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WRC | Monte-Carlo 2025: se oggi si penalizza, ieri si faceva la storia

Il Rally di Monte Carlo 2025 si è concluso tra polemiche e perplessità, non tanto per l’andamento della gara, quanto per l’ondata di penalità e sanzioni assegnate ai piloti. Manovre che un tempo avrebbero alimentato la leggenda del rally, oggi sono diventate infrazioni punibili con multe e secondi di penalità. Ma quanto è cambiato realmente il WRC? E, soprattutto, è cambiato in meglio oppure no?

Le penalità del Monte Carlo 2025

L’episodio più discusso è stato il caso di Oliver Solberg, penalizzato con cinque minuti per un semplice traverso eseguito al famoso “tornantino del Loews”, durante il trasferimento finale, verso il traguardo della gara. Un gesto che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato considerato una dimostrazione di spettacolo e controllo della vettura. A questo si aggiungono la multa inflitta a Thierry Neuville, colpevole di aver proseguito con una ruota che non girava liberamente dopo un’uscita di strada ed un filmato con protagonista proprio il vincitore, Séb Ogier.

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Thierry Neuville (BEL) Martijn Wydaeghe (BEL) Of team HYUNDAI SHELL MOBIS WORLD RALLY TEAM are seen during the World Rally Championship Monte-Carlo in Gap, France on 24,January. 2025 // Jaanus Ree / Red Bull Content Pool // SI202501240450 //

Il video in questione è stato pubblicato sui propri profili social dal podcast ServicePark.Rally e mostra Ogier scaldare le gomme (o forse anche cercare di togliere qualche chiodo dagli pneumatici) zigzagando sull’autostrada francese A51 all’alba di domenica mattina, quando erano in programma le prime due speciali dell’ultima giornata del Rallye Monte Carlo. Il francese compie dei continui cambi di direzione a cavallo della linea di mezzeria, terminando solo quando raggiunge un’auto privata che sta viaggiando in prima corsia. 

Diversamente dal caso di Solberg, il video di questo episodio non è stato esaminato dagli steward, motivo per cui Ogier non ha ricevuto alcuna sanzione post-gara che avrebbe potuto influenzare l’esito della gara. Il pilota francese ha così conquistato la sua decima vittoria al Rallye Monte Carlo, imponendosi con un margine di 18,5 secondi sul compagno di squadra Elfyn Evans.  Il regolamento dice che nei trasferimenti su strada le vetture da rally sono uguali alle vetture civili per cui bisogna attenersi al codice della strada vigente nella nazione ospitante l’evento.
Pertanto solo la polizia locale avrebbe potuto fermare Seb oppure, proprio volendo essere fiscali, la FIA poteva applicare una multa in denaro (non di tempo).

Le multe in denaro solitamente vengono commutate agli equipaggi solo quando c’è un’evidente infrazione commessa come non fermarsi a uno stop, passare col semaforo rosso, un sorpasso veramente azzardato, velocità estremamente alta rilevata da un ente ufficiale

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Se il regolamento parla chiaro, lo stesso non si può dire del metro di giudizio adottato nel corso degli anni nel WRC. Perché se oggi questi episodi vengono sanzionati con rigore, in passato il rally ha visto situazioni ben più controverse passare quasi inosservate oppure riconoscendole (giustamente ndr) come grandi gesta eroiche, tipiche di questo meraviglioso sport.

Quando tutto era concesso: episodi storici senza sanzioni (o quasi)

Il confronto con il passato rende il dibattito ancora più acceso. Basti pensare a tre episodi emblematici, in cui la linea tra regolamento e “spirito del rally” sembrava molto più sfumata:

