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Perché a Verstappen non mancherà l’effetto suolo

Verstappen ha spiegato che non rimpiangerà le vetture a effetto suolo date la loro scomodità e le difficoltà in aria sporca che complicavano i sorpassi.

Con la fine della stagione 2025 si chiude un’altra era in F1, quella delle vetture a effetto suolo. Quest’epoca è senza dubbio stata complicatissima per i team, con monoposto estremamente sensibili a ogni variazione delle condizioni esterne, come temperature, vento e asfalto, e difficili da studiare e progettare anche in galleria del vento e con gli strumenti di simulazione, tanto che, per citare un esempio, all’inizio (quasi) nessuno si aspettava il porpoising e lo si è scoperto solo nei test in pista.

A fine ciclo si può affermare che solo McLaren – capace di risalire dal fondo dello schieramento e arrivare al vertice in meno di due anni con aggiornamenti sempre funzionantie forse anche Red Bull – che, dopo aver dominato nella seconda metà del 2022 e del 2023, si è un po’ persa per strada, ma nelle ultime gare di quest’anno è riuscita a ricucire il gap dalla McLaren – hanno capito “a fondo” l’effetto suolo, con due colossi come Ferrari e Mercedes che invece hanno avuto diversi lampi ma senza mai mostrare prestazioni solide con troppa costanza.

Verstappen ha spiegato che non rimpiangerà le vetture a effetto suolo date la loro scomodità e le difficoltà in aria sporca che complicavano i sorpassi.

Difatti, il chiaro dominatore di quest’era è stato proprio Max Verstappen, che ha vinto i primi 3 titoli con margine e ha perso il 4° per soli 2 punti a vantaggio di Norris. I numerosi successi ottenuti non sono stati però sufficienti per edulcorare il commento dell’olandese su queste auto, che, assieme alla maggior parte dei colleghi, ha fatto sapere che è ben contento di salutarle e non ne sentirà la mancanza.

Non mi mancheranno queste auto. All’inizio seguire gli altri era bello, ma con il passare del tempo non più. Magari si segue ancora un po’ meglio e hai un controllo maggiore, mentre con le vetture più vecchie avevi un sovrasterzo o un sottosterzo estremo, ma adesso c’è meno carico aerodinamico e la scia non vale più come prima: non è sufficiente per superare“ ha detto l’asso della Red Bull, sottolineando come col passare degli anni e degli sviluppi le monoposto siano tornate a generare troppa aria sporca, rendendo impossibile seguire il pilota davanti. Peraltro, proprio questo era il principale scopo del regolamento, che alla fine dei conti si è dunque rivelato un fallimento.

Verstappen ha spiegato che non rimpiangerà le vetture a effetto suolo date la loro scomodità e le difficoltà in aria sporca che complicavano i sorpassi.

Successivamente Verstappen ha toccato un altro punto chiave nella sua critica all’effetto suolo: Non le ho trovate molto divertenti da guidare, e non sono state per niente comode in tutti questi anni: la mia schiena sta crollando a pezzi e i miei piedi mi fanno sempre male. Se pensiamo al motocross non abbiamo nulla di cui lamentarci, ma preferivo le vetture del 2015-2016. In questo caso il 28enne si riferisce alla scomodità delle vetture, che avevano bisogno di correre quanto più basse e rigide possibile per massimizzare l’effetto Venturi, dato che era il fondo a produrre la maggior parte della deportanza.

Con setup poco morbidi e vicinissimi al terreno le monoposto diventavano però inefficienti nel passaggio sui cordoli e nell’assorbimento delle asperità dell’asfalto, col pilota che suo malgrado sentiva ogni movimento e ogni vibrazione. Da qui derivano i problemi alla schiena lamentati dall’olandese e da altri colleghi. Un’altra caratteristica delle monoposto a effetto suolo che di sicuro Verstappen non rimpiangerà è la loro cronica tendenza al sottosterzo, con una maggiore concentrazione di carico al retrotreno rispetto a prima che indeboliva l’anteriore, contrariamente alle preferenze del classe 1997.

Verstappen ha spiegato che non rimpiangerà le vetture a effetto suolo date la loro scomodità e le difficoltà in aria sporca che complicavano i sorpassi.

A ogni modo, chiusa quest’era, la F1 si appresta a iniziare un ciclo completamente nuovo, con motore, aerodinamica e telaio profondamente rivoluzionati. Le incognite sono tantissime, ma probabilmente i piloti potranno godere di auto più “confortevoli”, dal momento che col ritorno al fondo piatto verrà meno l’esigenza di correre incollati al terreno. La nuova veste aerodinamica dovrebbe invece – si auspica – diminuire le turbolenze generate dall’auto davanti, rendendo nuovamente più facile inseguire. In un quadro più incerto che mai una cosa è certa: ai piloti l’effetto suolo non mancherà.

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