A Spa McLaren è sembrata la monoposto più veloce, di pochissimo davanti a Mercedes e Red Bull, mentre Ferrari è rimasta quarta forza.
Nello scorso GP del Belgio (QUI le pagelle) le sorprese e i colpi di scena sono stati all’ordine del giorno, con una sorprendente Mercedes che ha chiuso la gara con un’inaspettata doppietta, ottenuta grazie all’ottimo ritmo di Hamilton e alla folle strategia scelta da Russell, che ha tagliato per primo il traguardo. Qualche ora dopo la bandiera a scacchi arriva però la squalifica per il #63, la cui monoposto era stata trovata sottopeso alle verifiche tecniche, e la vittoria è così passata al #44. Alla fine, quindi, Hamilton ha preceduto Piastri e Leclerc. Verstappen, partito dalle retrovie, arriva quarto davanti a Norris, Sainz e Perez. Chiudono la zona punti Alonso, Ocon e Ricciardo.
A questo punto, può essere interessante analizzare i passi gara e le strategie dei piloti dei quattro top team. Ripercorriamo dunque la gara di Spa, guardando anche ai tempi sul giro dei piloti presi in considerazione. In seguito, passeremo in rassegna i dieci team e analizzeremo i valori in campo visti nell’ultima tappa prima della pausa estiva.
L’analisi del passo gara e delle strategie
Partenza e primo stint
Partiamo dunque con l’analisi della gara. In griglia di partenza Leclerc parte dalla pole e condivide la prima fila con Perez. In seconda fila ci sono Hamilton e Norris, che precedono Piastri, Russell e Sainz. Verstappen, autore del miglior tempo in qualifica, parte solo undicesimo a causa di una penalità per la sostituzione del motore endotermico. La Pirelli prevede una gara a due soste, con la strategia più veloce che è media-dura-dura e la mescola soft che sarà poco usata in gara a causa dell’alto degrado atteso. Leclerc è il pilota con più opzioni strategiche in quanto ha conservato due treni sia di medie che di hard. Le due Mercedes, le due McLaren e Sainz hanno un set di medie e due di hard, mentre le Red Bull hanno due treni di medie e uno di hard.
Alla partenza tutti i piloti presi in considerazione sono su gomma media. Fa eccezione Sainz, che sceglie la hard per il primo stint, con la Ferrari che va quindi a differenziare le strategie tra i due piloti. Allo spegnimento dei semafori Leclerc mantiene la testa della corsa, mentre Hamilton riesce a superare subito Perez e Norris perde molte posizioni dopo aver toccato la ghiaia in uscita di curva 1. Nel corso del terzo giro Hamilton supera Leclerc e prende la leadership del GP, cercando subito di andare in fuga. In quel momento la top8 recita, nell’ordine, Hamilton, Leclerc, Perez, Piastri, Russell, Sainz, Norris e Verstappen.
Le posizioni rimangono congelate per diverse tornate, coi piloti che cercano anche di gestire il più possibile le gomme per estendere il primo stint e avere più possibilità strategiche. In questo primo stint il più veloce è nettamente Hamilton, che, essendo in testa, è l’unico in aria pulita e può dettare il passo. Al momento della sua prima sosta, Hamilton ha circa 2 secondi di vantaggio su Leclerc. Si nota già da subito che il degrado della gomma media è alto, ma inferiore a quanto previsto.

Alla fine del 10° giro inizia il valzer di pitstop, con Russell e Verstappen che effettuano una prima sosta molto anticipata e mettono entrambi le hard. Data la potenza dell’undercut a Spa, che è la pista più lunga del campionato, rientrano a cascata anche gli altri piloti davanti a loro. All’11° giro si fermano dunque Hamilton, Perez e Piastri, al 12° rientra anche Leclerc. Montano tutti gomma dura, tranne Perez che mette le medie. Restano in pista Sainz, partito con le hard, e Norris, che analogamente a quanto accaduto in Spagna, avendo ormai subito l’undercut – in questo caso – di Verstappen, cerca di estendere il più possibile lo stint per disporre poi di una gomma più fresca.

