Analizziamo il GP di Las Vegas, vinto dalla Mercedes di Russell davanti a Hamilton e Sainz. Verstappen si laurea campione, McLaren anonima.
Nel GP di Las Vegas, nella patria del gioco d’azzardo, la Mercedes vince la scommessa sugli assetti e domina, conquistando una doppietta inaspettata alla vigilia, ma mai messa in discussione in pista. La Ferrari si deve invece accontentare di un magro 3° e 4° posto e non è riuscita a concretizzare le grandi speranze che derivavano dalla pista favorevole e dagli ottimi segnali sul ritmo del venerdì.
Inoltre, il Cavallino non ha colto quella che era probabilmente l’ultima chiamata per recuperare punti sulla McLaren e reinserirsi nella lotta per il Titolo costruttori, che rimane ancora alla portata ma è molto più difficile. La Rossa non ha comunque potuto fare molto contro lo strapotere della Mercedes, che ha indovinato l’assetto allungando nel primo stint e poi gestendo il vantaggio.
Dalla telemetria delle qualifiche era emerso che i setup scelti da Ferrari e Mercedes fossero agli opposti, con la Rossa che ha puntato tutto su un assetto scarico per volare nei lunghi rettilinei e avere qualche carta in più da giocare nei corpo a corpo e la Stella che ha invece optato per un setup molto carico in modo da massimizzare la prestazione nelle curve e la messa in temperatura delle gomme.
C’era però un dubbio da sciogliere a proposito della gestione degli pneumatici. Difatti, quest’anno non sempre un livello maggiore di deportanza ha giovato al degrado delle gomme e alla performance e ci sono stati casi, come il GP d’Olanda, in cui hanno avuto la meglio gli assetti più scarichi.
La scommessa sul setup è stata alla fine vinta dalla Mercedes, che è risultata complessivamente qualche decimo più veloce della Ferrari. Il maggior carico scelto dalle Frecce nero-argento ha diminuito lo scivolamento della vettura in curva, abbattendo il fenomeno del graining – che, come da previsione, è stato il fattore determinante in gara essendo l’asfalto freddo e scivoloso – .
Ciò si è visto soprattutto nel primo stint, in cui era fondamentale non spingere troppo sulle gomme per evitare di entrare in crisi. L’unione tra la mescola media, che ha una carcassa meno consistente, e il pieno carico di carburante rappresentava infatti la condizione più fertile per l’innesco del graining. Nelle fasi iniziali del GP Russell gestisce le gomme attentamente, mentre Leclerc cerca di prendere l’aria pulita e tenta l’attacco, esagerando sugli pneumatici e incappando in un irrisolvibile graining.
Leclerc entra quindi in crisi e alza pesantemente i tempi, tanto che è costretto a un pitstop molto anticipato che lo mette quasi obbligatoriamente su una strategia a due soste. Questo episodio evidenzia quanto le gomme abbiano ormai un ruolo centrale nella F1 attuale e quanto siano “delicate” (ogni minima sbavatura o sollecitazione di troppo può fare una grande differenza, così come ogni grado di temperatura della superficie o della carcassa). Nel primo stint, Russell è incontenibile e scappa via guadagnando quasi 7 decimi a giro su Verstappen e quasi 9 decimi a Sainz, che ha anche lui faticato col graining.

