Il 26 aprile 2009 la Toyota ebbe l’occasione di riscrivere la propria storia in Formula 1. Dopo anni di ingenti investimenti senza vittorie, il team giapponese sembrava finalmente destinato a conquistare il suo primo successo al Gran Premio del Bahrain. Eppure, ancora una volta, scelte strategiche discutibili condannarono la squadra a una cocente delusione.
Alla fine di quella stagione, Toyota annunciò il proprio ritiro dalla F1, chiudendo un’avventura durata otto anni e segnata da grandi spese e nessuna vittoria. Una vittoria in Bahrain avrebbe potuto cambiare il destino della squadra? Non lo sapremo mai. Quel giorno, però, sembrava tutto apparecchiato per il trionfo.
L’occasione perfetta
Jarno Trulli scattava dalla pole position — la prima “vera” pole conquistata dalla Toyota senza condizioni particolari come quelle di Indianapolis 2005 o Suzuka sotto la pioggia. Accanto a lui in prima fila c’era il compagno di squadra Timo Glock. Alle loro spalle, Sebastian Vettel con la Red Bull e Jenson Button con la Brawn GP. La stagione 2009, complice il famoso doppio diffusore, aveva rimescolato le carte: le squadre tradizionalmente dominanti come Ferrari, McLaren e Renault arrancavano, mentre nuove forze emergenti si contendevano i successi.
Al via Trulli e Glock mantennero la testa, mentre Button superava Vettel prima di perdere temporaneamente la posizione contro Hamilton, salvo riprendersela poco dopo. Da quel momento l’obiettivo di Button fu chiaro: mantenere pista libera davanti a sé per controllare le temperature della sua Brawn.

Strategia fallimentare
Toyota aveva impostato la gara con carichi di carburante leggeri, pianificando inizialmente una strategia a tre soste. Tuttavia, la paura di finire nel traffico spinse il team a cambiare in corsa verso due soste, montando le gomme dure nel secondo stint. Una mossa che si rivelò disastrosa: le gomme non performarono come previsto, causando un brusco calo di ritmo proprio nel momento cruciale.
Button, con più carburante a bordo e una gestione perfetta della sua strategia, riuscì a superare entrambe le Toyota dopo la sua prima sosta. “Pensavo avrebbero fatto tre soste, viste le loro difficoltà con i freni”, spiegò l’inglese. “Non è stato così, e questo ci ha aiutato enormemente”.

Trulli, nel frattempo, bloccava Vettel permettendo a Button di costruire un margine di sicurezza. Alla seconda sosta, Vettel riuscì finalmente a liberarsi della Toyota, ma ormai era troppo tardi. Button vinse con sette secondi di vantaggio su Vettel, mentre Trulli chiuse terzo, seguito da un deluso Glock settimo.
Occasione mancata
La delusione era palpabile nel box Toyota. “Avevamo la possibilità di vincere questa gara, quindi non possiamo che essere delusi”, ammise Pascal Vasselon, capo ingegnere del team. Errori di valutazione sui carichi di carburante, problemi nell’interpretazione dell’usura gomme e difficoltà impreviste avevano sabotato quella che poteva essere una giornata storica.
Jarno Trulli, riflettendo sulla stagione, disse: “Non riesco a spiegarmi come una macchina capace di fare la prima fila in Bahrain possa poi trovarsi in ultima fila a Monaco. È stata una stagione folle, piena di alti e bassi”.

La vittoria in Bahrain avrebbe potuto cambiare la storia della Toyota in Formula 1? Forse avrebbe convinto i vertici di Tokyo a mantenere il progetto in vita nonostante la crisi finanziaria. Invece, fu solo l’ennesima occasione persa. Un podio amaro, che rimane nella memoria come il simbolo perfetto dell’avventura incompiuta della Toyota in F1.
Alla fine, quel 26 aprile 2009 non rappresentò il momento di svolta sperato per i giapponesi. Fu invece un altro passo verso l’uscita di scena, mentre Jenson Button e la Brawn GP continuavano la loro corsa inarrestabile verso il titolo mondiale.
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