  • Sébastien Loeb – WRC Rally Mexico 2005: il pilota francese, a causa di un danno alla sospensione, percorse l’intero trasferimento fino al parco assistenza con la vettura praticamente su tre ruote e con Daniel Elena, suo navigatore appeso fuori dalla macchina per bilanciare la perdita della ruota. Un’immagine iconica, che oggi probabilmente sarebbe stata punita con una penalità o addirittura con l’esclusione dalla gara. In quel caso intervenne, però, la polizia messicana che, notando una vettura circolare in strada, priva di ruota e con un uomo appeso di fuori, giustamente intervenne. Dopo un piccolo diverbio con le forze dell’ordine locali, Loeb ed Elena vennero addirittura scortati dalla polizia fino al parco assistenza. Tanto di cappello ai poliziotti messicani che in quel caso gestirono la situazione con grande polso ed intelligenza.
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  • Thomas Rådström – WRC Safari Rally 2002: Vittima degli infernali fondi kenioti, lo svedese Thomas Rådström, all’epoca in forza alla Citroen, rompe la sospensione anteriore sinistra della sua Xsara ed costretto a proseguire lungo la liaison section, con una ruota che finisce di distruggersi ogni chilometro di più. Rimasto ormai con tre ruote lo svedese opta per una soluzione drastica: manda, infatti, il suo navigatore, il grande Denis Giraudet, nel portabagagli della vettura per bilanciare la perdita dello pneumatico. Giungono eroicamente al Service Park di Nairobi imbrattati di sudore e polvere, riuscendo a portare in salvo la macchina ed affidarla alle sapienti mani dei meccanici Citroen. Nessuna sanzione, solo applausi per la determinazione.
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Thomas Rådström and Denis Giraudet at Safari Rally 2002
  • Loeb – WRC Acropolis Rally 2006: Protagonista ancora una volta, il 9 volte iridato francese. Durante il Rally dell’Acropoli 2006, Sébastien Loeb subisce una foratura dopo aver colpito una pietra, causando l’esplosione del pneumatico e il distacco della ruota posteriore sinistra. Nonostante abbia concluso la speciale su tre ruote, il vero problema arriva nel trasferimento: deve percorrere 60 km fino al parco assistenza con un’auto semidistrutta. Senza perdere tempo in riparazioni improvvisate, Loeb e il navigatore Daniel Elena affrontano l’impresa titanica, mentre la loro Citroën Xsara si disintegra progressivamente. A pochi chilometri dall’arrivo, anche la sospensione posteriore cede, ma l’alsaziano riesce comunque a raggiungere l’assistenza in orario. I meccanici Citroën, in soli 45 minuti, ricostruiscono l’auto, permettendogli di ripartire senza penalità e trasformando una situazione disperata in un’icona della storia del WRC. Una scena che oggi, invece, potrebbe costargli minuti preziosi o una multa salata, soprattutto per tutti quei pezzi disseminati lungo l’autostrada, nel tragitto verso Atene.
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Sebastien Loeb (FRA), Citroen Xsara WRC, pulls into the time control on three wheels after suffering a tyre failure. He didn’t suffer a time penalty.
FIA World Rally Championship, Rd8, Acropolis Rally, Athens, Greece, Day Two, Saturday 3 June 2006.
  • Marcus Grönholm – WRC Wales Rally GB 2003: Il finlandese nel corso di una PS, tocca duro ed apre la sospensione anteriore sinistra. Successivamente, il finlandese è costretto a proseguire con la ruota divelta, l’intero tratto di trasferimento. Tutto stava andando nel verso giusto quando, all’improvviso, una pattuglia della “Police” britannica gli intima di fermarsi il prima possibile. Il finlandese accosta e dà il via ad un simpatico siparietto con i “bobbies” inglesi:

“Buongiorno, lei sa che non può guidare su strada con l’auto in queste condizioni, vero? esordisce il poliziotto. “Certo che posso proseguire! Ho le capacità per farlo, sempre se lei mi autorizza…” esclama Marcus. La risposta dell’officer è però lapidaria: “No, la macchina è troppo danneggiata per poter circolare, è un pericolo per l’incolumità altrui! Mi dispiace ma deve fermarsi e chiamare la squadra e farsi venire a prendere da qualcuno“.

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Il policeman è un blocco di cemento irremovibile e per Marcus non c’è altra strada se non quella di ritirarsi dalla giornata ed aspettare il carroattrezzi…

Regole o spettacolo? Il bivio del WRC

Il dilemma è chiaro: il WRC deve garantire sicurezza e correttezza o preservare il suo spirito originario? Con le penalità di Monte Carlo 2025, il messaggio sembra andare in una direzione ben precisa: più regolamenti, meno improvvisazione. Ma a che prezzo? Il rischio è che, nell’ossessione per il controllo, si perda ciò che ha reso il rally una disciplina unica, fatta di istinto, adattamento e sopravvivenza.

Forse, nel tentativo di “modernizzarsi”, il WRC sta dimenticando le sue stesse radici. E con esse, la sua anima più autentica.

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