Nel secondo stint Russell continua ad aumentare il vantaggio sugli inseguitori, mentre Hamilton porta avanti la sua rimonta forsennata. Anche in questa sezione di gara la Ferrari non sembra averne per insidiare la Mercedes e fatica anche a tenere il ritmo di Verstappen.
Stavolta è Sainz a entrare in crisi con le gomme, tanto che i suoi tempi si alzano a partire dal 23° giro e che lui chiama la seconda sosta, senza però trovare pronti i suoi meccanici alla fine del 27° giro (si tratta di un erroraccio del team), e dovendo quindi rientrare il giro successivo. In questa fase si vede anche il rovescio della medaglia della scommessa sui setup, in quanto Hamilton, con un assetto più carico, non riesce a superare Leclerc, che invece vola nei rettilinei col setup più scarico. Il sorpasso di Hamilton ai danni delle due Ferrari riesce solo tramite un undercut.
Nel terzo e ultimo stint, con le macchine più leggere, Hamilton stampa giri veloci su giri veloci per cercare di riacciuffare Russell e molla il colpo dopo il 46° giro, quando alza i tempi di oltre un secondo. Perciò è Leclerc il più veloce nelle medie, nonostante il traffico prima di Sainz e poi di Verstappen. Tuttavia, se non avesse gestito esageratamente negli ultimi giri, il più veloce – e di almeno un decimo – sarebbe stato Hamilton.
Il GP ha alla fine confermato la solidità della hard, che ha ben resistito al graining ed è stata ancora una volta il compound da gara. Il maggior carico ha infatti premiato la Mercedes soprattutto nel primo stint sulle medie, mentre quando si è passati alle dure le differenze di gestione del graining si sono appiattite.
Traendo le conclusioni, la Mercedes è stata chiaramente prima forza, favorita dal grip ridotto e dal freddo, ed è stata abile (o fortunata) nel riuscire a prevedere correttamente l’evoluzione della pista, scommettendo su un assetto molto carico che ha pagato. Questa doppietta dimostra che alla W15 non mancano prestazione e carico e che il suo unico problema riguarda la finestra di utilizzo, che è ancora troppo ristretta ed è stata centrata a Las Vegas grazie alle condizioni particolari appena citate.

La Ferrari, grande delusione del weekend date le aspettative, è stata seconda forza a circa 2-3 decimi dalla Mercedes, se si considera in proiezione che Hamilton, partito 10°, ha corso la prima metà di gara nel traffico e negli ultimi giri, dopo l'”hammer time”, si è messo a guidare col braccio fuori dal finestrino.
Battute a parte, il Cavallino è stato azzoppato dal setup troppo scarico che ha catalizzato l’insorgere del graining e dalle basse temperature – in cui non la SF-24 non si è mai esaltata -, ma non è sembrata ai livelli della Mercedes nemmeno in termini di performance pura (come si è visto nell’ultimo stint). Per questo, anche senza gli attriti interni – dovuti al mancato rispetto delle regole da parte di Sainz – e con un’esecuzione perfetta, il risultato finale non sarebbe comunque cambiato e quindi P3 e P4 era il massimo possibile.

La Red Bull, che può finalmente celebrare la vittoria del Titolo piloti di un Verstappen sempre più tra i grandi di questo sport, è stata terza forza a circa mezzo secondo a giro dalla Mercedes. Il distacco attesta comunque che a Milton Keynes si deve lavorare sodo per risolvere i problemi della RB20 ed essere nella lotta al vertice anche l’anno prossimo.
Infine, la McLaren, anonima sia in qualifica che in gara, è stata quarta forza (mai così male dal debutto stagionale in Bahrain) e, inspiegabilmente, non è mai stata nemmeno in lizza per un posizionamento in top5. Norris è stato in media mezzo secondo a giro più lento di Verstappen e ha iniziato a girare più veloce di lui solo negli ultimi 10-15 giri, quando, coi serbatoi più vuoti, la vettura scivola meno e soffre meno il graining.

La prossima settimana la F1 correrà in Qatar per l’ultima tappa stagionale e la McLaren sembra partire come favorita, dato che il circuito di Losail, ricco di curvoni veloci in appoggio e con forti accelerazioni laterali, si adatta molto bene alle caratteristiche della MCL38. Tuttavia, ormai è diventato pressoché inutile fare pronostici, dato che i valori in campo sono estremamente volubili. In quanti alla vigilia di questo weekend avrebbero scommesso sulla Mercedes?
Probabilmente nessuno, eppure hanno dominato conquistando una grande doppietta. Il punto è che ormai in questa F1 le 4 macchine più forti sono estremamente simili in quanto a velocità pura e che ciò che sta facendo maggiormente la differenza sono le condizioni della pista e come esse impattano sulla finestra operativa delle vetture.
Alla luce di questa riflessione, l’augurio è che gli ultimi 2 GP dell’anno diano una degna conclusione a questa bellissima stagione, nell’attesa di un 2025 che si preannuncia combattutissimo.
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