Dopo aver sfiorato il titolo per 2 stagioni, in entrambe perso all’ultima gara, Will Power sembrava appropinquarsi verso il tanto desiderato titolo IndyCar, ma anche in questa occasione qualcuno dall’alto ha optato per un finale differente.
Eccoci al secondo episodio di questa serie, dove ci tuffiamo nel passato delle corse a stelle e strisce per andare a vedere come si possano gettare all’aria mesi e mesi di duro lavoro.
Anche in questa storia il protagonista è sempre lo stesso, Will Power, del quale avevamo già assistito allo psicodramma di 2 anni prima in Florida. Purtroppo, nonostante fosse stato uno dei migliori ad adattarsi alla nuova vettura targata Dallara, anche in questa stagione i suoi sogni di gloria si spegneranno nell’appuntamento finale, andando a sbattere insieme a lui contro un muro, sia di cemento che di rimpianti.
Le novità in vista di inizio stagione
Oltre alla bellissima lotta per il titolo, che nei prossimi paragrafi vi racconteremo, la stagione 2012 della Izod IndyCar Series era stata contraddistinta da diverse introduzioni e cambi regolamentari.
In primis era entrato in scena il nuovo telaio, denominato DW12 in memoria di Dan Wheldon, prematuramente scomparso nell’incidente di Las Vegas nel 2011, il quale ne aveva curato lo sviluppo. Le squadre gareggeranno con lo stesso telaio base, la cellula di sicurezza IndyCar, sviluppato proprio da Dallara.
Inoltre i vari team potevano usufruire anche di appendici separate, Aero Kit, che in sostanza consistevano in ali anteriori e posteriori, fiancate e cofani motore.

Per quanto riguarda invece i motori, saranno a 6 cilindri da 2.2 litri, ritornando ad essere turbocompressi dopo quasi 16 anni, in grado di produrre una potenza tra i 550-700 cavalli, ovviamente alimentari ad etanolo.
Infine non ci sarà solo Honda come fornitrice, infatti assisteremo all’entrata nella serie di Chevrolet, insieme anche all’ingresso della Lotus, che però poi chiuderà i battenti dopo una stagione con scarsi risultati.
Power parte in quarta e mette in chiaro le cose
Per il terzo anno di fila Power si imporrà nelle qualifiche del round iniziale di St. Peterburg, riuscendo però solo a condurre in testa 11 giri. Infatti dopo la sua sosta, a causa di una caution perderà diverse posizioni.
Andando avanti la sua gara si farà sempre più dura, soprattutto nello stint con le gomme soft, arrivando a stare addirittura in P19. Alla fine l’australiano sarà costretto a rimboccarsi le maniche, e concluderà rispettabilmente settimo.

A Barber la fortuna gli ridarà il conto in sospeso. Dopo essere partito nono, gradualmente riuscirà a rimontare fino alla seconda posizione, rimanendo però dietro ad un Dixon che sembrava inattaccabile.
A 25 giri dalla fine Power proverà un undercut il quale ,in seguito ad un pit stop lento da parte della crew #10 di Chip Ganassi, porterà l’australiano in testa. Dopo una breve caution il neozelandese proverà a riprendersi la leadership, ma il pilota Penske resisterà agli attacchi andando a vincere la sua prima gara della stagione.
Per quanto riguarda la classifica, dopo questo successo in Alabama, Power scalerà in terza posizione, a soli 9 punti dal compagno Castroneves.
Prima del terzo round della stagione, quello di Long Beach, Chevrolet, in seguito ad un test di James Hinchcliffe a Sonoma, ha scoperto alcuni problemi al suo motore, costringendo tutti i team motorizzati dalla casa francese a sostituire il motore, ricevendo una penalità di ben 10 posizioni.
A causa di ciò Briscoe e Power, rispettivamente qualificati primo e secondo, furono costretti a partire dalla sesta fila, ma questo non impedì all’australiano di rimontare.
A 15 giri dalla fine riuscì di nuovo ad andare in testa grazie ad un altro undercut, questa volta ai danni di Simon Pagenaud, conducendo gli ultimi giri della gara ed entrando in victory lane per la seconda volta consecutiva.

Naturalmente anche le posizioni in classifica variarono, con Power adesso in testa, con ben 24 punti di vantaggio su Castroneves.
In Brasile Power continuerà il suo rendimento strabiliante, ottenendo la pole position. In gara condurrà ben 63 dei 75 giri della Indy300 a San Paolo, contenendo nel finale Hunter-Ray e agguantando la sua terza vittoria consecutiva, che lo rende il favorito alla vittoria finale.
L’australiano cercherà di andare subito in fuga in campionato, con già 45 lunghezze di vantaggio sul compagno brasiliano. Ma d’ora in avanti le cose si faranno più difficili per lui, con un antagonista che in poche gare riuscirà a recuperarlo.
Il crollo da Indianapolis in poi e la rimonta di “Capitan America”
Power si dimostrerà competitivo anche nel primo ovale della stagione, ovvero la 500 Miglia di Indianapolis, dove si qualificherà in P5.
Nella prima parte dello storico appuntamento riuscirà a mantenere un buon ritmo, rimanendo all’interno della Top10, ma a malincuore la sua gara durerà solo 80 giri.
Il pilota che lo precedeva, Mike Conway, andrà a sbattere contro le barriere, ed entrerà in contatto con la #12 di Penske, con l’australiano che non potrà evitare il contatto. Nonostante il ritiro, Power può comunque sorridere, perché perderà solo 9 punti da Castroneves, con il distacco che si riduce a 36 punti.