Secondo stint
Nel frattempo Piastri in due giri scavalca senza perdite di tempo prima Russell e poi Perez, salendo in terza posizione a 2 secondi da Leclerc. Norris si ferma alla fine del 15° giro, monta le hard e rientra in pista a diversi secondi da Verstappen. Intanto il gap tra Hamilton e Leclerc oscilla intorno ai soliti 2 secondi e la coppia sta andando a prendere Sainz. Nel corso del 20° giro, il muretto Ferrari chiede perciò a Sainz di cercare di rallentare Hamilton, in modo da far riavvicinare Leclerc, ma lo spagnolo, alla fine della stessa tornata, interessato solo alla propria gara e quindi a non perdere tempo, chiama la sosta ai box e rientra per montare le medie. Sainz torna in pista ottavo a quasi 5 secondi di distacco da Norris.

Durante il 21° giro Russell, che era in un sandwich Red Bull, supera Perez e sale in quarta posizione a oltre 4 secondi da Piastri. Alla fine della stessa tornata la Red Bull prova qualcosa di diverso e chiama Perez ai box per la seconda sosta, montandogli le hard. Alla fine del 25° giro la Ferrari chiama ai box Leclerc, che mette un altro treno di hard ed esce settimo con 6 secondi di vantaggio su Perez. Questa sosta, molto anticipata, è difficile da spiegare e da comprendere, perché, se si voleva coprire Perez, Leclerc poteva restare fuori ancora diversi giri e in quanto il monegasco non sembrava in difficoltà con le gomme.
L’unica motivazione che potrebbe spiegare una sosta così anticipata potrebbe essere un’ipotetica volontà di mettere pressione alla Mercedes con un tentativo di undercut su Hamilton. Difatti, il muretto Mercedes si trova ora davanti a un bivio: deve decidere se coprire Leclerc, fermando subito Hamilton, o se tenerlo in pista, facendogli estendere lo stint, perdendo però virtualmente la posizione. Nonostante Hamilton avesse più volte detto che le gomme erano in buono stato e che poteva rimanere fuori, pensando anche ad arrivare al traguardo senza ulteriori soste, la Mercedes lo richiama ai box. Hamilton torna in pista con un altro set di hard con sempre circa 2 secondi di vantaggio su Leclerc.
Alla fine del 28° giro rientrano Verstappen e Sainz (dopo soli 8 giri con le medie): il primo mette le medie, il secondo le hard. Alla tornata successiva si ferma Norris, che monta le dure. Intanto si accende Piastri, che con gomma usata rimane su ottimi tempi e guadagna terreno su Russell. Proprio Russell dice al team che la gomma è in ottimo stato e che vuole rimanere fuori. Stavolta – a differenza di quanto successo con Hamilton, che era però il favorito per la vittoria e con cui non conveniva dunque prendere grossi rischi – la Mercedes accetta di mettere Russell su una strategia a una singola sosta, nonostante Pirelli la sconsigliasse prima della gara, in quanto il #63 non ha nulla da perdere.

Terzo stint
Alla fine del 30° giro si ferma perciò Piastri, che perde però circa 2 secondi nella sosta dopo essere arrivato lungo alla piazzola, mentre Russell eredita la leadership del GP e prova la follia di fare una sola sosta. Dopo la seconda sosta di Piastri, nel corso del 31° giro, Russell guida la corsa con 7 secondi e mezzo di vantaggio su Hamilton. Leclerc, terzo a 2 secondi e mezzo da Hamilton, ha un vantaggio di 4 secondi su Piastri. Verstappen, l’unico con gomma media, è quinto a oltre 3 secondi da Piastri e ha un secondo e mezzo di vantaggio su Norris, che ha appena superato Perez. Sainz è ottavo a 6 secondi da Perez. Anche nel secondo stint è stata fatta molta gestione, ma sono emerse comunque le buone prestazioni, sia in termini di velocità pura che in termini di degrado, della McLaren e della Mercedes.

