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F1 | L’analisi del passo gara del GP dell’Arabia Saudita

A Jeddah Red Bull è imprendibile e Ferrari si conferma 2° forza. McLaren, Aston Martin e Mercedes sono molto vicine tra loro.

Qualche giorno fa è andato in scena il GP dell’Arabia Saudita, seconda gara stagionale, in cui ha primeggiato Verstappen. La corsa ha offerto alcuni spunti interessanti lato passo gara, perciò si faranno alcuni confronti per vedere come si comportano le migliori vetture, che a Jeddah sono state, nell’ordine, Red Bull, Ferrari, McLaren, Aston Martin e Mercedes, e i piloti che le guidano sia in termini di velocità pura che in quanto a usura delle gomme. Seguono perciò alcune comparazioni.

Confronto Verstappen-Perez

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Partendo dal confronto tra i due alfieri Red Bull, si nota subito che, ovviamente, Verstappen è più veloce di Perez nella maggior parte dei giri. L’olandese ha un vantaggio medio sul messicano di circa 2 decimi a giro. Nel primo stint sulle medie, il #1 mette sempre a segno tempi migliori del compagno di squadra. Nel run con le hard, invece, il gap tra i due è più incostante e vario. A inizio stint il #1 guadagna molto sul #11, che è imbottigliato nel traffico prima di Hamilton e poi di Norris, mentre via via che la gara prosegue il divario (per giro) si assottiglia e in alcune tornate (dalla 35° alla 37° e dalla 41° alla 48°) Perez è addirittura più veloce. Negli ultimi due giri Verstappen torna in vantaggio e, come dimostra il picco in basso alla fine, prova il giro veloce prima di tagliare il traguardo.

Questi dati confermano l’ottimo feeling del messicano col tracciato di Jeddah, dove ha ottenuto due pole position e una vittoria. L’olandese rimane però imbattibile e difficilmente verrà fermato nelle prossime gare.

Confronto Verstappen-Leclerc

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Il secondo faccia a faccia proposto in questo articolo riguarda le due monoposto più veloci in questo avvio di stagione: la Red Bull e la Ferrari. Prendendo ovviamente in considerazione il pilota più veloce di ciascuna scuderia, viene fuori che il distacco medio tra la RB20 e la SF-24 è di quasi mezzo secondo a giro, un vero e proprio abisso, che rende bene l’idea della supremazia del team di Milton Keynes. Tuttavia, per il Cavallino ciò è una buona notizia, se si ricorda la situazione in cui navigava un anno fa. Il distacco tra Verstappen e Leclerc tocca il proprio picco all’inizio dello stint con le hard, ma col proseguire del GP si riduce. Emerge quindi che la Rossa è più performante verso fine gara, quando i serbatoi non sono più pieni.

La monoposto di Maranello è comunque stata a Jeddah la seconda forza netta e non ha mai dovuto preoccuparsi degli inseguitori. Un altro dato incoraggiante per gli uomini di Vasseur è che il monegasco è stato capace di battere l’olandese sul “giro secco”, dato che entrambi hanno provato a fare il giro veloce all’ultima tornata e, a parità di condizioni, l’ha spuntata il #16.

Confronto Leclerc-Bearman

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Si passa ora alla comparazione tra Leclerc e Bearman, MVP del GP. Il monegasco è più veloce del britannico mediamente di 6 decimi a giro, dovuti però alle battaglie più ravvicinate e al traffico di vetture più lente che il debuttante ha incontrato. Si nota però che, anche in questo caso, il distacco (per giro) si riduce col passare dei giri, segno della crescente fiducia del #38 nella macchina. Si ricorda infatti che ha avuto meno di un’ora di FP3 prima di entrare in qualifica per impratichirsi con la SF-24, perciò il suo processo di adattamento è in realtà proseguito anche nel resto del weekend.

Difatti, il #16 registra crono più rapidi in quasi tutte le tornate, meno che nella 44° e nella 48°. Bearman non ha comunque sfigurato e, oltre ad aver tenuto il passo di Russell nel secondo stint, dal giro 32 in poi accusa un gap medio di 2-3 decimi, che dimostrano il suo talento cristallino e fanno capire quanto sia stato fenomenale nella sua prima corsa in F1.

Confronto Russell-Hamilton

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Il terzo e ultimo confronto tra compagni di squadra è quello tra i due alfieri della Mercedes. Per il ritmo gara di Hamilton e Russell è fondamentale tenere a mente che, così come è accaduto in McLaren, al muretto hanno deciso di differenziare le strategie tra i due piloti al momento dell’uscita della Safety Car al 7° giro, lasciando in pista il #44 e fermando il #63. Questa comparazione serve perciò a vedere la differenza di passo dovuta alle strategie diverse, pur in una situazione di gara simile, e non è completamente apprezzabile nel caso di Norris e Piastri, dato che l’australiano è stato rallentato proprio dal 7 volte campione del mondo.

Andando ad analizzare i dati, emerge che la gomma media usata regge bene il paragone con la dura nuova, tanto che Russell e Hamilton, che non ha perso troppo per difendersi dal #81, si alternano e, grossomodo, si equivalgono nei tempi registrati. Un’altra informazione che si può dedurre è che il degrado a Jeddah era veramente ridotto, come testimonia anche la possibilità di effettuare oltre 40 tornate con le hard migliorando i crono di giro in giro e segnando addirittura il giro veloce alla fine. A ogni modo, il distacco totale medio di quasi 2 decimi a giro a favore del #44 deriva dallo stint finale sulle soft, chiaramente più veloci delle dure usate con 30 giri già sulle spalle.

Confronto Piastri-Alonso-Russell

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L’ultima comparazione relativa al GP dell’Arabia Saudita è un “triello” tra Piastri, Alonso e Russell per vedere come si sono comportate le vetture di McLaren, Aston Martin e Mercedes, con tutte e tre che sono state molto vicine tra loro e in lotta per il ruolo di terza forza, ma staccate da Ferrari. Benché sia rimasto imbottigliato dietro a Hamilton per quasi 20 giri, l’australiano è complessivamente il più veloce del gruppo. Il #81 è stato, in media, quasi 1 decimo a giro più veloce dello spagnolo e quasi 2 decimi a giro più veloce del britannico, anche se bisogna sottolineare che i tempi di questi tre piloti sono stati abbastanza equilibrati tra loro.

Sembra dunque che la McLaren sia stata la terza forza in gara a Jeddah. La MCL38 è seconda solo alla Red Bull in quanto a deportanza generata, ma non brilla particolarmente nelle velocità massime. Aston Martin è stata quarta forza, anche grazie a un Alonso particolarmente in palla, mentre Mercedes, deludente nella tappa araba, è stata addirittura quinta forza. La W15, che è stata comunque molto vicina alla AMR24, è stata molto veloce nei rettilinei, ma per esserlo ha dovuto sacrificare il carico aerodinamico, come dimostrano le difficoltà nel primo settore, e ha inoltre sofferto di un degrado maggiore rispetto alle avversarie.

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