“Futuro scarico di opportunità”. Un Leclerc visibilmente amareggiato e demoralizzato ed una Ferrari che al momento non gli offre spiragli di successi e vittorie. Cosa succede al Predestinato? L’analisi di Giorgio Terruzzi.
Il Gran Premio di Monza si è chiuso con un’altra delusione in casa Ferrari. Davanti al pubblico di casa, pronto a spingere la Rossa verso un’impresa, il team di Maranello non è riuscito a replicare il trionfo dello scorso anno, né tantomeno a conquistare un posto sul podio.

I due alfieri della Rossa, Leclerc ed Hamilton, hanno chiuso rispettivamente al quarto e sesto posto. Un risultato che lascia l’amaro in bocca, dopo una stagione deludente e con poche soddisfazioni.
Aria di crisi:
Al di là dei numeri, a colpire nel weekend brianzolo è stato soprattutto l’atteggiamento di Charles Leclerc. Sempre più visibilmente stanco, provato, svuotato. Nonostante un passo gara migliore delle aspettative e l’incontenibile affetto dei Tifosi, il volto del monegasco raccontava più di quanto le sue parole abbiano lasciato trapelare.
Un atteggiamento che non è passato in osservato, in modo particolare al giornalista italiano Giorgio Terruzzi.
Sulle pagine del Corriere della Sera e nel suo podcast “Terruzzi Racconta”, il giornalista ha posto sotto i riflettori sul comportamento del monegasco, che in tutti i modi lascia trasparire una certa amarezza.

“Le parole, pur trattenute, mostrano un ragazzo che non ce la fa ad accettare una rassegnazione, mentre le espressioni, la postura, il tono della voce, svelano un ragazzo arreso di fronte a un presente smorto, a un futuro scarico di opportunità, ormai provato da una lunga storia d’amore che non funziona, non produce gioia, allegria. Sì, certo, l’affetto dei tifosi, una popolarità enorme, ma vederlo così, alla fine di ogni gara, viene in mente un marito che non sa più come fare per tenere in piedi il matrimonio in crisi. Si augura, spera ma non ci crede davvero”.
Il ritratto tracciato da Terruzzi è quello di un pilota innamorato del progetto Ferrari, ma sempre più frustrato da una relazione che sembra dare molto meno di quanto prometta. Un legame profondo, viscerale, ma che oggi mostra tutte le crepe di una fiducia logorata dal tempo e dai fallimenti.
Poche possibilità di lotta:
Terruzzi va oltre la cronaca del weekend e scava nel vissuto sportivo di Leclerc, mettendo in luce il paradosso di un talento cristallino costretto a rincorrere. Cresciuto fianco a fianco con Max Verstappen, il monegasco era stato indicato da molti come il naturale rivale del campione olandese, un duello tra predestinati destinato a scrivere una nuova era della Formula 1. Ma la storia, finora, ha preso un’altra piega.
“Charles è cresciuto con Verstappen. Talenti assoluti che, secondo ogni osservatore, avrebbero dominato la scena per chissà quanto, in F1. È Leclerc, dovrebbe essere lui, l’antagonista di Verstappen. Ma questa sfida è comparsa per una manciata di giri, di minuti. Scelte, due destini separati, due modalità diverse di crescere, con bilanci a questo punto troppo distanti”.

Da mesi infatti Terruzzi parla di una certa aria di crisi e di un Leclerc stufo, demoralizzato.
“Così, pur comprendendo le ragioni di un legame profondissimo, voler bene davvero a questo fuoriclasse senza corona, inchiodato in una delusione cronica, porta a pensare che gli serva cambiare aria. Il pensiero è intimo ma pressante, circola nella testa di chi, per Charles, conserva stima, ammirazione; di chi, a Charles, tiene”.
Salvare Leclerc:
Terruzzi chiude il suo intervento con un’immagine forte che sintetizza il sentimento diffuso tra chi ammira Charles Leclerc: la necessità di salvarlo.
“Salvare il soldato Leclerc: il tema, del resto è esposto, non c’è nemmeno bisogno di star qui ad elencare responsabilità, errori, scelte che non hanno funzionato”.

Le parole di Giorgio Terruzzi non sono isolate; da mesi molte personalità del Circus hanno evidenziato le difficoltà di Charles Leclerc. E questo è sempre di più un segnale di allarme, per il Cavallino e per tutto il Circus che ha sempre apprezzato le qualità del monegasco, dentro e fuori la pista.
Perché mentre la Ferrari continua a inseguire un equilibrio tecnico e strategico che tarda ad arrivare, rischia di perdere l’unico vero capitale umano capace di farla tornare grande: un campione che, pur senza titoli, è già parte della storia della Scuderia.
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