Il crollo delle prestazioni e le pressioni interne hanno portato alla clamorosa uscita di scena di Christian Horner, cambiando il volto della scuderia austriaca. Marko spiega i motivi dell’addio ed il futuro di Mekies.
Come un fulmine a ciel sereno, la notizia dell’addio di Christian Horner, lo scorso 9 luglio, ha scosso il paddock della Formula 1. Con effetto immediato, il britannico è stato così sollevato dall’incarico di team principal e di CEO dopo più di vent’anni passati alla guida della Red Bull.

Tuttavia, a distanza di settimane, i contorni di questo licenziamento restano sfumati. Come si è giunti a una decisione così drastica? E soprattutto, chi l’ha realmente voluta? Gli interrogativi sono numerosi e coinvolgono anche la famiglia Verstappen che, secondo alcune fonti vicine alla scuderia, avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che marginale nell’allontanamento di Horner.
Calo prestazionale:
E ancora, è stata una scelta maturata nel tempo (date anche le varie vicende che hanno riguardato Horner, tra cui lo scandalo con la dipendente) o un fulmine improvviso? Il suo addio è stato più volte messo in discussione, ,ma su tutti questi punti interrogativi ha voluto fare chiarezza Helmut Marko, consulente di casa Red Bull, ai microfoni di Sky Deutschland.

“Lo abbiamo subito ringraziato per gli ultimi 20 anni e per gli otto titoli mondiali. Il licenziamento è stato una conseguenza di vari fattori, ma principalmente hanno influito le prestazioni che non sono state quasi mai positive ultimamente“.
Dopo un 2023 da dominatori e un brillante inizio di stagione 2024 (con 28 vittorie nelle ultime 32 gare), la Red Bull ha iniziato a perdere terreno. Complici l’addio di Adrian Newey e la crescita esponenziale della McLaren, che, in pochi mesi, ha colmato il gap ed è diventata la vettura dominante, il team austriaco ha faticato a mantenere il vantaggio tecnico.

Nelle ultime 27 gare, Red Bull ha conquistato solo quattro successi, mentre Max Verstappen è ormai destinato a cedere il trono iridato: il distacco dal leader del mondiale, Oscar Piastri, è salito a 81 punti, un gap che riflette la crisi prestazionale della squadra in pista.
“Olivier Mintzlaff (amministratore delegato del gruppo Red Bull) ha preso la decisione, l’abbiamo condivisa con Christian il martedì successivo alla gara di Silverstone, a Londra”, ha poi spiegato Marko.
Il ruolo di Mekies:
A raccogliere l’importante eredità lasciata dal dirigente sportivo britannico è subentrato Laurent Mekies, che dal 2024 era Team Principal per Racing Bulls, squadra satellite della scuderia austriaca. Come sottolineato da Marko, l’attenzione principale del francese sarà rivolta alle corse e non avrà i medesimi compiti di Horner.

“Fortunatamente siamo poi riusciti a nominare Laurent Mekies, anche se avrà molte meno responsabilità rispetto a Horner e il principale obiettivo sarà la gestione sportiva”, ha sottolineato il consulente austriaco.
Un nuovo capitolo:
L’addio di Christian Horner segna una svolta epocale per Red Bull Racing. Dopo oltre due decenni di successi, la scuderia si ritrova ora a dover ridefinire il proprio assetto tecnico e manageriale in un momento delicatissimo della stagione, in cui la lotta per il secondo posto nel mondiale costruttori resta accesissima e con ancora tanti colpi di scena possibili. L’arrivo di Laurent Mekies inaugura una nuova fase, con una leadership più snella e orientata alla pura gestione sportiva, mentre sullo sfondo restano interrogativi e tensioni non ancora del tutto chiariti.
In un campionato in continua evoluzione, con avversari in forte crescita come McLaren, la capacità di reagire in fretta sarà fondamentale per evitare che una stagione opaca si trasformi in una crisi strutturale. Il futuro di Red Bull è tutt’altro che scritto — e il modo in cui il team affronterà questa transizione sarà decisivo per comprenderlo.

