L’arresto di Bertrand Gachot e l’inizio di una leggenda.

L’arresto di Bertrand Gachot e l’inizio di una leggenda.

21 Gennaio 2023 0 Di Martina La Camera

La storia di Bertrand Gachot, pilota dal brillante futuro, vittima delle mancate opportunità e protagonista inconsapevole della più importante sliding door della Formula 1.

Bertrand Gachot, pilota belga, inizia la sua carriera nell’automobilismo professionistico nel 1984 nella Benelux Formula Ford series. Negli anni successivi prende parte alla Formula 3 britannica, classificandosi secondo, e alla Formula 3000, dove ottiene un quinto posto finale. Il suo sogno, guidare in Formula 1, è prossimo ad avverarsi, ma non sa che ad attenderlo c’è un incubo.

L’esordio di Gachot in F1

Nel 1989 Gachot arriva in Formula 1. Correrà con la Onyx in coppia con il più esperto Stefan Johansson. La Onyx era una scuderia che aveva vinto il titolo due anni prima in Formula 3000.  Ma l’anno seguente la situazione si era capovolta. Nonostante i risultati ben poco promettenti, il proprietario Mike Earle aveva deciso di fare il grande salto ed entrare in F1 grazie all’appoggio di Malboro e della Moneytron dell’eclettico ed eccentrico Jean-Pierre Van Rossem. La vettura viene progettata dall’ex McLaren, Alan Jenkins.

Per scremare le vetture partecipanti ai GP, viste le numerose scuderie in Formula 1, in quegli anni vigevano le prequalifiche al venerdì. Solo i primi quattro piloti classificati, appartenenti a squadre scarsamente competitive, potevano prendere parte alle vere e proprie qualifiche. Dopo numerose mancate qualificazioni la Onyx riesce finalmente a partecipare a delle gare, prima con Stefan Johansson, che ottiene i primi punti per la Scuderia, poi, anche con Gachot al Paul Ricard e a Silverstone, dove conclude le gare al tredicesimo e dodicesimo posto. Proprio nel momento in cui i risultati stanno subendo un leggero miglioramento, un ostacolo compare all’orizzonte per il povero Gachot.

Bertrand gachot in Onyx

Van Rossem, avendo acquisito buona parte delle quote del team, inizia a comportarsi come il proprietario. La sua intromissione nelle scelte della squadra diviene sempre più forte. Gachot, in una conversazione privata, esprime perplessità sulla gestione del team, ipotizzando che questo stia favorendo il suo compagno di squadra. Le sue parole vengono però riportate pubblicamente attirando la rabbia di Van Rossem e il licenziamento, in tronco, di Gachot.

Gli anni difficili e la Jordan

Bertrand Gachot non è però il tipo che si arrende e avendone la possibilità si butta subito in un altro progetto. Firma con la, decisamente poco competitiva, Rial per i due appuntamenti conclusivi della stagione, ma manca le qualificazioni sia in Giappone che in Australia. Visti gli scarsi risultati la Scuderia si ritira dalla F1 lasciando nuovamente appiedato Gachot.

Una nuova opportunità si presenta, però, all’improvviso, se di opportunità si può parlare. La Coloni, di Enzo Coloni, ha firmato un accordo con Subaru per la motorizzazione e si ritrova con un sedile vacante dopo che Johnny Herbert lo aveva rifiutato. Sembra una buona occasione per Gachot ma il motore è pesante, la performance inesistente e la vettura inguidabile. La Coloni non riuscirà a prendere mai parte ad un Gran Premio, fallendo sempre nelle prequalifiche.

Un’altra stagione fallimentare si appresta a concludersi ma proprio allora un’altra opportunità bussa alla porta di Gachot. Eddie Jordan ha deciso di entrare in F1 e il suo progetto sembra finalmente ciò che Gachot stava aspettando. La Jordan è una vettura competitiva e il belga partecipa in modo costante ai Gran Premi, ottenendo anche i suoi primi punti in Canada, con un ottimo quinto posto. Dopo due sesti posti al Gran Premio di Gran Bretagna e Germania, la Jordan occupa il quinto posto in classifica costruttori.

L’arresto di Bertrand Gachot e l’inizio di una leggenda.

Anche la sua partecipazione alla 24 Ore di Le Mans con la Mazda 787B è un successo: per la prima volta una vettura con motore Wankel trionfa nella gara di durata più famosa al mondo. Dopo tante difficoltà, il 1991 sembra l’anno del riscatto per Gachot.

Nessuno si sarebbe mai aspettato quello che sarebbe successo di lì a poco.

L’arresto di Gachot

A stagione inoltrata, un’inattesa ombra, sotto le sembianze della giustizia inglese, cala sullo splendente futuro di Bertrand Gachot. Il belga viene arrestato a seguito di una denuncia ricevuta l’anno precedente.

In quell’anno Gachot aveva avuto un tamponamento automobilistico con un taxi, a Londra. A seguito di questo il tassista collerico se l’era presa con Bertrand additandolo come colpevole. Dalle parole in breve si era passati ai fatti e, nel liberarsi dalla furia del tassista, il pilota lo aveva centrato con uno spray urticante. Dopo che la polizia era giunta sul posto, mettendo a verbale quanto successo, Gachot era tornato alla sua vita senza più pensare all’increscioso avvenimento e, soprattutto, ignorando che lo spray in Inghilterra fosse considerato al pari di un’arma e quindi illegale.

Dopo l’arresto, avvenuto pochi giorni prima del Gran Premio del Belgio, Bertrand Gachot viene condannato a 11 mesi di carcere. In quel Gran Premio verrà sostituito da un uomo che a differenza sua ha colto le giuste sliding doors nella sua carriera da pilota. Michael Schumacher, nonostante la prima esperienza in F1, si qualificherà settimo con la Jordan e, malgrado il precoce ritiro in gara per una rottura meccanica, attirerà su di sé l’interesse di molti.

eddie jordan e micheal schumacher nel 1991

Mentre la stella di Schumacher inizia a brillare, quella di Bertand si va eclissando in prigione. L’assenza della F1 pesa enormemente a Gachot che trascorre il tempo in carcere cercando di prepararsi al meglio per il rientro. “Mi sono allenato molto fisicamente ed ero veramente motivato. Mi ero preparato per il giorno in cui sarei uscito perché avevo ancora il contratto con la Jordan”, dichiarerà in seguito in un’intervista.

L’addio alla F1

Grazie ai suoi legali i mesi da trascorrere rinchiuso saranno “solo” due, ma più che sufficienti a compromettere irrimediabilmente l’equilibrio psicofisico del pilota e dell’essere umano. Inoltre, una volta libero, ad attenderlo c’è un’altra brutta notizia: in sua assenza Eddie Jordan lo ha sostituito con Alex Zanardi fino a, l’ormai imminente, finale di stagione.

Gachot, arrabbiato e deluso, riesce a strappare un contratto alla scuderia francese Larrousse, con la quale inizia la sua avventura già dall’ultima gara del Campionato in Australia, senza riuscire a qualificarsi. L’anno successivo è costellato di ritiri ed errori per Bertrand che conquista solo un punto a Montecarlo.

Dopo un anno sabatico, Gachot torna in Formula 1 con un contratto biennale alla guida della Pacific. Dopo ritiri e mancate qualificazioni, e avendo concluso solo in due occasioni delle gare, Bertrand, nel 1995, decide di ritirarsi per sempre dalla F1, mentre la leggenda del suo sostituto in Jordan si rafforza sempre più.

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