Per la quarta volta consecutiva, Max Verstappen è Campione del Mondo, chiudendo le pratiche a Las Vegas. In un anno difficile per la Red Bull, l’olandese è stato il faro che ha guidato la squadra ad un altro trionfo con prestazioni di altissimo livello.
Ad inizio stagione tutti si aspettavano un 2023 bis dopo le gare in Bahrain ed Arabia Saudita visto lo strapotere Red Bull messo in mostra nelle gare inaugurali.
Ma si è visto già dall’Australia che la RB20 non era la vettura capace di dominare ancora per un altro anno. Prima Melbourne, poi Miami e Monaco hanno fatto salire molto dubbi sull’effettiva competitività di Red Bull.
Poi è arrivato il calvario: dall’Austria al Messico, Verstappen conquista solo quattro podi e una vittoria Sprint in ben dieci gare, decretando il digiuno di vittorie più lungo in una sola stagione per il leader del Mondiale assieme a quello stabilito da Button nel 2009.
Tra sviluppi sbagliati, setup non ottimizzati e gare mal gestite, il Campionato Piloti è rimasto in discussione per svariato tempo, lasciando a Lando Norris qualche possibilità di spodestare l’olandese dal trono.
Nella pioggia di Interlagos, il Re si è ripreso tutto
Arriva Interlagos e Norris deve recuperare 47 punti in quattro gare, di cui due sono in un weekend Sprint. La prima grande occasione la ha proprio ad Interlagos, tracciato favorevole alla MCL38, contando anche sulla penalità di cinque posizioni in griglia comminata a Verstappen per il cambio dell’ICE.
L’inglese conquista la vittoria della Sprint a San Paolo, accorciando a 43 punti sull’olandese, quarto in classifica. Le qualifiche dovevano dare lo slancio definitivo a Norris dopo la dodicesima posizione presa da Verstappen, tramutatasi poi in diciassettesima in griglia.
Max non ci sta, è una furia. Il Mondiale non può scappargli in questo modo.
Già dalla partenza, l’olandese risale il gruppo ad una velocità spaventosa, ma è con un mix di fortuna e pura intelligenza strategica che dopo la bandiera rossa si mette alla caccia della prima posizione su Ocon mentre Norris fatica a centro gruppo.
Il passo è straordinario, e Verstappen mette a segno giri veloci su giri veloci ad ogni giro, prendendosi di forza una vittoria spettacolare, probabilmente la migliore in tutta la sua carriera per allungare in classifica Mondiale e portare a Las Vegas il primo match point in stagione.

Freddezza e gestione per il trionfo
Nella Strip parte tutto male, tra grip assente e problemi con le gomme. Red Bull si mette a lavoro nella notte americana tra il giovedì e il venerdì per dare in mano a Verstappen una RB20 quanto meno capace di lottare saldamente per un buon bottino di punti.
Le qualifiche sorridono al campione del Mondo: quinta posizione davanti a Lando Norris, che non sembra capace di lottare per la vittoria in Nevada.
La gara dell’olandese è la classica di un pilota che deve solo pensare a portare l’auto al traguardo. Si mette alla caccia di Gasly ma senza forzare l’attacco a tutti i costi, aspettando il momento opportuno per non creare disastri.
Si vede la maturità di un pilota che ha compreso i suoi errori in Messico, dove ha messo in atto una gara a dir poco furiosa e inutilmente aggressiva.
Nella Strip, Verstappen gestisce, non forza e tiene un ritmo necessario a tenersi dietro le McLaren ed evitare un assalto di Norris fino alla fine.
È così che Max chiude al quinto posto dietro alle due Ferrari che lo hanno ingaggiato nelle fasi finali della gara, ma comunque davanti alla MCL38 #4 di Norris, chiudendo matematicamente la pratica per il Mondiale Piloti, calando il poker iridato.

La dimostrazione che l’auto non è tutto
In tutto questo, la stagione 2024 ha fatto capire a tutti che l’auto più performante non porta automaticamente al titolo. Norris e la McLaren, con le loro scelte strategiche sbagliate ed errori di guida lo hanno dimostrato a più riprese.
A Silverstone, in Ungheria e a Monza si sono perse decine di punti per una gestione completamente errata da parte del muretto della scuderia inglese. Norris dalla sua parte ha lasciato andare bottini importanti con episodi clamorosi come l’uscita in Q1 a Baku e l’anonima guida in Brasile, nel momento più critico per la lotta al Mondiale.
McLaren può dirsi soddisfatta dei progressi fatti e della leadership nelle classifiche Costruttori, ma l’obiettivo Piloti era alla loro portata.

Verstappen e la Red Bull invece si sono uniti per mostrare al mondo che è il pilota il primo mezzo per un trionfo. La vittoria ad Imola con Norris alle calcagna, in Canada sotto la pioggia in partenza e la masterclass in Brasile non hanno fatto altro che confermare il talento generazionale dell’olandese.
Verstappen sempre più leader della Red Bull in ogni suo aspetto
In una stagione complicata, dove la scuderia anglo-austriaca ha perso più volte la bussola dello sviluppo dopo l’illustre partenza di Newey, Max ha spinto sé stesso al limite per diventare il faro della squadra.
Non si è abbattuto dopo il GP di Ungheria, dove si è infuriato con il muretto box per la strategia, non si è abbattuto dopo Monza e Baku dove ha messo in atto una delle prestazioni più anonime degli ultimi tre anni, e non si è abbattuto dopo il Messico e i suoi episodi controversi.
Il rapporto con Lambiase e i suoi uomini fidati è consolidato da tempo, permettendo a Max di contare su un’intesa che pochi in griglia possono vantare.

La RB20 dalla seconda parte di stagione è sempre stata in bilico tra l’essere la seconda e la terza forza tecnicamente, ma è stato il talento di Verstappen ad elevare la vettura ad una contendente al Titolo Piloti fino alla fine matematica del Campionato.
Il 2025 sarà un anno imprevedibile per la Red Bull, chiamata ad un lavoro magistrale per concepire una RB21 che possa tornare a lottare per la vittoria anche senza l’aiuto di Adrian Newey e tante altre figure chiave che hanno fatto parte della scuderia fino ad ora.
Di una cosa siamo però convinti: Verstappen continuerà ad esprimersi nella sua miglior forma possibile, spingendosi al limite in ogni occasione per massimizzare quello che l’auto gli può dare in combinazione con il suo stile di guida unico.
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