A Sakhir la Red Bull domina, davanti a Ferrari e Mercedes, entrambe rallentate da problemi di affidabilità. McLaren è ancora più staccata.
La stagione 2024 inizia com’era finita la precedente, cioè con un Verstappen che domina dall’inizio alla fine. In Bahrain la Red Bull coglie una doppietta, con Perez e Sainz che completano il podio. La medaglia di legno la prende Leclerc, che ha avuto un problema ai freni e precede Russell, che ha invece sofferto il surriscaldamento della Power Unit. Di seguito un post contenente i dati più importanti della gara e l’analisi approfondita del weekend.
La particolarità del circuito in Bahrain e i valori in campo
Prima di iniziare questa analisi, occorre fare una premessa. I valori in campo dopo il GP del Bahrain vanno ancora presi con le pinze, in quanto il tracciato di Sakhir non è molto indicativo per definire punti di forza e debolezza delle monoposto. Questo circuito è infatti fortemente rear limited, cioè stressa maggiormente l’asse posteriore, e mette in risalto principalmente le doti in trazione e nelle curve lente delle vetture. Inoltre, grazie al suo layout e al suo asfalto particolarmente abrasivo, “mangia le gomme”, motivo per il quale Pirelli vi porta sempre le mescole più dure.
Perciò per avere una visione a tutto tondo delle auto 2024 sarà necessario aspettare i riscontri delle prossime gare. Già il prossimo GP a Jeddah potrebbe fornire un quadro più completo della situazione, essendo il cittadino arabo caratterizzato prevalentemente da curve veloci. La corsa più rappresentativa in questo inizio di stagione sarà comunque quella in Giappone, la quarta dell’anno, che si svolgerà a inizio aprile, quando i team avranno anche portato in pista i primi aggiornamenti.
A ogni modo, fino a sabato servirà accontentarsi dei dati raccolti in Bahrain. Dopo il primo GP stagionale le forze in campo sembrano essere le seguenti:
| Posizione | Team |
| 1° | Red Bull |
| 2° | Ferrari |
| 3° | Mercedes |
| 4° | McLaren |
| 5° | Aston Martin |
| 6° | Haas |
| 7° | Racing Bulls |
| 8° | Sauber |
| 9° | Williams |
| 10° | Alpine |
Red Bull

La Red Bull arriva in Bahrain da favorita e se ne va con la conferma di essere la squadra da battere. Verstappen vince in scioltezza e ottiene il Grand Chelem, mentre Perez chiude secondo dopo aver tenuto a distanza Sainz. La RB20 non ha difetti, è velocissima ed è estremamente gentile con le gomme (basta vedere il primo stint del #1 sulle soft, che non ha evidenziato segni di degrado): in gara è stata semplicemente irresistibile per gli avversari. L’unico problema con cui potrebbe fare i conti la compagine anglo-austriaca è intestino. Dopo la conferma di Christian Horner come Team Principal si è infatti mantenuta la spaccatura interna tra chi lo sostiene, ossia i thailandesi, che detengono la maggioranza delle quote, e chi lo accusa, primo su tutti Jos Verstappen. In pista la scuderia di Milton Keynes sembra comunque non avere rivali, almeno per ora.
Ferrari
Dietro all’inarrivabile Red Bull, la Ferrari è emersa in Bahrain come seconda forza netta. La SF-24 è una monoposto sincera, che piace a entrambi i piloti, e unisce alle buoni doti velocistiche della sua progenitrice anche una ridotta usura dei pneumatici. La Rossa è infatti stata la vettura più veloce in qualifica, sebbene non abbia conquistato la pole, e non ha sofferto in gara il degrado delle gomme, come invece accadeva costantemente l’anno scorso. La base costruita da Vasseur è dunque buona, ma si può certamente migliorare. Infatti, l’ultima nata a Maranello è fortissima nei curvoni veloci, dove la downforce la fa da padrona, e ha mantenuta buone velocità di punta, ma pare avere qualche difficoltà in frenata, soprattutto nelle fasi finali, in trazione e nelle curve lente, dove l’aerodinamica cede il passo alla meccanica.