A questo punto inizia però una nuova gara, in cui la gestione viene messa da parte, anche grazie al minor carico di carburante e al degrado delle hard che è stato più contenuto del previsto, per spingere al massimo. Russell deve spingere per conservare la testa del GP, Hamilton e Piastri devono spingere per provare a superare Russell e Leclerc deve spingere per cercare di difendere la sua posizione prima da Piastri e poi da Verstappen e Norris.
Guardando al trio di testa, si vede finalmente il vero ritmo della McLaren, con Piastri che è quasi sempre più veloce di Hamilton, benché le gomme del #44 fossero lievemente più consumate. Piastri perde però tempo prezioso tra il giro 35 e il 36, quando si ritrova a dover superare Leclerc. Il suo primo tentativo non va a buon fine, ma la seconda volta, sempre all’esterno a Les Combes, riesce a prendere la posizione con una manovra eccezionale. Nel frattempo, Hamilton recupera quasi un secondo al giro su Russell, che perde quasi esclusivamente nel secondo settore, fatto che indica che a soffrire maggiormente erano le gomme anteriori. A mano a mano che Hamilton si avvicina, Russell alza però lievemente il ritmo, segno che aveva risparmiato ancora un po’ di gomma per difendersi nel finale.

Hamilton arriva negli scarichi di Russell tra il 40° e il 41° giro e da lì in poi rimane bloccato dietro di lui senza riuscire a superarlo, forse anche perché voleva evitare rischi inutili nel sorpasso che avrebbero potuto rovinare la doppietta della Mercedes. Intanto, Piastri continua a guadagnare, ma scende sotto al secondo solo durante il 44° e ultimo giro e non ha quindi occasioni di sorpasso. Russell taglia quindi per primo il traguardo con mezzo secondo di vantaggio su Hamilton e 1.1 secondi su Piastri. Qualche ora dopo, però, Russell viene squalificato perché la sua W15 è stata trovata sottopeso, lasciando quindi la vittoria al compagno di squadra, che era apparso contrariato dopo che il team gli aveva impedito di fare la strategia a una sola sosta.
Tuttavia, nell’ultimo stint c’è stato un altro “triello”, composto da Leclerc, Verstappen e Norris, che si è concluso anch’esso senza scambi di posizione. Leclerc, che al momento di spingere ha perso il ritmo delle Mercedes e di Piastri mettendo a nudo la carenza di competitività della Ferrari, è infatti passato sul traguardo in quarta posizione, riuscendo a tenere la posizione su Verstappen e su Norris. Dietro di loro chiudono Sainz, che ha superato Perez durante il 39° giro, e Perez, che, avendo il gap necessario per fare un’ulteriore sosta, è rientrato ai box e ha montato gomme soft per mettere a segno il giro veloce.

Pochi sorpassi
A ogni modo, si possono ora fare alcune riflessioni sulla gara appena analizzata. In primis, si è purtroppo notato che quest’anno la gara di Spa è stata, in generale, piuttosto povera di sorpassi, che negli anni passati erano stati copiosissimi. Sembra che le difficoltà nel compiere manovre di sorpasso siano dovute alla debolezza dell’effetto scia e del DRS (per via delle configurazioni più scariche adottate dai team, che non è comunque novità sul tracciato nelle Ardenne), alla differenza ridotta di top speed tra le varie monoposto e all’accorciamento di 75 metri della zona DRS del Kemmel Straight. Questa modifica era pensata inizialmente per impedire i sorpassi facili, ma alla fine si è rivelata eccessiva in quanto ha reso i sorpassi troppo complicati.
Il fattore più penalizzante per i sorpassi è però stato un altro, ossia l’aria sporca. I piloti facevano infatti fatica a seguire la monoposto davanti, soprattutto nel secondo settore, e ciò è confermato dal fatto che ci sono stati pochi sorpassi alla Bus Stop prima del traguardo, a causa proprio del distacco che si apriva nel tratto centrale, quello più guidato del tracciato. I regolamenti del 2026 dovranno perciò impedire che le vetture che precedono sporchino troppo l’aerodinamica di quelle che seguono. A ogni modo, essendo nuovamente difficile superare, riacquisiscono grande importanza la track position e la qualifica.
McLaren poteva vincere?
In secundis, l’impressione è che, ancora una volta, la McLaren abbia sprecato una possibile vittoria. Norris è stato autore di una prestazione molto opaca, mentre Piastri ci è andato vicino, ma non ha potuto sfruttare nemmeno lui il pieno potenziale della monoposto. Infatti, l’australiano rimane intrappolato nel traffico di Perez nel primo stint, in cui però si è comunque fatta tanta gestione, e conduce un GP anonimo fino a quando diventa leader della corsa. A quel punto, come d’incanto, inizia a spingere e fa registrare ottimi intertempi, grazie anche all’aria pulita (appena citata a proposito dei sorpassi) – lui stesso si è aperto via radio dicendo con grande espressività ed eloquenza “clean air is king” – .
Alla sosta commette però un errore e arriva lungo alla piazzola di sosta, perdendo quasi 2 secondi preziosissimi. Tornato in pista, perde ulteriore tempo con Leclerc e alla fine acciuffa con un gran passo le due Mercedes senza possibilità di attaccarle. Ipoteticamente, senza errori e con una posizione di partenza migliore, Piastri avrebbe potuto vincere anche in Belgio.

