Per Mekies le zone grigie nascono dai molti paletti imposti dal regolamento, ma con le nuove auto il pilota potrà fare ancora di più la differenza.
La tanto attesa stagione 2026 di F1 sta finalmente per cominciare (QUI gli orari del primo weekend a Melbourne) – salvo ulteriori sviluppi legati alle tensioni in Medio Oriente -. Difatti, com’è ormai arcinoto, quest’anno si riparte da zero, con un regolamento totalmente rivoluzionato, e segna quindi il debutto di nuove auto più agili e leggere e dotate di un propulsore ibrido in cui il contributo elettrico è quasi arrivato a pareggiare quello del motore termico e di un’aerodinamica attiva che non si limita più al solo DRS e ora coinvolge anche l’ala anteriore e può essere usata ogni giro in (quasi) tutte le condizioni.
Il pilota potrà ancora fare la differenza?
Le monoposto della nuova era regolamentare destano grande curiosità sotto diversi punti di vista, uno dei quali riguarda quanto il pilota potrà fare effettivamente la differenza alla guida. Una delle dichiarazioni più nette in merito era arrivata da Fernando Alonso, che aveva ironizzato sul fatto che, per l’estrema necessità di gestire l’energia elettrica, le velocità in alcune curve sarebbero risultate limitate per ricaricare la batteria dicendo che anche uno chef avrebbe potuto guidare le vetture 2026. Lo spagnolo intendeva dire che, con le percorrenze in curva sacrificate a beneficio dei rettilinei, il rischio è che i piloti spingano di meno e dunque possano avere un impatto minore sul tempo sul giro.

Laurent Mekies, team principal della Red Bull, in un’intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com, ha però espresso un’idea opposta, sostenendo che le nuove auto esalteranno maggiormente i piloti rispetto a prima perché passeranno più tempo in curva, fase in cui può emergere proprio il fattore umano, e perché ci sarà più spazio per la creatività e l’astuzia nella gestione dell’energia, diventata fondamentale nella costruzione della performance e che, come visto anche nei test, sarà una discriminante sostanziale nelle battaglie in pista.
“(I piloti potranno fare la differenza) più di prima, per due motivi. Parto dal primo aspetto: le monoposto sono più lente in curva e più veloci sui rettilinei. Questo vuol dire che sull’arco di un giro un pilota trascorrerà più tempo nelle curve, ovvero dove si fa la differenza. Quindi, banalmente, il ‘grip limited time’ è più alto dell’anno scorso, e il talento del pilota ha più tempo per esprimersi. Punto due: le monoposto e la gestione dell’energia sono più complesse. In questo scenario chi è dentro la macchina può fare ancora di più la differenza rispetto all’anno scorso, ci sarà molto lavoro da fare per estrarre il massimo del potenziale“.
“Non è detto che ad esaltare un pilota siano esattamente le stesse qualità del passato, ma […] siamo all’inizio di questo progetto e ho fiducia nella possibilità di riuscire a rompere le barriere tecnologiche che oggi sembrano insormontabili” ha dichiarato il francese ex Ferrari, che guarda con ottimismo al nuovo ciclo tecnico e alle sfide che ne derivano.

Rigidità regolamentare e zone grigie
Successivamente, a Mekies è stato chiesto se ci sia “uno squilibrio di forze tra FIA e team”, con la Federazione che è messa sotto pressione a causa delle zone grigie insite nel regolamento. Il 48enne ha risposto tracciando un’analisi particolarmente lucida della situazione attuale in F1, in cui coesistono la volontà di favorire l’inventiva degli ingegneri e il bisogno di contenere i costi per permettere una competizione più equilibrata e sostenibile: “Non voglio semplificare troppo, ma parlando di regolamenti, più sono restrittivi e più vengono esposti al rischio di zone grigie. Può sembrare banale, ma se scegli un regolamento più aperto, riduci le possibilità di discussioni. Ovviamente non è una ricetta magica, perché ci sono delle controindicazioni“.
“La prima è l’escalation dei costi, ed oggi vorrebbe dire mettere tanta pressione sul budget cap. L’altro rischio che comporta un regolamento meno restrittivo è quello di ritrovarsi con una griglia di partenza molto più ampia in termini di margini. Se si concede più libertà, ci sarà chi sfrutterà meglio quelle aree, e la differenza tra il più e il meno bravo, potenzialmente sarà più grande. Tornando all’altra parte della domanda, non sono convinto che sia una questione di numeri di ingegneri tra FIA e squadre, ma proprio di regolamento. Resto sempre dell’idea che sia importante vietare solo ciò che si è in grado di controllare” ha aggiunto il team principal della Red Bull.

Mekies crede quindi che più un regolamento è restrittivo, maggiore è il rischio di interpretazioni al limite e di zone grigie, come quella relativa al rapporto di compressione che è stata sfruttata dalla Mercedes. Interrogato proprio sulla questione della compressione del nuovo propulsore sviluppato a Brixworth, il manager transalpino ha ribadito la necessità di confini ben precisi tra ciò che è lecito e ciò che non lo è: “Chiediamo chiarezza. Diteci ciò che possiamo fare, poi del resto ci importa poco: è fondamentale avere le idee chiare su cosa si può fare, poi credo che ogni concorrente debba poter arrivare al risultato seguendo il percorso che crede migliore. Questo vale non solo sulla Power Unit, ma su tutto”.
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