Charles Leclerc vince a Monaco Foto AGI

Charles Leclerc e quella vittoria a Monaco sognata fin da bambino

Emozione, dolci lacrime e un passato sempre presente: il primo trionfo a Monaco di Charles Leclerc, tra papà Hervè, Jules e Ayrton

È mattina, precisamente le sei e trenta. Un bambino di nome Charles Leclerc, nel suo letto, aspetta con trepidazione uno speciale avvenimento. Siamo a Monaco e, quella domenica, va in scena il gran premio. Ha solamente nove anni, ma le sue idee sono ben chiare: da grande, vuole sfrecciare in Formula 1, magari vincendo proprio sulle strade di casa. Una passione tramandatagli da papà Hervé, un vero e proprio idolo per il piccolo Charles.

Il padre, buon pilota di Formula 3, vorrebbe vedere suo figlio compiere le gesta che lui non è mai riuscito a portare a termine. Così, un giorno decide di portare il ragazzino in un kartodromo, almeno per capire se questo possa essere il giusto cammino. L’odore di benzina e della gomma bruciata colpisce immediatamente Charles che, una volta alla guida, sembra adattarsi perfettamente alla situazione. Curva dopo curva, spinge senza alcun timore, sorpassando gli altri bambini come fossero dei semplici birilli.

Nel mentre, Hervé annuisce silenziosamente, sorridendo con un certo orgoglio. L’addetto alla bandiera a scacchi lo avvicina, parlandogli fitto e complimentandosi: “Mai visto una roba del genere. Mi dici chi gli ha insegnato?“. L’uomo, compiaciuto ma sempre con i piedi per terra, gli da un’amichevole pacca sulla spalla: “Amico mio, onestamente non lo so. Penso che la risposta a tutto questo sia da ricercare in una sola parola, talento naturale“.

Charles Leclerc: tutte le strade portano a casa

Da quel giorno sono passati pochi mesi, e non c’è un singolo momento in cui il piccolo Charles Leclerc non sogni quella vittoria a Monaco. La mattina, prima di andare a scuola, ripassa mentalmente ogni tornante, immaginando di essere alla guida di una Ferrari. Quella macchina, da un rosso così acceso, lo ha lasciato senza parole, catturandone l’attenzione. E poi, c’è un ragazzo più grande di lui che è nel giro della Ferrari Driver Academy, un certo Jules Bianchi.

Per Charles, quel ragazzone è una persona molto importante, quasi un secondo idolo. Si dice che Jules sia un futuro campione del mondo, magari proprio alla guida del Cavallino Rampante. Nonostante la differenza d’età – otto anni – i due vanno d’accordo, a tal punto che Bianchi diventa il padrino di quel bambino dai capelli biondi e lunghi. La sua purezza e bontà d’animo, che da sempre lo contraddistinguono, coinvolgono anche la crescita del piccolo Leclerc.

Charles Leclerc e suo padre Hervè, una figura fondamentale per l'approdo in Formula 1 del nativo di Monaco. In questo articolo, si viaggia fantasiosamente nella testa di Charles, tra emozioni e dialoghi per la sua prima vittoria nelle strade di casa.
Charles e suo padre Hervè (Foto Scuderia Fans)

Due valori, così importanti e non comuni, che saranno fondamentali per il proseguo della carriera di Charles. Un carattere, quello di Leclerc, mite e allo stesso tempo riflessivo, forgiato dalla pazienza e dal modo di affrontare le situazioni. Quel 20 giugno del 2017, quando papà Hervé vola in cielo, il ragazzo diventa uomo. I ricordi, però, rimangono custoditi nel cassetto dell’amore, quello con su scritto “Papà Hervé e Parrain Jules“. Un percorso particolare che, nonostante tutto, lo ha fatto maturare velocemente.

Charles Leclerc, in giro per il mondo, non ha mai perduto la calma, anche quando le cose non andavano bene. In fondo, il padre e Jules, non lo hanno mai abbandonato. Nei momenti di sconforto, la mente andava sempre a quel primo gran premio visto da casa, al debutto sui kart, alle cene con Jules e ai sorrisi con papà Hervè. Flashback in grado di dargli la forza nelle difficoltà, portandolo finalmente a trionfare sulle strade di Monaco, casa dolce casa.

Terra promessa color rosso fuoco

Quando papà Hervè sta per andarsene, Charles gli annuncia che ha firmato con la Ferrari. Non è vero, per lo meno, non ancora. È una bugia a fin di bene di un ragazzo che vuole rendere orgoglioso il suo papà un’ultima volta.

Quel contratto però arriva davvero. Adesso le cose si fanno davvero serie.

Lui, Charles Leclerc ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta per suo papà e per l’amico mai dimenticato.

Adesso indossa un’armatura rossa, guida un bolide rosso. Insieme a lui un quattro volte Campione del mondo, Sebastian Vettel.

Per ogni pilota c’è una gara che, nonostante passino gli anni, rimane sempre la più importante; quella che fa battere il cuore a mille, anche se vinta più e più volte. La gara di casa.

Questo vale anche per Charles Leclerc.

A Monaco il Predestinato si emoziona, sorride timidamente; gli occhi leggermente lucidi.

Però, c’è sempre un però, come in tutte le storie più romantiche.

