Da Gasly a Prost: ecco gli 11 piloti licenziati a stagione in corso

Da Gasly a Prost: ecco gli 11 piloti licenziati a stagione in corso

24 Marzo 2021 0 Di Ivan Mancini

La storia di Gasly, retrocesso dalla Red Bull alla Toro Rosso a metà stagione, non è una novità per chi segue la Formula 1 da tempo. Nel passato, infatti, il circus ha già vissuto situazioni analoghe a quella del pilota francese, e a farne le spese sono stati anche piloti illustri del calibro di Prost. Analizziamo insieme gli 11 piloti licenziati durante il campionato.

 

Pierre Gasly – Red Bull (2019)

Quello di Gasly è il caso più recente. Dopo aver impressionato in Toro Rosso nel 2018, Gasly fu promosso in Red Bull in occasione della stagione 2019. Una promozione probabilmente troppo prematura, in quanto il francese non riuscì mai a trovare il giusto feeling con la macchina: il confronto con il compagno di squadra, Max Verstappen, segna un impietoso 11-1 per l’olandese, sia in qualifica che in gara.

Decisamente diverso, invece, è il rapporto con la Toro Rosso, con la quale ha raccolto un secondo posto, e con l’AlphaTauri, con la quale ha addirittura occupato il gradino più alto del podio: risultati che lasciano ben intuire la bravura del francese e un suo futuro roseo nel circus.

 

Daniil Kvyat – Red Bull (2016)

La Red Bull, oltre ad essere una valida coltivatrice di talenti, è anche tristemente nota per i suoi metodi spartani per la gestione dei piloti. Prima ancora di Albon e Gasly, anche Kvyat passò nel tritacarne di Milton Keynes, uscendone sconfitto nel 2016. Dopo una serie di ritiri causati dalla sua guida troppo aggressiva, il pilota russo fu retrocesso in Toro Rosso. Al suo posto debuttò il giovane Max Verstappen non ancora maggiorenne.

 

Michele Alboreto – Tyrrell (1989)

In Formula 1, si sa, gli sponsor e i soldi fanno da padrone, e possono decidere il destino di piloti e scuderie. È questo il caso di Michele Alboreto, che nel 1989 fu ingaggiato dalla scuderia inglese Tyrrell. L’italiano riuscì a dimostrarsi all’altezza del posto offerto, cogliendo anche un terzo posto nel Gran Premio del Messico. Ma la situazione era destinata presto a mutare.

I problemi sorsero nel momento in cui Ken Tyrrell firmò un contratto con la Camel, mentre il milanese era sponsorizzato dalla Marlboro. Dato l’evidente conflitto di interessi, il patron inglese invitò Alboreto ad abbandonare la partnership con Marlboro, cosa che l’italiano rifiutò. Si giunse così ad una separazione a stagione in corso, che comportò il debutto del francese Jean Alesi nel suo Gran Premio casalingo. Ironia della sorte, nella stessa stagione Alboreto firmò per i francesi della Larrousse, anche loro sponsorizzati dalla Camel.

 

Andrea de Cesaris – Ligier (1985)

Diverso è il caso di De Cesaris. Nel 1984 la Ligier ingaggiò il compianto Andrea De Cesaris, pilota italiano attivo in Formula 1 tra gli anni ’80 e ’90. Il rapporto con i francesi, tuttavia, si deteriorò dopo appena una stagione. De Cesaris, a causa della sua guida aggressiva, fu protagonista di una serie di incidenti che costrinsero i meccanici Ligier a sostituire telai ed altri componenti costosi. È proprio a causa di questi incidenti che il pilota romano fu licenziato a metà stagione e sostituito da Philippe Streiss. De Cesaris continuò la propria avventura in Formula 1 fino al 1994, quando annunciò il ritiro.

 

Roberto Moreno – Benetton (1991)

In occasione della stagione 1991 la Benetton schierò una line-up tutta brasiliana, con Roberto Moreno e Nelson Piquet. Agli inizi i rapporti tra Moreno e Benetton erano privi di attrito, infatti nel corso della stagione il brasiliano riuscì a collezionare diversi podi e svariati piazzamenti a punti. La situazione cambiò nel corso del Gran Premio di Germania, quando Flavio Briatore decise di offrire un’opportunità al giovane Michael Schumacher. Il tedesco colse l’occasione per mettersi in mostra, ottenendo la settima piazza in qualifica e, purtroppo, un ritiro durante la gara a causa di problemi tecnici. La performance di Schumacher, tuttavia, convinse Briatore, che liquidò Moreno senza troppi complimenti ed offrì il sedile al tedesco. Il brasiliano concluse la stagione in Jordan, passando poi in Minardi ed infine nella fallimentare Andrea Moda.

 

Alain Prost – Ferrari (1991)

Nella stessa stagione si consumò un’altra frattura molto importante, quella tra Prost e la Ferrari. È probabilmente il licenziamento più famoso del circus, nonché quello che fece più scalpore per le relative dichiarazioni. Dopo essere giunto in Ferrari nel 1990, in qualità di campione del mondo, Prost concluse la stagione al secondo posto, alle spalle di Ayron Senna.

