A Suzuka Verstappen vince da vero campione con una Red Bull in ripresa, mentre McLaren, con la vettura più veloce, getta all’aria una possibile vittoria. Ferrari si conferma quarta forza.
Nel Gran Premio del Giappone, dominato dalla noia – un fattore sempre più presente in questa F1 -, Verstappen è tornato alla vittoria, battendo le McLaren con un’esecuzione da maestro e che attesta i miglioramenti di Red Bull. Norris e Piastri devono così accontentarsi solo del 2° e 3° posto, nonostante la loro monoposto sembrasse avere il potenziale per fare di più. È lontano dal podio, ma comunque il primo degli inseguitori del terzetto di vertice, Leclerc, che massimizza il risultato con una Ferrari ancora opaca.
Il #16 precede le due Mercedes di Russell e di un fenomenale Antonelli, che ha stabilito due nuovi record, e Hamilton, autore di una gara anonima. Completano la top10 Hadjar, Albon e Bearman, coi due rookie che danno seguito ai buoni segnali visti nelle scorse tappe; in generale, tutti e tre hanno annichilito i loro compagno di squadra e sembrano confermare che le squadre più in forma del midifield sono attualmente Racing Bulls, Williams e Haas.
Concentrandosi però sui top team, nonostante la corsa non sia stata particolarmente ricca di emozioni, può essere utile partire dai passi gara per analizzare quanto successo ieri a Suzuka.
McLaren
Dalle medie dei tempi risulta, come prevedibile, che Red Bull e McLaren hanno avuto grossomodo lo stesso ritmo, come dimostra anche il gap più o meno costante, sempre sotto ai 2 secondi, che c’è stato per tutti e 53 i giri del GP tra Verstappen e Norris. Tuttavia, l’impressione è che McLaren fosse almeno un decimo – se non due – più veloce di Red Bull e ciò emerge soprattutto negli ultimi 20 giri di Piastri, che ha alzato il ritmo e si è messo negli scarichi di Norris, senza però riuscire a superarlo. La MCL39 è stata quindi ancora prima forza, ma il suo potenziale è stato nuovamente sprecato in qualche maniera.

La decisione da parte del muretto McLaren di non invertire le posizioni, lasciando a Piastri la possibilità di scegliere se prendersi un rischio e attaccare il compagno di squadra o se rimanere dietro, è quantomeno discutibile, dal momento che l’australiano sembrava molto più in palla e probabilmente avrebbe potuto insidiare Verstappen per la vittoria. Se poi non fosse riuscito a scavalcare l’olandese, il #81 avrebbe comunque potuto restituire la posizione a Norris. La gestione dei piloti in casa “papaya” si dimostra dunque ancora una volta inadeguata e l’intenzione – che trapela – di voler evitare di rompere gli equilibri tra i piloti, stabilitisi in questo caso già in qualifica, potrà invece creare grossi problemi in futuro alla compagine di Woking.
Così come lo scorso anno, McLaren dispone perciò della monoposto migliore – non è dominante come ci si aspettava dopo i test e ha alcune difficoltà dal punto di vista del bilanciamento e della guidabilità, ma è comunque chiaramente la più performante -, ma continua a sprecare per degli errori nell’esecuzione in pista, da parte sia dei piloti, che al sabato commettono degli errori e non colgono una pole, sia del team, che attua una tattica timorosa e conservativa in gara, che sembra evidenziare una mancanza di cattiveria agonistica, con gli uomini di Stella che non fanno nulla per provare a conquistare una vittoria che era più che alla portata.
Red Bull
Dall’altro lato, Verstappen è bravo a sfruttare ogni occasione e batte la concorrenza che partiva da favorita. Anche la Red Bull è stata impeccabile questo weekend, compiendo un lavoro perfetto nel trovare il setup ottimale e nell’esecuzione in pista. Com’è ormai diventato usuale, la squadra anglo-austriaca fatica al venerdì, dovendo fare i conti con un assetto iniziale molto squilibrato. Nella notte, prima delle FP3, i tecnici di Milton Keynes riescono però a trovare la quadra con la messa a punto, optando anche per un’ala posteriore più carica, e la RB21 entra in finestra, potendo poi contare su un interprete straordinario quale è Verstappen che ci mette del suo ed estrae il massimo potenziale dalla macchina.
Tuttavia, sia chiaro che la narrativa secondo la quale il #1 guida la decima forza del lotto – quasi come se fosse una Citroen Ami – è assolutamente falsa e fuorviante. È vero che la RB21, come le sue progenitrici, è una vettura difficile da guidare e cucita sullo stile di Verstappen, ma non bisogna dimenticare che le prestazioni della macchina rimangono comunque un fattore fondamentale nella F1 moderna e che se la vettura non va, nemmeno Verstappen, che è indubbiamente il pilota migliore in circolazione, può farci nulla – si pensi a Monza 2024 o alla scorsa gara in Cina, in cui Red Bull mancava di prestazione e quindi l’olandese ha dovuto limitare i danni senza potersi affacciare sulle posizioni che contano -.
Evidentemente, se Verstappen è riuscito a lottare – e a stare davanti – con le McLaren ciò è dovuto non solo al suo grande talento, che non è messo in discussione, ma anche a una quantomeno discreta velocità della monoposto, che era abbastanza vicina alle McLaren da consentirgli di approfittare delle loro sbavature in qualifica e di tenerle dietro durante tutto il GP.
L’olandese è stato certamente aiutato dal ridotto degrado visto in gara – anche a causa del nuovo asfalto più liscio nei curvoni del primo settore -, dall’impossibilità di compiere sorpassi e dalle buone velocità di punta della sua Red Bull, soprattutto se confrontate con quelle ridotte della McLaren, ma il capolavoro che ha fatto gli è stato reso possibile anche da una vettura che comunque c’era e aveva del potenziale.

