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F1 | La FIA abbandona l’idea dei paraspruzzi

Dopo i risultati deludenti dell’ultimo test con la Ferrari, la Federazione ha accantonato definitivamente il progetto dei paraspruzzi.

Scarsa visibilità con la pioggia

Non è un mistero che la FIA cerchi continuamente di migliorare gli standard di sicurezza della F1 odierna e di rendere lo sport sempre meno pericoloso di quanto già lo sia per sua natura (“motorsport is dangerous”). Negli ultimi anni uno dei temi verso i quali Federazione ha rivolto la propria attenzione è stato senza dubbio quello delle gare che si corrono in condizioni di bagnato estremo, che sono gradualmente diventate più problematiche. Quando la pista è molto bagnata, la situazione può essere molto rischiosa per i piloti, non tanto per la guidabilità della monoposto, ma a causa della scarsa visibilità.

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Le vetture moderne, dotate di un’aerodinamica estremamente complessa, così come sull’asciutto “sporcano” i flussi d’aria che la investono, in caso di pioggia sollevano grandi quantità di acqua, che diventano problematiche per la macchina che segue a distanza ravvicinata. Con i nuovi regolamenti introdotti nel 2022, il problema è poi diventato più critico, in quanto, per evitare di danneggiare troppo l’auto che segue, i diffusori sparano ora il fluido che scorre sotto al fondo verso l’alto, creando una vera e propria nube di acqua che annulla la visibilità e rende impossibile lo svolgimento in sicurezza dei GP quando l’asfalto è bagnato.

Inoltre, ci sono stati alcuni episodi che hanno accelerato il processo di riconoscimento della problematica e hanno sviluppato la necessità di cambiare qualcosa per la sicurezza, primi fra tutti il tragico incidente, avvenuto a Suzuka 10 anni fa, che costò la vita a Jules Bianchi, e la “gara fantasma”, ossia lo scandaloso GP del Belgio 2021.

L’idea dei paraspruzzi

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Per ovviare alla carenza di visibilità, la FIA ha dunque cercato delle idee e una delle soluzioni proposte è stata quella dei paraspruzzi, che hanno assunto il nome di WWP (wet weather package). Un primo prototipo dei paraspruzzi è stato provato l’anno scorso a Silverstone sulla Mercedes (in comparazione con la McLaren sprovvista del kit), ma ha ottenuto scarso successo. Difatti, essi, che erano delle semplici appendici che coprivano la parte alta e quella bassa posteriore di tutte e quattro le ruote, non migliorarono in maniera chiara e netta la visibilità dietro alla vettura, ma dettero comunque dei dati importanti su cui lavorare per realizzare una nuova specifica del dispositivo.

Dopo mesi di sviluppo, a inizio maggio la Ferrari ha portato in pista a Fiorano una versione aggiornata ed estremamente particolare del WWP. Questa volta i paraspruzzi, montati sulla F1-75 del 2022 guidata da Arthur Leclerc, avvolgevano completamente le gomme e potevano essere aperti solo lateralmente. All’inizio si è provata la configurazione col kit completamente chiuso e in seguito quella con il dispositivo aperto sul lato. Anche in questo caso il test è stato effettuato con un’altra monoposto in pista a seguire quella col kit, ossia la SF-24 con al volante Oliver Bearman. I risultati di questa seconda prova sono stati nuovamente deludenti, tanto che lo stesso Bearman ha bocciato la novità e ha evidenziato che il miglioramento nella visibilità è stato minimo.

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La decisione della FIA sui paraspruzzi

Dato il poco margine di sviluppo offerto dai paraspruzzi, che, oltre a essere pratici (quelli del test di Fiorano erano volontariamente “invadenti” in quanto dovevano solo mostrare quale sarebbe stato il “massimo potenziale” dei copriruota), non devono nemmeno inficiare pesantemente sulle prestazioni delle vetture, e alla luce dello scarso successo che hanno ottenuto in pista, la FIA ha deciso di abbandonare definitivamente la via dei paraspruzzi e cerca quindi nuove soluzioni per migliorare la visibilità in caso di pista bagnata. La Federazione ha infatti ritenuto che il progetto WWP non valesse più la pena di essere approfondito ed evoluto e l’ha quindi accantonato a favore di nuove idee.

