Antonio Giovinazzi continuerà a vestire il rosso Ferrari. Il pilota italiano ha ufficialmente rinnovato il proprio contratto con la casa di Maranello su base pluriennale, confermandosi al centro del progetto endurance del Cavallino Rampante. La notizia è stata resa nota oggi, 8 luglio 2025, direttamente dalla Scuderia.

WEC | Le Mans–Spa, come si preparano due 24 ore? Parola a Pier Guidi…

La distanza ravvicinata tra le due maratone endurance cambia tutto: tempi ristretti, recupero limitato e un carico mentale senza precedenti. Alessandro Pier Guidi racconta cosa significa davvero prepararsi per Le Mans e Spa nel 2025

Giugno di fuoco

La 24 Ore di Le Mans 2025 è dietro l’angolo (15-16 giugno), ma in molti hanno già lo sguardo rivolto a Spa (28-29), dove si tornerà in macchina appena due settimane dopo, per un’altra gara di fatica, strategia e sopravvivenza. Molti piloti, come Alessandro Pier Guidi, le correranno entrambe sapendo sin dall’inizio che questa sequenza non è solo una sfida in pista ma anche, soprattutto, fisica e mentale. Lo stesso pilota infatti nel weekend del GTWC, appena passato, ai colleghi di Fuoritraiettoria dichiara.

“Diciamo che non è ideale, era meglio quando la 24 ore di Spa era alla fine di luglio, perché avevi più tempo di staccare tra una 24 ore e l’altra. Le Mans è molto impegnativa, più dal punto di vista mentale che fisico sinceramente, perché stai lì via quasi 10-12 giorni…”

Ottimizzare i tempi

Una preparazione compressa, tra voli, briefing, simulazioni, e quel poco riposo da trovare nei ritagli. Ormai l’endurance è diventata anche una questione di sopravvivenza logistica. I tifosi vedono solo le 24 ore mentre i piloti vivono almeno dieci giorni. Chi partecipa lo sa: tra il Test Day, il media day, la parata a Le Mans e tutte le attività collaterali, si dorme poco e si pensa tanto. Pier Guidi non è tipo da lamentarsi, ma è diretto affermando. “Cerchiamo di fare il massimo, ma poi dobbiamo recuperare. E staccare un po’ la spina, anche quando sei lì. Non abbiamo grandi possibilità di scelta, dobbiamo far così.”

Il fatto è che il corpo, forse, regge ma la mente, quella sì che rischia il cortocircuito. A maggior ragione per chi si trova a gestire stint lunghi, condizioni mutevoli, doppi turni di guida notturni, e la pressione che a Le Mans non molla mai.

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Fisico d’acciaio

La preparazione inizia mesi prima. Tutti i piloti che affrontano Le Mans o Spa hanno un programma fisico specifico: non si tratta solo di resistenza, ma anche di tenuta muscolare.

L’obiettivo? Essere capaci di fare due, tre, anche quattro stint da un’ora e mezza con pochissimo riposo, mantenendo precisione e lucidità in ogni singolo momento di gara. Molti si allenano anche con simulazioni indoor, dove si alternano a fasi di guida al simulatore con esercizi fisici mirati per simulare la fatica mentale e fisica accumulata in gara. Alcuni, come Raffaele Marciello o Dries Vanthoor, arrivano a fare test di guida in condizioni simulate di deprivazione del sonno, per imparare a gestire meglio la stanchezza.

Reset ma quando?

Il tempo non basta, e allora si lavora sui micro-recovery, strategie di gestione del sonno, sessioni mirate in simulatore e focus mentale. Non si tratta solo di correre, ma di arrivare lucidi al via. Soprattutto dopo due settimane nel tritacarne francese.

La resistenza è mentale

“Anche quando sei lì, cerchi di riposare il più possibile”, continua Pier Guidi. “Perché Le Mans non è solo la gara, è tutto quello che c’è prima.” Ed è proprio qui che il motorsport moderno sta cambiando: si corre tutto l’anno, ma le 24 Ore contano il doppio e chi le affronta una dopo l’altra, non può più permettersi di pensare in modo tradizionale. Ogni dettaglio dall’alimentazione alla gestione del tempo nei giorni off è parte integrante della performance.

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