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F1 | Telemetria qualifiche GP Monaco: Antonelli prende la pole nel porto, Leclerc era il più veloce prima dell’errore

Analisi telemetria qualifiche GP Monaco – Antonelli fa la differenza alla Chicane del Porto e in trazione con una Mercedes che sulla sua pista peggiore dimostra che non vince solo grazie al motore. Verstappen arriva vicino al colpaccio, Ferrari va forte nel lento, ma manca ancora qualcosa. Leclerc, nonostante il problema ai freni, era un decimo sotto ad Antonelli prima dell’errore.

Le qualifiche a Monte Carlo sono solite regalare spettacolo e lotte sul millesimo e anche questa volta non hanno fatto eccezione, con uno strepitoso Antonelli che conquista la pole anche nel Principato grazie a un giro perfetto – che gli permette di rifilare 4 decimi al compagno di squadra Russell -. Viene beffato Verstappen, battuto di soli 43 millesimi, mentre delude la Ferrari, che, dopo aver dominato nelle prove libere del venerdì, non è riuscita a progredire quanto gli avversari e si ritrova dunque in seconda fila con entrambe le vetture. Non soddisfa le aspettative nemmeno la McLaren, che, fatta eccezione per qualche lampo, non si è mai accesa veramente nel weekend e centra un’anonima quarta fila.

La lotta per la pole tra Antonelli e Verstappen-

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Analizzando la telemetria di Antonelli e Verstappen, risalta subito all’occhio come nella prima metà abbondante del giro fosse l’olandese a essere in vantaggio, che nel finale riesce anche a riportarsi davanti ma poi non può nulla contro la super trazione della Mercedes.

Andando nel dettaglio, Verstappen guadagna subito quasi un decimo su Antonelli alla Sainte Devote (curva 1), frenando più tardi e senza sacrificare l’uscita, e accumula qualche altro centesimo a Massenet-Casino (curva 3-4), dove frena prima di Antonelli in modo da portare più velocità nel cambio di direzione. Il #3 guadagna quasi altri 2 decimi a Mirabeau-Loews-Portier (curva 5-6-7-8), nel tratto più lento e tortuoso del tracciato, ma il #12 ha una trazione esplosiva in uscita da curva 8 e, toccando anche una velocità massima superiore, recupera quasi un decimo nell’allungo che segue.

È per alla Chicane del Porto (curva 10-11) che Antonelli fa maggiormente la differenza e, probabilmente, si prende la pole. In uscita dal tunnel il #12 forza molto di più la staccata ed è più incisivo anche in percorrenza, dove aggredisce molto il cordolo interno per fare meno strada, e in uscita, guadagnando complessivamente 3 decimi a Verstappen – che sembra essere stato molto conservativo in questa chicane – e portandosi in vantaggio nel confronto. Al Tabaccaio (curva 12) e nella sezione delle Piscine (curva 13-14-15-16) il distacco rimane grossomodo costante.

F1 analisi telemetria qualifiche GP Monaco

Alla Rascasse (curva 18) Verstappen si distingue per un approccio molto aggressivo, frenando molto più tardi – sacrificando l’uscita – e guadagnando circa 2 decimi su Antonelli. In uscita dalla Antony Noghes (curva 19) però, di nuovo, l’italiano sfrutta la trazione-razzo della sua Mercedes per chiudere il gap e ribaltarlo a suo favore.

Mercedes vola in trazione e primeggia anche sulla sua pista peggiore

Alla luce del confronto approfondito tra i migliori giri della qualifica di ieri si può quindi dire che questa pole era tutt’altro che scontata, dato che i valori in campo erano vicinissimi, a riprova del grande talento di Antonelli, che sta finalmente ripagando la scommessa di Toto Wolff.

Quella che però è forse la miglior notizia per la compagine di Brackley è la grande competitività della W17, che si è rivelata velocissima anche su una delle piste, sulla carta, più ostiche. Il circuito di Monaco è infatti quella in cui conta meno la potenza pura, che è una delle armi migliori della Mercedes, perciò il primato sul giro secco sancisce definitivamente che le Frecce nero-argento non vincono solo grazie alla PU, ma godono invece di un equilibrio tra tutti gli aspetti della performance. Difatti, Antonelli non è stato il più veloce in nessuno dei 3 settori, mantenendo piuttosto un passo costante nell’arco dell’intero giro.

