A Shanghai McLaren ottiene una comoda doppietta, ma senza dominare, mentre Russell porta una buona Mercedes sul podio. Ferrari è azzoppata da una modifica all’assetto che non paga e ha problemi col retrotreno e con le altezze da terra.
Indice
L’odierno GP della Cina ha dato un esito tutto sommato prevedibile, che nasconde però alcuni interrogativi. Piastri, partito dalla pole position, ha mantenuto la vetta e ha vinto in scioltezza, chiudendo davanti a Norris che completa la doppietta McLaren. Russell chiude terzo e precede al traguardo Verstappen, tornato a vita nell’ultimo terzo di gara, e le due Ferrari di Leclerc e Hamilton, che non sono state capaci di confermare l’ottimo ritmo espresso nella Sprint Race e sono poi state squalificate, peraltro per motivi diversi – macchina sottopeso nel caso del #16 e plank eccessivamente consumato per il #44 -.
La revisione della gara attraverso i tempi sul giro
Per una migliore lettura del Gran Premio, può essere utile analizzare alcuni dati, partendo dai tempi sul giro dei primi 6 piloti all’arrivo. Nel primo stint, sulle medie e con elevato carico di carburante, si nota che McLaren è quasi sempre la più veloce, forse anche a causa del fatto che i piloti spingano subito per crearsi un distacco di sicurezza. In questa fase dunque, McLaren prende il largo, senza però risultare dominante come si attendeva, su Russell e le Ferrari che girano su tempi simili, mentre Verstappen fatica molto e perde contatto dagli avversari.
Nel primo stint, inoltre, ci sono alcuni piloti, Norris e Hamilton su tutti, che si lamentano del graining sull’anteriore sinistra, anche se il degrado delle gomme appare subito meno importante rispetto alla Sprint Race, in cui i tempi sono saliti molto di più anche col serbatoio molto più scarico. Leclerc, invece, ha un grosso danno all’ala anteriore, dovuto a un contatto, senza conseguenze, con Hamilton nelle prime curve del GP.
Successivamente, dopo la sosta per mettere le hard, le vetture dei top team si ritrovano nel traffico e sono inizialmente costrette a spingere per trovare aria pulita, che si è confermata un fattore fondamentale sia nella vittoria di Hamilton nella garetta sia nel trionfo di Piastri stamattina. Dopo essersi liberati delle monoposto più lente, tra i giri 19 e 22 è Leclerc il più veloce, nel tentativo di andare a riprendere Russell e superarlo per il gradino più basso del podio.

Così Leclerc scavalca Hamilton, che gli ha ceduto la posizione su ordine del muretto, e si attacca a Russell, senza però riuscire a superarlo. La Mercedes dispone di un’ottima trazione e di buone top speed, mentre Leclerc, che sembra averne complessivamente di più, perde invece nel secondo settore, ricco di curve in appoggio, e in uscita dalla 12-13, proprio prima del lungo rettilineo del circuito: questo mix fa sì che Leclerc non riesca nemmeno a impensierire Russell ed esca dalla sua zona DRS verso il giro 30.
A ogni modo, a questo punto prende sempre più piede la convinzione di poter arrivare al traguardo con una sola sosta. La mescola hard, come accaduto già l’anno scorso in un paio d’occasioni, si rivela infatti estremamente resistente al graining e permette di coprire lunghi stint senza accusare cali, appiattendo le differenze nella gestione delle gomme tra le varie monoposto. Perciò, quasi tutte le squadre, individuata la consistenza delle gomme dure, si spostano su una strategia “one-stopper”.