Inoltre, non bisogna dimenticare che Sainz ha tagliato il traguardo 25 secondi dopo Verstappen, che sono un netto miglioramento rispetto ai 48 incassati nel 2023, ma rimangono troppi, specie se si punta alla vittoria. In Bahrain lo spagnolo è stato dunque più lento del vincitore di quasi 5 decimi a giro. In Arabia Saudita la Ferrari dovrebbe però essere più vicina alla Red Bull, data la conformazione del tracciato più congeniale alle caratteristiche della SF-24.
Uno zoom sul problema di Leclerc
A Sakhir il Cavallino è stato comunque penalizzato da un problema di affidabilità, che ha colpito, ancora una volta, Leclerc. Il monegasco, sulla cui vettura era stato sostituito prima della gara il deflettore del condotto dei freni anteriori di sinistra, ha infatti sofferto coi freni per tutta la durata del GP. Dato che il #16 ha lamentato via radio il fatto che la macchina tendesse ad andare verso destra in frenata, potrebbe rivelarsi vera l’ipotesi che il pezzo nuovo era difettoso e quindi non raffreddava sufficientemente il disco. Difatti, sembra che i dischi freno di sinistra fossero più caldi di quelli di destra di circa 100 °C, perdendo così efficienza e potenza frenante. Ergo, in staccata la monoposto frenava più a destra che a sinistra, causando un momento che la spingeva proprio verso destra.

Un’ulteriore aggravante dell’anomalia è che la differenza di temperature tra i due lati cambiava continuamente. Non si può perciò non elogiare la capacità di adattamento di Leclerc, che, tutto sommato, ha ben limitato i danni. Al momento non si sa quanto questo squilibrio, che si è manifestato coi numerosi bloccaggi, principalmente in curva 10, abbia inficiato sul ritmo (si stima una perdita di 5 o 6 decimi al giro nelle prima metà di gara), ma si può immaginare che senza di esso il monegasco avrebbe probabilmente lottato con Perez per la medaglia d’argento. Ciò è sicuramente motivo di rimpianto, ma la Scuderia ha comunque mostrato di essere presente e di essere la prima inseguitrice della Red Bull.
Mercedes
Dopo un inaspettato 1-2 nelle FP2, la Mercedes si è distinta a Sakhir come terza forza in gara. Russell, autore di un’ottima gara, macchiata solo da una sbavatura in curva 10 che ha consegnato la P4 a Leclerc (che probabilmente lo avrebbe comunque superato in seguito), ha chiuso quinto, mentre Hamilton non è andato oltre il settimo posto. I risultati potranno non sembrare eclatanti, forse perché le aspettative erano troppo alte, ma è innegabile che la con la W15 siano fatti molti progressi durante l’inverno. La vettura di Allison si è rivelata ottima nelle curve lente e stabile in trazione ed è migliorata anche per quanto concerne le top speed, uno dei punti deboli della W14.

Tuttavia, nemmeno la Stella è stata esente da qualche guaio. Nel loro caso, si è trattato di problemi di surriscaldamento della Power Unit, che hanno obbligato i piloti, anche dei team clienti, a utilizzare mappature meno spinte e ad aumentare il lift and coast alla fine dei rettilinei. Wolff ha dichiarato che ciò ha comportato la perdita di 5 o 6 decimi al giro. Indipendentemente dalla veridicità di tale stima, bisogna comunque riconoscere che la Mercedes non è riuscita a mostrare il suo vero potenziale. Il giudizio delle Frecce d’argento è quindi incompleto e servirà attendere Jeddah per scoprire se potranno insidiare le Ferrari o addirittura le Red Bull. A ogni modo, la prestazione della compagine di Brackley è stata, nel complesso, buona.
McLaren e Aston Martin
Attaccata alla Mercedes, azzoppata però da noie tecniche, c’è la McLaren, che ha faticato forse più del previsto e ha avuto un passo gara nella meria. Va però specificato che le MCL38, che spiccano nelle curve ad alta velocità, non sono state probabilmente aiutate dalle caratteristiche del tracciato e avranno sicuramente modo di rifarsi in Arabia Saudita. A Woking rimangono comunque ottimisti in vista dei prossimi GP, come testimoniano le parole di Norris e Piastri.


