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F1 | Analisi GP Qatar: McLaren serve la vittoria a Verstappen, Ferrari sempre più disastrosa

F1 – L’harakiri strategico di una McLaren irresistibile sul passo spalanca le porte a Verstappen, mentre le due soste obbligatorie non convincono. Per Ferrari non sembra esserci limite al peggio.

A Losail va in scena un GP che non regala particolari emozioni, ma chi invece fa grossi regali – dimenticandosi forse che è ancora presto per pensare a Natale – è la McLaren, che parte da favoritissima e si rovina da sola servendo a Verstappen la vittoria su un piatto d’argento e permettendogli di restare agganciato in classifica e di riaprire il mondiale. Nella monotonia di una gara corsa sulla performance pura le differenze tra le vetture si appiattiscono, agevolando il podio di un grande Sainz che con la Williams riesce a rimanere in vetta dopo aver approfittato del caos in pitlane.

Tuttavia, emergono parallelamente grossi dubbi sui reali vantaggi, in termini di spettacolo, della doppia sosta obbligatoria. In questo contesto Ferrari incappa nel weekend di gran lunga peggiore dell’anno, grazie a una macchina che era stato garantito dai vertici aziendali che fosse “indubbiamente migliorata”, tanto che se si guarda la classifica al rovescio ora è senz’altro più vicina alle prime posizioni!

McLaren quasi 4 decimi a giro più veloce di Verstappen

Red Bull ancora una volta riesce a piazzare un colpo importantissimo, uscendo dal Qatar con un successo inaspettato e con la possibilità di conquistare ancora il Titolo iridato ad Abu Dhabi. Il trionfo di Verstappen ha pochi segreti e arriva infatti esclusivamente grazie all’errore clamoroso della McLaren, senza il quale Piastri e Norris sarebbero scappati via con ogni probabilità.

F1 | Analisi GP Qatar: McLaren serve la vittoria a Verstappen, Ferrari sempre più disastrosa

I dati parlano chiaro: Piastri è riuscito a chiudere la gara a 8 secondi da Verstappen nonostante abbia praticamente fatto una sosta in più, che nella pitlane di Losail portava via ben 26 secondi – persino tanti rispetto alle altre piste -. Considerando che la gara è ripartita al giro 11 e che la differenza prestazionale tra le strategie dovuta al diverso sfruttamento dei set di gomme medie e hard ha avuto un impatto trascurabile, Piastri ha recuperato 18 secondi in 47 giri, cioè quasi 4 decimi a giro, il che rende perfettamente l’idea di quanto la McLaren fosse a suo agio nelle pieghe sinuose del circuito qatariota.

Il merito della Red Bull

Numeri a parte, Verstappen, come sempre, non si fa di certo pregare e raccoglie senza pensarci due volte il regalo fatto dalla McLaren, portando la lotta avanti fino alla fine, un traguardo impensabile dopo Zandvoort quando distava 104 punti dalla vetta. Alla Red Bull va comunque il plauso per essere riuscita ancora una volta a raddrizzare il weekend in corsa, sfruttando la riapertura del parco chiuso per apportare le modifiche necessarie che permettono a Verstappen di essere il primo degli altri e quindi di essere nelle condizioni di approfittare di un errore delle McLaren.

L’olandese era partito con una base di assetto non ottimale – confermando che la Red Bull, probabilmente a causa dell’obsolescenza del suo simulatore, ha bisogno di macinare più km degli altri per trovare la messa a punto perfetta -, che provocava un pronunciato bouncing e rendeva la vettura troppo puntata sull’anteriore anche per uno che come lui predilige il sovrasterzo, ma grazie all’intervento soprattutto sulle regolazioni meccaniche prima delle qualifiche è riuscito a trovare la quadra e a battere le Mercedes.

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Zoom sul disastro della McLaren

Appare invece più ridondante l’elogio oltremisura alla strategia per cui ha optato il team anglo-austriaco dato che si è poi rivelata essere quella scelta da tutti – e nessuno, nemmeno i team di fondo classifica, ha differenziato la strategia – tranne le due McLaren e Ocon (che si è però fermato il giro dopo), che era limpidissima dal momento che si risparmiava il tempo di una sosta – e, come già detto, costa parecchi secondi a Losail – senza pagare troppo in termini di ritmo, dato il degrado tutto sommato contenuto delle gomme, e che lo era ancora di più agli occhi di chi non aveva nulla da perdere.