È difficile spiegare il fallimento dei paraspruzzi, a causa della mancanza di dati e di altro materiale su cui indagare. Tuttavia, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori, si può pensare che i copriruota non abbiano funzionato come sperato in quanto ciò che solleva la maggior quantità d’acqua non sono le ruote, ma il diffusore. Perciò, più che un dispositivo che avvolgesse le gomme, sarebbe stato probabilmente più efficiente, solamente dal punto di vista della visibilità, uno che coprisse l’estrattore posteriore.

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L’errore della Federazione, che non può comunque essere criticata dal momento che sta agendo per il nobile scopo della sicurezza, è stato perseguire una via con scarso potenziale, anche se questo i tecnici non lo potevano sapere. È però ovvio che col senno di poi è più facile parlare… Un lato positivo di questa storia è la raccolta di informazioni sullo “spray” generato dalle vetture odierne, importante per chiarire le idee e conoscere meglio l’argomento in vista di nuove soluzioni.

Le parole di Tombazis

A ogni modo, sulla questione inerente ai paraspruzzi è intervenuto Nicholas Tombazis, direttore del dipartimento monoposto FIA che ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Motorsport.com. L’ingegnere greco ha iniziato la sua riflessione spiegando i motivi degli inediti copriruota visti in pista a Fiorano alcune settimane fa: “Abbiamo sempre saputo che i fattori che contribuiscono alla nube di spruzzi sono principalmente due. Uno è la quantità d’acqua che viene raccolta dal suolo dal diffusore, l’altro è la presenza delle ruote. Abbiamo pensato di provare a realizzare una copertura totale delle ruote, anche al di là di quanto sarebbe pratico, per vedere qual è il massimo che possiamo ottenere con questa soluzione, per vedere se è la soluzione giusta o meno. Il precedente test del copriruota [fatto a Silverstone l’anno scorso] era troppo, troppo fragile e troppo piccolo. E quindi non credo che avrebbe mai funzionato.”

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“Quindi siamo andati al massimo per vedere qual era il massimo che potevamo ottenere dai copriruota. E anche se hanno un po’ di effetto, non hanno un effetto abbastanza significativo da poter dire che questa è la soluzione. Quindi siamo tornati al punto di partenza. Diciamo che penso che abbiamo risposto ad alcune domande. Sappiamo a che punto siamo, ma non credo che al momento il progetto prosegua come tale. Ora sappiamo che dobbiamo trovare altri modi per proteggere le gare dalla cancellazione” ha aggiunto il tecnico ex Ferrari, che crede che sia necessario trovare vie alternative dopo il fallimento dei copriruota.

Tombazis ha poi spiegato che un dispositivo che “copra” il diffusore inficerebbe eccessivamente sulla produzione di carico aerodinamico e che l’esito dei test coi paraspruzzi sia in un certo senso anche positivo, in quanto hanno permesso alla FIA di capire meglio il problema e di escludere un’idea che si è rivelata sostanzialmente inutile: “In teoria si potrebbe fare qualcosa in questa zona (quella del diffusore), ma sarebbe come togliere tutta la deportanza e così via. Sarebbe quindi un bel problema. Non è un passo successivo facile, a dire il vero. Dobbiamo discuterne. Ma fondamentalmente, come test, [il progetto Ferrari] ha funzionato perché ci ha mostrato ciò che stavamo cercando. A volte i test vanno bene e si dice ‘fantastico’, altre volte vanno nella direzione opposta e ti dicono che la direzione che stai seguendo non va bene e devi seguire qualcos’altro. Quel qualcos’altro deve essere stabilito ora.”

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Dobbiamo pensare a soluzioni diverse. In definitiva, quello che vogliamo evitare è una situazione da Spa 2021 in cui una gara viene cancellata, o fortemente accorciata, o fortemente ritardata. Chiaramente, si tratterà sempre di un compromesso. I paraspruzzi in sé erano piuttosto brutti, ma se avessero dato un contributo significativo, saremmo stati perfettamente felici di installarli una volta all’anno se questo avesse fatto la differenza tra l’annullamento di una gara o meno. Non si è mai voluto dire ‘ogni volta che è bagnato li mettiamo’. Ma purtroppo dobbiamo cercare di pensare ad altre soluzioni” ha concluso il progettista 56enne, che ha sottolineato il bisogno di fare qualcosa per migliorare la visibilità in condizioni estreme. In ottica futura, Tombazis ha ammesso di avere alcune idee per risolvere il problema ma non ha voluto renderle note e ha dunque preferito tenerle segrete.

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