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Sainz smentisce i timori sulle partenze: “Non sono pericolose”

Sainz non ritiene che le partenze costituiscano un rischio per la sicurezza, ma conferma che potrebbero avere un impatto sui GP maggiore rispetto a prima.

Le criticità della nuova era tecnica

Nonostante la stagione 2026 non sia ancora cominciata – il primo GP si disputerà in Australia l’8 marzo -, nel mondo della F1 circolano già parecchie polemiche e discussioni sulle nuove auto, rivoluzionate rispetto a quelle a effetto suolo degli anni scorsi. Tra il caso sul rapporto di compressione scoppiato tra dicembre e gennaio e la recente “emergenza batteria” – i team e la FIA stanno valutando di ridurre la potenza elettrica in uscita per garantire un maggior tempo di erogazione e permettere ai piloti di adottare uno stile di guida più naturale a vantaggio anche dell’azione in pista, dichiarando così implicitamente il “fallimento” di questi nuovi regolamenti prima ancora del debutto in gara – un altro tema caldo è quello relativo alle partenze.

La questione partenze

F1 caso partenze Sainz

Con l’eliminazione dell’unità MGU-H, che tra le varie funzioni serviva a mantenere la turbina in rotazione a un regime ottimale, e l’impossibilità di sfruttare la parte elettrica a vettura ferma (e in generale al di sotto dei 50 km/h), è diventato infatti molto più complicato e durevole preparare il turbocompressore in vista dello scatto allo spegnimento dei semafori. In queste condizioni il motore termico è chiamato a svolgere questo lavoro di accelerare il gruppo turbo da solo, venendo così sottoposto a enormi sollecitazioni (fino a 13.000 rpm!) e per lunghi periodi (anche 10 secondi).

Qualora il turbo non raggiungesse abbastanza rapidamente le pressioni di esercizio ottimali, si può incorrere in un accentuato turbo lag, cioè il ritardo nell’erogazione della potenza dovuto all’insufficiente velocità del turbo e alla conseguente bassa pressione di sovralimentazione per la scarsezza di gas di scarico, rallentando molto la progressione nei primi metri. Le marcate differenze di velocità che potrebbero determinarsi, soprattutto se malauguratamente qualcuno dovesse stallare e rimanere piantato in griglia, costituiscono secondo molti un rischio per la sicurezza – tant’è che la FIA ha modificato le procedure di partenza, concedendo qualche secondo in più per preparare il turbo grazie a un segnale luminoso -, ma c’è anche chi non è dello stesso avviso.

L’opinione di Sainz

F1 caso partenze Sainz

Nel secondo gruppo sembrerebbe rientrare Carlos Sainz, che, in una recente intervista, ha minimizzato le preoccupazioni sullo start dei GP, pur ammettendo che potrebbero rimescolare la griglia in maniera più netta rispetto al passato – il #55 afferma che si potrebbero guadagnare fino a 4 posizioni – grazie alle maggiori differenze prestazionali tra le varie monoposto: Partenze pericolose? Non credo. Penso che tutti abbiamo imparato molto riguardo alle partenze; arriveremo in Australia e partiremo. Magari bene, magari male, ma non credo che sia pericoloso. Quello che credo è che ci sarà molta differenza rispetto al passato: laddove si potevano guadagnare 4 o 5 metri di differenza ora credo che possano esserci 15 o 20 metri, che sono 3 o 4 posizioni.

Un cenno ai problemi della Williams

Lo spagnolo ha poi parlato, restando vago, dei problemi avuti dalla Williams durante l’inverno, che l’hanno peraltro costretta a saltare la prima sessione di test a Barcellona: “È una storia troppo lunga da raccontare qui, ma abbiamo semplicemente avuto problemi di produzione e fabbricazione. Credevamo di poter fare le cose in un determinato periodo di tempo ma ci siamo resi conto che non era così e siamo arrivati in ritardo. Non ci resta altro da fare che imparare ad analizzare perché credevamo una cosa e ne è successa un’altra e cambiare le strutture, le catene di produzione affinché non ci succeda più.

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