Strategia e squalifica di Russell
In terzo luogo, la squalifica non toglie nulla alla prestazione sublime di Russell, che, pur essendo stato generalmente più lento rispetto a Hamilton, ha gestito le gomme con grande abilità e, grazie anche alle difficoltà nei sorpassi, è riuscito a tagliare per primo il traguardo. L’idea di provare ad arrivare fino in fondo con una sola sosta è sua (ma ci aveva pensato anche Hamilton), che intelligentemente, sapendo di non aver nulla da perdere e che può quindi azzardare, propone al team di rimanere fuori. Il muretto dà il consenso a portare a termine questa impresa folle e il #63, che peraltro era stato uno dei primi a fermarsi per la prima sosta, fa il resto, “sussurrando alle gomme” per 34 giri e portandole alla bandiera a scacchi.
Ciò è stato possibile grazie al basso degrado patito dalle hard, che è stato molto inferiore a quello atteso da Pirelli. Per una volta, quindi, almeno in pista, l’intelligenza tattica di un pilota ha prevalso sui computer, prendendo una decisione a cui quasi nessun altro aveva pensato. Tuttavia, è arrivata in seguito la squalifica per irregolarità tecnica. La W15 di Russell è stata infatti trovata sottopeso di 1.5 kg, che non fanno una grossa differenza in termini prestazionali (si parla di 2-3 secondi nell’arco di una gara intera se questa carenza di peso è costante dalla partenza al traguardo, ma non è questo il caso, dato che la macchina si è alleggerita oltremisura col passare dei giri), ma sono stati sufficienti per rovinare un weekend.

Come già visto in un altro approfondimento, questo deficit di massa, che sta tutto (o quasi) nei pneumatici, è dovuto a una svista della Mercedes, che non aveva calcolato, prima del GP, la perdita di peso delle gomme con una strategia a una sosta né aveva ipotizzato, durante la corsa, che essa potesse essere così grande da far risultare la macchina irregolare ed è perciò rimasta beffata alle verifiche tecniche (effettuate coi serbatoi vuoti), data anche l’impossibilità di raccogliere i marbles nel giro d’onore dopo il traguardo. Si è dunque trattato di un errore banale dei tecnici della Stella, anche perché le due Aston Martin, la Racing Bulls di Tsunoda e la Haas di Magnussen, che hanno anch’esse chiuso il GP con una sola sosta, sono risultate regolari. A ogni modo, gli uomini di Wolff avranno sicuramente modo di rifarsi dopo la pausa estiva.
I valori in campo
In una F1 in cui vince chi sbaglia di meno e in cui il gruppo di testa è compattissimo, è difficile stabilire con esattezza quali sono i valori in campo, dato anche che ci sono diverse incognite.
McLaren
L’impressione è comunque che la McLaren sia stata ancora una volta prima forza in gara. Pur non avendo vinto e pur risultando il ritmo di Piastri lievemente più lento rispetto a quello di Hamilton, sembra infatti che la MCL38 ne avesse lievemente di più sul passo rispetto alla W15 (si è visto nei confronti del #81 con Russell nel secondo stint e con Hamilton nel terzo stint) e che, come già detto, con una posizione di partenza migliore e senza errori avrebbe potuto vincere tranquillamente.

