghia dei servizi ha deciso di abbandonarlo a sole 3 speciali dalla fine decretando un pesante zero sul suo taccuino.

Certo, questa volta la sfortuna gli ha giocato un brutto scherzo. Ma il fatto è che da uno come Kalle ci si aspetta sempre un po’ di più. Ora è ben -57 da Evans, e recuperare è dura, durissima. Si può quasi dire che può già iniziare a pensare al 2026. Ma, se c’è qualcuno che può fare il miracolo, Kalle è sicuramente tra questi.

Brutto invece l’errore che ha portato Takamoto Katsuta a ritirarsi non all’ultima prova, ma dopo il traguardo. Il giapponese infatti si è ribaltato nella Power Stage, riuscendo a terminarla. Taka però non è riuscito a proseguire fino al Service Park chiudendo malamente un rally che lo ha quasi portato sul podio. 4° fino al fattaccio, Katsuta ha dovuto combattere contro tante forature, riuscendo comunque ad essere tra i più veloci e a vincere 4 prove speciali tra sabato e domenica, nel tentativo di ricucire il gap con il podio. Lui non si spiega il ribaltamento dell’ultima prova, e onestamente non è facile determinare se sia stato un suo errore oppure sfortuna nel perdere il posteriore fuori dalle rotaie. Certo è che in questi casi quasi sempre alla base c’è un errore del pilota. E purtroppo questa volta proprio non ci voleva. Si è rivisto per un attimo il vecchio Katsuta.

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Sul podio invece le due Hyundai di Ott Tänak e Thierry Neuville. L’estone è partito benissimo ed è stato il leader fino a quando l’i20 ha deciso che, siccome si correva in Kenya, serviva che il differenziale facesse i capricci. Peccato perché era arrivato ad avere più di 40 secondi su Evans in una sola giornata di gara, lanciandosi probabilmente verso la vittoria. Il segnale più importante è che, noie della Hyundai a parte, Ott c’è e va anche forte. Ora è a 39 punti da Evans, che considerato quanto fatto l’anno scorso da una posizione di svantaggio simile, non sono nemmeno poi tantissimi…

Stesso discorso per Neuville, che ha pagato come Tänak le noie della i20, riuscendo comunque con mestiere a terminare in 3a posizione un rally difficilissimo e che ha messo a dura prova la sua auto e i suoi nervi date anche le penalità che ha accumulato. Al netto di tutto ciò, non ha fatto grandi errori ed è stato in qualche modo premiato. È 2° nel mondiale a 36 punti di svantaggio e dopo l’anno scorso sa che fino alla fine nulla è scontato. Anche Adrien Fourmaux ha pagato la scarsa affidabilità della Hyundai, andando incontro a noie elettriche sin dal giovedì e rompendo una sospensione al venerdì. Da qui la decisione di saltare completamente il sabato per dedicarsi alla domenica tra Super Sunday e Power Stage. Approccio discutibile non tanto da parte del pilota, che è stato bravissimo a massimizzare il tutto e a portarsi comunque a casa 12 punti, ma per il fatto che il regolamento, con una classifica dedicata alla sola giornata domenicale, si presti a giochetti di questo genere. Bisogna anche farsi furbi a volte, e Adrien lo ha fatto bene. Ora è a pari punti con Rovanperä, a -57 da Evans. Poteva andare peggio.

Ultimo discorso da fare su Hyundai, è la scarsa affidabilità dimostrata in questi ultimi giorni. Il Kenya non è mai stato amico del team coreano in questo senso (ricordate le peripezie di Lappi qualche tempo fa?) eppure mai come quest’anno i problemi meccanici sono stati il vero freno dei piloti del team di Alzenau, veloci ma costretti a fare i conti con problemi fuori dal loro controllo. Oltretutto, Hyundai aveva deciso di portare la vettura 2024 nel tentativo esplicito di evitare noie con la nuova vettura 2025. Tentativo a dir poco fallito.

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Tutti a punti i piloti M-Sport, che nonostante tutto non sono andati malissimo. Partiamo da Grégoire Munster, 5° al traguardo, favorito sì dalle sfortune degli altri ma in un certo senso anche premiato per la determinazione mostrata durante il weekend. Sì, perché anche il lussemburghese ha dovuto fare i conti con sospensioni rotte e problemi di varia natura alla Puma, eppure ha vinto una speciale ed è arrivato al traguardo sano e salvo meglio di tanti altri piloti. E in Kenya più che in qualsiasi altro rally tutto ciò è da premiare ed esaltare. I punti portati a casa sono ossigeno per il team inglese, e fanno bene per il morale. Bene così.

La seconda miglior Puma al traguardo è quella di…Jourdan Serderidis! Avevamo detto nella Preview del rally che la sua esperienza in terra africana gli avrebbe garantito di essere in lizza per un posto in zona punti e così è stato. Il gentleman driver greco ha terminato il rally in 8a posizione, portando a casa 4 punti e una prestazione solida. L’esempio lampante di come in certi eventi più che essere veloci serva non essere fallaci. Certo, la velocità è sempre quel che è. Eppure stavolta ha avuto ragione da vendere!

Bene anche Josh McErlean. Il compito non era affatto facile, ed arrivare fino alla fine prendendo anche un punto non è come una vittoria ma quasi, quando sei al tuo primo Safari. Come gli altri, anche lui ha avuto i suoi grattacapi, ma come ha fatto vedere in questa prima parte di stagione bisogna rimanere umili e lavorare a testa bassa. Così ha fatto ed ha fatto bene. Ottimo così.

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Stavolta bene anche Sami Pajari. Anche lui ha avuto come altri giovani si è tenuto abbastanza alla larga dai problemi e alla fine ha agguantato il 4° posto. Ci voleva dopo un inizio non proprio travolgente da parte di un giovane sicuramente di belle speranze.

WRC-2

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È Gus Greensmith a vincere per la seconda volta di fila il rally per la categoria WRC-2. Il britannico ha combattuto fino a quasi la fine con Jan Solans ed ha avuto la meglio nelle ultime speciali complice il ribaltamento della Toyota dello spagnolo, che con grande caparbietà è comunque riuscito a terminare il rally in 2a posizione.

Per Greensmith nulla da dire. L’esperienza c’è e la velocità pure. Ora bisogna mantenerla anche nei prossimi round, senza disfarsi come l’anno scorso. Per Solans invece si conferma il fatto che va forte e che è un bel prospetto. Già le vittorie dell’anno scorso sullo sterrato avevano dato prova delle capacità dello spagnolo, che con questo primo Safari “quasi” vinto si possono ampiamente confermare.

Fabrizio Zaldivar, che non rischia e zitto zitto si prende il gradino più basso del podio. 23 punti nelle prime due gare del suo programma 2025 non sono male. La crescita continua.

4° posto per il polacco Daniel Chwist che sfrutta la costanza e le sfortune altrui, come quella di Oliver Solberg bloccato nel fesh-fesh il venerdì e costretto ad un magro 5°posto nonostante abbia dimostrato ancora una volta che lui è sempre (o quasi) il più veloce del lotto. Salva un weekend che avrebbe potuto affossare già a marzo la sua corsa per il titolo, portando comunque a casa 10 punti che non sono malissimo. Certo, rimane l’amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere, ovvero un’occasione clamorosa per racimolare 25 punti in assenza di una concorrenza troppo spietata.

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