Un titolo che sembrava essere nelle mani di Will Power, la sorpresa, il più costante ed il più talentuoso protagonista della stagione 2010 dell’IndyCar. Sembrava tutto apparecchiato per l’australiano di casa Penske, ma…
Nel primo episodio di questa nuova rubrica, andiamo ad esaminare come si può passare da campione mondiale a campione di rimpianti in un attimo, gettando all’aria mesi e mesi di lavoro per ottenere quel successo tanto desiderato, come un titolo IndyCar.
Oggi andiamo a vedere come un giovane talento emergente proveniente da terre lontane come l’Australia, sia riuscito a non trionfare nel 2010, venendo beffato proprio all’ultima gara, mentre si stava preparando agli allori, con alle spalle una stagione che lo aveva visto in testa alla classifica per gran parte della stagione.
Chi può fermare il duo Ganassi ?
La stagione precedente a quella di cui stiamo per narrare, ovvero quella del 2009, era stata contraddistinta da un’accesissima lotta al titolo tra 3 concorrenti: Dixon, Franchitti e Briscoe.
Proprio i primi 2, gli alfieri Ganassi, arriveranno poi all’ultima gara della stagione, all’Homestead di Miami, fianco a fianco per la lotta al titolo iridato. A spuntarla alla fine fu Franchitti, andando a conquistare il suo secondo titolo in carriera, dopo quello del 2007 con Andretti.
Alla vigilia della stagione successiva, tutti i favori dei pronostici erano rivolti a loro 2, considerati i veri e propri uomini da battere nel 2010. Non c’è da meravigliarsi di ciò, infatti il team di Chip disponeva di un vero e proprio “Dream-team”.

Sia il britannico che in neozelandese avevano vinto due titoli IndyCar, ed erano riusciti anche ad imporsi nella leggendaria Indy500, con Franchitti nel 2007 e Dixon l’anno dopo.
Per cui ci si aspettava di vederli nuovamente battagliare insieme per la corona d’alloro, senza però escludere dalla lotta al titolo anche il team Penske, probabilmente l’unica squadra in grado di tenere il passo dei Ganassi.
Le gerarchie nella squadra del Capitano
Il team Penske si presentava all’inizio della stagione 2010 dell’allora “Izod IndyCar Series” con ben 3 vetture, guidate rispettivamente da Hélio Castroneves, Ryan Briscoe e Will Power.
I primi 2 erano già dei nomi ben conosciuti all’interno del paddock: il brasiliano esattamente nella stagione prima aveva ottenuto la sua terza Indy500 della carriera, anche se non era ancora riuscito a mettere in tasca un campionato, mentre l’asutraliano nel 2009 si era giocato il titolo fino alla fine, salvo poi perdere la leadership ad una gara dalla fine e terminando terzo.

Anche Will Power era un nome già parecchio trafficato tra i giornalisti, anche se non aveva ancora ottenuto negli States dei risultati troppo rilevanti da essere considerato un potenziale outsider. Nei 3 anni trascorsi nella Champ Car era riuscito nel 2007 a terminare quarto.
Il momento più significativo della carriera arriva nel 2009, quando venne assunto da Penske dopo l’accusa a Castroneves per evasione fiscale. In quella stagione non disputò tutte le gare, ma riuscì lo stesso ad imporsi ad Edmonton. Purtroppo subì un infortunio nelle qualifiche a Sonoma, impedendoli di terminare la stagione.
Nonostante il triste epilogo, Power riuscì a rimettersi in forma per l’inizio della stagione successiva, che lo vedrà come uno dei principali protagonisti.
Il 2010 sarebbe stata la sua prima stagione col team del Capitano a tempo pieno, per cui vista la notevole esperienza dei suoi compagni di squadra, pareva abbastanza ovvio che venisse considerato come il pilota più indietro nelle gerarchie all’interno del team, anche se presto le cose inizieranno a cambiare.
L’inizio col botto
La gara iniziale si tenne in Brasile, dove andò in scena per la prima volta la Indy San Paolo 300. Il campione uscente Franchitti ottenne il tempo più veloce in qualifica, mentre Power scattò dalla P5.
Il pilota australiano riuscì a gestire perfettamente la gara, evitando il grande caos in curva 1. Grazie ad un’ottima strategia del muretto, Power nel finale andò all’attacco di Ryan Hunter-Ray, sorpassandolo e andando a vincere la gara inaugurale del 2010.
La gara successiva si tenne a St. Petersburg, dove l’alfiere Penske continuò da dove aveva lasciato in Brasile, ottenendo la partenza dal palo in Florida.
La gara questa volta per lui fu meno movimentata rispetto alla prima, rimanendo in testa per la maggior parte della corsa e andando a trionfare per la seconda volta consecutiva. Vincere per due volte di fila non è mai una cosa banale in IndyCar, visto che soltanto 2 piloti dopo di lui ci riuscirono: Scott Dixon nel 2020 e Alex Palou nel 2025, mentre prima di lui l’ultimo era stato Sam Hornish Jr nel 2001.