Dopo una qualifica deludente in cui, pur massimizzando il proprio potenziale, è stata solo quarta forza e ha faticato con la pioggia a causa di un assetto volto esclusivamente alla gara (QUI l’analisi della telemetria), la McLaren si è quindi confermata – seppur con meno vantaggio di quanto ci si aspettasse dopo le simulazioni delle FP2 – la monoposto migliore dello schieramento anche a Spa, una pista completamente diversa rispetto all’Hungaroring. Questo fatto indica che la vettura di Woking ha una finestra di funzionamento ampissima e che è ormai una macchina “universale”, cioè che si adatta ottimamente a tutti i tipi di tracciato senza dover mai rinunciare alla grande competitività di cui gode.
Mercedes
La Mercedes, uscita vincitrice, è stata di pochissimo seconda forza sul passo, risultando appena più lenta della McLaren. La W15 dotata del vecchio fondo – dopo un venerdì difficile a causa di una nuova specifica che ha causato la ricomparsa del bouncing (questa è l’unica nota negativa del weekend della Stella) – non ha deluso le aspettative ed è stata, come ci si aspettava viste le caratteristiche favorevoli del tracciato (front-limited e da basso carico), molto forte. Anche in qualifica, sotto alla pioggia, la vettura di Brackley è stata grossomodo seconda forza a pari merito con la Ferrari e dietro all’inarrivabile Red Bull.

Un grosso segnale positivo in casa Mercedes è che è stata molto competitiva in gara anche con le alte temperature, che di solito hanno sempre sfavorito le W15, mettendole in difficoltà soprattutto con l’asse posteriore, quello più debole. Anche la gestione del degrado, come dimostrato da Russell, è stata ottima, con la Mercedes che è stata, anche sotto tale punto di vista, in linea con la McLaren.
Red Bull
La Red Bull è stata terza forza, ma è molto meno distante dalla McLaren e dalla Mercedes di quanto possa sembrare. Infatti, il ritmo di Verstappen è stato meno di due decimi più lento rispetto a quello di Hamilton, ma bisogna considerare che l’olandese, avendo dovuto rimontare dall’undicesima casella in griglia ed essendo quasi sempre stato in aria sporca, non ha mai potuto spingere al massimo delle sue possibilità. Il #1 ha corso una gara ponderata e “da calcolatore”, mentre Perez, dopo una prestazione solida in qualifica, ha fatto il passo del gambero ed è tornato in fondo ai quattro top team.

La RB20 è stata quindi poco più lenta – se non alla pari – della MCL38 e della W15 sul passo gara, ma non ha beneficiato dell’ala più carica delle due provate questo weekend – che le aveva dato una grossa mano al sabato rendendola prima forza dominante in condizioni miste – , dato che ha penalizzato troppo le top speed nei rettilinei e non ha nemmeno aiutato nella gestione delle gomme, non essendo il degrado stato molto elevato come ci si aspettava. Inoltre, dal punto di vista strategico, la Red Bull ha pagato anche la scelta di aver usato, a differenza dei rivali, un treno di hard nelle FP1. La mescola più dura si è infatti rivelata la migliore in gara e non averne avute due a disposizione ha lievemente rallentato la squadra anglo-austriaca alla domenica.
A questo punto sorge spontanea una domanda: chissà se Verstappen avrebbe vinto qualora fosse partito regolarmente dalla pole… Non c’è chiaramente una risposta certa, ma è facile pensare che l’olandese sarebbe stato sicuramente nella lotta per la vittoria. Un successo a Spa da parte del team di Horner non avrebbe comunque stupito, dato che il circuito belga sembra essere una delle piste più adatte alle vetture a effetto suolo di Milton Keynes. Tuttavia, nelle Ardenne è arrivata l’ennesima riprova che la Red Bull non è più dominante, nemmeno su un tracciato molto favorevole.
Ferrari
La Ferrari si è confermata, ancora una volta, quarta forza, nonostante stavolta ci sia l’attenuante che la pista fosse ostica. Con un gruppo di testa così compatto, in cui i valori in campo sono in continua evoluzione, sembra che il Cavallino sia destinato a inseguire sempre e a rimanere stabilmente quarta forza. Solo questo weekend in qualifica, grazie alla pioggia, la Scuderia è riuscita a posizionarsi più in avanti nelle gerarchie, risultando seconda forza, ma poi il GP ha restituito come verdetto che la minestra è sempre la solita e che, perciò, non è cambiato nulla rispetto a prima.

