Gli occhi di tutto il mondo sono sul talento di Oliver Solberg, e solo il tempo lo ripagherà di quello che il destino gli ha tolto qualche giorno fa.
Tutto il mondo, tra appassionati e non, è ancora sotto shock dopo quanto visto in Sardegna.
Per fare grandi paragoni, il finale dell’ultimo round del WRC 2026 è paragonabile allo showdown di Abu Dhabi nel 2021 della F1, la massima categoria del Motorsport che tanto ha da imparare e invidiare rispetto a quanto il WRC sta offrendo.
I paragoni con la storia ci sono tutti: i contendenti al titolo separati da pochissimi punti, l’ultima occasione prima di un importante cambio regolamentare e la certezza di dover dare tutto.

Ed è proprio per quel dover dare tutto che dobbiamo ringraziare Oliver, per averci provato fino in fondo, salvo poi superare il limite a circa 50 metri dal traguardo, inconsapevole che fosse ormai tutto fatto.
I paragoni con il finale che ha sottratto l’ottava corona a Sir Lewis Hamilton ci sono tutti, ancora una volta, così come ha trionfato un pilota diventato per la prima volta Campione del Mondo.
Oliver Solberg: Quando il talento incontra l’eccesso
Il numero 99 del Toyota Gazoo Racing (TGR) ha saputo dimostrare sin dall’inizio il suo valore: un talento enorme per chi proviene da una famiglia di piloti e di racer, una storia che, per certi versi, è simile a quella di Max Verstappen.
Dopo vari rally con Hyundai nel 2021, la casa coreana ha deciso di scommettere sul ragazzino figlio d’arte per la stagione 2022, che si rivelò tuttavia fallimentare.
Oliver aveva velocità, ma gli mancavano gestione e sicurezza. Infatti, proprio il tentativo di adattarsi e trovare l’equilibrio lo portava a forzare senza trovare la quadra. Al contrario, la pressione gli fece commettere errori che portarono alla separazione con Hyundai a fine stagione.
Da lì la doccia fredda, ma anche la voglia di dimostrare veramente chi è e la sua classe pura facendo un passo indietro nel WRC2 – proprio come fece Adrien Fourmaux dopo la bocciatura con la Puma, per poi riprendersi il sedile nelle Rally1 – grazie a Škoda con la Fabia RS Rally2.

Il 2023 è stato un anno di apprendistato per cercare di capitalizzare e imparare a gestire, soprattutto per evitare di commettere sbavature.
La rinascita inizia nel 2024, con il titolo sfiorato e perso proprio all’ultimo nei confronti di Sami Pajari, con il finlandese che in Sardegna si stava giocando il mondiale assoluto con lui ed Evans.
Ma le prestazioni del figlio d’arte erano sotto gli occhi di tutti, infatti Toyota ha deciso di rischiare mettendo sotto contratto il pilota svedese, e le premesse sono state ampiamente rispettate.
Un 2025 da incorniciare con il titolo nel WRC2, prestazioni di gran successo e dominio, oltre alla vittoria assoluta alla prima occasione su una Yaris GR Rally1.
Le premesse c’erano tutte: Toyota aveva trovato il suo nuovo “Kalle Rovanperä”.
Solberg: Il 2026 a un passo dalla storia
Quello che si è visto in questo 2026 è sotto gli occhi di tutti. La vittoria a Monte Carlo di puro dominio ha lasciato intendere molto su quale sarebbe stato il prosieguo della stagione.
Solberg ha dovuto affrontare per tutta la stagione un testa a testa con il suo compagno di squadra Elfyn Evans, che di campioni incoronati davanti ai propri occhi ne aveva già visti parecchi.
Il numero 99 è arrivato in Sardegna con diversi punti di svantaggio, in un finale che pendeva tutto dalla parte del gallese. Eppure, con una prestazione superlativa, lo svedese è riuscito a portarsi, prima della Power Stage, a un solo punto dal compagno di squadra.
Oliver, con il suo approccio nella Power Stage, ha dato una lezione morale a tutti: quella di provarci sempre al massimo, dando tutto senza avere rimpianti.

Era un finale inimmaginabile, e già solo per questo lo svedese meriterebbe un grandissimo plauso.
Ma ancora una volta, la pressione e la sua voglia di dimostrare troppo il proprio talento lo hanno tradito.
L’immagine della Toyota Yaris GR Rally1 numero 99 di traverso non si cancellerà tanto facilmente dagli occhi degli appassionati e non, ma Oliver ci ha dato una lezione che vale più di qualsiasi trofeo.
Il mondo intero conosce il suo talento: è solamente questione di tempo prima che il suo nome venga inciso nell’albo d’oro delle leggende, stabilendo, tra l’altro, il record di padre-figlio campioni iridati nella storia di questo sport.
Il testo è un editoriale dell’autore

