La distanza ravvicinata tra le due maratone endurance cambia tutto: tempi ristretti, recupero limitato e un carico mentale senza precedenti. Alessandro Pier Guidi racconta cosa significa davvero prepararsi per Le Mans e Spa nel 2025
Giugno di fuoco
La 24 Ore di Le Mans 2025 è dietro l’angolo (15-16 giugno), ma in molti hanno già lo sguardo rivolto a Spa (28-29), dove si tornerà in macchina appena due settimane dopo, per un’altra gara di fatica, strategia e sopravvivenza. Molti piloti, come Alessandro Pier Guidi, le correranno entrambe sapendo sin dall’inizio che questa sequenza non è solo una sfida in pista ma anche, soprattutto, fisica e mentale. Lo stesso pilota infatti nel weekend del GTWC, appena passato, ai colleghi di Fuoritraiettoria dichiara.
“Diciamo che non è ideale, era meglio quando la 24 ore di Spa era alla fine di luglio, perché avevi più tempo di staccare tra una 24 ore e l’altra. Le Mans è molto impegnativa, più dal punto di vista mentale che fisico sinceramente, perché stai lì via quasi 10-12 giorni…”


Ottimizzare i tempi
Una preparazione compressa, tra voli, briefing, simulazioni, e quel poco riposo da trovare nei ritagli. Ormai l’endurance è diventata anche una questione di sopravvivenza logistica. I tifosi vedono solo le 24 ore mentre i piloti vivono almeno dieci giorni. Chi partecipa lo sa: tra il Test Day, il media day, la parata a Le Mans e tutte le attività collaterali, si dorme poco e si pensa tanto. Pier Guidi non è tipo da lamentarsi, ma è diretto affermando. “Cerchiamo di fare il massimo, ma poi dobbiamo recuperare. E staccare un po’ la spina, anche quando sei lì. Non abbiamo grandi possibilità di scelta, dobbiamo far così.”
Il fatto è che il corpo, forse, regge ma la mente, quella sì che rischia il cortocircuito. A maggior ragione per chi si trova a gestire stint lunghi, condizioni mutevoli, doppi turni di guida notturni, e la pressione che a Le Mans non molla mai.

Fisico d’acciaio
La preparazione inizia mesi prima. Tutti i piloti che affrontano Le Mans o Spa hanno un programma fisico specifico: non si tratta solo di resistenza, ma anche di tenuta muscolare.
L’obiettivo? Essere capaci di fare due, tre, anche quattro stint da un’ora e mezza con pochissimo riposo, mantenendo precisione e lucidità in ogni singolo momento di gara. Molti si allenano anche con simulazioni indoor, dove si alternano a fasi di guida al simulatore con esercizi fisici mirati per simulare la fatica mentale e fisica accumulata in gara. Alcuni, come Raffaele Marciello o Dries Vanthoor, arrivano a fare test di guida in condizioni simulate di deprivazione del sonno, per imparare a gestire meglio la stanchezza.
Reset ma quando?
Il tempo non basta, e allora si lavora sui micro-recovery, strategie di gestione del sonno, sessioni mirate in simulatore e focus mentale. Non si tratta solo di correre, ma di arrivare lucidi al via. Soprattutto dopo due settimane nel tritacarne francese.
La resistenza è mentale
“Anche quando sei lì, cerchi di riposare il più possibile”, continua Pier Guidi. “Perché Le Mans non è solo la gara, è tutto quello che c’è prima.” Ed è proprio qui che il motorsport moderno sta cambiando: si corre tutto l’anno, ma le 24 Ore contano il doppio e chi le affronta una dopo l’altra, non può più permettersi di pensare in modo tradizionale. Ogni dettaglio dall’alimentazione alla gestione del tempo nei giorni off è parte integrante della performance.
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