Se la gara di Sainz è anonima (il suo ritmo, benché rovinato dall’azzardo delle hard in partenza, è stato quasi uguale a quello di Russell, che però ha fatto una sosta in meno), quella di Leclerc è stata molto buona, con il monegasco che è andato oltre il potenziale della vettura, mettendola sul podio. Il vero ritmo della SF-24 si vede nell’ultimo stint, quello in cui la gestione viene accantonata e in cui viene dato quindi spazio alla prestazione pura delle vetture. Difatti, le Mercedes e Piastri, davanti al #16, scappano via, mentre Verstappen e Norris recuperano su di lui velocemente, ma poi non riescono a superarlo.
Il terzo stint ha dunque messo a nudo la mancanza di prestazione della Rossa, che – pur essendo vero che fatica di più verso fine gara, dato che, con la macchina più leggera, aumentano le velocità di percorrenza e si rivede il bouncing – deve ancora colmare un gap di almeno 2-3 decimi per tornare davanti a tutti. Il distacco medio di Leclerc da Hamilton è stato di meno di 3 decimi a giro, ma in una gara con meno gestione la differenza, probabilmente, sarebbe stato più ampia. È eloquente che, nonostante tutte le differenze nelle condizioni di gara, Verstappen è risultato comunque un decimo più veloce del monegasco.
Gli altri

Scendendo nel midfield, che è – come al solito – molto distante dai top team, il ruolo di quinta forza è stato conteso tra l’Aston Martin, risultata più lenta per via della strategia a una sola sosta, l’Alpine e la Racing Bulls, che è stata la più veloce delle tre sul ritmo. Guardando però anche alle qualifiche e al risultato finale, l’impressione è che l’Aston Martin sia stata quinta forza. Le due AMR24 sono riuscite a far funzionare la strategia con la singola sosta e a non esserne penalizzate grazie a un setup più carico, che ha permesso una buona gestione del degrado, che nelle tappe passate era stato un punto debole, e al vantaggio di track position.
La Racing Bulls sembra invece essere stata sesta forza, con Ricciardo che ha mostrato un buon ritmo nel GP, ma è stato probabilmente rallentato in partenza dal traffico di vetture più lente, data la posizione di partenza molto arretrata, per poi sbarazzarsene con una prima sosta anticipata per via della scelta della soft nel primo stint.
L’Alpine è stata settima forza, tornando in top10 dopo due gare difficili con Ocon, mentre Gasly ha dovuto fare i conti con diversi problemi tecnici. Dietro a questo gruppetto, la Williams è stata ottava forza, faticando più in gara che in qualifica. La Sauber, ancora a secco di punti, è stata nona forza sul passo e ha preceduto la sola Haas, decima forza e anonima per tutto il weekend (la mancanza di ritmo a Spa non cancella però l’ottima prima parte di stagione degli uomini di Komatsu).
Con 14 gare su 24 già disputate, la F1 si appresta ora ad affrontare la pausa estiva, utile per i team per ricaricare le batterie, per fare un reset mentale e per prepararsi a una seconda parte di stagione che si preannuncia caldissima. Verstappen va in vacanza con un comodo vantaggio di 78 punti in classifica su Norris, mentre la posizione della Red Bull nei costruttori appare decisamente meno salda. Il rientro avverrà a Zandvoort a fine agosto e potrebbe essere un punto di svolta fondamentale per il campionato.
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