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Michele Alboreto: la storia del “pilota gentiluomo” della F1

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Quella di Michele Alboreto è una storia che tutti, anche i non appassionati di Formula 1, dovrebbero conoscere. E oggi ve la raccontiamo.

Michele Alboreto ha fatto della sua passione la sua vita, ed è riuscito a portare in pista un modo di essere unico, che lo sport più pericoloso del mondo non aveva mai visto: quello del “pilota gentiluomo”.

È stato un pilota dai tratti singolari, preziosi, rari, e un uomo dal carisma impareggiabile. È perciò compito di ogni tifoso mantenere vivido il suo brillante ricordo.

Per citare alcuni traguardi: 194 Gran Premi disputati, 5 vittorie, 2 pole position, 5 giri veloci, vittoria della 24 Ore di Le Mans nel ‘97, ultimo italiano a vincere un Gran Premio su una Ferrari. Ma Michele è molto di più.

Ed è per questo che oggi raccontiamo la sua storia.

 

Chi è Michele Alboreto?

Michele Alboreto nasce a Milano il 23 dicembre 1956 e cresce a Rozzano.

Nella periferia milanese vive anni tranquilli, sviluppando un carattere riservato, pur rimanendo capace di sfoggiare la sua bontà d’animo in ogni occasione.

A Rozzano, nella stessa via di casa sua, Michele incontra l’amore della sua vita: Nadia Astorri, oggi nota come Nadia Alboreto, conosciuta quando il pilota non aveva neppure la patente.

Michele Alboreto e Nadia Astorri.
Michele Alboreto e Nadia Astorri.

Dopo il diploma come perito industriale, Alboreto trova lavoro in un’azienda, ma per lui le cose cambiano nel 1976, quando debutta in Formula Monza.

La passione è tanta, tantissima, ma le possibilità e i mezzi sono pochi e la sua esperienza con la Scuderia Salvati non gli consente un inizio sfolgorante. Andando avanti però, arriva finalmente il salto di qualità: approda in Formula 3, dove nel 1980 vince il Campionato. Poi passa in Formula 2 con Minardi e grazie ai buoni risultati accumulati, arriva in Formula 1 con Tyrrell.

 

1982: Alboreto in Tyrrell, la stella si accende

A fine stagione 1982, a Las Vegas, Michele vince il suo primo GP di Formula 1, e da lì in poi la sua vita si trasforma per sempre.

Poco dopo, nel 1983, a Detroit, per il GP degli Stati Uniti, Michele vince il suo secondo Gran Premio.

Michele Alboreto Tyrrell GP Las Vegas 1982
La prima vittoria di Michele Alboreto in Formula 1 arriva su una Tyrrell durante il GP Las Vegas 1982.

 

1984 – 1988: gli anni di Alboreto in Ferrari

Nel 1984 arriva il tanto straordinario quanto inaspettato invito a Maranello, alla corte di Enzo Ferrari. Ma prima, è Alboreto a mandare gli inviti: infatti, nel dicembre 1983, Michele e Nadia si sposano.

La prima vittoria del pilota milanese al volante della Ferrari arriva al GP del Belgio 1984. Dopo questo successo, Michele continua a dare il massimo, e alla stessa velocità con cui corre in pista arriva il 1985: l’anno in cui Michele ha una possibilità.

A metà stagione infatti, Alboreto ha tutte le carte in regola per poter vincere il mondiale. 

Michele Alboreto Ferrari GP Canada 1985
Michele Alboreto nel GP di Canada 1985. In Ferrari ha finalmente le sue possibilità per giocarsi il mondiale.

Ma a un passo dal suo sogno, questo va in frantumi: durante la seconda parte della stagione l’affidabilità della Ferrari sembra essere sparita, e la sua competitività crolla.

Alla fine il mondiale sarà vinto da Nelson Piquet.

Dopo l’amaro in bocca lasciato dalla disfatta del 1985, Michele non demorde e resta comunque in Ferrari, continuando a dare tutto sé stesso. Ma il rapporto tra il pilota e la Scuderia del Cavallino Rampante è ormai lacerato, e nemmeno un mese dopo il 14 agosto 1988 (data della scomparsa di Enzo Ferrari), la relazione Alboreto-Ferrari vede la bandiera a scacchi.

 

Alboreto torna a casa: prima Tyrrell, poi Lola e Arrows, l’ultimo atto in Minardi

Dopo la parentesi in Ferrari, Alboreto decide di ritornare in due posti che lo hanno accolto prima di Maranello. 

Prima torna in Tyrrell, per poi passare da Lola e Arrows.

Nel 1994 torna invece in Minardi, e alla fine di quella che sarà una stagione priva di risultati notevoli, Alboreto annuncia il ritiro dalla Formula 1.

Michele Alboreto Minardi 1994
L’ultima parentesi di Michele Alboreto in Formula 1: il ritorno in Minardi nel 1994. cc: Minardi

 

2001: la scomparsa di Michele Alboreto e la sua eredità nella Formula 1

Dopo il ritiro Alboreto si dedica ad alcune gare, come la 24 Ore di Le Mans, che vince nel 1997, e l’American Le Mans Series. Nel 2001 vince la 12 Ore di Sebring.

Nello stesso anno, il 25 Aprile, Alboreto muore in un tragico incidente in Germania, al Lausitzring, durante il collaudo di un Audi R8 Sport, in vista della 24 Ore di Le Mans.

Michele Alboreto, oltre a dare testimonianza del suo grande talento, lascia alla Formula 1 l’esempio di uno spessore morale senza eguali. Un pilota che, abbassandosi la visiera, non dimentica l’importanza e l’autorevolezza di quei valori essenziali.

Un pilota che in pista porta con sé gli amori della sua vita, come quando al GP del Messico 1987 sulla sua monoposto era possibile notare un fiocco rosa per annunciare la nascita di Alice, la sua prima figlia, e li rende parte del suo mondo, un mondo che scorre ad alta velocità. 

Alboreto è stato l’unico pilota ad autoregolamentarsi, limitando la sua velocità al rientro in pit-lane, per tutelare tutti gli addetti. Perché, come affermato da sua moglie su Autosprint, una vita umana vale molto di più di una manciata di secondi persi o guadagnati”.

Ed è per questo che quando parliamo di Michele Alboreto non possiamo parlare al passato; Michele continua a vivere nei ricordi di quei giorni intensi. E pur non avendolo visto correre, è impossibile non sentirsi toccati dalla sua storia. 

Perché Michele Alboreto, al quale nel 2021 è stata intitolata la curva più famosa del mondo, la Parabolica di Monza, è un pezzo di storia della Formula 1 e automaticamente un pezzo della vita di ognuno dei tifosi di questo sport tanto bello quanto dannato.

Michele Alboreto Ferrari
Michele Alboreto, il pilota gentiluomo della Formula 1.

 

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