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McLaren, i retroscena della clamorosa squalifica a Las Vegas

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell’assetto.

Il GP di Las Vegas di domenica potrebbe sortite degli effetti clamorosi sulle sorti del campionato. La vittoria di Verstappen – che non deve sorprendere, data la comprovata efficienza mostrata dalla Red Bull nelle piste da basso carico – unita alla squalifica post-gara delle due McLaren ha infatti riaperto il Titolo piloti, con Norris che resta il netto favorito ma ha solo 24 punti di vantaggio in classifica su Verstappen e Piastri. Tale squalifica è arrivata per l’eccessiva usura del plank – un’infrazione non nuova quest’anno, dato che ha colpito anche la Ferrari di Hamilton in Cina – e, a posteriori, si può dire che abbia avuto qualche segnale premonitore nelle ultime fasi della corsa, vediamone ora tutti i dettagli.

Poco tempo effettivo per provare

L’errore di valutazione dei tecnici McLaren nella delibera della corretta altezza da terra e del setup ottimale nasce da una concatenazione di fattori che ha reso questo weekend atipico. In primis, i team, nonostante le 3 sessioni di prove libere, hanno avuto poco tempo effettivo per girare in pista e perfezionare la messa a punto, complici le numerose interruzioni al venerdì e la pioggia al sabato e si sono così ritrovati a dover scegliere un assetto per la qualifica, quando sarebbe scattato il consueto parco chiuso, quasi al buio.

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Anche la pioggia potrebbe aver tratto in inganno, dato che con l’asfalto bagnato i tempi sul giro si alzano e diminuiscono invece le velocità – sia di punta, principalmente per il mancato uso del DRS, sia di percorrenza -, andando a ridurre di riflesso anche il consumo del pattino sotto al fondo. Non bisogna poi dimenticare che il cittadino di Las Vegas, nonostante l’asfalto abbastanza liscio, sia molto severo per l’usura del plank per via dei lunghissimi rettilinei in cui le vetture arrivano a toccare top speed oltre i 350 km/h e in cui l’elevata deportanza prodotta – che aumenta quadraticamente con la velocità – spinge il sottoscocca contro il suolo.

Una gara velocissima

La scelta di correre con un’auto troppo bassa per risultare regolare a fine gara può essere dunque nata in seguito a uno sbaglio nella stima dei dati raccolti nelle prove libere, ma c’è ancora qualche altro indicatore da tenere in considerazione. Le squadre di solito, per valutare il consumo del fondo, si basano infatti anche sulle informazioni ricavate dal GP dell’anno precedente. In questo caso, l’edizione 2024 fu contraddistinta da temperature bassissime e grip minimo, rendendo il graining il fattore limitante e obbligando tutti a gestire il passo per preservare le gomme.

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Tuttavia, quest’anno, con temperature un po’ più alte, un’aderenza maggiore e con gli pneumatici Pirelli che godono di una costruzione più robusta proprio per resistere maggiormente al graining, le limitazioni precedenti sono venute a mancare ed è quindi stato possibile spingere maggiormente senza dover pensare più di tanto alle gomme – basta pensare che Antonelli ha percorso 48 giri con le hard senza mai accusare rilevanti cali prestazionali -.

L’effetto è stato che la gara di domenica è stata quasi un minuto più veloce, nonostante una Virtual Safety Car nelle fasi iniziali, della scorsa, che invece non aveva subito interruzioni ma ha richiesto un pitstop in più. Il guadagno per giro si aggira dunque intorno a 2 secondi e anche il confronto dei passi gara media dei vincitori non lascia spazio a interpretazioni.

Tutto ciò ha chiaramente avuto delle ripercussioni sul caso McLaren, che spingendo di più, come tutti gli avversari, è andata incontro a un’usura maggiore rispetto a quanto avesse previsto e ha dunque pagato a caro prezzo il suo errore.

Anche il porpoising tra gli indiziati

Sul consumo eccessivo del plank, come ammesso da Andrea Stella, ha anche influito il porpoising maggiore rispetto alle aspettative visto in gara e contro cui appunto, per la scarsezza di dati, il team non ha potuto munirsi adeguatamente in termini di setup. L’impressione è che il saltellamento sia ricomparso a causa di un setup particolarmente morbido – soprattutto sul posteriore -, su cui i tecnici di Woking hanno puntato per massimizzare la performance nelle zone lente, prevalenti nel circuito in Nevada, e in trazione. La messa a punto ha dunque penalizzato la McLaren a causa non solo dell’altezza da terra troppo bassa, tanto che le MCL39 facevano molte più scintille rispetto agli avversari, ma anche delle sospensioni impostate troppo morbide.