Queste riflessioni lasciano dunque poco spazio a interpretazioni su quale fosse la strategia migliore, ma non cancellano in alcun modo la bontà dell’intuizione e il sangue freddo degli strateghi guidati da Hannah Schmitz, che non sono caduti nella tentazione di marcare Piastri e sono invece stati i primi a rientrare. McLaren era quindi la vettura nettamente più veloce – grazie all’enorme carico prodotto dalla MCL39 e alla sua impareggiabile stabilità in appoggio, fondamentale nei lunghi curvoni caratteristici del circuito di Losail -, ma non abbastanza da riuscire a recuperare il tempo perso per la sosta in più.

La scelta di non fermarsi all’ingresso della Safety Car è un suicidio sportivo e l’impressione è che il team di Woking abbia evitato pitstop per paura di creare disparità tra i piloti, ma stupisce comunque che, senza entrare nel merito delle sempre più imbarazzanti – almeno nei risultati che si vedono in pista, non si sa invece cosa accada internamente – “papaya rules”, un team di vertice come la McLaren non abbia studiato prima della gara una strategia alternativa in caso di imprevisti.

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In una gara scandita da stint di massimo 25 giri, erano infatti ridotte all’osso le variabili strategiche e gli unici giri spartiacque sarebbero stati proprio il 7°, in cui è uscita la Safety Car, e il 32°, cioè i primi giri in cui si potevano effettuare rispettivamente la prima e la seconda sosta arrivando comunque al traguardo nel rispetto dei paletti imposti. La stessa Schmitz ha rivelato in un’intervista dopo il GP che la sosta in caso di neutralizzazione dopo il 7° giro era stata pianificata a tavolino, perciò è quantomeno curioso che non l’avesse messo in conto anche la McLaren.

Ancora “Formula Noia”, e la doppia sosta non favorisce lo show

Aldilà delle implicazioni allettanti che avrà sulla lotta per il mondiale, la gara a Losail si è però confermata, come da aspettative, una tediosa processione senza alcun sorpasso e ciò sancisce il già comprovato fallimento delle attuali vetture a effetto suolo, nate con lo scopo di facilitare gli stessi inseguimenti ravvicinati che ora sono tornati a essere impossibili a causa dell’aria sporca.

Inoltre, in contemporanea, emerge nuovamente l’inadeguatezza del tracciato qatariota per la massima serie a ruote scoperte, dato che presenta un solo rettilineo – peraltro non troppo lungo e munito di una zona DRS accorciata rispetto a primapreceduto da una lunga sequenza di curve veloci in cui proprio l’aria sporca rende impossibile alla vettura che segue di riuscire a stare attaccata a quella davanti per poi sferrare l’attacco in curva 1.

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Un altro fattore che ha contribuito a rendere la gara così noiosa – e fa riflettere che la FIA stesse valutando di introdurre questa idea per ravvivare artificialmente i GP – è stata la regola sui pitstop. Come già detto, c’erano infatti troppe poche variabili strategiche, eliminate poi completamente dalla Safety Car capitata proprio in un giro limite, e la gara si è disputata sulla velocità pura, minimizzando quelle differenze di ritmo tra le monoposto che emergono proprio con l’usura delle gomme e rendendo ancora più difficili i sorpassi.

Questo è un chiaro segnale che la Federazione dovrà interpretare in ottica futura: questo esperimento in Qatar, dettato da esigenze tecniche relative alla durata degli pneumatici, così come quello a Monaco, mostra chiaramente che imporre obbligatoriamente le due soste non sarà probabilmente la strada giusta da percorrere per migliorare lo sport. Un provvedimento del genere cancellerebbe ogni possibilità di rivivere delle gare rese appassionanti proprio dal funzionamento quasi equivalente di più strategie o dall’azzardo di un team, come il GP a Monza dell’anno scorso per citarne uno.

Mercedes e Williams in grande spolvero, aiutate dai limiti sulle gomme

In Qatar le Mercedes sono state inaspettatamente veloci, su una pista che con le sue curve ad alta percorrenza avrebbe potuto metterle in crisi. Le W16 vantano infatti un posteriore solidissimo e tendono invece a faticare nelle curve veloci, in cui soffrono anche di surriscaldamento delle gomme. Grazie a un buon carico e alla minore importanza della gestione dovuta al limite di 25 giri per ogni set di gomme, che potrebbe aver consentito di cercare un compromesso più vantaggioso nel setup, la Mercedes è però riuscita a trovare una prestazione convincente, sfiorando la pole per la garetta e il podio nella gara vera e rafforzando la 2° posizione in classifica costruttori.