Quando arriva il fatidico periodo, gli astri sembrano allinearsi in un cielo funesto.

Charles sembra come perseguitato, quasi ci fosse una maledizione.

Ritiri, incidenti, ma anche pole; di vittorie però neanche l’ombra. Per uno scherzo del destino sembra che la sua stessa città voglia negarli la gioia più grande. Sembra che non voglia dargli il trono che gli spetta; la corona del Principato tanto agognata.

Nel segno di Ayrton

Quella prima volta però è finalmente arrivata. Tra le lacrime che oscuravano persino la vista, Charles supera la bandiera a scacchi. Pensiero fisso rivolto al padre, che lo guarda da lassù.

Ma, di certo, non è stato l’unico ad aver posato il proprio sguardo su quel ragazzo ricco di sogni.

Ayrton Senna non può non aver abbozzato un sorriso.

Ci immaginiamo il trio, papà Hervè, Jules e Senna. Tutti con lo sguardo orgoglioso, guardano quel ragazzo genuino realizzare il suo sogno e piangere. Magari si scambiano pure un cenno di intesa.

In questo articolo, si viaggia fantasiosamente nella testa di Charles, tra emozioni e dialoghi con Ayrton per la sua prima vittoria nelle strade di Monaco.
Ayrton Senna (Foto Pascal Rondeau/Allsport)

Quella pista tanto glam, quanto ardua e dalle curve impervie è stata finalmente conquistata dal suo Principe.

Una pista speciale, da sempre, per tutti coloro tanto folli quanto geniali che negli anni ci hanno gareggiato.

Su tutti Ayrton Senna, colui che tutt’ora detiene il record di vittorie sull’asfalto del Principato.

Lui che quei saliscendi li ha percorsi e conquistati; nessuno come lui.

Noi ce lo immaginiamo così; sorrisetto abbozzato a dire queste parole ad un ragazzo, come lo era stato lui.

“Bravo, Ragazzo.

Vieni, siediti sul punto più alto e ammira il panorama. Quelle curve che conosci da quando sei nato e, che adesso vedrai anche con una luce diversa. Non importa quanti trofei conquisterai ed esporrai un giorno; questo rimarrà tra i più sociali perché è Casa tua ad avertelo dato. Nello sfondo tutte le persone che conosci da una vita in lacrime.

Sai Ragazzo, anche se vincerai tante volte qui, questa vittoria ti resterà sempre dentro; una sorta di tatuaggio nel cuore. E, credimi, non c’è vittoria come quella di casa.

Prova a chiedere un po’ a Lewis, sarete compagni di squadra in Ferrari l’anno prossimo, se non sbaglio. Lui ha vinto più di tutti a Silverstone, casa sua, eppure ogni volta aveva le lacrime come per la prima. È qualcosa di speciale, quasi ancestrale perché vinci tra e per la tua gente. Respiri letteralmente aria di casa, per poi sollevare la coppa al cielo; unico al mondo a poterlo fare. Orgoglio, amore e felicità.

So quanto possa essere stato difficile e frustrante; arrivarci più volte vicino e, poi vedere la vittoria, effimera, sfumare via. Fa male.

Ormai, però, non devi più pensarci. Ce l’hai fatta; la maledizione si è spezzata. Il trono è tuo, Principe di Montecarlo.

Chissà quanti bambini frequentano la tua stessa scuola e, ti ammirano sognanti. Pensa che grande onore e responsabilità.

Se posso, un consiglio te lo voglio dare; magari se il fato me lo avesse concesso, lo avrei fatto ugualmente di persona.

Prenditi il tuo tempo, non avere fretta. Tutto arriva, oggi ne hai avuto la prova. I mezzi li hai; talento, ambizione, ma anche consapevolezza e rispetto non ti mancano. Hai alle spalle il team che tutti bramano, me compreso. Il prossimo anno avrai un compagno di squadra unico; non lasciarti intimidire, ma ascolta i suoi consigli. Il resto è tutto dentro di te. Mi è sembrato di capire che ti chiamino “Il Predestinato”. Non dubito tu possa costruire qualcosa di grande con il tuo Cavallino Rampante.

Hai la testa e soprattutto il cuore da campione, la tua strada sarà magari ardua, ma per quanta ancora ne avrai da fare, amerai il finale.

Sai, io non ho avuto la possibilità di correre per la Rossa, quindi posso solo immaginare cosa si provi; ma vederti urlare in lacrime e cantare l’inno italiano come fosse il tuo; beh diciamo che un’idea me la sono fatta.

Io qui a Montecarlo ho alzato la coppa della vittoria numerose volte, quindi magari ti aspetteresti da me qualche genere di consiglio; ma credo che il tempo sia passato ormai.

Anche tu hai conquistato queste strade, le tue. Non hai più bisogno che qualcuno ti sveli trucchetti per vincere qui. È la pista stessa che ti ha svelato i suoi segreti, non solo ieri. È da quando la percorri a piedi, in bici o macchina che sia, che lo fa; solo che adesso hai imparato ad ascoltarla, a connetterti fino in fondo con lei. A connetterti con casa tua.

Adesso credo sia il momento di andare. Goditi la vista e, assapora ogni istante di questa vittoria.

Il tuo papà e Jules sono fieri di te.

Ciao, Ragazzo.

Ayrton”.

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