Il tentativo disperato di rientrare nei limiti

Nel finale di gara non è però mancato il tentativo di ovviare allo sbaglio nel setup, con Norris che è stato istruito tardivamente a effettuare del lift and coast. In un primo momento si pensava che servisse per risparmiare carburante, in realtà lo scopo era cercare di salvare il plank, riducendo le velocità di punta e conseguentemente lo strisciamento del fondo sull’asfalto. Dai tempi sul giro si nota che il ritmo di Norris sale vertiginosamente dopo il 45° passaggio, con l’inglese che negli ultimi 5 giri di gara perde quasi 15 secondi da Verstappen (il distacco sale da circa 6 a oltre 20 secondi sul traguardo).

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Cosa dice la telemetria

È però interessantissimo notare dai rilevamenti telemetrici che Norris faceva LiCo in un modo un po’ atipico rispetto al solito. Difatti, non solo mollava l’acceleratore abbondantemente prima delle staccate più profonde (circa 100 m prima di curva 5 e ben 150 m in fondo alla Strip prima della chicane 14-15-16), ma lo faceva in maniera molto più marcata rispetto al normale anche nelle curve veloci – o comunque nei punti in cui la monoposto subisce un certo rollio per via del volante girato -, ovvero curva 3-4, curva 10-11 e la 17, e in più faceva dei lift anche in pieno rettilineo.

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Come spiegato eccellentemente da Federico Albano, tali peculiarità nell’effettuare il lift and coast sembrerebbero indicare come principale colpevole l’eccessiva morbidezza delle sospensioni posteriori piuttosto che l’altezza troppo bassa, con il corpo della vettura che si muoveva troppo nei tratti a velocità maggiori e proprio per il rollio il pattino poteva strusciare lateralmente e consumarsi. I lift in rettilineo sembrano essere invece riconducibili alla volontà di ridurre al minimo lo schiacciamento del retrotreno contro l’asfalto dovuto al beccheggio in accelerazione – detto “squat” per via del fatto che la monoposto va a “sedersi” sull’assale posteriore, comprimendolo maggiormente contro il suolo -.

Proprio tutti questi indici sembrano collimare perfettamente con l’effettiva eccessiva usura del pattino che si è verificata proprio nella parte posteriore.

Le analogie con la Ferrari e il comunicato della FIA

A ogni modo, questo caso di eccessivo consumo del plank della McLaren ricorda quello della Ferrari a Barcellona, in cui a Leclerc e Hamilton fu chiesto di fare tantissimo lift and coast negli ultimi giri per salvare il fondo. Al Montmelò le due SF-25 riuscirono a evitare la squalifica, ma come contraltare Hamilton fu superato da Hulkenberg e Leclerc rischiò di perdere il podio.

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Infine, come ultimo elemento degno di menzione, in uno dei comunicati ufficiali relativi alla squalifica delle due MCL39 la FIA ha parlato di violazione non intenzionale, affermando che non c’era il tentativo di raggirare deliberatamente il regolamento da parte della McLaren e “scagionandola” così da accuse e congetture. Inoltre, con i vertici della scuderia di Andrea Stella che evidenziavano la presenza di alcune circostanze attenuanti, la Federazione ha aggiunto che, data l’irregolarità, la squalifica – anziché una qualsiasi altra penalità più lieve – era inevitabile per le MCL39 data l’assenza di casi precedenti o di norme che prevedevano sanzioni diverse dall’esclusione dal risultato finale.

McLaren sempre più sotto pressione

In conclusione, se da un lato la svista dei tecnici di Woking non può che sorprendere, anche perché è arrivata dall’unica squadra che aveva e ha ancora tutto da perdere, si può comunque notare che con una classifica sempre più tirata e con i rivali più vicini – Las Vegas teoricamente avrebbe dovuto mettere a nudo tutti i limiti della MCL39, che con la pole al sabato e il 2° posto al traguardo aveva limitato ottimamente i danni – McLaren è costretta a spremere ogni goccia di potenziale dalla macchina, esponendosi maggiormente a rischi di questo tipo.

Tra il poco tempo nelle FP e un ritmo sostenuto in gara la McLaren, a cui non basta un esasperato LiCo negli ultimi giri, paga un errore di valutazione nell'assetto.

Difatti, il consumo eccessivo del plank può essere visto come un errore di valutazione nel momento in cui, cercando di avvicinarsi quanto più possibile al limite tra massima prestazione e regolarità tecnica, lo si supera e si finisce per restare a mani vuote. Detto ciò, i due alfieri McLaren sono ancora gli unici artefici del proprio destino, ma dovranno fare i conti con un Verstappen pronto a cogliere ogni occasione. Il finale di stagione si preannuncia infuocato.

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