Analisi telemetria qualifiche GP Azerbaijan – In condizioni estremamente volubili emerge la grande sensibilità di Verstappen, che con una Red Bull competitiva centra la pole, mentre McLaren spreca l’ottimo potenziale. Ferrari ha una finestra piccolissima e fatica ancora con le gomme.
Al termine di una qualifica rocambolesca in quel di Baku è, ancora una volta, Max Verstappen a chiudere davanti a tutti, rifilando mezzo secondo a tutti in condizioni miste e fortemente instabili. Nel Q3 è infatti venuta a cadere della pioggia sul circuito, che ha inumidito l’asfalto rendendolo scivoloso, tanto che Leclerc e Piastri – che negli ultimi anni si sono dimostrati molto competitivi nel cittadino azero – sono entrambi finiti a muro provocando delle bandiere rosse. Tra un’interruzione e l’altra, qualche goccia d’acqua modificava di continuo l’aderenza del manto stradale, rendendo difficilissimo per i piloti leggere al meglio le condizioni della pista e tirare fuori un buon tempo.
Verstappen, con una buona RB19, si conferma abilissimo nell’interpretare le condizioni dell’asfalto
La spiccata sensibilità di Verstappen, che si conferma il migliore in assoluto nel guidare questa generazione di vetture a effetto suolo, è stata quindi determinante. L’olandese, con un assetto abbastanza scarico, è riuscito a interpretare alla perfezione il grip dell’asfalto in continua evoluzione, preparando le gomme in maniera ottimale e mantenendole in finestra per tutto il giro, e a conquistare la seconda pole position di fila su quello che è forse uno dei suoi circuiti peggiori. La Red Bull ha ovviamente tratto beneficio delle difficoltà e dei demeriti altrui, ma era comunque apparsa molto competitiva anche in prova libera.

Da un lato ciò non sorprende perchè la RB19, come visto anche a Monza, tende a esprimersi al meglio con vesti da basso carico, però dall’altro, in una pista che, essendo formata esclusivamente da curve lente, richiede grip meccanico più che la deportanza, avrebbe potuto soffrire per via della sua congenita rigidezza sospensiva. I tecnici guidati da Mekies hanno però affinato la messa a punto, trovando un setup meccanico che si sposasse bene con il circuito di Baku, e ne hanno colto i frutti. Inoltre, la monoposto anglo-austriaca sembra aver fatto dei passi in avanti grazie anche ai recenti aggiornamenti, ovvero il fondo introdotto proprio nel vittorioso weekend brianzolo.
A fare la differenza con un pacchetto abbastanza veloce è stato dunque il solito Verstappen, che, a riprova del suo immenso talento, è stato l’unico tra i piloti dei top team a migliorarsi in Q3, nonostante le condizioni in pista fossero forse le peggiori possibili.
I miracoli di Sainz e Lawson
A ogni modo, Verstappen non è stato l’unico a emergere da tale situazione ostica: difatti, anche Sainz e Lawson, a bordo rispettivamente delle più “misere” – rispetto alle monoposto di vertice – Williams e Racing Bulls, si sono rivelati degli ottimi interpreti in queste condizioni.
Sainz ha chiuso il suo miglior giro a inizio Q3, prima delle due bandiere rosse e quando aveva appena iniziato a piovigginare, mettendosi così in pole provvisoria e rimanendoci fino agli istanti finali della sessione, in cui è stato scavalcato da Verstappen. Lo spagnolo ha avuto il merito di mettersi nelle condizioni di fare il tempo subito e di sfruttare appieno il setup più carico della sua FW47 in trazione. Il #55 fatica però nelle prime curve a 90°, in particolare nella fase di frenata, tanto che nel primo settore perde mezzo secondo.

Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le gomme, verosimilmente, non erano ancora in temperatura, considerando che erano le medie – contro le soft di Verstappen e Lawson, che si riscaldano più facilmente e per questo vengono preferite in tali condizioni di freddo e asfalto umido -, che ha avuto un solo giro per trovare la finestra operativa ideale, in un tracciato che comunque trasmette poca energia agli pneumatici a causa dell’asfalto liscio, delle curve lente e delle configurazioni da basso carico richieste, e che, una volta centrata questa, è stato di pochi centesimi più veloce dell’olandese.
Infatti, Sainz recupera subito in curva 5-6, perde altro terreno alla 7 e nella sezione del castello e poi recupera nuovamente in uscita e alle successive curve 15 e 16, dove fa la differenza in trazione. Addirittura, Sainz esce dalla 16 con meno di 3 decimi di distacco da Verstappen, ma cede poi i 2 decimi circa che mancano nel conteggio finale nel lunghissimo rettilineo che segue, in cui sconta il maggior drag della Williams, che fa da contraltare al maggior carico che lo ha aiutato in curva.
È interessante notare che nel secondo e ultimo tentativo Sainz, sempre con gomme medie ma evidentemente in temperatura da subito, è in linea con Verstappen nel primo settore, ma poi perde 6 decimi in curva 5-6 e ne lascia giù altri 2 al castello, salvo poi recuperare nel terzo settore – rispetto al suo primo giro -.