Alla luce di tutte queste considerazioni, la Red Bull, che questo weekend presentava alcuni aggiornamenti al retrotreno e sta capendo sempre di più la macchina, è stata in Giappone seconda forza netta, a oltre un decimo dalla McLaren, ma comunque non lontana da essa. Adesso gli uomini di Horner dovranno confermare i passi in avanti nelle prossime gare in Bahrain e a Jeddah, tenendo a mente che Suzuka era una pista storicamente favorevole.
Aprendo una breve parentesi su Tsunoda, il nipponico non ha corso una gara particolarmente esaltante, ma la sua situazione appare ben diversa da quella “disperata” di Lawson e non è da escludere che nel GP sia stato semplicemente limitato dal fatto che partiva nelle retrovie, avendo commesso degli errori in qualifica, e poi non sia riuscito a risalire, essendo rimasto bloccato nel traffico. Nelle prove libere il #22 aveva comunque fatto vedere un ritmo da top10, perciò il suo giudizio è rimandato alle prossime tappe.
Ferrari
La Ferrari è stata presumibilmente quarta forza, nonostante il risultato possa suggerire che fosse davanti alla Mercedes nelle gerarchie. La Rossa ha accusato un gap medio di 3 decimi a giro da Verstappen, che in una situazione “ideale” diventano quasi mezzo secondo dalla McLaren. La SF-25 non riesce a esprimere il proprio pieno potenziale probabilmente a causa di un problema congenito al retrotreno, che necessita quindi di una rivisitazione profonda del progetto e di aggiornamenti mirati, e, per evitare di incorrere in delle squalifiche come accaduto a Hamilton in Cina, deve quindi correre limitata da altezze da terra maggiori di quelle richieste per generare livelli ottimali di carico.
Una prova di questo fatto la si può avere guardando i tempi di Leclerc rispetto ai suoi diretti avversari in pista. Se nella prima metà di gara, sia con le medie sia con le hard, il monegasco riesce infatti ad allungare su Russell e quasi tiene il ritmo del terzetto di testa, verso fine gara si nota un trend che vede il #16 perdere competitività e il #63 recuperargli molto terreno, fino ad arrivargli quasi in zona DRS.
Questo calo prestazionale non sembra dovuto a un calo delle gomme, dato che il degrado era basso e praticamente nessuno ha avuto problemi di usura, ma potrebbe invece trovare la sua origine proprio nella questione delle altezze da terra, parametro verso il quale la SF-25 ha mostrato finora una grande sensibilità. A inizio GP, infatti, il pieno carico di carburante avvicina il fondo al suolo, ma col passare dei giri il serbatoio si alleggerisce e di conseguenza tutta la macchina si rialza da terra, perdendo un po’ di deportanza.
Capire il male della Rossa appare comunque un’impresa, alla luce delle diverse dichiarazioni del “triumvirato” della Scuderia. Leclerc, deluso per aver chiuso solo quarto dopo un weekend senza errori, sostiene di aver capito come vada impostata la vettura e che si sia estratto tutto il potenziale possibile dalla macchina, cioè che al momento è questa la massima performance a cui può ambire il Cavallino, rientrando nei limiti del regolamento. Inoltre, il monegasco ripone un po’ di speranza nelle prossime novità tecniche, che dovrebbero debuttare in Bahrain. Vasseur ha invece detto che c’è ancora prestazione da spremere fuori dalla macchina e che bisogna risolvere gli attuali problemi di bilanciamento prima di pensare di introdurre degli aggiornamenti.

Infine, Hamilton – che, a giudicare dai team radio di fine gara, sembra aver faticato nuovamente con l’assetto a causa di un errore simile a quello fatto in Cina, cioè con delle modifiche volte a proteggere l’asse anteriore che hanno solo peggiorato la guidabilità – crede invece che le altezze da terra non fossero ottimali e che ci sia qualche componente difettoso sulla sua monoposto che, per motivi ignoti, gli sta costando circa un decimo a giro.
Tirando le somme, l’impressione è che al momento la Ferrari debba accontentarsi di essere quarta forza, con l’auspicio che arrivino presto degli efficaci aggiornamenti e correttivi che permettano di sbloccare ulteriore performance.
Mercedes
La Mercedes, come deducibile da quanto detto poco fa, è stata terza forza, appena davanti a Ferrari. A differenza dei due weekend precedenti in Australia e Cina, stavolta la Stella non è riuscita a completare la progressione di sessione in sessione, perdendosi in qualifica dopo essersi affermata nelle prove libere come prima inseguitrice di McLaren. La W16 a Suzuka si è comunque confermata una vettura più equilibrata e bilanciata delle “dive” che l’hanno preceduta ed è stata la monoposto più veloce in pista negli ultimi 20 giri, cioè nel secondo stint di Antonelli, che ha mantenuto un ottimo ritmo nel corso di tutto il GP e ha beneficiato di gomme hard più fresche degli avversari.

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