Tra i punti forti della W17 sembrerebbe comunque rientrare la trazione esplosiva, emersa anche in Canada, il che suggerirebbe che sia una qualità intrinseca del progetto pensata appositamente per valorizzare il propulsore realizzato a Brixworth. Nel Principato ciò pare essere stato accentuato dalla scelta di ammorbidire le sospensioni al posteriore, che ha consentito anche di poter saltare più aggressivamente sui cordoli.

F1 analisi telemetria qualifiche GP Monaco

È interessante notare però come il weekend fosse iniziato un po’ in salita, ma i tecnici della Stella abbiano saputo correggere l’assetto nella notte tra venerdì e sabato, con la W17 che ha cambiato faccia e ha potuto trovare il guizzo necessario per ottenere il primato. L’impressione, come riportato da Federico Albano, è che si sia ammorbidita l’auto sul longitudinale in modo da aumentare la sensibilità al beccheggio e favorire i trasferimenti di carico per aiutare a far ruotare l’anteriore – che era apparso particolarmente “pigro” nelle prime prove libere – in curva.

In questo modo la monoposto anglo-tedesca è diventata molto più reattiva (e instabile) in staccata e in ingresso, andando a premiare la sensibilità di un interprete perfetto quale è stato Antonelli.

Red Bull migliora e sfiora la pole

Un altro grande esecutore delle qualifiche a Monte Carlo è stato Verstappen, che per poco non ha artigliato la pole ma è comunque riuscito a scavalcare le Ferrari e a regalare alla Red Bull un’altra prima fila. La RB21 continua a crescere e spicca alla Sainte-Devote, a Massenet-Casino e alla Rascasse, indice di un buon compromesso nell’assetto. Gli uomini di Mekies, dopo i buoni riscontri del venerdì, avevano fatto un netto passo indietro nelle FP3, ma, come spesso accade, hanno saputo rimediare giusto in tempo per il Q1.

Ferrari delude, Leclerc esagera mentre era virtualmente in pole

F1 analisi telemetria qualifiche GP Monaco

Si confrontano ora Antonelli e Hamilton, che ha accusato un gap totale di 228 millesimi. Il ferrarista perde oltre un decimo e mezzo nel primo settore, che poi recupera nel tratto lento tra curva 5 e curva 8. Il #44 perde un altro decimo e mezzo alla Chicane del Porto e lascia altri centesimi alla Rascasse e in uscita dalla Anthony Noghes.

Dai dati emerge quindi che la Ferrari fosse la più veloce nella sezione più lenta del circuito, indice di un ottimo grip meccanico che da qualche anno è ormai un suo punto di forza consolidato a Monaco, ma fatica all’inizio del giro, forse a causa delle ormai croniche difficoltà ad accendere le gomme che sono state accentuate dall’assenza di curve veloci e dall’asfalto liscio che impediscono di trasmettere molta energia agli pneumatici, e in più con Hamilton continua a essere poco incisiva nelle curve di media velocità, come quelle del primo settore – buono invece il passaggio al Tabaccaio -.

Il britannico ha ammesso che a inizio qualifica la vettura era forse troppo sovrasterzante e instabile per le sue preferenze, tanto che ha dovuto ridurre di diversi click l’incidenza dell’ala anteriore per ritrovare il giusto feeling. Una volta ritrovata la quadra, era però ormai troppo tardi perché non ha avuto modo di riacclimatarsi e riprendere fiducia con quella regolazione. Difatti, alcuni dei punti in cui ha sofferto di più sono proprio quelli in cui serve maggiormente fidarsi della vettura.