Intanto, mentre la McLaren “gestisce” l’1-2 – in realtà Stella ha detto che Piastri e Norris hanno spinto tutta la gara – e Russell allunga su Leclerc, inizia a tornare a vita Verstappen, che sembra aver optato per un’introduzione delle gomme molto gentile per far durare di più il suo treno di hard e arginare i problemi di degrado della Red Bull e ha abbassato gradualmente i suoi tempi fino ad attestarsi su un ritmo simile a quello di Piastri e Russell intorno al giro 35. Verstappen si avvicina perciò a Hamilton, che viene chiamato ai box per “azzardare” una strategia a due soste, e a Leclerc.
Tra i giri 42 e 45 Verstappen è addirittura più veloce delle McLaren e al 53° giro supera Leclerc per la P4. Da questo momento, le posizioni rimangono congelate fino alla bandiera a scacchi, segnalando solo il problema ai freni di Norris, che lo porta a salire tanto coi tempi nel finale e quasi lo rende vulnerabile all’attacco di Russell. Invece, la strategia a due soste di Hamilton, che nel 2° stint non aveva ritmo, non funziona e il #44 rimane sesto, pur chiudendo a soli 2 secondi da Leclerc, che è sprofondato nel finale e ha patito maggiormente l’usura degli pneumatici per il danno all’alettone.
I passi gara
Si possono ora guardare le medie dei tempi sul giro. Come già accennato, non ci sono grosse sorprese, con la McLaren che è chiaramente la più veloce e ha attualmente un vantaggio di un paio di decimi sugli inseguitori. In particolare, Piastri, rifila quasi 2 decimi a giro a Russell, quasi 3 a Verstappen e quasi 4 a Leclerc, che è però stato rallentato da un danno all’ala anteriore che gli è costato circa 20-30 punti di carico – che si stima corrispondano a 2-3 decimi al giro -. Alla luce di ciò, quasi si può capire perché Leclerc abbia dichiarato dopo la gara che, secondo lui, la vittoria era alla portata, anche se rimangono dei grossi dubbi sulla Ferrari.
Nelle medie dei singoli stint, si ritrovano la superiorità di McLaren su entrambe le mescole utilizzate, che si attesta intorno ai 2 decimi, le difficoltà di Verstappen nel primo stint, salvo poi essere velocissimo negli ultimi 20 giri, e la mancanza di passo di Leclerc nel secondo stint dopo aver perso il DRS di Russell, acuita chiaramente dal problema all’ala anteriore.
Per quanto riguarda Lawson e Antonelli, bisogna ricordare che il #12 della Mercedes ha dovuto fare i conti con un (altro) fondo danneggiato – stavolta a causa dell’endplate dell’ala di Leclerc –, non potendo quindi esprimere il suo potenziale in una gara “normale”, mentre per il #30 della Red Bull non si può dire molto, se non che, pur avendo avuto pochissimo tempo a disposizione per adattarsi a una macchina complicatissima da guidare ed essendo alla sua prima stagione da titolare, sta facendo rimpiangere Perez a Marko&Horner, tanto che pare che stiano già valutando di scambiarlo con Tsunoda, con prestazioni al di sotto di ogni peggiore aspettativa.
I valori in campo
McLaren, Mercedes e Red Bull

Parlando di valori in campo, è ovvio che McLaren sia stata prima forza, con una vettura competitiva, ma non propriamente dominante. Il distacco rifilato a Russell nell’arco dei 56 giri totali è infatti di “appena” 11 secondi, che non sono pochi ma sono comunque meno di ciò che forse ci si aspettava e di ciò che si è visto negli anni passati. La doppietta papaya arriva comunque abbastanza agevolmente, grazie anche al sorpasso di Norris su Russell in partenza che ha “isolato” le due MCL39 dalle altre vetture.
La monoposto di Woking ha però mostrato questo weekend alcune criticità in termini di guidabilità, che hanno portato entrambi i piloti a commettere alcuni errori. In sintesi, la McLaren è molto veloce, ma potrebbe non essere la macchina irresistibile e imprendibile che si crede che sia.
La Mercedes è stata seconda forza e ha espresso un ottimo ritmo, con la W16 che si conferma una vettura più bilanciata ed equilibrata rispetto alla sua progenitrice. Come già visto in Australia, alla Freccia nero-argento sembra mancare un po’ di velocità pura per arrivare ai livelli della McLaren. A Shanghai, come detto poco fa e come già apprezzato nell’analisi della telemetria delle qualifiche, la Mercedes è forte in trazione e raggiunge ottime velocità di punta, anche grazie a una configurazione più scarica – in generale, le monoposto di Brackley sembrano trovare la loro finestra operativa con quantitativi di deportanza più bassi rispetto agli avversari -.

