Newey vede improbabile un ribaltamento degli equilibri, citando il 2009 come eccezione, e lascia intendere che in Aston Martin ci sia da lavorare anche sulla mentalità.
Nonostante il gran finale della stagione 2025 stia per entrare nel vivo, con Norris, Piastri e Verstappen tutti in corsa per il Titolo e separati da 36 punti, i team sono concentrati totalmente – già da diversi mesi – sullo sviluppo delle vetture dell’anno prossimo, che saranno trasformate profondamente in ogni aspetto, dal motore all’aerodinamica senza escludere telaio e gomme. La rivoluzione tecnica del 2026 sarà sicuramente una delle più grandi nella storia della Formula 1 e, al netto dei rumors, una fra le squadre che avrà i riflettori puntati addosso sarà l’Aston Martin.
Aston Martin al centro dell’attenzione
La compagine inglese sarà senza dubbio un’osservata speciale, dal momento che le sue monoposto monteranno le Power Unit Honda – abbandonando quelle Mercedes dopo un lungo sodalizio e diventando il collaboratore esclusivo del costruttore giapponese – e saranno progettate, nella nuovissima e avanzatissima sede a Silverstone, nientepopodimeno che da Adrian Newey, geniale ingegnere inglese che ha ottenuto numerosi successi in Williams, McLaren e Red Bull ed è pronto a fare altrettanto in Aston Martin.

Difficile ribaltare l’ordine consolidato
Lawrence Stroll, proprietario del team, ha fissato obiettivi ambiziosi per gli anni venturi, aspirando a lottare al vertice sin da subito. Proprio Newey ha però frenato il grande ottimismo attorno alla sua scuderia, sostenendo che, sebbene il cambio regolamentare rappresenti un’opportunità per modificare gli equilibri tra le forze in gioco, è molto probabile che i top team rimarranno i soliti e che le gerarchie in pista non verranno sovvertite.
“È difficile dare un giudizio a causa di questo grande cambio regolamentare, ma le probabilità che i team migliori di quest’anno saranno i team migliori dell’anno prossimo sono alte. A volte c’è un cambio al vertice, come nel 2009, quando Ferrari e McLaren sono calate, mentre Brawn GP e Red Bull si sono mostrate competitive, ma in generale le stesse squadre tendono a rimanere al vertice“ ha detto il progettista 66enne, portando come controesempio il caso del 2009, quando la “neonata” Brawn GP sorprese tutta la concorrenza e conquistò entrambi i campionati – grazie anche al doppio diffusore, una soluzione brillante che sfruttava una zona grigia -.
Mentalità da migliorare
Newey ha poi aggiunto che per vincere servono anche una giusta mentalità ed etica del lavoro, facendo riferimento alla sua precedente esperienza in Red Bull: “Non ho idea di come stia andando, perché non sai cosa stanno facendo gli altri. Credo sia anche una questione di cultura del lavoro. La Red Bull veniva dalla Jaguar, che con questo marchio ebbe un successo scarsissimo. Dunque il team perse fiducia e pensò di non poter mai vincere: quando smetti di crederci tutto va storto, perché subentrano l’autocompiacimento, la pigrizia, il vizio di dare la colpa agli altri”.

“È stato piuttosto difficile ribaltare la situazione in Red Bull: non voglio rivelare troppo, ma ho una sensazione di déjà vu“ ha concluso, alludendo al fatto che la strada per la vittoria sia tutt’altro che spianata per l’Aston Martin. Le incognite in vista del 2026 restano tantissime, ma chissà comunque che, nonostante lo scetticismo del “mago dell’aerodinamica”, l’illustre staff di Silverstone – di cui fa parte anche l’ex Ferrari Enrico Cardile -, accoppiato a un colosso come Honda, non tiri fuori dal cilindro una vettura innovativa, come lecito aspettarsi data la paternità di Newey appunto, e competitiva. La curiosità attorno a ciò che accadrà la prossima stagione è ai massimi livelli.
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