F1 analisi telemetria qualifiche GP Monaco

Parlando invece di Leclerc, pare che prima di toccare il muro proprio al Tabaccaio fosse in vantaggio di 30 millesimi su Verstappen e di oltre un decimo su Antonelli, pur essendoci ancora diverse curve insidiose da affrontare prima di arrivare al traguardo. L’idolo di casa era chiaramente in lotta per la pole, a riprova del fatto che la SF-26 fosse competitiva anche se non ai livelli del venerdì, ma ha pagato a caro prezzo alcuni errori dovuti al fatto che nel Q3 è andato in overdriving, cioè – come spesso gli succede – ha spinto troppo nel tentativo di sopperire alle lacune della vettura e colmare il gap con gli avversari.

Il #16 sta comunque vivendo un weekend più difficile del previsto anche a causa di un problema ai freni che gli toglie fiducia al volante e quindi lo penalizza tantissimo su una pista in cui il feeling del pilota è tutto e conta forse di più della velocità pura della macchina. Questo grattacapo, che lo aveva rallentato già in Canada, dovrebbe riguardare la ripartizione della frenata tra i dischi posteriori e la rigenerazione operata dall’MGU-K per ricaricare la batteria, che chiaramente da quest’anno è decisamente più potente rispetto a prima e verrà risolto non prima della prossima gara a Barcellona.

A ogni modo, il risultato non può che essere deludente, considerando che sin dall’inizio dell’anno la tappa monegasca era stata indicata come una delle uniche in cui la Ferrari potesse imporsi, dal momento che dispone di un turbo più piccolo che dovrebbe essere un vantaggio in uscita dalle curve lente, che la potenza del motore è poco rilevante e che le tante frenate e i pochi allunghi fanno sì che ci sia una sovrabbondanza di energia elettrica. Qualcosa è però andato storto, con il Cavallino che non è riuscito a progredire nel corso del weekend quanto gli avversari e a cui manca ancora qualcosa.

Risulta difficile stabilire se e quanto l’evoluzione della pista o il fatto di non aver portato nessun aggiornamento all’ala posteriore – come hanno fatto invece Mercedes e Red Bull – abbiano penalizzato le Rosse, anche se c’è un altra ipotesi che potrebbe spiegare le difficoltà delle SF-26 a Monaco. La Ferrari è infatti apparsa il riferimento nelle curve medio-lente in dei tracciati in cui era richiesto un compromesso tra curve veloci e curve lente, ma in uno dei circuiti più atipici come quello di Monte Carlo, in cui ci sono solo curve a bassa velocità, non è richiesta alcuna via di mezzo nell’assetto, le monoposto lavorano in una finestra diversa dal solito e ciò potrebbe aver modificato le gerarchie rispetto alle previsioni.

McLaren alle prese con un weekend opaco

F1 analisi telemetria qualifiche GP Monaco

Guardando infine ai dati di Piastri, si nota come la McLaren perda terreno da Antonelli in generale dappertutto, indice di una carenza di carico o di un setup non ottimale. Anche per le MCL40 il risultato è deludente, in quanto si pensava che i rapporti del cambio corti avrebbero dato un aiuto in trazione in uscita dalle curve lente, compensando gli svantaggi della girante più grande della PU Mercedes, e che i buoni segnali nelle basse percorrenze degli scorsi GP avrebbero trovato riscontro anche nel Principato.

Uno sguardo alla gara

Visti i precedenti a Monaco, è lecito aspettarsi una gara il cui ordine di arrivo presenterà notevoli somiglianze con quello di partenza, ma ci sono comunque diverse variabili interessanti che potrebbero rimescolare le posizioni. Lo start sarà il primo momento chiave, poi seguiranno i pit stop, con i team che con ogni probabilità si orienteranno verso strategie a una sosta dato il ruolo fondamentale della track position e l’usura minima delle gomme, ma vanno tenuti d’occhio anche eventuali errori dei piloti e Safety Car, ecc.

Suscita un po’ di curiosità vedere anche come si comporteranno le nuove vetture agili in gara e se grazie alle dimensioni ridotte e al diverso utilizzo dell’energia elettrica saranno finalmente possibili delle battaglie corpo a corpo – anche se è molto verosimile che da questo punto di vista cambierà poco o niente rispetto al passato -. Il favorito d’obbligo è Antonelli, ma Verstappen e le Ferrari – che, almeno in qualifica, erano tutti vicini – non sono da escludere dalla lotta per la vittoria.

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