Scendendo nelle gerarchie si arriva alla Red Bull, terza forza. La RB21 sembra un passetto dietro anche alla Mercedes, ma le è comunque molto vicina. Al momento i problemi più grandi della macchina anglo-austriaca sembrano essere il degrado delle gomme, che non è emerso in gara a causa del degrado ridotto rispetto a quanto si era preventivato e a causa dell’introduzione gentile nel secondo stint, e la difficoltà nel portarla al limite, che sta mettendo in crisi Lawson. L’impressione è sempre la solita, cioè che Verstappen solo tiene a galla il team di Milton Keynes.
Ferrari
Si arriva ora a parlare della Ferrari, che “merita” un discorso più ampio. La Rossa ha iniziato la stagione col piede sbagliato, avendo racimolato appena 17 punti in 2 gare (QUI le classifiche), ma non è da escludere che sia ancora troppo presto per valutarla definitivamente e per stabilire se sia una vettura da cestinare o se possa valerne la pena spenderci qualche aggiornamento. La SF-25 ha infatti dato qualche sprazzo di buone doti velocistiche – nel venerdì di Melbourne e nella Sprint Race di ieri – e non ha potuto finora esprimere il suo potenziale, che evidentemente c’è, ma per qualche motivo non si riesce a estrarre.
La debacle del Cavallino a Shanghai passa per due questioni fondamentali: la mancanza di ritmo di Hamilton, soprattutto se confrontata con lo storico trionfo nella garetta e con il passo di Leclerc, e la squalifica della sua vettura per l’eccessiva usura della tavola del fondo nella parte posteriore.
Partendo dal primo punto, l’impressione è che le Ferrari abbiano sfruttato il parco aperto prima delle qualifiche per spostare il bilanciamento della vettura verso l’anteriore, col chiaro scopo di proteggere le gomme davanti dal graining, che è emerso in quantità massicce durante la Sprint Race. Questa variazione nel setup, su cui il Cavallino sembra aver “scommesso” più dei diretti avversari, ha determinato uno scompenso tra i due assali, almeno rispetto all’equilibrio trovato precedentemente, e ha peggiorato la guidabilità e ridotto la velocità pura, spiegando perchè nelle qualifiche la Rossa non sia riuscita ad andare oltre alla terza fila e a replicare i tempi del venerdì.

Tale modifica, che avrebbe dovuto dare i suoi frutti nel GP – con le SF-25 che avrebbero dovuto soffrire meno il graining -, si è poi rivelata inefficace anche in gara, dal momento che il degrado è stato più basso del previsto e le hard hanno mostrato un’ottima resistenza al graining. In questo modo, Hamilton si è ritrovato con una monoposto troppo puntata sull’anteriore, che era difficile da guidare e a seconda della curva finiva in sovrasterzo o sottosterzo.
Leclerc, invece, col grosso danno che si è procurato in partenza, ha in realtà migliorato l’equilibrio della sua macchina, in quanto il deficit di 20-30 punti di carico all’anteriore ha inevitabilmente spostato il bilanciamento verso il posteriore, influenzando positivamente la guidabilità. Perciò, il monegasco, grazie all’ala rotta, ha potuto contare su un’auto più prevedibile nei comportamenti e nelle reazioni, che, pur essendo sulla carta più lenta, data la rilevante perdita di deportanza, anche forzando di più sugli pneumatici – che, logicamente, verso fine gara erano molto più consumate e hanno fatto salire i suoi tempi -, gli ha permesso di esprimere un buon ritmo.
La prestazione anonima di Hamilton sembra dunque trovare la sua ragione in un cambiamento nella messa a punto che non ha pagato.
Il secondo punto da trattare, come segnalato da Federico Albano, riguarda invece l’irregolarità trovata sulla Ferrari n°44, che sembrerebbe essere legata alle difficoltà incontrate a Melbourne. Nello spiegare le difficoltà incontrate in Australia, Leclerc aveva dichiarato che il team era stato costretto a rinunciare a una parte di performance e durante la settimana si sono diffuse alcune ipotesi relativamente a cosa alludesse il monegasco – e che potrebbero illustrare anche i problemi patiti dalla Haas, che, oltre alla Power Unit, compra dalla Rossa tutte le componenti del retrotreno, quindi le sospensioni posteriori e il cambio -.