Dopo questa gara, Power aveva già un bel bottino di punti in classifica, avendo 44 punti in più rispetto a Wilson, Franchitti e Hunter-Ray.
Anche a Barber confermerà la sua forma smagliante ottenendo la pole, ma in gara terminò soltanto quarto, con il suo compagno Castroneves che vinse e accorciò il gap in classifica a -32.
Cambia la pista ma non il risultato, infatti Power calò il tris di pole consecutive anche a Long Beach. Anche in questo appuntamento però in gara le cose cambiarono, infatti dopo aver condotto ben 19 giri si dovette accontentare del terzo posto.
Nonostante ciò riuscì ad allungare in classifica, portando a 42 i punti di vantaggio su Castroneves dopo 4 gare.
Franchitti inizia la sua scalata ad Indianapolis
Al Kansas Speedway si entra nel vivo della stagione, dove va in scena il primo ovale della stagione, i quali saranno il vero tallone d’Achille per Will Power in questa stagione.
Infatti se negli stradali è sempre riuscito ad ottenere risultati eccezionali, dominando in lungo e in largo in alcuni round, negli ovali non otterrà mai risultati davvero rilevanti.
Il quinto round stagionale vedrà la prima vittoria stagionale di Dixon, il quale vincerà davanti al compagno Franchitti, che dal mese di Maggio diventerà una vera insidia per Power.

Proprio l’asutraliano chiuderà soltanto in dodicesima posizione, a 2 giri dal leader, rimanendo però in testa alla classifica con 26 lunghezze sul neozelandese di Ganassi.
L’appuntamento successivo fu la 94esima edizione della 500 Miglia d’Indianapolis, dove Penske si dimostrò veloce in qualifica, con Castroneves in pole davanti a Power e con Franchitti subito alle loro spalle.
Proprio il britannico si aggiudicò la sua seconda Indy500, mentre Power raccolse una significativa ottava posizione finale. Ora però i punti che lo separano dal rivale sono solo 11.

Il settimo appuntamento si tenne al Texas Speedway, terzo ovale di fila, dove Power si confermò veloce nelle prove, riuscendo a partire dalla terza posizione. In gara l’australiano sembrava in grado di poter ottenere un buon risultato, visto che per gran parte della sua durata si trovava in seconda posizione.
Sfortunatamente Simona de Silvestro andò a sbattere contro il muro, portando dei detriti in pista, che furono puntualmente raccolti dalla vettura #12 di casa Penske. Power fu costretto a tornare al pit per le varie riparazioni, che lo costrinsero a terminare solo in P14.
Franchitti chiuse quinto, e questo risultato andava a ribaltare la situazione in classifica, visto che ora era il britannico di Chip Ganassi in testa con soli 3 punti di margine su Power.
L’australiano non tarderà a riprendersi la leadership, visto che In Iowa conquisto la prima pole position su un ovale. Dopo che perse la testa dopo 32 giri, non fu più in grado di lottare per la vittoria, terminando quinto.