Per il sesto appuntamento stagionale ci sposteremo a Detroit, dove andrà in scena una gara piuttosto bizzarra, dove i piloti dovranno affrontare un problema insolito: l’asfalto, infatti delle parti si staccheranno, provocando l’incidente di Hinchcliffe, che costringerà ad uno stop di 2 ore, con una diminuzione dei giri da disputare.
Power, partito secondo, concluderà appena fuori dal podio, terminando quarto. Incredibilmente perderà più punti in campionato dopo questa gara rispetto al ritiro di Indianapolis, infatti il vincitore di Detroit, Scott Dixon, accorcerà a soli 26 punti. Il futuro campione, Ryan Hunter-Reay, si trova invece settimo a 63 punti. Ovviamente vi starete chiedendo come ha fatto Power a perdere il titolo…. tra poco ci arriveremo, non preoccupatevi.
Il primo della serie di 3 ovali sarà il Texas Motor Speedway, dove Power aveva ottenuto la sua prima vittoria in un ovale l’anno prima proprio lì.
Il pilota down-under riuscirà a stare diversi giri in testa, ma poi arriverà un episodio controverso, che lo taglierà fuori dalla lotta per la vittoria: ad una ripartenza, a 44 giri dal termine, Power bloccherà Tony Kanaan arrivando ad un contatto, obbligandolo a rientrare per sostituire l’ala anteriore.
Power verrà penalizzato con un drive-through, ch lo farà terminare in ottava posizione. L’unica nota positiva è che Dixon non arriverà al traguardo a causa di un incidente, buttando via un successo, difatti aumentando il gap in classifica a 36 punti.
Curiosamente Hunter-Reay non arriverà al traguardo neanche lui, a causa di un problema meccanico, sembrando quasi tagliato fuori definitivamente dalla lotta per il titolo, con 75 punti da recuperare. Eppure le 3 gare successive lo faranno rientrare prepotentemente in corsa.
A Milwaukee arriverà il riscatto per il pilota Andretti, che otterrà la sua prima vittoria stagionale. Per Power invece sarà un weekend in sofferenza, concludendo la corsa in P12. Hinchcliffe ora è il rivale più vicino a 31 punti, mentre Captain America a 41, con già 34 punti recuperati.

In Iowa le cose non miglioreranno per l’australiano, che al giro 68 commetterà un errore che gli costerà carissimo. Non vedrà negli specchietti EJ Viso, tagliandoli la strada all’interno, provocando un incidente tra lui ed il venezuelano, fortemente arrabbiato con lui.
Le cattive notizie non finiscono qui per Power, infatti Hunter-Reay andrà a vincere per la seconda volta consecutiva, cambiando radicalmente le sorti di quel campionato. Infatti dopo questo round sarà a soli 3 punti da Power, con 72 lunghezze recuperate in sole 2 gare.
Nelle strade di Toronto Power sembrerà in grado di uscire dalla crisi, infatti dopo essere partito dalla prima fila, riuscirà ad arpionare la testa. In molti opteranno per dei “Green flag pit stop”, mentre Power cercherà di allungare il più possibile.
Sfortunatamente per lui, una caution causata dall’incidente di Graham Rahal gli rovinerà la strategia, perdendo diverse posizioni. In seguito ad un contatto con un suo futuro compagno di squadra, Newgarden, dovrà tornare ai pit a causa di una foratura. Terminerà solo in P15.

Hunter-Reay approfitterà di questa situazione, ottenendo la terza vittoria consecutiva, al pari di Power, e ribaltando tutto in classifica, con lui adesso in testa e l’australiano che deve recuperare 34 punti.
La lotta al titolo si fa più intensa che mai, POWER VS HUNTER-REAY
Per l’undicesimo appuntamento stagionale si rimane ancora in Canada, questa volta ad Edmonton. Power è determinato più che mai a recuperare lo svantaggio sul rivale, ma nelle qualifiche è solo in P17, mentre Hunter-Reay conferma il suo strato di grazia, ottenendo la pole.
In gara l’australiano farà una delle sue migliori prestazioni in carriera, terminando sul gradino più basso del podio. Il poleman invece non manterrà le aspettative, terminando comunque quinto, ma vedendosi accorciare il distacco a 26 punti da Power, ora terzo in campionato, infatti Castroneves vincendo si metterà a soli 23 lunghezze, inserendosi nella lotta al titolo.
In Mid-Ohio le cose vanno decisamente a favore del pilota Penske, che ha ottenuto la terza pole stagionale. Power rimarrà in testa per ben 57 giri, ma nel momento del pit stop decisivo la crew #10 di Ganassi sarà più veloce di quella di Power, consentendo a Dixon di prendere la leadership, involandosi verso il successo.

