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F1 | Telemetria qualifiche GP Miami: Mercedes vola solo sul dritto, Ferrari limitata dalla PU

Analisi telemetria qualifiche GP Miami – Mercedes, l’unica senza aggiornamenti e la più lenta in curva, fa la pole nei rettilinei e precede una Red Bull in crescita. Ferrari si conferma la migliore nelle curve, ma non sfrutta appieno le gomme e attende l’ADUO, mentre McLaren soffre il vento e accusa un problema di ricarica.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel celebre romanzo Il Gattopardo. Questa frase può essere vista come il copione della qualifica di ieri in cui alla fine dei giochi, nonostante una F1 rinnovata dalle correzioni regolamentari e dai tanti aggiornamenti presenti sulle vetture – al punto che c’era chi riteneva che a Miami sarebbe iniziato un altro campionato -, c’è ancora una Mercedes davanti a tutti. Fermarsi a questo livello di interpretazione sarebbe però troppo semplicistico e superficiale, dal momento che ieri non era assolutamente scontato chi avrebbe fatto la pole e gli avversari sembrano essersi avvicinati parecchio alle Frecce nero-argento.

Gli asterischi e le domande sono dunque parecchi e per cercare di sciogliere qualche dubbio può essere utile e interessante analizzare la telemetria dei giri migliori della sessione. Per dare qualche riferimento cronometrico, Antonelli ha stampato un 1:27.798 e ha battuto Verstappen di 166 millesimi, Leclerc di 345 e Norris di 385, con i primi 4 posti che sono occupati da 4 vetture diverse, a conferma di un gruppo di vertice più ampio e “mischiato” rispetto a prima, come osservato anche nella Sprint Race.

I palliativi regolamentari e le strategie di gestione elettrica

F1 | Telemetria qualifiche GP Miami

Innanzitutto, prima ancora di parlare approfonditamente di valori in campo, sembra che le modifiche regolamentari deliberate e applicate durante la pausa – che, va sottolineato, sono dei palliativi più che delle vere soluzioni ai mali insiti in queste Power Unit – abbiano avuto un buon effetto, con i piloti che hanno potuto spingere di più in qualifica senza dover attuare pratiche esasperate di gestione dell’energia. Tuttavia, la questione sarà da rivalutare nelle prossime gare, dato che a ridurre superclipping e LiCo potrebbe aver dato un contributo tutt’altro che trascurabile anche il layout del tracciato di Miami, in cui i rettilinei sono intervallate da sezioni e frenate che permettono di ricaricare le batterie.

Dando un occhio alle strategie adottate dai team considerati, emerge che Mercedes preferisce risparmiare sul rettilineo di partenza, sia all’inizio che alla fine del giro, per erogare più potenza nella sezione tra curva 3 e curva 5, dove anche la McLaren sembra spendere più energia salvo poi sentirne la mancanza e dover rallentare nel rettilineo prima della 17. Tra Ferrari e Red Bull le tattiche energetiche sono simili, ma la migliore dal punto di vista della gestione si conferma la seconda, che è la più veloce nel lungo tratto da affrontare full gas tra curva 8 e curva 11 e alla fine del giro prima della linea del traguardo.

Lo sfruttamento della PU e le velocità sul dritto di Mercedes si confermano da primato

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Focalizzandosi sulla Mercedes, la “rinascita” della W17 dopo le difficoltà nelle sessioni Sprint non fa notizia, con la vettura di Brackley che si conferma il benchmark anche con pochissimi aggiornamenti rispetto agli avversari – il primo grande pacchetto evolutivo della stagione è programmato per il prossimo GP in Canada -. Gli uomini di Toto Wolff hanno sfruttato il parco aperto per rivedere la messa a punto della monoposto, il cui potenziale non era stato sfruttato appieno nelle sessioni precedenti, anche a causa delle alte temperature che potrebbero aver portato l’auto fuori finestra.