A Franchitti non andò meglio, visto che fu l’ultima vettura al traguardo, passando sulla bandiera a scacchi solo in diciottesima posizione. Dopo questa gara Power tornò in testa, con un vantaggio di 11 punti su Dixon e 14 sull’altro pilota Ganassi.
La lotta al titolo si infiamma, inizia lo scontro diretto POWER VS FRANCHITTI
Dopo 4 ovali consecutivi Power può finalmente tornare a sorridere, visto che in programma erano previsti ben 5 circuiti stradali/cittadini di seguito, tracciati dove Power poteva esprimere al meglio il proprio talento, cosa che ovviamente fece.
La prima gara si tenne a Watkins Glen, dove l’australiano si prese di forza la pole, che alla Domenica convertì nella terza vittoria stagionale. Il pilota Penske inoltre riuscì a portare a 32 i punti di vantaggio su Franchitti, il quale chiuse la gara sul gradino più basso del podio.

A Toronto Power non riuscì ad imporsi al Sabato, ma fu comunque in grado di partire dalla prima fila affianco Justin Wilson. Dopo gran parte del tempo passato dietro al pilota della Dreyer&Reinbold Racing, alla ripartenza lo superò con una superlativa manovra dall’esterno e ritornò in Victory Lane.
Franchitti limitò i danni, chiudendo proprio dietro di lui, ma il distacco dall’australiano in classifica era di ben 42 punti, un numero che sembrava proiettare Power verso il titolo.
Per l’undicesima gara ci tocca spostarci in Canada, ad Edmonton, dove se avesse puntato dei soldi sulla pole di Power, probabilmente ora vi ritrovereste con le tasche piene, visto che accadde proprio ciò.
L’australiano condusse in testa gran parte della corsa, ma venne poi superato da Castroneves, il quale sembrava avere la gara nell proprie mani.
A 6 giri dalla fine però, in seguito ad una caution, Power cercò di attaccare il compagno, che letteralmente lo bloccò, facendoli perdere la posizione su Dixon e inevitabilmente la gara.

Se volete approfondire di più la faccenda di quella gara al quanto controversa, vi lascio questo link, visto che per la nostra narrazione non mi sembra opportuno dedicare troppo tempo a quel round.
Ovviamente il brasiliano venne penalizzato, e a vincere fu Dixon, con Power che terminò dietro di lui tra le polemiche, e Franchitti chiuse il podio. Nonostante la mossa non proprio sportiva del compagno, Power uscì dal Canada con ben 50 punti su Franchitti, un cospicuo bottino visto che mancavano solo 6 gare.
In Mid-Ohio la musica non cambia nelle qualifiche, con Power che ottenne la settima pole stagionale davanti al suo rivale, nonostante un brutto incidente nelle prove.
Il pilota Penske condusse solo 25 giri in testa, infatti dopo che perse la testa ai danni di Franchitti, non fu in grado di tornare davanti, terminando secondo. Il campione in carica mise in tasca la sua seconda vittoria stagionale, riducendo a 41 il gap in campionato.

L’ultimo circuito stradale in programma era a Sonoma, dove Power conquistò la pole, proprio nella pista che l’anno prima l’aveva costretto ad un lungo stop per infortunio.
In gara non c’è ne per nessuno, con l’australiano che si assicura la sua quinta vittoria stagionale, trionfando in solitaria davanti a Dixon e Franchitti. Per quanto riguarda il campionato, sembrerebbe essere tutto in discesa, visto che conduce con ben 59 punti di vantaggio.
Le ultime 4 gare da disputare erano tutte in circuiti ovali, i quali fermarono la cavalcata inarrestabile dell’australiano, consentendo a Franchitti di tornare prepotentemente in lotta per il titolo.
Il calvario negli ovali
Il primo ovale della serie era il Chicagoland Speedway, in apparenza molto simile a quello in Kansas, dove Power era stato parecchio in difficoltà. Ma non è questo il caso, infatti l’australiano si rivelerà davvero competitivo in qualifica, ottenendo una terza posizione alla partenza.
In gara confermerà il suo ritmo ferreo, riuscendo anche a stare in testa per 17 giri, ma nel finale risentirà di problemi sulla gestione del carburante, costringendolo a rallentare e a finire soltanto in sedicesima posizione.