L’Aston Martin è stata invece la quinta forza in gara, con Alonso e Stroll che hanno massimizzato il risultato. Lo spagnolo, che ha ritardato la seconda sosta sperando in una Safety Car, ha condotto una corsa piuttosto lineare, mentre il canadese ha dovuto rimontare dopo un contatto alla prima curva in cui era incolpevole. La AMR24 si è rivelata, almeno in questo debutto stagionale, più performante in qualifica, sessione in cui il gruppo di testa era ancora più compatto. Sembra comunque che quest’anno gli uomini di Krack dovranno faticare maggiormente per ottenere punti, dato l’avvicinamento degli avversari.
Haas, Racing Bulls e Sauber
Scendendo nel gruppone, si arriva alla sorprendente Haas, che è stata la sesta forza del weekend. In Bahrain Hulkenberg centra infatti la Q3 al venerdì, che dimostra che si è mantenuta la buona velocità sul giro secco. In gara si è invece visto un grande passo avanti per quanto riguarda la gestione dei pneumatici, l’aspetto su cui il team con sede a Kannapolis si è concentrato maggiormente durante l’inverno, dato che la VF-23 “mangiava le gomme”. Magnussen ha chiuso dodicesimo, mentre il #27 ha tamponato Stroll nel primo giro, mettendo in salita la propria corsa. Il ritmo del tedesco è stato comunque a tratti più veloce di quello delle Aston Martin, a dimostrazione dei grandi progressi compiuti sui long run.


La settima forza è stata invece la Racing Bulls, nota anche come Visa Cash App RB. Il team faentino ha forse deluso lievemente le aspettative, dovute in parte alla evidente e famigerata somiglianza della VCARB01 con la RB19. Ricciardo e Tsunoda hanno tagliato il traguardo rispettivamente 13° e 14°, con il giapponese che si è lamentato di un opinabile scambio di posizioni a pochi giri dal termine. Gli animi sono dunque caldi nella squadra di Mekies, che dovrà riuscire a ottimizzare il pacchetto per conquistare i primi punti iridati.
La Sauber, invece, è stata nel complesso l’ottava forza, immischiata in una lotta ravvicinata con Haas e Racing Bulls. La compagine svizzera ha forse fatto meglio del previsto, con Zhou che ha sfiorato la top 10 prima di essere raggiunto e superato da Stroll. Dall’altro lato del box, Bottas ha condotto una gara anonima, certamente non aiutata da un pitstop durato quasi un minuto. La C44, similmente alla sua progenitrice, è apparsa migliore sulla lunga distanza che sul giro singolo. Prima di inquadrare definitivamente la monoposto anglo-svizzera è comunque opportuno aspettare il prossimo GP a Jeddah, dato che la scuderia di Hinwil, negli scorsi due anni, ha ben impressionato in Bahrain, senza però riuscire a riconfermarsi nelle tappe successive.


Williams e Alpine
Si arriva ora alle posizioni meno desiderate della classifica. La Williams è stata nona, cioè penultima, forza in quel di Sakhir, dove ha patito problemi sia di surriscaldamento del propulsore che elettronici, causati da un malfunzionamento del display, da quest’anno integrato sul volante. L’inizio di stagione è stato dunque difficile per gli uomini di Vowles, che rimarrà anche quest’anno in pieno midfield.
C’è comunque chi ha fatto peggio della compagine di Grove, ossia l’Alpine, rivelatasi decima e ultima forza e molto distaccata dal resto del gruppo. La situazione in cui naviga il team capitanato da Famin è a dir poco disastrosa, con la A524 che è nata sovrappeso e continua a portarsi dietro un considerevole deficit di potenza. Inoltre, l’ambiente interno alla squadra è stato scombussolato ulteriormente dalle dimissioni di alcune importanti figure a livello tecnico. Non si prospetta perciò un’annata facile per la scuderia anglo-francese, che sembra aver smarrito la bussola.

A ogni modo, è opportuno concludere questa analisi ripetendo che i valori in campo visti in Bahrain, anche per via della compattezza dello schieramento, potrebbero non essere gli stessi a Jeddah e per il resto del campionato e che servirà quindi aspettare le prossime gare per capire nel dettaglio come si comportano le varie monoposto.
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