In Brasile è arrivata la più grande masterclass nella carriera di Verstappen, riscattandosi da un GP del Messico disastroso, ma per i tifosi che hanno abbandonato il carro dell’olandese dopo la scorsa gara ho un messaggio… i posti sono finiti.
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Magia pura quella messa in atto da Verstappen ad Interlagos, una prestazione che ha reso lucidi gli occhi dei tifosi di Max da tutto il mondo.
La Sprint Race chiusa al terzo, poi quarto posto, non sembrava mettere in mostra un passo competitivo, almeno per attaccare le McLaren. Poi sono arrivate le qualifiche per il Gran Premio… tanta, troppa sfortuna per l’olandese che non può chiudere il giro per una bandiera rossa causata da Stroll nel finale del Q2.
Il Gran Premio sembra un evento con un epilogo drammatico già scritto, la P17 di partenza non promette nulla di buono nonostante la gara bagnata, ma a Verstappen questo non interessa. L’olandese si mette in modalità ‘cannibale’ e annienta tutti giro dopo giro, lanciandosi a caccia della Top 5 dopo soli 10 giri.
Qui Red Bull si gioca il jolly: Max resta fuori e sale in seconda posizione grazie ai pitstop dei vari Norris, Russell, Leclerc, Tsunoda e Lawson. La Safety Car e poi la bandiera rossa sono una manna dal cielo, permettendogli di montare gomme nuove durante il periodo di sosta forzata.
Dalla ripartenza in poi, il ritmo della RB20 #1 è incredibile. Ocon non scappa e la Safety chiamata dall’incidente di Sainz lo lancia verso il sorpasso per la vetta della classifica.
Si ok, tutto bello e rimonta fatta, ma da qui? Cari miei, sappiamo tutti che Verstappen non si accontenta di nulla. La voglia di rivalsa ha il sopravvento e inizia a stampare giri veloci su giri veloci ad ogni passaggio sul traguardo, mettendo in mostra un passo inarrestabile per chiunque, tornando a vincere dopo 10 gare di digiuno, con un margine di quasi 20 secondi come ci aveva abituati nel 2023 con la mostruosa RB19.

Tutta fortuna, senza la bandiera rossa non vinceva
Trovatemi un altro pilota che aveva lo stesso passo in gara di Verstappen, avanti.
Il confronto con Norris, che ricordiamo essere un contendente al titolo (ormai alle corde), è impietoso. L’inglese è costantemente più lento di Max di almeno mezzo secondo sulla stessa mescola di gomme e con un’auto sulla carta nettamente più prestante su tracciati come Interlagos.
Nemmeno Ocon e Russell riescono a tenere la velocità dell’olandese che dal 43esimo giro continua ad abbassare il tempo del giro veloce senza mai darsi un attimo di respiro o di pace, come se qualcosa dentro di lui lo portasse al limite ad ogni singola tornata.

Eh ma è pur sempre un pilota scorretto…
Lo stile di guida aggressivo di Max non è nuovo, e lo sappiamo da 10 anni ormai. Lo ho difeso quando era ora di difenderlo, e lo ho criticato quando era ora di criticarlo dopo le varie cappelle fatte in Messico e ad Austin.
Ciò non toglie che un tifoso di Verstappen non scende dal carro per una gara storta, una prestazione sottotono o una giornata indemoniata dove non vede altro che autoscontri. Si critica sicuramente, ma una persona coerente non abbandona il suo pilota di riferimento in questo modo.
Nessuno vi ha chiesto di tifarlo per forza, nessuno ha forzato nessuno a seguire le orme di Max, ognuno ha scelto da sé, con il proprio cuore. Volete abbandonarlo perché non vince? Siete liberi di farlo, ma sappiate che oltre all’incoerenza che vi resterà sulla coscienza, nessuno vi crederà più legati a lui quando tornerete fuori dalle vostre stanze festeggiando come se nulla fosse per una vittoria strepitosa come quella di ieri.
La fede sportiva è così: per sempre o mai. Non esiste cambiare sponda quando una squadra o un pilota non vince, è deplorevole, vi mostrate solo per quello che siete: occasionali.
Sfatiamo questo falso mito: in Italia ognuno tifa quello che gli pare
“L’Italia è Rosso Ferrari”, “Se non tifi il Cavallino non ami la F1”, “Come fai a tifare un pazzo del genere” e varie altre frasi attanagliano i tifosi italiani fuori dall’ambiente della Rossa.
Volete vivere in pace con voi stessi? Prendetele e buttatele via, perché adesso vi dico una cosa che forse nessuno vi ha mai detto: la gente tifa e supporta chi vuole, senza stare a guardare il Paese.
Non facciamo gli ipocriti e facciamo un paragone. Il calcio: prendiamo una persona che sta a Bojon, un paesino di Venezia. Chi dovrebbe tifare secondo voi, la squadra dell’oratorio? Il Venezia? No, tifa chi vuole, perché se cresce guardando una squadra, qualunque essa sia, resterà legato a quella e alle memorie dell’infanzia.
Lo stesso vale per la Formula 1. Chi cresce con Ferrari, e con le varie imprese di Schumacher, le gare strepitose di Vettel o le magie di Charles, supporterà Charles e la Ferrari. Chi vede in Hamilton una leggenda senza paragoni, tiferà Hamilton, e così andiamo avanti all’infinito.
Certo, la Ferrari in Italia è la maggioranza e siamo tutti d’accordo, ma niente vieta che qualcuno possa avere idoli diversi.
Il GP del Brasile: un campione contro un pilota ancora non pronto al titolo
È forte, ha le giornate in cui tira fuori dal cilindro delle magie e dei colpi inattesi, ma lo dico chiaramente, a costo di attrarre verso di me una valanga di critiche: Lando Norris non è ancora pronto a vincere un Mondiale.
Troppi errori, troppe partenze buttate al vento, gare quasi lanciate ai rovi mentre era saldamente in testa (Singapore non vi ricorda nulla?), e l’incapacità di tenere il passo del compagno di squadra in varie occasioni.
Lando però non ha solo difetti, è un pilota solido sul passo e non lo scopriamo certo oggi. Nel 2020 e 2021 era spesso e volentieri sul podio grazie a prestazioni convincenti, ma anche in quegli anni molte occasioni sono state sprecate come il Gran Premio di Russia 2021.
Verstappen, nonostante la guida aggressiva e fuori dalle righe, è ben più costante. Riesce a capitalizzare gran parte delle occasioni che gli si presentano, e la gara in Brasile ha confermato per l’ennesima volta questo aspetto.

Chiamatela fortuna, chiamatela “aiutino della FIA“, chiamatela come volete, ma è innegabile che la vittoria di oggi sia frutto di una costanza e di una voglia di rivalsa fuori dall’ordinario. Nella Sprint e nelle qualifiche i tempismi delle varie bandiere ha fatto storcere il naso a parecchi, ma Max non si è arreso e ha messo assieme una prestazione che resterà negli annali dello sport.
Tutta questa solfa per dirvi cosa in breve? Il carro dei tifosi di Verstappen è chiuso, già dal post-gara del Messico, dove in tanti hanno lasciato i loro comodi quanto spinosi sedili. Adesso il 2024 è alla fine, ed è giusto che il Mondiale possa festeggiarlo chi lo ha supportato dall’inizio, passando dal crollo di metà stagione fino all’ultima curva dell’ultimo giro di Abu Dhabi.
Il Maxismo vero e proprio è per pochi. Si soffre, si vince, si impreca tutti assieme, ma sempre uniti, come dovrebbe essere ogni tifoseria di qualsiasi sponda, a prescindere dai colori.
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