È invece completamente diverso il discorso relativo a Lawson, che ha un assetto ancora più scarico di Verstappen e quindi vola nei rettilinei, per poi perdere un’infinità nelle curve. Il #30, che nel Q3 si è peggiorato di quasi 2 decimi rispetto al Q2 e ha fatto il giro nel finale, perde infatti un decimo nel primo settore, oltre 7 decimi nel secondo ma poi ne guadagna 3 nell’ultimo, dove anche lui è abile nel tornare prima sull’acceleratore rispetto al poleman in uscita dalla 16.
Mercedes 4° su una pista favorevole, ma fatica con le gomme

Il pilota della Racing Bulls condividerà in gara la seconda fila con Antonelli, che è stato autore di una buona prestazione ed è riuscito a battere Russell – che non è però al 100% fisicamente – di oltre 3 decimi. Il #12, con gomma media, ha incassato nel Q3 6 decimi da Verstappen, 4 dei quali nel primo settore. L’italiano della Mercedes perde un decimo e mezzo in uscita di curva 2 e nell’allungo seguente, quasi 2 decimi in frenata alla 3 e un altro decimo in frenata in curva 4, poi lascia giù un altro decimo al castello e un altro alla 15, recuperando appena mezzo decimo nell’ultimo settore.
La W16 ha fatto molta fatica con la pista umida, in cui, analogamente a Sainz, potrebbe aver avuto delle difficoltà a mettere in temperature gli pneumatici a banda gialla. Ciò sarebbe l’ennesima conferma dei problemi della vettura di Brackley a far funzionare correttamente le gomme. Le Frecce nero-argento si sono peggiorate di 2 decimi e mezzo tra Q2 e Q3 e non hanno per ora sfruttato l’occasione offerta dalle basse temperature e dalla pista molto congeniale alle loro caratteristiche.

Il circuito di Baku, infatti, al pari di quello di Montreal, è formato prevalentemente da curve in cui si frena e si accelera a ruote dritte e avrebbe potuto premiare la stabilità in staccata e la bontà in trazione delle Mercedes, che però, come quasi tutti gli altri, sono entrate in difficoltà con le condizioni estremamente mutevoli della pista.
McLaren non trova un giro buono

Anche le McLaren non hanno brillato in qualifica e Norris che nel Q3 ha fatto un giro abbastanza brutto che gli vale la 7° posizione in griglia. L’inglese, che spreca ancora una volta l’opportunità di recuperare punti in classifica a Piastri che è finito nel muro, inizia a perdere in curva 3 e da lì non recupera più, toccando poi le barriere in curva 15 ma continuando senza conseguenze. È verosimile che anche il #4 abbia faticato a far funzionare bene le gomme con un asfalto freddo e umido, tanto che si è peggiorato di un secondo rispetto al suo miglior tempo in Q1.
La MCL39 questo weekend sembrava comunque la favorita, pur non disponendo di un grosso margine sugli avversari. Le monoposto di Woking sprigionano un impareggiato grip meccanico e hanno un’ottima trazione, ma sono limitate dalla ridotta efficienza del pacchetto da basso carico e dall’impossibilità di esprimere la loro versatilità in termini di bilanciamento, dal momento che, essendo tutte le curve nello stesso spettro di velocità, la pista non richiede compromessi aerodinamici tra alte e basse percorrenza. Perciò il potenziale alla McLaren non mancava di certo.
Ferrari azzoppata da una coperta cortissima

Assieme alla McLaren, la grande delusione del sabato in Azerbaijan è ovviamente la Ferrari, che dopo aver chiuso il venerdì con buoni riscontri – aldilà del più o meno veritiero 1-2 – appare irriconoscibile. In questo cambio di ritmo lo zampino principale è delle condizioni della pista, con temperature che in qualifica si sono abbassate di 5°C rispetto alle FP2 e il vento che si è alzato notevolmente, senza poi contare l’arrivo della pioggia nel Q3.
L’esito, con Leclerc e Hamilton che hanno fatto molta fatica a scaldare e a preparare le gomme – soprattutto le medie – per i loro giri lanciati, ha confermato che la SF-25 dispone di una finestra operativa ristrettissima ed è perciò estremamente sensibile alle variazioni delle condizioni di contorno. Quando le gomme non funzionano diventa poi tutto più difficile, con Hamilton che si ritrova a dover fare i conti con un posteriore instabile, anche a causa della scelta dell’ala più scarica delle due provate, e viene quindi privato della fiducia necessaria per spingere e trovare un giro sufficiente per entrare in top10 e Leclerc che invece chiude la sua sessione nella barriere di curva 15 dopo un bloccaggio sulla pista scivolosa.

Nel suo giro migliore, fatto registrare nel Q1 con le soft, il monegasco perde – in confronto al giro pole di Verstappen nel Q3, due decimi più veloce di quello nel Q1 – un decimo in curva 2, in curva 7 e nel tratto del castello e fatica soprattutto in trazione. Un dato emblematico è che sia Leclerc che Hamilton si sono peggiorati anche da Q1 a Q2 e che Hamilton nel Q2 è stato addirittura 9 decimi più lento che nelle FP2.
Verso la gara
Dando uno sguardo al GP, Verstappen parte chiaramente coi favori del pronostico, grazie alla buona competitività della vettura e alla partenza dal palo, e potrebbe dominare agilmente, considerando anche che Sainz e Lawson potrebbero difendere duramente le loro posizioni, benché con poche chance di tenerle, e rallentare così la risalita dei top team.

McLaren e Ferrari – che dovrà però confermare il buon ritmo delle simulazioni del venerdì – proveranno a rimontare fino al podio, ma dovranno scontrarsi anche con le Mercedes, che partono davanti e sono comunque aiutate dalle basse temperature e dal layout favorevole. È difficile prevedere se la gara regalerà spettacolo come le qualifiche o sarà un altro monotono trenino, ma l’auspicio è che la griglia rimescolata possa dare vita a una corsa movimentata.
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