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Le difficoltà delle Frecce nero-argento nella gestione degli pneumatici sono comunque emerse nel finale, quando Antonelli – che ha battuto nuovamente Russell, certificando il proprio momento positivo, e che sembra essere tornato a crescere bene dopo una fase centrale della stagione molto difficile -, dopo numerosi giri in aria sporca alle spalle di Sainz, ha commesso un errore con le gomme ormai “stanche” e ha ceduto il passo a Norris, peraltro ricevendo per questo “valanghe” di odio ingiustificato sui social media.

A ogni modo, chi ha sbalordito tutti è la Williams – benché abbia giocato anche a suo favore il fatto che la gara si sia giocata sul passo puro, che come già detto ha avvicinato i valori in campo -, che ha conquistato un podio insperato con Sainz. Lo spagnolo è stato abile a guadagnare subito in partenza 2 posizioni, portandosi in P5, ed è poi stato aiutato sia dal traffico in pitlane quando sono rientrati tutti che gli ha permesso di superare anche Antonelli, ma dopodiché è riuscito a tenere il giovane talento italiano a distanza con un gran ritmo per tutta la gara.

Ferrari continua a toccare il fondo

In casa Ferrari continua a piovere – a dirotto – sul bagnato. L’immagine è chiaramente metaforica, dato il “bel meteo” constatato amaramente da Hamilton al venerdì, e rende bene l’idea del mare tempestoso in cui si ritrova a navigare smarrita la Scuderia. Vasseur la scorsa settimana aveva dichiarato di andare in Qatar e ad Abu Dhabi per provare a vincere addirittura, ma l’impatto con la realtà è stato tremendo e a Losail il Cavallino ha vissuto forse il weekend peggiore della stagione, centrando la zona punti solo grazie alle disavventure altrui. Leclerc, difatti, ha chiuso 8° guadagnando posizioni solamente dall’incidente tra Gasly e Hulkenberg e dai problemi di Hadjar nel finale.

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La Rossa è andata in crisi su una pista che richiede stabilità in appoggio, carico e di correre bassissimi e rigidi, che in pratica premia una perfetta sintonia tra l’aerodinamica e la meccanica. Ciò ha chiaramente esposto la SF-25, una vettura nata malissimo sul fronte sospensivo e che si porta avanti da sempre delle notevoli carenze in quanto alla gestione delle altezze da terra e delle rigidezze. Tali lacune non sono state nemmeno sanate totalmente dalla fallimentare sospensione posteriore, che ha “prepotentemente” annullato tutti gli altri sviluppi aerodinamici per un guadagno minimo, contribuendo così a plafonare le performance.

Dal tragicomico onboard qui sopra, degno della migliore F14T – il cui nome da solo incute sufficiente timore e ribrezzo – e tratto dal primo giro della Sprint Race, si nota il pessimo comportamento dinamico della monoposto di Maranello, che soffre inizialmente di un marcato sottosterzo a centro curva e obbliga così i piloti a muovere tanto il volante in cerca di grip. Qualora si superasse però il limite massimo di aderenza – non solo in percorrenza ma anche in staccata – si innesca un repentino sovrasterzo, che toglie chiaramente fiducia ai piloti e rende necessarie altre correzioni col volante.

Questi riscontri sono sintomi di una vettura totalmente fuori finestra, che non funziona, e senza carico al posteriore. Proprio questa perenne instabilità sembra essere la causa primaria delle grosse difficoltà di Hamilton, che per tutta la stagione ha quasi sempre scelto ali posteriori più cariche rispetto al compagno di squadra e negli ultimi GP è tornato a faticare moltissimo. Dall’altro lato del box è ammirevole il “sacrificio” e il “tormento” di Leclerc, che è sempre disposto a tutto e getta sempre il cuore oltre all’ostacolo per spremere al massimo la macchina.

F1 | Analisi GP Qatar: McLaren serve la vittoria a Verstappen, Ferrari sempre più disastrosa

Per certi versi questa misera P8 in Qatar rimarrà una delle tante imprese dimenticate del monegasco, che è riuscita a portare in top10 quella che è stata la nona forza nelle medie sul passo gara della Sprint Race, nona forza per quanto riguarda i tempi sul giro ideali in qualifica e ben settima forza sul passo gara alla domenica (anche se qui mancano i dati “migliori” di Hulkenberg e Gasly rispettivamente per Sauber e Alpine).

Insomma, a Losail la Ferrari si è ritrovata a essere quasi fanalino di coda e se ormai al 2025 rimane poco da dire, con anche la certezza aritmetica del 4° posto tra i costruttori – dietro a due team che hanno corso, almeno per metà stagione, praticamente con un pilota solo -, il trend attuale di un ambiente disunito e teso, con una macchina pesantemente insufficiente, preoccupa anche e soprattutto in vista del nuovo ciclo regolamentare del prossimo anno.

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