La peggior notizia non è questa, poiché Franchitti taglierà il traguardo per primo in Illinois, accorciando pesantemente in classifica, con solo 23 punti da colmare a 3 gare dal termine.
In Kentucky Power confermerà la sua velocità, infatti dopo una partenza dalla seconda casella, riuscirà a stare in testa per 83 giri, ma a causa di un pit stop lento, la sua gara prenderà un’altra piega.
In quel Gran Premio quasi tutti ebbero problemi nel gestire il carburante, essendo costretti a fare uno “Splash of fuel” nel finale. L’australiano terminerà solo ottavo, mentre il collega con la vettura #10 di Ganassi concluderà in P5, riducendo il gap in classifica a soli 17 punti a 2 gare dalla fine.
Per il penultimo round stagionale, l’IndyCar dovette spostarsi dagli States per la quarta volta, ma in questo caso la destinazione non era il Canada o il Brasile, ma bensì la terra del Sol Levante, dove si sarebbe disputata la “Indy Japan 300” nell’iconico ovale di Motegi.

In qualifica i 2 contendenti al titolo si scandirono la terza e la quarta posizione, ed alla Domenica ebbero modo di battagliare e di studiarsi per tutta la durata della gara. Franchitti chiuse secondo, con Power sul gradino più basso del podio, limitando i danni dallo scozzese.
Per quanto riguarda il tema Campionato Piloti, tutti i discorsi sarebbero stati rimandati all’ultima gara, all’Homestead di Miami, dove Power e Franchitti si sarebbero giocati il titolo.
L’atto finale e lo psicodramma Power
Per il secondo anno di fila, il titolo piloti dell’IndyCar Series sarebbe stato assegnato nel leggendario ovale in Florida, dove Power poteva vincere il suo primo campionato, mentre Franchitti poteva aggiudicarsi il terzo.
Il distacco è di soli 12 punti tra i due contendenti, per cui ci si aspetta uno spettacolo degno del biglietto, con i protagonisti pronti a gettare il cuore oltre all’ostacolo per portare a casa la coppa del vincitore.
Nell’ultima sessione di qualifica della stagione, Franchitti ottiene la pole, mandando un chiaro segnale a Power, che non abbassa i giri del motore, visto che scatterà dalla terza casella, così facendo potrà osservare da vicino l’acerrimo rivale. Tutto è pronto per l’ultimo imperdibile appuntamento stagionale.

POWER VS FRANCHITTI, chi la spunterà ?
All’ inizio dell’ultimo atto si deduce che i compagni di squadra possono giocare un ruolo cruciale, visto che le due Ganassi subito si metteranno al comando, con Dixon inizierà a fare il bodyguard di Franchitti, il quale rimarrà in testa per 42 giri.
Anche gli alfieri di casa Penske entreranno in azione, con Ryan Briscoe che inizierà a battagliare per la leadership, mentre Power inizierà la risalita, dopo essere stato ancorato a lungo in nona posizione, ancora incosciente di cosa il destino ha riservato per lui.
Al giro 135 il destino del campionato cambierà radicalmente, visto che uno dei 2 contendenti colpirà il muro, mettendo fine alle proprie speranze di successo.
Se avete letto il titolo dell’articolo, indubbiamente saprete chi tra i due avversari ha buttato via una stagione intera per colpa di una singola sbavatura…. ovviamente parliamo di Will Power.
L’australiano, mentre era a caccia di Ryan Hunter-Ray, è stato preso in inganno dall’aria sporca della sua Andretti, andando fuori traiettoria e andando a colpire il muro.

La vettura #12 di Penske riuscirà a tornare al box, dove verrà a galla un danno alla sospensione. La macchina sarà riportata all’interno dei box, dove i meccanici riusciranno a farla tornare in pista abbastanza rapidamente, ma Power non concluderà neanche un giro completo, visto che ritornerà in pit lane a causa di danni allo sterzo, che lo costringeranno ad alzare bandiera bianca.
A quel punto il destino del campionato e della stagione passò nelle mani di Franchitti, che al momento dell’incidente del rivale era saldamente in testa.
Dopo aver saputo del fatto che il suo rivale era out, Franchitti si limitò a passare sotto la bandiera a scacchi in modo da essere campione, senza preoccuparsi troppo della gara e della vittoria.
Il britannico di Chip Ganassi terminò solo in ottava posizione, e per soli 5 punti divenne un 3 volte Campione IndyCar, dopo i titoli del 2007 e del 2009.

IndyCar, Formule minori, Formula E e tanto altro ancora...

