Attraverso le parole di Jérôme D’Ambrosio, si scopre una Ferrari fatta di emozione, tradizione e impegno quotidiano, dove ogni dettaglio riflette la passione di un team che vive per le corse.
Per ogni appassionato di sport motoristici, la Ferrari non è soltanto una squadra di Formula 1: è un’istituzione, un mito, un simbolo che attraversa decenni di storia automobilistica. Ed anche una grande ambizione. Il Cavallino Rampante è un emblema di eccellenza italiana, e vivere da dentro questa realtà è un’esperienza che va oltre la semplice dimensione lavorativa. Lo testimoniano le parole di Jerome D’Ambrosio, che raccontano l’anima della Ferrari, fatta di tradizione, pressione, emozione e spirito di squadra.

“Per ogni appassionato di sport motoristici, la Ferrari è un marchio che rappresenta gran parte della storia della Formula 1 e dell’automobile. Il primo giorno, quando arrivi alla Ferrari, è speciale“, ha così esordito il dirigente sportivo belga.
L’ambiente Ferrari:
In occasione del Gran Premio del Belgio, l’ex pilota ha rilasciato un’intervista all’emittente RTBF in cui racconta di questa sua esperienza in rosso, ancora ai primi mesi di lavoro.
D’Ambrosio si è subito soffermato su Maranello, che per i tifosi non è solo una sede, ma un microcosmo in cui ogni angolo ed ogni discussione è permeata di Formula 1. La scuderia è viva all’interno della città e della gente e la pressione che deriva da questa vicinanza è, al tempo stesso, stimolo e responsabilità per chi ne fa parte.

“A Maranello, arrivi in una città che vive intorno al team. È unica. Quando prendi un caffè lì, si parla dell’ultima gara o del fine settimana con molta passione. Fa parte della vita del team, bisogna saperlo gestire. Per noi è importante essere concentrati sul lavoro, su come migliorare e sulle cose buone. Il resto è una realtà del team e bisogna convivere con esso.”
Ricordiamo inoltre che D’Ambrosio ha lavorato per alcuni anni in Mercedes, fedele ingegnere al fianco di Toto Wolff, prima di seguire Lewis Hamilton a Maranello. Un ambiente dunque particolarmente diverso da quello trovato in Italia, sia per cultura che per abitudini e modalità di lavoro, come difatti sottolineato più volte dallo stesso sette volte iridato.
Entusiasmo in pista e fuori:
Nonostante un inizio di stagione altalenante, l’entusiasmo tra i membri della squadra di certo non manca. Il belga, che ha disputato due stagioni in Formula 1, nel 2011 e nel 2012, ha quindi sottolineato che, anche per chi ha lasciato l’abitacolo per lavorare al muretto, si continua a vivere la gara come se fosse ancora a bordo.
Inoltre in questi mesi il classe 1985 sta lavorando al fianco dei piloti per perfezionare alcuni dettagli della monoposto, tra cui il bilanciamento; anche questo fattore rappresenta per lui una motivazione aggiuntiva.

“Amo quello che faccio, adoro lavorare con Fred e tutto il team. Sono molto felice. Vivo la gara come se fossi al volante, con tanta passione e determinazione. Inizialmente, il mio cuore non deve essere lontano da 160 o 170 battiti perché c’è la stessa intensità. Vincere al volante o dal muretto è la stessa sensazione. Sono molto felice di essere passato da un lato all’altro della barriera senza sentire una mancanza. Sono molto fortunato, è importante per me darmi al 200% in quello che faccio. Con questa filosofia, sto cercando di avere ancora buoni momenti nella gara auto”.
La Ferrari continua quindi a rappresentare un punto di riferimento nel mondo della Formula 1, non solo per i risultati in pista, ma anche per la cultura e l’identità che caratterizzano il team. E le parole di Jerome D’Ambrosio lo testimoniano.