Dopo le modifiche sul setup, a completare il lavoro ci ha pensato Antonelli, che con un gran giro rifila 4 decimi a Russell, sempre più lento questo fine settimana nonostante i problemi patiti dall’italiano nell’unica sessione di prove libere, e che con la 3° pole in carriera consecutiva ottiene un record che lo affianca a nomi leggendari quali Ayrton Senna e Michael Schumacher. È interessante notare che il bolognese risulta il più lento nel tratto più tortuoso del circuito tra curva 11 e curva 16, indice forse di un assetto più rigido a livello di sospensioni.

Dai dati si nota che i principali punti di forza della Mercedes sono, come già visto nelle prime gare, la gestione della Power Unit e l’equilibrio complessivo del pacchetto, che ha trovato un buon compromesso nelle varie aree della performance. Tuttavia, adesso che gli avversari hanno tutti portato gli sviluppi la W17 è rimasta indietro sul quantitativo di deportanza, tanto che in generale risulta la più lenta nelle curve, ma ciò che continua a farla spiccare sono, appunto, le prestazioni impareggiate sui rettilinei.

Red Bull brilla nel lento, ma nel veloce manca carico

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Si confronta adesso il #12 con Verstappen. L’olandese, nonostante guadagni quasi un decimo tra l’inizio del giro e curva 1-2-3, paga 3 decimi e mezzo di distacco alla fine del primo settore, dovuti sia alla differente erogazione dell’energia che alla minore incisività della sua Red Bull nel serpentone che va da curva 4 a curva 8, attribuibile verosimilmente alla mancanza di carico aerodinamico.

Il #3 recupera poi due decimi e mezzo nel settore centrale, grazie a qualche km/h in più di top speed sul “rettilineo” e a una percorrenza migliore nel tratto lento tra la 11 e la 16, il che suggerirebbe un’impostazione meccanica più morbida che consente di aggredire meglio i cordoli e di sprigionare più grip meccanico, fondamentale alle basse velocità e in trazione. Infine, nel terzo settore Verstappen perde esclusivamente sul rettilineo, compensando interamente l’ingresso dell’ultima curva con un’uscita nettamente migliore.

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Dai dati si evince quindi una Red Bull molto migliorata rispetto all’inizio del campionato, in cui le debolezze telaistiche e i problemi di guidabilità avevano relegato Verstappen e Hadjar nel midfield. Grazie al corposo pacchetto di aggiornamenti introdotto in Florida – che include componenti alleggerite e novità aerodinamiche, tra cui delle rivisitazioni del FTM e dell’ala “macarena” della Ferrari – la RB22, nonostante abbia meno deportanza, ha finalmente trovato un buon bilanciamento e una maggiore stabilità in frenata, che ha permesso a Verstappen di fare la differenza e di conquistare la prima fila.

La vettura anglo-austriaco si è imposta come 2° forza in qualifica e il fatto che nel lento abbia recuperato abbondantemente quello che perdeva nel veloce implica che l’unica discriminante nelle prestazioni tra Verstappen e Antonelli è stata, come già accennato, la Power Unit, il che è paradossale se si pensa alle prime gare. Si segnala infine la carenza di ritmo di Hadjar, che ha pagato un distacco di 8 decimi dal compagno di squadra e a Miami ha fatto un passo indietro rispetto agli scorsi GP.

Ferrari regina delle curve, ma è carente sulla PU e non sfrutta le gomme

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La comparazione tra Antonelli e Leclerc porta alla luce le solite considerazioni sulla SF-26, che spicca in tutte le curve, sia in quelle lente che in quelle veloci, ma poi si ritrova a perdere più degli avversari in rettilineo. Gli aggiornamenti portati dalla Ferrari sembrano aver dato i loro frutti, con la Rossa che sfrutta il carico aumentato per consolidare la sua supremazia nelle curve e l’ala “macarena” – che riduce il drag nella modalità SLM – per guadagnare qualcosa in termini di velocità massima e di consumi, anche se la gestione dell’energia e la mancanza di cavalli dalla parte termica rimane estremamente limitante sul dritto – e continuerà a esserlo finché non arriverà il V6 potenziato con le opportunità concesse dall’ADUO -.