Le due teorie più accreditate indicavano come causa della perdita di performance la necessità di aumentare l’altezza da terra o per la fragilità del cambio – che è stato accorciato durante l’inverno per permettere l’arretramento dell’abitacolo – o per l’eccessiva usura del plank. Data la squalifica di Hamilton dalla gara sembra trovare conferma proprio quest’ultima ipotesi, che è avallata da altre prove.
Il successo del britannico nella Sprint Race sarebbe infatti stato favorito da altezze da terra minori, permesse dal minor carico di carburante da imbarcare e dal minor numero di giri da percorrere durante la garetta. Quando poi è stato chiesto a Hamilton perché nelle qualifiche non sia riuscito a replicare la “pole” del venerdì, lui ha risposto che la sua SF-25 è stata alzata poco e che non era quella la ragione della perdita di prestazione. Evidentemente, la Rossa del #44 è stata sollevata troppo poco per rientrare nei limiti regolamentari.
Inoltre, il fatto che la tavola si sia usurata oltre la soglia consentita nella parte posteriore sembra indicare che è proprio il retrotreno, rivoluzionato durante l’inverno non meno dell’anteriore, il punto debole di questa Ferrari. Già dai test era infatti emerso che essa avesse un avantreno molto forte e preciso, mentre l’assale posteriore dava l’impressione di essere sconnesso e di non seguire il davanti.

Questa debolezza del posteriore potrebbe essere dovuta a un’insufficienza di carico generato dal gruppo di alettone, diffusore e beam wing, che obbliga a deliberare altezze da terra più aggressive per compensare e produrre la deportanza mancante, oppure a un’inefficienza della nuova sospensione posteriore, per la quale i tecnici del Cavallino devono ancora trovare il settaggio ideale in modo da controllare in maniera ottimale le oscillazioni verticali della piattaforma al retrotreno – in altre parole, la sospensione posteriore potrebbe non riuscire a gestire tutta la deportanza generata dalla vettura, richiamando un problema già visto nelle scorse stagioni -.
Dunque, l’altezza da terra potrebbe essere l’aspetto più delicato nella messa a punto della SF-25 e pare che sia per questo, per cercare una soluzione, che Loic Serra è rimasto a Maranello questo weekend. Per quanto riguarda invece la squalifica di Leclerc, la motivazione non è ancora chiara – in un comunicato la Scuderia indica come causa la strategia a singola sosta, anche se questa ipotesi non convince del tutto -.
In conclusione, la Ferrari sembra quindi avere un buon potenziale, almeno per stare davanti a Mercedes e Red Bull, ma deve fare i conti con un problema congenito della monoposto, il che non è un buon segnale, ma richiede comunque calma prima di dare una sentenza definitiva. Gli errori che hanno portato alla doppia squalifica non sono comunque tollerabili, a maggio ragione da parte di un top team, col Cavallino che in Cina ha toccato il fondo, sia letteralmente che in senso figurato.
Il resto dello schieramento

Dando un rapido sguardo al resto della griglia, la Haas si impone come quinta forza, dopo aver vissuto un weekend durissimo in Australia, con Ocon che termina 5° e Bearman che saluta tutti e regala spettacolo. Haas è comunque chiamata a dare prova a Suzuka che il primo GP dell’anno è stato un caso isolato. Arrivano poi buone conferme dalla Williams, che conferma i passi in avanti rispetto allo scorso anno e si candida potenzialmente come regina del midfield.
La Racing Bulls, invece, che ha ben impressionato in qualifica in questo avvio stagionale, ha una buona prestazione pura, ma continua a raccogliere poco alla domenica a causa di strategie non ottimali. Lo stesso discorso vale grossomodo per l’Alpine, che è però un po’ più lenta rispetto alla VCARB02, mentre l’Aston Martin centra la top10 con un’esecuzione efficace – e grazie alle squalifiche delle due Ferrari e di Gasly -, ma non dispone di una vettura particolarmente competitiva. Infine, il fanalino di coda è ancora la Sauber, che rimane nelle retrovie distante da tutti gli altri.
Leggi anche:
Gran Premio di Cina – 3 lezioni che abbiamo imparato
Le pagelle del GP di Cina: Piastri inarrestabile, disastro Ferrari
GP di Cina, squalifica Ferrari: i tifosi meritano rispetto
Vasseur ci crede ancora: “Non è la fine del campionato”
L’inizio stagione di Red Bull preoccupa Helmut Marko: “Non getteremo la spugna”
Seguici sui social!
Sei un grande appassionato del Motorsport e vuoi seguire tutte le news? Bene! Seguici sui nostri canali Instagram e Telegram! E adesso siamo anche su Youtube! Puoi seguirci in diretta ogni lunedì – e non solo – alle 21:00 con Tutti in Pista, un live podcast in cui approfondiamo tutti i temi più importanti di attualità della Formula 1! Mi raccomando, se ritieni interessanti i nostri articoli condividili con chi vuoi. Buon proseguimento di lettura sul nostro sito!



