La vettura sviluppata dal Cavallino Rampante per la stagione 1991, tuttavia, deluse le aspettative del francese. Prost non fu mai in grado di competere con Senna e con le ben più performanti McLaren. Al termine del Gran Premio del Giappone Prost, nel descrivere le difficoltà affrontate in gara a causa di un guasto all’idroguida, definì la Ferrari come “un camion“. La risposta della Ferrari non si fece attendere: il Professore fu bocciato e sostituito prima da Gianni Morbidelli, poi da Ivan Capelli per la stagione successiva. La situazione volse a favore di Prost che, dopo un anno sabbatico, tornò in Formula 1 nel 1993 vincendo il titolo con la Williams, per poi entrare nel circus in qualità di costruttore.

 

Jarno Trulli – Renault (2004)

Nel 2002 la scuderia francese acquistò i diritti della Jordan (ormai fallita) e si iscrisse al mondiale con Jarno Trulli e Jenson Button. L’inglese fu poi sostituito dal promittente Fernando Alonso, futuro campione del mondo, confermato fino al 2006, quando approdò in McLaren. Se nel 2002 il confronto tra Trulli e Button si rivelò abbastanza equilibrato, poiché entrambi i piloti si piazzarono costantemente a punti, ben diverso è l’esito del confronto con Alonso, che pende a favore dello spagnolo.

Nel corso della stagione 2004 Flavio Briatore, non soddisfatto dei risultati ottenuti da Trulli (nonostante avesse anche vinto una gara), comunicò all’italiano che al termine del campionato non avrebbe più corso in Renault. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: a partire dall’annuncio, Trulli inanellò una serie di risultati negativi che si conclusero con la decima posizione a Monza. Briatore, che era anche il manager di Alonso, non aspettò altro tempo e licenziò in tronco Trulli, accusandolo di non dare il massimo per la squadra. L’italiano disputò le ultime due gare con la Toyota, con la quale aveva già stretto un contratto per la stagione successiva. Il poso in Renault fu occupato da Jacques Villeneuve.

 

Juan Pablo Montoya – McLaren (2006)

Al termine della sua esperienza in Williams, iniziata nel 2001, Montoya firmò un contratto con la McLaren per la stagione 2005. Il colombiano, tuttavia, faticò non poco a prendere le misure della MP4-20, anche a causa di una serie di sfortunati eventi, come la rottura della spalla, che lo costrinse a saltare i primi due appuntamenti stagionali. La situazione non migliorò nel 2006, quando la notizia dell’approdo di Alonso, nonché la nascita di nuovi talenti nelle categorie propedeutiche, destabillizzò non poco l’ambiente di Woking. A metà stagione Ron Dennis annunciò il suo trasferimento in NASCAR, che per il colombiano si tradusse con un’uscita anticipata dai giochi. Ad occupare il sedile vacante della McLaren fu il collaudatore Pedro de la Rosa.

 

Nelson Piquet Jr – Renault (2009)

Ancora una volta i protagonisti di questo licenziamento sono Briatore e la Renault. A farne le spese è Nelson Piquet Jr, figlio d’arte del grande Piquet, tre volte campione del mondo. I rapporti con la Renault si deteriorarono nel 2009, quando il brasiliano fu sostituito con Romain Grosjean.

Tutto qui? No. Qualche settimana dopo il licenziamento, una dichiarazione di Piquet Jr sconvolse il circus. Il brasiliano affermò di aver ricevuto da Briatore l’ordine di schiantarsi contro il muro, nel celebre Gran Premio di Singapore del 2008. In tal senso, Piquet avrebbe agevolato la rimonta (e la vittoria) di Alonso, in quanto quel tratto di pista era sprovvisto di gru e necessitava l’intervento della safety car. Al termine dell’inchiesta crashgate, la FIA bandì per due anni la Renault, radiò Briatore dal mondo delle corse (decisione annullata dal Tribunale di Parigi) e sospese per cinque anni l’ingegnere Pat Symonds.

 

Jan Magnussen – Stewart (1998)

Quello tra Jan Magnussen e la Formula 1 è un amore mai sbocciato, o per lo meno sbocciato troppo tardi. Vincitore del campionato inglese di Formula 3 nel 1994, l’anno successivo Magnussen debuttò in Formula 1 al volante di una McLaren MP4-10, sostituendo l’infortunato Mika Hakkinen. La sua buona prestazione in gara (decimo posto) attirò l’attenzione della Stewart, che lo ingaggiò per il biennio 1997-98. Il danese, padre di Kevin Magnussen, non seppe mantenere le aspettative e fu licenziato in occasione del Gran Premio di Francia 1998, proprio quando aveva trovato il feeling con la monoposto ed aveva raccolto il primo punto iridato. A sostituirlo fu l’olandese Jos Verstappen, padre di Max Verstappen.

 

Jolyon Palmer – Renault (2017)

Altro amore nato troppo tardi è quello tra Jolyon Palmer e la Renault. Vincitore del campionato GP2 nel 2014, Palmer mosse i primi passi in Formula 1 in qualità di collaudatore della Lotus. Due anni più tardi fu ingaggiato come pilota Renault, ma non ebbe mai modo di impressionare positivamente i vertici della scuderia transalpina: al termine del Gran Premio del Giappone, Palmer fu licenziato e sostituito da Carlos Sainz Jr.

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