Le Sprint Race stanno diventando sempre più comuni in Formula 1, ma stanno funzionando per davvero?
Qualche anno fa, pochi nel paddock si sarebbero aspettati di poter assistere al format Sprint anche in Formula 1. Ora, invece, la gara del sabato è diventata una realtà consolidata, con cui tutti facciamo i conti (con più o meno entusiasmo a seconda dei casi).
A differenza di quello che vogliono far passare i vertici della F1, però, le Sprint Race non sono sempre così spettacolari e divertenti come promettevano, e per questo la domanda sorge spontanea: abbiamo davvero bisogno di questo format?
Il weekend Sprint
Partiamo dall’analizzare il cosiddetto weekend Sprint, in cui i piloti e le squadre si ritrovano a dover preparare 4 sessioni competitive (qualifiche Sprint, Sprint Race, qualifiche e gara) in una sola ora di prove libere. Questo genera sicuramente imprevedibilità e maggiore spettacolo al venerdì, ma crea indubbiamente dei problemi alle squadre e ai piloti.
Non è da sottovalutare, poi, l’effetto spoiler della Sprint Race. Vedere le macchine combattere per dei punti iridati già al sabato è interessante, ma è inevitabile che la gara della domenica perda in termini di imprevedibilità. E in questo senso non c’è parco aperto che tenga: nei weekend classici ci si siede la domenica davanti alla TV con la sensazione di dover ancora scoprire del tutto i valori in campo, e non si può dire lo stesso per i weekend Sprint.

Pochi punti in palio
Un altro dei grandi problemi della Sprint Race sono sempre stati i punti assegnati. Attualmente il vincitore ne conquista 8, ma ne guadagna solamente 1 sul secondo classificato, e lo stesso vale per tutte le altre posizioni della zona punti. Di fatto, spesso i piloti si ritrovano a decidere che non vale la pena attaccare e prendersi rischi particolari durante le Sprint Race, che perdono così in termini di spettacolo e sorpassi.
L’impatto particolarmente limitato delle gare del sabato sul campionato è stato evidente anche in un campionato combattuto come quello del 2025. Togliendo dalla classifica i punti conquistati dai contendenti al titolo nelle Sprint, infatti, la classifica finale rimarrebbe invariata: Norris 394, Verstappen 389, Piastri 381.

La scelta dei tracciati
L’ultimo aspetto da considerare è poi la selezione dei tracciati su cui disputare le Sprint Race. Nel corso degli anni abbiamo visto la gara del sabato su diversi tracciati, ma per il 2026 le scelte appaiono piuttosto discutibili: difficile immaginarsi possibilità di sorpasso a Zandvoort o a Singapore, mentre restano escluse l’Austria e il Brasile, le due piste su cui questo format ha funzionato meglio in questi anni.
Si tratta di una mossa di mercato della Formula 1, evidentemente interessata a portare l’evento Sprint Race dovunque possibile, senza dare troppo peso alle reali possibilità di trarne benefici sportivi.
Sviluppi futuri
Arrivati a questo punto, immaginarsi una Formula 1 senza Sprint Race appare piuttosto improbabile. Anzi, considerando le dichiarazioni e la direzione intrapresa da Liberty Media, il numero di weekend Sprint potrebbe crescere nelle prossime stagioni, soprattutto per ragioni economiche e con l’obiettivo di riempire gli spalti anche al venerdì.
Ad ogni modo, i dubbi sulla Sprint Race non mancano: si tratta di un format creato per avvicinare i fan alla Formula 1, ma che non convince appieno né gli appassionati di lunga data né quelli che si sono appena avvicinati al motorsport.

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