Power terminerà in piazza d’onore, ma riuscendo a tornare in testa alla classifica: il pilota Andretti è stato costretto a ritirarsi a 6 giri dalla fine a causa di un problema al motore. Ora l’australiano conduce con soli 5 punti di vantaggio a 3 gare dalla fine. La lotta al titolo è più intensa che mai!
A Sonoma Power si mostrerà ancora competitivo, ottenendo un’altra partenza dal palo. La gara sembrava ampiamente nelle sue mani, ma una caution ribalterà tutto. Power si fermerà sotto bandiera verde, ma poco dopo ci fu un incidente che portò all’entrata della caution.
Ne approfittò il suo compagno di squadra Ryan Briscoe, che fermandosi sotto quel regime, riuscì ad uscire davanti all’australiano. Alla ripartenza ad 11 giri dalla fine avvenne un colpo di scena: Hunter-Reay, che si trovava subito dietro ai 2 Penske, venne tamponato al posteriore da Tagliani, compromettendo la sua gara.

Power non avrà più chance per vincere, ma quella seconda piazza metteva davvero un tassello sul suo campionato, infatti ora aveva ben 36 punti sul pilota Andretti. Un gran vantaggio da gestire con sole 2 gare rimanenti. Sembrava che questa volta nessuno poteva mettersi tra Power ed il titolo… ma anche in questo caso le cose non andarono come previsto.
Nella penultima tappa di Baltimora Power ebbe la sua prima chance per chiudere i conti, e dopo la pole al Sabato si pensava potesse realmente accadere.
Quella gara fu davvero una delle più pazze di sempre, con ben 9 caution in 75 giri, e anche l’arrivo della pioggia che ridimensionò le varie strategie dei team. A vincere fu però Hunter-Reay, che riuscì a portare la lotta al titolo all’ultima gara sull’ovale di Fontana.

Power porterà casa una P6 limitando i danni, ma il suo vantaggio in vista dell’ultima gara era solo di 17 punti, per cui in California ci si aspettavano i fuochi d’artificio in vista della conclusione del campionato.
Il gran finale
Per Will Power non servono fare conti matematici, gli basta arrivare davanti al rivale, mentre per Hunter-Reay le probabilità sono minori, visto che ha 17 punti da recuperare.
La qualifica sorriderà all’australiano, nonostante la sua P13 partirà davanti al rivale, il quale si è posizionato addirittura in P22, a causa di un incidente nelle libere che gli ha condizionato velocità e confidenza.

Alla partenza l’alfiere Andretti sarà abbastanza bravo ad arrivare sul rivale relativamente in poco tempo, mettendosi proprio davanti. Al giro 55 inizieranno le schermaglie tra i 2 contendenti al titolo, con Power che rimetterà il muso davanti, ancora incosciente di ciò che sta per accadere.
Al giro successivo avverrà di nuovo il flashback di 2 anni prima a Miami, con Power che perderà il controllo della sua Penske, e finirà contro il muro. L’australiano per centimetri non ha coinvolto Hunter-Reay nell’incidente con lui, infatti nel caso si fossero ritirati entrambi, il titolo sarebbe andato presumibilmente a Power.


Ma le sue speranze per il titolo non erano affatto terminate lì, il pilota Andretti era solo in P13, per cui doveva necessariamente guadagnarselo.
Il team Penske non gettò la spugna subito, infatti i meccanici provarono a fare l’impossibile, rimontando da capo la vettura #12, al fine di guadagnare qualche punticino, con Hunter-Reay che era ancora bloccato nel traffico. Tutto era ancora da decidersi.
Power si rimise la tuta ed il casco, tornando in pista per giocarsi di nuovo il titolo. Purtroppo la vettura non era neanche lontanamente vicina alla perfezione, con l’australiano che dopo 12 giri dal rientro alzò definitivamente bandiera bianca.

Ma per l’assegnazione del titolo bisognava aspettare la bandiera a scacchi, poiché Hunter-Reay doveva arrivare minimo quinto per vincere il campionato, requisito che non stava ancora soddisfacendo, lottando ancora in mezzo al gruppo.
Lo statunitense tirerà fuori i muscoli e darà tutto, concludendo la gara in P4, consacrando il proprio nome e quello dell’Andretti sul tetto del mondo a stelle e strisce. Capitan America era riuscito nell’impresa, ma non in un film Marvel, ma nella vita reale.

Ryan Hunter-Reay è il nuovo Campione dell’IndyCar Series, riportando il titolo in casa Andretti dopo quello di Franchitti nel 2007, mentre per il terzo anno consecutivo, Will Power si deve accontentare del secondo posto in graduatoria, perdendo di nuovo una grande chance per diventare campione.

A 13 anni di distanza dal nostro racconto Hunter-Reay rimane l’ultimo a laurearsi campione che non sia pilota Penske o Chip Ganassi, a sottolineare il dominio delle 2 squadre più titolate in America nell’ultimo decennio.
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