Le gomme full wet Pirelli, progettate per drenare oltre 85 litri d’acqua al secondo, non sono state utilizzate a Silverstone: troppa acqua sollevata e visibilità ridotta, nonostante la pioggia intensa, preoccupano i team.
A Silverstone la pioggia e le imprevedibili condizioni climatiche hanno fatto da protagoniste, rendendo la gara ed il weekend nel suo complesso una grande incognita per quel che riguarda le strategie. La vittoria è andata a una brillante McLaren, con Lando Norris davanti al compagno di squadra e a un sorprendente Nico Hülkenberg, in una gara dominata dal classico tempo “British”, capace di cambiare volto da un momento all’altro.
Intermedie preferite alle full wet:
La pista si è presentata inizialmente bagnata ma il pallido sole ha ridato fiducia ai team, con alcuni dei protagonisti che hanno scelto di passare da gomma intermedia a gomma slick dopo appena il giro di formazione. Una scelta audace, presto rimessa in discussione da nuovi aggiornamenti meteo: la pioggia era destinata a tornare, e con una certa intensità.

Dopo pochi minuti infatti i team hanno avvisato i loro alfieri dell’arrivo di una pioggia che sarebbe stata particolarmente intensa. Al giro 12 infatti sono iniziati i pit stop e qui la gomma full wet è stata la grande assente. Nonostante le previsioni e le segnalazioni dai piloti confermassero l’arrivo di un acquazzone, nessuna squadra ha optato per la gomma da bagnato estremo, preferendo restare sulle intermedie.
La scelta è stata spiegata anche in diretta: i pneumatici full wet, oggi, sono così performanti nel drenare acqua da sollevare vere e proprie “pareti” d’acqua, rendendo la visibilità pericolosamente scarsa.
Infatti le scanalature presenti sulle gomme da bagnato estremo sono state studiate in modo tale da espellere fino a 85 litri al secondo ad una velocità di 300 km/h. Lo scopo è quello di evitare il tanto temuto fenomeno dell’aquaplaning.
L’analisi di Mario Isola:
Mario Isola, direttore del reparto motorsport Pirelli, ha commentato il weekend e nello specifico queste scelte strategiche.

“Come era già successo l’anno scorso, quattro dei cinque compound disponibili sono stati utilizzati. È un peccato non aver visto la Full Wet in azione. Sarebbe stato interessato vedere il livello di performance rispetto alla gomma intermedia che è stata la più utilizzata in gara. Ovviamente ci sono stati graining e degrado significanti, entrambi legati alle condizioni della pista. I piloti sono comunque riusciti a gestire le gomme nel corso del Gran Premio”.
Test per il 2026:
Mario Isola ha poi commentato i test in ottica 2026 che si terranno nei prossimi giorni. Lo scopo è proprio quello di studiare al meglio le mescole per l’anno prossimo.
“Il nostro lavoro a Silverstone non è ancora finito. Martedì e mercoledì saremo in pista con Sauber e Aston Martin per dei test di sviluppo con le gomme per il 2026. Al volante ci saranno Gabriel Bortoleto, Lance Stroll e Felipe Drugovich”.

Il Gran Premio di Silverstone ha messo ancora una volta in luce quanto il meteo possa influenzare ogni aspetto della Formula 1 moderna, trasformando una gara apparentemente lineare in una complessa partita a scacchi tra team, piloti e addetti alle strategie.
In questo Gran Premio la gestione degli pneumatici e delle condizioni mutevoli ha fatto la differenza, premiando chi ha saputo interpretare meglio il tracciato, già particolarmente tecnico, le sue caratteristiche. Con i test in programma nei prossimi giorni, lo sguardo si sposta già verso il futuro: Pirelli continua a lavorare per garantire prestazioni, sicurezza e spettacolo in vista della nuova era regolamentare del 2026.
Nell’epoca in cui gli interessi e le preoccupazioni di un’intera stagione sono rivolti al tanto discusso Budget Cap e dei valori green, per un futuro più sostenibile, a cui questa generazione tanto tiene, è importante trovare una soluzione.