Nonostante i passi avanti grazie alle novità tecniche, al Cavallino continua comunque a mancare qualcosa per conquistare il primato, soprattutto sul giro secco, con le vetture di Maranello che nuovamente non riescono a replicare il salto prestazionale che gli avversari compiono tra Q2 e Q3. Ciò sembra essere dovuto sia ai limiti della Power Unit e dell’erogazione dell’elettrico sia alle – solite (Ferrari ne soffre da anni) – difficoltà nell’estrazione del massimo grip dalle gomme soft.

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Quest’ultimo problema è stato senz’altro acuito dal fatto che Pirelli abbia portato a Miami le mescole più morbide della gamma ed è apparso in maniera lampante anche nella qualifica Sprint dopo i buon riscontri con le medie. Inoltre, nelle interviste dopo la sessione il #16 ha lamentato di aver avuto sensazioni al volante peggiori rispetto a venerdì, anche se ciò sembrerebbe essere imputabile al vento più che alle modifiche nell’assetto.

Tirando le somme, la Rossa, pur confermandosi la vettura migliore dal punto di vista della piattaforma aero-meccanica, resta per ora con le mani legate a causa dell’importante deficit di potenza e ha bisogno di un nuovo motore. Persistono poi le criticità di sfruttamento delle gomme più soffici e di abbassare poco i tempi tra Q2 e Q3.

McLaren fatica col vento e viene azzoppata da un problema con la batteria

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L’ultimo confronto, tra Antonelli e Norris, mette a nudo il passo indietro fatto dalla McLaren, con il campione del mondo in carico che ha girato 3 decimi più lento rispetto al tempo della pole nella qualifica Sprint. L’impressione è che la MCL40 sia andata in crisi a causa delle raffiche di vento, ma anche che sia progredita di meno rispetto ai rivali grazie al parco aperto perché probabilmente era andata più vicina al suo massimo potenziale già dopo l’unica sessione di prove libere.

Dai dati Norris appare decisamente più incisivo nel lento che nelle curve veloci, ma anche lui, come Verstappen e Leclerc, inoltre perde tutto o quasi sul dritto, il che è strano dato che McLaren sembrava aver praticamente chiuso il gap da Mercedes per quanto riguarda l’uso della PU ed è probabilmente dovuto a un problema di ricarica, come confessato dallo stesso #1. I miglioramenti della monoposto papaya questo weekend sono comunque netti, grazie ai numerosi aggiornamenti che hanno incrementato la downforce e la stabilità, e ciò fa sicuramente ben sperare per il futuro, ponendo possibilmente Norris e Piastri come i primi avversari delle Mercedes.

F1 | Telemetria qualifiche GP Miami

Uno sguardo alla gara: occhio alla pioggia

Con una griglia di partenza mescolata, un gruppo di testa compatto e le altissime probabilità di pioggia, è impossibile designare un favorito e il GPche è stato anticipato alle 19 italiane (13 locali) per evitare il temporale – sarà aperto. In partenza Antonelli dovrà mostrare segnali di miglioramento, dopo aver avuto molto pattinamento anche nella Sprint Race, e dovrà guardarsi le spalle da Verstappen, che non ha nulla da perdere, e da Leclerc, che proverà a usare il turbo più piccolo del motore Ferrari per portarsi in testa nonostante gli avversari siano migliorati allo start e nonostante la prima curva sia abbastanza vicina.

Anche sul ritmo ci sono molte incognite: anche se McLaren e Ferrari sono state le più rapide nella garetta, le modifiche apportate prima delle qualifiche – ed eventualmente anche prima della gara, grazie alla rottura parziale del parco chiuso dopo che è stato adottato il protocollo “Rain Hazard” -, e l’eventuale pioggia potrebbero ribaltare le gerarchie in campo. Infine, non mancano gli interrogativi sullo spettacolo, tra correzioni regolamentari e pioggia. Insomma, ci sono tutti i presupposti per assistere a una corsa interessante.

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